I friarielli di Paolo Attivissimo

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Paolo Attivissimo si è imbattuto in un problema di linguistica computazionale mica da ridere, è roba che farebbe tremare i polsi a chiunque non abbia la sua competenza linguistica e non sia un giornalista informatico come lui è, grazie all’iscrizione a un sindacato svizzero.

C’è un suo fan che gli ha segnalato, nientemeno, che se chiede a Google Translator di tradurre l’espressione “salsiccia e friarielli”, il marrano risponde con un “boh” lungo tre chilometri e mezzo. Bisogna capirlo, questo per una persona che la cosa più pericolosa che ha visto in vita sua è stato un complottista, che spende il suo tempo a cercare di convincere il prossimo che gli UFO non esistono (ma perché, gliene frega qualcosa a qualcuno se gli UFO non esistono??) e che è abituato a informarsi su Wikipedia, è un problema insormontabile, o, comunque, di una certa entità.

Ma Google Translator ha fatto semplicemente il suo modestissimo e sporco lavoro. Non sa cosa sono i friarielli, nessuno glielo ha insegnato, oltretutto non si tratta nemmeno di una parola italiana, ma importata direttamente e pedissequamente dalla lingua napoletana, è normale ricevere una risposta del genere da un accrocchio automatico e c’è solo di che ringraziare il cielo che qualche programmatore premuroso abbia fatto sì che il “Boh?” appaia ogni qual volta una parola o un’espressione non rientra nell’immenso database su cui si poggia l’accrocchio medesimo.

Ma c’è di più. Attivissimo riferisce che l’assistente vocale di Google, al contrario del suo confratello, fornisce la traduzione “Sausage and broccoli” e la definisce anche una traduzione abbastanza corretta. Ora, evidentemente Paolo Attivissimo non ha mai mangiato salsiccia e friarielli, perché si dà il caso che i broccoli stanno ai friarielli come io sto alla fisica quantistica. I broccoli sono cavoli, i friarielli sono rape. Lo scrive anche lui stesso su un suo post (perché, non vuoi dedicare un post a Google Translator che non sa tradurre “friarielli”? E’ proibito, forse?) riprendendo una definizione da Wikipedia (e da dove, se no?? Sulla Treccani? Ammesso che ci sia farebbe proprio brutto!). Quindi quella traduzione non è affatto accurata. Fine delle trasmissioni.

Invito Paolo Attivissimo a riconciliarsi al più presto con la cucina partenopea, davanti a una salsiccia e a una porzione di friarielli ripassati in padella come si deve. Assaggerà l’intraducibile. Con buona pace dei broccoli.

Paolo Attivissimo e l’accento sul nome italiano del Monopoli

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Sempre per la serie “Chi debunka i debunker?”, eccovi un preziosissimo intervento di Paolo Attivissimo sul suo account Twitter.

Si chiede, il Nostro, perché si dica /Monòpoli/ in italiano e /Monopòly/ in inglese. Ovvero perché l’italiano si sia permesso il lusso e l’ardire di spostare l’accento tonico della parola, facendola diventare sdrucciola, anziché mantenerla piana, rispettando doverosamente quanto atttestato nella lingua di Albione che Egli perfettamente conosce per essere bilingue (ha, inoltre, un diploma di Liceo Linguistico, unico titolo di studio ufficiale di cui si abbia una qualsivoglia notizia).

Ma sì, ma come si permettono le lingue nazionali, di venir meno a quanto dettato dal calco originale? Se l’accento era sulla o perché spostarlo? Per il semplice fatto che le lingue fanno quello che vogliono, prendono a prestito espressioni e parole da altre lingue, le adattano, se del caso, alle loro necessità, oppure ne coniano di proprie, senza chiedere il permesso a nessuno. Questa è la vera ragione. Non c’è nessuna spiegazione per cui in italiano si dica /xcògnac/ invece che /cognàc/, non siamo obbligati a seguire i francesi. Così come gli spagnoli non sono obbligati a seguire le altre lingue neolatine e dicono /farmàcia/ e non /farmacìa/. Qualcuno, più sommessamente e modestamente, gli fa notare che il nome del popolare gioco da tavolo, è stato importato in italiano in piena epoca fascista, quando i forestierismi erano banditi. E’ sembrato soddisfatto della spiegazione.

