Giornata della Memoria: a Roseto degli Abruzzi la citazione di “Auschwitz” senza la citazione di Francesco Guccini

nomadi

E’ il Giorno della Memoria, e l’amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi (questo piccolo mondo di un mondo piccolo, come avrebbe scritto il Guareschi) ha voluto ricordarlo con un manifesto celebrativo.

Nobile iniziativa, a cui deve andare un plauso quasi incondizionato. Dico “quasi” perhé l’affissione riporta, tra gli altri elementi (qui ve ne faccio vedere una sezione) una citazione dalla celeberrima canzone “Auschwitz”. Per la verità sono due segmenti di canzone “incollati” insieme, ma cerchiamo di non essere troppo severi su queste quisquilie. Quello che colpisce è la citazione dell’autore della citazione, che per l’ideatore del manifesto sarebbero i Nomadi.

Ora, va detto che i Nomadi furono, questo sì, gli interpreti del brano, ma che il pezzo è stato firmato interamente (parole e musica) da un giovanissimo Francesco Guccini, ed era lui quello che meritava la citazione per intero. E’ come aver citato “Insieme a te non ci sto più” e aver citato Caterina Caselli al posto di Paolo Conte. O come aver riportato le frasi di “…e dimmi che non vuoi morire” evidenziando il nome di Patty Pravo e non quello di Vasco Rossi.

Piccoli pasticci, per carità. Nulla di che. Solo che una citazione non corretta sa un po’ di sciatteria. E forse il Giorno della Memoria non se lo merita.

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Vincere!

La parola d’ordine è una e una sola: “Vincere!” E vinceremo. Forse.

Perché se non battiamo gli “uruguagi” (come si dice alla radio con invalso orrendo latino-americanismo -dire “uruguayano”, come faceva correttamente Paolo Conte, non si usa più-) sono cazzi acidi. Anzi, se perdiamo ce ne torniamo a casa e poi non c’è più nulla di cui parlare. Nulla che abbia un senso, nulla con cui riempire il vuoto comunicativo che ci attanaglia e che la Nazionale sostituisce così bene, fra moduli di gioco, scelte tattiche, quattro-quattro-due, verticalizzazioni, caviglie di Buffon, pontificazioni di Pirlo.

Dobbiamo vincere a tutti i costi, ne va della salute mentale di una nazione intera. Ne va della conservazione della sua ottusa arroganza, quella per cui avremo anche perso contro la nazione più felice del mondo, ma noi siamo i più prepotenti, che ci combina prendere anche solo vagamente in considerazione l’ipotesi di poter tornare a casa? Noi?? Noi che quatti quatti facciamo ricomparire in Senato una norma per l’immunità siamo la quintessenza dell’astuzia, dell’intelligenza, del gattopardismo.

Vinceremo! O più probabilmente no, ci accontenteremo di un pareggio, giusto per passare il turno, ignobile patteggiamento cerchiobottista che compie l’imperativo categorico della sopravvivenza senza sporcare troppo.

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