Burioni, la Bibbia, le patate, il diavolo e i novax

Una ragazza riporta su Twitter un testo tratto da Wikipedia, bontà sua. Il Wikipediano di turno, ci tiene a precisare che la Bibbia non parla delle patate. Naturalmente ai tempi in cui sono stati composti i testi biblici (e si parla di un lasso di tempo di circa 1600 anni) le patate non erano ancora conosciute nel nostro mondo (lo saranno solo dopo il 1492, con la scoperta dell’America) e fin qui ci arriva anche un bambino. Quindi la Bibbia non può parlare delle patate perché Isaia, Mosé, Matteo, Marco, Luca, Giovanni e San Paolo semplicemente non ne hanno mai assaggiata una. La riflessione di Wikipedia, tuttavia, va oltre. Le patate venivano considerate opera del demonio, e il fatto che la Bibbia non le citasse, non significava, nossignori, che non fossero un frutto conosciuto, ma che Dio non voleva che venissero consumate, per cui venivano ricondotte a opere di stregoneria e di diavoleria. A questo punto risponde e rintuzza Roberto Burioni. Dice che sì, la gente non mangiava patate perché, crescendo sottoterra, erano frutto che venivano considerati opera del diavolo e aggiunge che i novax hanno radici antiche. Ecco, io sllora mi chiedo come mai ogni volta che vorrei dare ragione a Burioni finisco sempre ed inevitabilmente per dargli torto. Ora, ditemi voi (anzi, me lo dovrebbe dire lui) che cosa c’entrano i novax con le patate, la Bibbia e il diavolo. Qual è il minimo comunde denominatore che sottende a questo sottile e fragile ragionamento? Forse che i novax vedono il diavolo nei vaccini, come un tempo si vedeva il diavolo nelle patate e, quindi, se ne astengono? Ma non è che è anche un po’ Burioni che vede il diavolo nei novax e, per traslato in chiunque abbia una posizione non dico contraria (non si può essere contrari ai vaccini), ma quanto meno critica e chi rivendichi una libertà di scelta (pagando ovviamente tutte le conseguenze del caso) in tema di vaccinazioni obbligatorie e non?? Chi è il vero diavolo secondo Burioni, quello che nei secoli più bui ti impediva di mangiare le patate, o quello che nel XXI secolo sceglie sulla propria pelle e sulla pelle dei propri figli di non essere vaccinato perché è convinto che sia bene così? Ecco, secondo Burioni la nuova opera del demonio è compiuta. Satanassi e Belzebù si nascondono dentro le anime dannate degli untori che non vaccinano la loro prole, ignorando, o non sapendo proprio per nulla che il morbillo è la peste del domani. Ma come abbiamo fatto noi, che abbiamo intorno ai 50 anni a sopravvivere? Quando ti prendeva il morbillo non c’era nulla da fare, ti mettevi a letto e aspettavi che ti passasse. Io l’ho avuto da piccolo, nessuno, a cominciare dai medici che mi hanno curato in quel periodo (grazie al dottor Boch!), ha mai pensato che io stessi per andarmene all’altro mondo o che mettessi a repentaglio la salute e la vita dei miei genitori che mi stavano vicini o di qualsiasi altro bambino con cui andassi a giocare, anche perché i miei genitori e gli altri bambini, si veda il caso, il morbillo lo hanno avuto a loro volta. E ti facevi i tuoi bravi anticorpi e poi guarivi. Oggi no. Oggi di morbillo si muore. E allora la gente ha paura. Quella paura irrazionale e ingiustificata che viene dalla non informazione, dal non conoscere le cose, dal non avere un minimo di buon senso, dall’essere fedeli di una chiesa i cui sacerdoti tuonano anàtemi contro chi non si adegua. Dàgli all’untore e viandare, come si suol dire. E forse qualcuno si accorgerà, come è successo per le patate, che anche i vaccini sono una cosa buona, che si può scegliere se usarli o no e che la posta in gioco non è la scienza ma la conoscenza, nonché la consapevolezza che una volta acquisita la conoscenza necessaria per scegliere non può più buttartelo nel culo nessuno, nemmeno il diavolo. E nemmeno Burioni.

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