Resta, comunque, la venerazioni, quasi pedissequa, che Paolo Attivissimo nutre nei confronti della lingua inglese, che è solo UNA delle 6500/7000 lingue parlate nel mondo, e che sebbene sia lingua veicolare o parlata da milioni e milioni di cittadini nativi, non ha nessun diritto di affermarsi e di affermare le proprie regole sulle altre. Ognuna vive di vita propria. Sono cosette che qualsiasi studente di Lingue o Lettere che sostenga il primo esame di glottologia dovrebbe sapere. Non sono anomalie, è la vita.

Quando anche Paolo Attivissimo conseguirà un laurea (che per il momento mi risulta non abbia) e vincerà un regolare concorso per l’insegnamento dell’inglese nella scuola pubblica, allora potrà darci lezioni sugli accenti tonici. Viceversa, mi dispiace, ma anche no grazie. Non è colpa mia se sul suo blog ha estromesso dai commenti una utente dopo che aveva detto che non le piace l’inglese.

La morte di Paolo Maurensig

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Oggi ho appreso della morte di Paolo Maurensig.

Il suo “La variante di Lüneburg” è un romanzo straordinario che mi è piaciuto moltissimo e che consiglierei ad occhi chiusi a chiunque. Ho gradito un po’ meno la sua produzione posteriore. Ma anche se dovesse rimanere conosciuto solo per quello, Maurensig se lo è ampiamente meritato. Scrittore raffinato, non banale, dalla prosa lenta ma elettrizzante e coinvolgente, Maurensig non è mai caduto negli stilemi triti e ritriti dei suoi contemporanei, ha sempre mantenuto uno stile personale e originale senza mai cedere allo scontato.

Abbiamo perso un grande scrittore e un grande uomo. Mi dispiace tantissimo.

Paolo Attivissimo, le banche e i file PDF

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Guardate che queste, come diceva l’immenso Oliver Hardy, “sono cose che potrebbero far piangere anche un uomo grande”.

Il povero Paolo Attivissimo è stato coinvolto in una intollerabile provocazione nonché ingiustizia di burocrazia informatica e adesso mette, giustamente, a conoscenza dell’accaduto tutti i suoi fans e adepti. Perché vigilino in saecula saeculorum e stanghino a dovere chiunque si rivolga a loro con le stesse modalità operative.

Pensate che un istituto di credito a cui il Nostro si era rivolto (e di cui NON fa il nome) ha avuto l’ardire e la sfacciataggine di chiedergli un modulo sottoscritto in formato PDF. Cioè, cose che non si sono mai viste prima d’ora nella storia disgraziata dello sventurato genere umano. Lui fornisce quanto richiesto con la diligenza e l’attenzione che da sempre lo contraddistinguono. Fornisce fronte e retro del documento in DUE files PDF separati. Solo che la banca ha da ridire (hhhsssss!!! Come osa??) perché, a suo parere e secondo le regole che si è data, questa documentazione deve essere fornita in fronte-retro sì, ma in UN solo file PDF.

E’ ovvio che una richiesta del genere non poteva che mandare su tutte le furie il Superlativo, il quale ha dedicato all’argomento ben cinque tweet, se no l’argomento non sarebbe stato sufficientemente elucubrato, a perenne monito delle generazioni future, come se le sue parole fossero scolpite sul granito. Un lascito per l’eternità.

Cosa può fare a questo punto il Nostro? “Spiegare al funzionario che la garanzia di autenticità non funziona nemmeno lontanamente così e che non sono l’ultimo arrivato in informatica”. Già, perché glielo spiegherebbe LUI come stanno le cose al suo interlocutore, perché evidentemente non le sa. Del resto non è colpa sua se mettono dei totali incapaci al servizio del pubblico. E già che c’è gli spiegherebbe anche che LUI non è esattamente l’ultimo venuto in fatto di informatica, anche se ha un blog e un account Twitter che corrispondono alla denominazione “Disinformatico” (e se lui si autodichiara tale, non vedo perché non credergli).

Glielo spiegherebbe, ma non lo fa. E perché non lo fa? Ce lo dice lo stesso Superlativo: “Non ha senso cercare di educare l’inetto in un momento del genere (è una procedura delicata e personale, ci sono altri coinvolti). Se questo è il suo livello di comprensione dell’informatica, non sarà certo un mio spiegone a fargli vedere la luce.”

