La morte di Laura Arconti

«Sono nata nel 1925, un anno speciale: l’anno in cui Gaetano Salvemini aveva abbandonato definitivamente l’Italia e la sua cattedra fiorentina, per riparare negli Stati Uniti; l’anno in cui cominciava l’odissea dei fratelli Rosselli, tra esilio, processi, prigionia, evasioni rocambolesche, e il loro “Non mollare” stampato alla macchia, e distribuito clandestinamente, e al quale collaborava anche Ernesto Rossi; una collaborazione che pagò cara, fu processato una prima volta, e costretto a rifugiarsi in Francia.

Per tutti questi motivi mi piace pensare che il Partito Radicale fosse scritto nel mio destino fin dalla mia nascita.

Alle elezioni politiche del 1958 votai radicale, segnando un simbolo che allora veniva scherzosamente chiamato “la bicicletta”, perché era costituito dai due del PRI e del Partito Radicale. Nessun radicale arrivò in Parlamento, furono eletti sei deputati repubblicani. Andavo ai convegni degli “Amici del Mondo” all’Eliseo; il mercoledì correvo all’edicola, a comprare “Il Mondo”. Non so come dire la gioia che era legata alla lettura di quel settimanale, quel caro “lenzuolo” del mercoledì: un’esperienza indimenticabile: la prosa stringata e limpida, la bella lingua italiana, i titoli che sintetizzavano nitidamente i contenuti, le splendide fotografie… Si diceva che Mario Pannunzio scegliesse personalmente titoli e fotografie, ed era vero probabilmente, perché si sentiva la mano di un Maestro. Nel 1966, quando Pannunzio chiuse “Il Mondo”, per me fu un lutto; rinnovato l’anno dopo, quando morì Ernesto Rossi, alla vigilia della prima grande manifestazione della “religiosità anticlericale” dei radicali, che egli doveva presiedere al Teatro Adriano a Roma.

Io lavoravo da vent’anni, stavo preparando una svolta della mia attività, destinata a cambiare totalmente la mia vita, e questo mi impegnava a fondo. Ora mi vergogno di ammetterlo, ma non pensavo minimamente di militare nel Partito, tantomeno ad iscrivermi. Poi arrivò il referendum sul divorzio, il lunghissimo digiuno di Marco Pannella che chiedeva l’accesso all’informazione televisiva per la LID e gli altri soggetti non presenti in Parlamento. Marco viveva questo digiuno all’hotel Minerva; spinta dall’ammirazione per lui, e dall’ansia per la sua salute, decisi di telefonare al Minerva, chiedendo di parlare con “qualcuno dell’entourage di Marco Pannella”. Mi rispose lui stesso, gli chiesi che cosa potessi fare per dare una mano. “Vai al partito”, mi disse, “porta un po’ di soldi, lavora con i compagni”.

Gli lasciai all’albergo una rosa rossa e una lettera, contenente il più importante contributo finanziario che riuscii a mettere insieme; il giorno dopo ero al Partito in via di Torre Argentina 18, a smanettare sul ciclostile. Due giorni dopo ero in giro per la città, con una scatola da scarpe sigillata ed aperta da una fessura come un salvadanaio, a chieder soldi alla gente per il Partito Radicale.

Così è cominciata la mia lunga militanza radicale, e i digiuni di dialogo, le manifestazioni, le marce ed i sit-in, le nottate di “filo diretto” anticoncordatario a “Radio Radicale”, la raccolta delle firme referendarie, l’Associazione “Vita e Disarmo”, la posta di Marco, il lavoro di segreteria della Presidenza nei Congressi; e la fedeltà della puntuale iscrizione, anno dopo anno, a tutte le organizzazioni radicali.

Mi è stato chiesto di raccontare come e perché mi sono iscritta al Partito Radicale. Ebbene, io sto ancora chiedendomi perché non mi sono iscritta assai prima, fin dal 1955, come avrei dovuto: poiché le ragioni della libertà, che ho nel cuore, le ho ritrovate soltanto in casa radicale.»*

*Il testo è tratto da “Il radicale ignoto” a cura di Valter Vecellio, edito nel 2010, pp. 24,25,26

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Ferragosto in carcere – Partito Radicale

Dall’ultima newsletter del Partito Radicale ricevo e ripubblico volentieri:

FERRAGOSTO IN CARCERE. Iniziativa promossa dal Partito Radicale con l’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali

70 luoghi di detenzione visitati da 278 tra dirigenti e militanti del Partito Radicale, Avvocati dell’Unione Camere Penali, Parlamentari, Garanti delle persone private delle libertà personali: questi i numeri dell’iniziativa “ferragosto in carcere” promossa dal Partito Radicale e dall’Unione Camere Penali.

Clicca qui per leggere il comunicato stampa

e la guida per le visite in carcere.

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La sentenza della Consulta sul caso di Marco Cappato

Foto tratta da www.wikipedia.org
Foto tratta da www.wikipedia.org

Questo è un post a brevissimo termine.

Tra pochissime ore (se non minuti) la Corte Costituzionale si esprimerà sulla sorte di Marco Cappato, il cui processo per l’aiuto al suicidio nei confronti di DJ Fabo è stato sospeso in attesa del giudizio di legittimità costituzionale.

Sapremo, cioè, se l’aiuto (e non l’istigazione) al suicidio possa trovare una scriminante nei casi irreversibili e di gravissima rilevanza medica, oppure no.

Sapremo, inoltre, se possiamo ancora considerare quello in cui viviamo uno Stato di diritto oppure no.

Ho presagi oscuri. La materia è troppo importante e il fatto che si sia costituito l’avvocato dello Stato a difesa del Governo del Paese (il governo Gentiloni, per l’esattezza) mette un senso di inquietudine e di ansia insieme.

C’è solo da aspettare. E che l’attesa non si trasformi in stillicidio. Ne riparleremo nel pomeriggio/sera.

 

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