Giornata della Memoria: a Roseto degli Abruzzi la citazione di “Auschwitz” senza la citazione di Francesco Guccini

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nomadi

E’ il Giorno della Memoria, e l’amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi (questo piccolo mondo di un mondo piccolo, come avrebbe scritto il Guareschi) ha voluto ricordarlo con un manifesto celebrativo.

Nobile iniziativa, a cui deve andare un plauso quasi incondizionato. Dico “quasi” perhé l’affissione riporta, tra gli altri elementi (qui ve ne faccio vedere una sezione) una citazione dalla celeberrima canzone “Auschwitz”. Per la verità sono due segmenti di canzone “incollati” insieme, ma cerchiamo di non essere troppo severi su queste quisquilie. Quello che colpisce è la citazione dell’autore della citazione, che per l’ideatore del manifesto sarebbero i Nomadi.

Ora, va detto che i Nomadi furono, questo sì, gli interpreti del brano, ma che il pezzo è stato firmato interamente (parole e musica) da un giovanissimo Francesco Guccini, ed era lui quello che meritava la citazione per intero. E’ come aver citato “Insieme a te non ci sto più” e aver citato Caterina Caselli al posto di Paolo Conte. O come aver riportato le frasi di “…e dimmi che non vuoi morire” evidenziando il nome di Patty Pravo e non quello di Vasco Rossi.

Piccoli pasticci, per carità. Nulla di che. Solo che una citazione non corretta sa un po’ di sciatteria. E forse il Giorno della Memoria non se lo merita.

Patty Pravo – E io verrò un giorno là – Il canto del cigno della ragazza del Piper

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Ho riascoltato la canzone di Patty Pravo a Sanremo.

E’ decisamente la migliore del Festival, fermo restando che ne avrò ascoltate quattro o cinque e che, steso un velo pietoso su Iva Zanicchi che inneggia al sesso facile e senza complicazioni, fondamentalmente m’importa un accidente di Sanremo.

Patty Pravo è sempre stata una interprete meravigliosa, e la canzone che ha presentato è decisamente indovinata, melodrammataica ma indovinata.

Purtroppo la canta un po’ bubbolando e bofonchiando come una pentola di fagioli che bolle. La R si fa sempre più debole e fa un uso sempre più smodato delle nasali. Somiglia sempre di più alle tante imitazioni che le fanno. E’ finita e questo è il canto del cigno della ragazza del Piper.

La canzone si intitola "E io verrò un giorno là".

Il ritornello recita:

E io verrò un giorno là,
ci daremo la mano e poi mai più ti lascerò,
voleremo davvero!
E resta qua, vicino a me, non lasciarmi mai sola,
ho paura che senza te
non vivrò mai davvero… Mai!!!

Troppo semplice pensare al testo di Lorenzo Da Ponte per il Don Giovanni di Mozart:

Là ci darem la mano
là mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano,
partiam, ben mio, da qui.

O anche  che:

Sul ponte di Bassano
là ci darem la mano.
Là ci darem la mano
ed un bacin d’amor.

Ma pazienza, la canzone è bella e convince. E’ ovvio che per questi motivi non abbia vinto il Festival di Sanremo. Troppo lavoro riconoscere la carriera di una ragazza triste come noi!