E certo, perché una persona che svolge il proprio lavoro, per il solo fatto di chiedere un documento digitalizzato in un certo modo, è automaticamente un inetto. Attenzione, NON è una persona che applica le direttive dell’istituto di credito in cui lavora. E’ un inetto, punto e basta. Perché lo dice lui. E ora si capisce anche perché non ha fatto il nome della banca. Perché se l'”inetto” si fosse riconosciuto o potesse essere identificabile attraverso le sue informazioni, Attivissimo avrebbe rischiato una bella querela per diffamazione (e non sarebbe la prima).

Insomma, Attivissimo scende dalla cattedra, rinuncia alla sua funzione di docente (per la quale mi risulta non possegga nessun titolo o abilitazione specifica, conseguita mediante regolare concorso) e accetta di accontentare l'”inetto” inviadogli in maniera compassionevole il file compilato secondo gli standard richiesti. Il file va bene.

Tutto finito?? Ma no, neanche per sogno. Qualcuno si è azzardato impunemente a dare al Nostro dei consigli informatici per risolvere il suo problema. Sapete com’è, la gente ha il maledetto vizio di commentare, è una cosa bruttissima, ma purtroppo esiste la libertà di pensiero e di opinione, nonché la possibilità di esprimerla dovunque uno creda. E, come se non bastasse, purtroppo c’è sempre qualcuno che ne sa più di noi. Dannazione. Ma Paolo Attivissimo ha una soluzione per tutto: “Aggiornamento: ho silenziato tutti quelli che si sono sentiti in dovere di farmi lezioni d’informatica.”

Bravo, per Dio, così si fa! Che la gente non si permetta mai più, e che questo rimanga a monito dei posteri.

C’è poco da fare, comunque la si giri aveva sempre ragione Oliver Hardy.

I detriti del vettore cinese cadono nell’Oceano Indiano. Paolo Attivissimo sbaglia previsione.

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Insomma, alla fine Paolo Attivissimo l’ha cannata di brutto. Aveva previsto che i resti del razzo cinese caduti sulla Terra sarebbero finiti nell’Oceano Pacifico, invece sono andati a terminare i loro giorni nell’Oceano Indiano, perché si dà il caso che gli indiani un Oceano ce l’abbiano anche loro.

Il nostro chiosa con tre righe, tra le quali inserisce quanto segue: “La fame di panico dei giornalisti irresponsabili può andare a cercarsi un altro boccone avvelenato da dare in pasto ai lettori.”

Lo scrive lui. Che si autoproclama “giornalista” per il solo fatto di essere iscritto a un sindacato di categoria svizzero, mentre in Italia, vivaddìo, occorre essere iscritti a un ordine ben specifico e fare tanto di gavetta (non basta avere un blog per essere qualificati “giornalisti”, no davvero), che la cosa più grave che ha visto in vita sua è stato un complottista, che ha un diploma di liceo linguistico ma imbarazzantemente scambia il verbo “pouvoir” (che in francese esiste) con il verbo “pouver” (che in francese non esiste), che confonde lo spagnolo col portoghese, che sul suo profilo Twitter ha una percentuale altissima di follower inesistenti, che su Instagram ha talmente pochi follower rispetto ai numeri sciorinati del suo blog, che è costretto a postare solo foto di gattini, che banna dal suo blog chiunque osi dire che ha in antipatia la lingua inglese (guai a toccargliela, come se una parlata che non ha nemmeno uno straccio di flessione verbale fosse da considerarsi una lingua!) e via riepilogando.

Così, tutto, inevitabilmente, si riduce a un “effetto Streisand” imbarazzante per il Nostro, ma non può farci niente nessuno. Oggi riapriamo tranquilli le finestre.

Paolo Attivissimo e la caduta del razzo cinese

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Insomma, stanotte ci tocca stare attentini perché un cazzino di razzo cinese potrebbe, in via del tutto ipotetica, frantumarsi e venire a cadere sui nostri pur capienti ceppioni.

Dalle 2,36 ora italiana, la Protezione Civile ci ha consigliato di starcene tutti in casa stoppinati e ha messo in stato di allerta anche la Regione Abruzzo, tra le altre regioni del Centro-Sud Italia. Rischio assolutamente minimo, per carità, però la possibilità di ritrovarsi un bullone cinese nel giardino di casa c’è. Questo perché non si sa bene che cosa lancino su per aria e, soprattutto, cosa ci ritorni sulla terra quando quel troiaio avrà finito di bruciarsi nell’impatto contro l’atmosfera terrestre.

Naturalmente, anche di fronte a quello che dice la Protezione Civile, c’è chi minimizza. Il solerte Paolo Attivissimo lancia la sua inevitabile crociata contro le bufale (povere bestie!) e contro gli allarmismi, dichiarando seraficamente che i detriti di questo razzo-spazzatura andranno a finire nell’Oceano Pacifico. Beh, un po’ distantino l’Oceano Pacifico dall’Italia centro-meridionale. Se ha dati così aggiornati e precisi, perché la Protezione Civile ci avrebbe imposto un coprifuoco nel coprifuoco?

Il Nostro, infatti, scrive, tra l’altro: “Chiunque dica che rischia di cadere in un luogo preciso sta dicendo una stupidaggine.” Se ne deduce che la Protezione Civile stia dicendo una stupidaggine, visto che il Superlativo usa scientemente, alla stregua del codice penale, il “chiunque” di ordinanza. Naturalmente ne sa molto più lui della Protezione Civile, tant’è che chiosa: “Non c’è nessun pericolo significativo: la storia è una patetica montatura costruita da ciarlatani, acchiappaclic e incompetenti.” Beh, lui che ciarlatano non è, e che non è, tanto meno, incompetente o acchiappaclic ci chiarisce che “le probabilità che frammenti significativi colpiscano qualcuno sono microscopiche; quelle che colpisca proprio voi ancora più infinitesimali”.

Grazie tante, ma personalmente preferisco non rischiare. Se proprio ci tiene che ci vada lui in giro di notte per la Svizzera (che, oltretutto, è piccola, e con un buon passo, di notte, si gira quasi tutta) a non rischiare (oltretutto mi risulta che il territorio svizzero non sia tra le zone a “rischio”). Se no venga a mangiarsi una cofana di arrosticini (che tanto non li sputa!) in Abruzzo e se ne stia a pancia satolla a guardare le stelle ed il cielo, nessuno glielo impedisce.

Si lamenta che la stampa riferisca di “scienziati” che preannuncerebbero “ingenti danni e pioggia di detriti”. Io non lo so se questo sarà vero o no, non sono uno scienziato. E non lo è nemmeno lui. Quindi come si permette, dall’alto del suo diploma di liceo linguistico, di rassicurare il suo popolo di lettori? Con quali basi scientifiche? Ce lo dice subito lui, citando Aerospace.org, l’astronomo Phil Plait, l’EU Space Surveillance and Tracking, e Space-track.org. Quanto è bello fare gli oroscopi per sentito dire. Un po’ come quelli che “io non so niente ma l’ha detto mio cugino”. Ed eccola, la previsione: “Probabilmente finirà nel Pacifico, semplicemente perché il Pacifico è immenso e copre gran parte della Terra.” Insomma, se il Pacifico occupa la maggior parte della Terra ha più possibilità di azzeccarci. E’ chiaro che Attivissimo non vi dirà mai che, probabilmente, l’accrocchio cinese andrà a finire in Liechtenstein. O nel Principato di Andorra. O nello Stato della Città del Vaticano. E’ come dire che c’è un’altissima possibilità che un essere umano su tre sia di nazionalità cinese (e grazie tante, i cinesi sono quasi tre miliardi di persone!).

Ma, come vi ripeto, io credo di più alla Protezione Civile che a uno col diploma di quinta superiore che va in giro con la Tesla. State in casa anche voi.

Certi numeri di Paolo Attivissimo – The Revenge –

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Sempre per la serie “chi debunka i debunker?”, ovvero il “chi controlla i controllori?” su cui dovrebbe basarsi ogni atto vagamente democratico, guardiamo un po’ in casa di Paolo Attivissimo, giusto per non dimenticarci dei superlativi.

Non è facile fargli i conti in tasca, i numeri che lui ufficializza a beneficio del seguito che ha, sono troppo scarsi e disomogenei fra di loro. Prendiamo, a puro titolo di esempio, il numero delle visualizzazioni del suo blog: fino a due giorni fa erano 102436684 (sì, avete letto bene, oltre 102 milioni di visualizzazioni dichiarate). Ma questo è un dato assolutamente sterile. Cosa vuol dire? Che 102 milioni e passa di utenti hanno cliccato per la prima volta sul suo blog o che, più verosimilmente, si tratta di un numero complessivo di visualizzazioni delle pagine, per cui, poniamo il caso, un singolo utente ha visitato 10 post? E da quanto tempo vengono raccolti questi 102 milioni? Dall’inizio del blog o dall’implementazione del contatore? Quanti visitatori di ritorno ha il blog di Attivissimo? Perché immagino che lo zoccolo duro di “aficionados” faccia la dovuta differenza. Sono tutte cose che non sappiamo. Né che Attivissimo, pignolino com’è, ci permette di sapere. Quindi registro l’imponente numero, sì, ma con dovuto beneficio di inventario.

Andiamo a vedere Twitter. Fino a due giorni fa i suoi follower erano 417.082. Un numero infinitamente minore rispetto ai 102 milioni dichiarati sul blog. Come mai? Non sappiamo neanche questo. Quello che sappiamo di certo è che il 56% del numero dei follower dell’account di Attivissimo corrisponde a persone REALI, mentre il resto sono fake o account fasulli. Mi baso, per l’analisi, sui dati forniti da www.twitteraudit,com, che ho già fornito, a suo tempo, qui:

https://www.valeriodistefano.com/twitter-facciamo-i-conti-in-tasca-a-paolo-attivissimo-e-david-puente.html

E Instagram? Sì, perché il Nostro è anche su Instagram. Appena 3059 follower a tutt’oggi. Invero un po’ pochini, rispetto ai 102 milioni e spiccioli di visualizzazioni, ma anche ai 417 mila e rotti follower di Twitter, di cui non rappresentano nemmeno il 10% (e come si potrebbe avere il 10% su un numero costituito anche da account fake?). E che cosa posta Paolo Attivissimo di tanto interessante su Instagram? Bufale smentite? Foto dallo spazio? Difese d’ufficio di Samanta Cristoforetti? Immagini dello studio dove registra la sua trasmissione radio? No, gatti! Sempre gatti, solo gatti e fortissimamente gatti. Gatti, gattini, gatticelli, gattarroni. E’ roba interessante? Assolutamente no. Ma i numeri, che sono quelli che ci interessano davvero, non tornano e non sono convincenti. Qualcuno, prima o poi, si piglierà la briga di spiegarceli.

Paolo Attivissimo sbaglia gli accenti in spagnolo e confonde lo spagnolo con il portoghese

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Paolo Attivissimo (“diploma in lingue”, secondo quanto riferito da Wikipedia), nel maldestro tentativo di denunciare cialtronaggine giornalistica nel trattare le cause della morte di Diego Armando Maradona (sì, è morto, però ora anche basta!), segnala che ANSA, RAI “e altre testate”, attribuirebbero il decesso del campione argentino a una “parata cardiorespiratoria”.

Brutto vizio quello di scrivere male, frettolosamente e di copiarsi l’un con l’altro le informazioni senza nemmeno dare loro un’occhiata, questo è fuor di dubbio.

Ma nel farlo, il Superlativo, spiega così l’errore commesso:

“Questa disastrosa cialtroneria collettiva deriva probabilmente dal fatto che in spagnolo l’arresto cardiaco si chiama “paro cardiorrespiratório” o “parada cardiorrespiratória”.”

Peccato che in spagnolo “cardiorespiratoria” si scriva senza accento, e che la lingua che, invece, l’accento lo vuole sia il portoghese. Chissà da dove diavolo è andato a copiare e incollare! Ve lo dico io, da Google. Andando a cercare “parada cardiorespiratoria”, questi sono i risultati:

Sui suggerimenti ci sono le due versioni. Quella con l’accento si riferisce (appunto) a pagine in portoghese dove l’aggettivo “cardiorrespiratório” si scrive con l’accento, sì, ma anche con la -rr- (doppia r!!). Insomma, questo castigatore dei giornalisti “cialtroni”, fa un pasticcio incredibile sia a livello ortografico che squisitamente linguistico.

Lui che raccomanda di rileggere sempre quello che si scrive, scivola su queste inezie e banalità.

Stavolta, però, anche noi abbiamo avuto lo scrupolo di salvare in copia permanente il suo scritto (non sia mai che legga questo blog, o che qualcuno glielo segnali, e che corregga gli errori). Lo trovate qui:

https://archive.is/Nk7eS

Ho detto.

Paolo Attivissimo, dopo la quarantena (who cares?) parla di “ca**ate”

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Era un bel po’ che non vi parlavo più di Paolo Attivissimo. Davvero, sono passati mesi. Oggi mi sento decisamente più diligente. Tanto è lui che parla di sé.

Paolo Attivissimo è stato in quarantena e ne è uscito, con la sua famiglia, i suoi adorati gatti e tutto il caseggiato che egli ama chiamare “Maniero Digitale”. Nulla di cui preoccuparsi, dunque, per la salute dei diretti congiunti del Nostro. E neanche per Lui (ché da buon superlativo ci vuole la majuscola), per fortuna, perché, parlando una volta sul serio, il male non si augura a nessuno e preferiamo continuare a parlarne per quello che dice e che scrive e non saperlo sofferente o in condizioni di difficoltà, questo mi dispiacerebbe moltissimo. Chiusa la parentesi seria, torniamo al faceto.

Cos’è successo, in pratica? Nulla, è stato a contatto con una persona positiva, la app svizzera (Paolo Attivissimo vive in Svizzera, non lo sapevate? E ha anche una Tesla, non lo sapevate?? Dovreste saperlo….) corrispondente al nostro “Immuni”, lo ha segnalato e ha ricevuto una lettera dal medico cantonale che gli prescriveva la quarantena, appunto. Che è finita.

Cosa c’è di strano in tutto questo? Nulla. A parte il fatto che lui non si limita, come fanno tanti cittadini svizzeri, a prendere atto della sua situazione, e a mettere in pratica i preziosi consigli del medico, per la salvaguardia sua e della sua famiglia, no, lui non è contento finché questa circostanza non l’ha raccontata all’universo mondo. Insomma, tutti devono sapere, attraverso il suo blog, che lui è stato sottoposto a quarantena.

Ma, voglio dire: è una notizia? No, si tratta solo di un particolare sulla salute di un privato cittadino (svizzero, perché non so se sapete che Attivissimo vive e lavora in Svizzera), che casualmente ha un blogghino, che costituisce un dato sensibile, e che riguarda non soltanto lui, ma anche la “Dama del Maniero”, come affettuosamente chiama sua moglie.

L’occasione ha dato il “la” per una dissertazione sul funzionamento dell’app svizzera (perché non so se ve l’ho ancora detto che lui vive in Svizzera) per il tracciamento dei contatti delle persone positive (funziona bene? Ci fa piacere!) e per pubblicare la lettera del medico succitata.

Cioè, non solo “cui prodest?”, ma soprattutto “who cares??” Voglio dire, io sono stato in ospedale per due mesi e poi per altri quattro in clinica riabilitativa, eppure non ho mai messo in linea uno straccio di documento medico che mi riguardasse, nemmeno il foglio fanale delle dimissioni con la scritta “Tutto bene, sono tornato a casa”. Semplicemente ho quasi interrotto le pubblicazioni del blog, salvo qualche raro e sporadico intervento, e poi bon, finita lì. A chi interessava (o doveva interessare) il certificato del mio medico curante che mi imponeva di stare a riposo? A nessuno, appunto.

Perché Paolo Attivissimo NON E’ un personaggio pubblico. Ha scritto diverse cose, è diventato famosetto, lo chiamano in televisione sulla Nove per metterlo in onda alle 23,30 (così fa concorrenza a “Un giorno in pretura”), lo chiamano di qua e di là per tenere quelle che lui chiama “conferenze”, ha una voce su Wikipedia in cui si dichiara che ha un diploma in lingue (titolo che in Italia non esiste, tutt’al più un diploma di liceo linguistico, che non è la stessa cosa), probabilmente se può permettersi una Tesla usata invece che una Panda nuova a benzina guadagna anche diversi soldini più di me. Ma è e rimane un PRIVATO cittadino. Che una volta scriveva via mail dei gattini messi nella bottiglie, delle truffe via posta elettronica. Insegnava agli imbecilli come me a installare Linux, a come difendersi dai virus… poi, d’improvviso è cambiato. L’11 settembre, sulla Luna ci siamo andati, la fantascienza, le imprese nello spazio, Astroquello, Astroquellaltro, e lui che conosce gli astronauti quindi sa quello che dice, si è fatto un account Twitter che ha una buona percentuale di followers di dubbia provenienza (insomma, non si sa bene se siano bot o human beings), litiga con Burioni che gli dice (giustamente) che la cosa più grave che ha visto in vita sua è stato un complottista, scrive alle redazioni dei giornali per ogni nonnulla qualificandosi come “giornalista informatico” (in Svizzera -perché non so se lo sapete, ma il Nostro vive in Svizzera-, basta iscriversi a un sindacato per avere questa qualifica, non come da noi che c’è un ordine che vigila, e va a finire che ciascuno scrive un po’ quello che gli pare), come per esempio l’aver pubblicato una pubblicità mascherata da notizia. Che, voglio dire, basta guardare in fondo a un articolo qualsiasi e ci sono un sacco di link pubblicitari a notizie o pseudotali che l’utente medio spesso può confondere, e invece sono solo i feed di Taboola. E invece no, se la prende, con “OggiTreviso”, che gli ha anche intimato di mettere off line IMMEDIATAMENTE l’articolo in cui il Nostro denunciava questa piramidale nequizia, ma Lui gli ha fatto maramèo e se l’è messa alle spalle, tanto lui risponde solo alle leggi svizzere (ve lo avevo già detto che vive in Svizzera? Ah, sì??). Voglio dire, un po’ di notorietà non si nega a nessuno, ma qui si esagera.

E tornato dalla quarantena dove va? A Focus Live, per un incontro sul tema “Non condividete ca**ate”. Lo scrive proprio così, con due asterischi, come quelli su Facebook che non vogliono farsi bannare o che, peggio ancora, tirano il sasso e vogliono ritirare la mano (“Eh, ma io non l’ho detta una parolaccia, ci sono due asterischi in mezzo, gnè gnè gnè…”). E ci mette anche la sua faccia. Va be’ per carità, uno la faccia la mette dove vuole, ma bisognerebbe tranquillizzarlo, il Nostro, perché la Corte di Cassazione, già nel 2009 aveva sbolognato il termine “cazzate” dal penalmente rilevante. Che, poi, voglio dire, le cose o si dicono (e ci se ne assume tutta la responsabilità) o non si dicono. Che cosa mi viene a significare “ca**ate”?? Voleva forse scrivere “cassate” (plurale dei dolci siciliani)? Voleva dire “cannate” (dicesi di persone che si sono fatte le canne o che risultano in stato di obnubilamento)?? No, voleva proprio dire “cazzate”. Ma, siccome, l’appuntamento era previsto per le 1445, fascia oraria in cui anche i minori sono lì a guardare, forse avrà voluto, non dico di no, preservarli un pochino. Ma non è che i minori sono scemi, hanno capito benissimo dove si vuole andare a parare, voglio dire, le parolacce sono i loro argomenti preferiti, assieme alla curiosità per il sesso, al telefonino e alla Playtèscion.

Ma “ca**ate”, abbiate pazienza, non si può soffrire.

Le intercettazioni NON sono la difesa del Paese

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Un popolo che sacrifica la propria privacy in nome della propria sicurezza non si merita né privacy né sicurezza.

Non si può arrivare a dire, come è successo in un incontro culturale di donne dello spettacolo e del giornalismo, tra cui Lucia Annunziata, Anna Bandettini, Geppi Cucciari, Annalisa Cuzzocrea, Orsetta De Rossi, Angela Finocchiaro, Iaia Forte, Silvia Paoli, Laura Pertici, Claudia Riconda, Giulia Santerini, che le intercettazioni sono la difesa del paese.

E’ semplicemente inaccettabile che in un paese civile e democratico una persona venga intercettata solo in nome di un diritto più alto di quello di essere lasciati in pace.
Le intercettazioni devono e dovranno essere sempre l’extrema ratio.
Chissà cosa penserebbero queste signore se fossero intercettate quando parlano, che so, col marito, con compagno, col fidanzato, con l’amante solo perché, magari, marito, compagno, fidanzato, amante sono indagati, o lo sono loro, ma per fatti che non hanno nulla a che vedere con il motivo della conversazione. Chissà cosa penserebbero se queste intercettazioni, una volta trascritte andassero nelle mani di chissà chi perché una volta che sono state trasmesse all’accusa, alla difesa e alla parte civile diventato pubbliche.

Ed è inutile dire che chi non ha nulla da nascondere si fa intercettare volentieri, sono balle che non fanno più ridere nessuno.

Intercettazioni solo quando strettamente prescritto e in caso di reati gravi.
Depenalizzazione dei reati di offesa, ingiuria e diffamazione.

Solo allora verrò anch’io sul palcoscenico a ballare il cancan!!