Paolo Attivissimo sbaglia gli accenti in spagnolo e confonde lo spagnolo con il portoghese

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Paolo Attivissimo (“diploma in lingue”, secondo quanto riferito da Wikipedia), nel maldestro tentativo di denunciare cialtronaggine giornalistica nel trattare le cause della morte di Diego Armando Maradona (sì, è morto, però ora anche basta!), segnala che ANSA, RAI “e altre testate”, attribuirebbero il decesso del campione argentino a una “parata cardiorespiratoria”.

Brutto vizio quello di scrivere male, frettolosamente e di copiarsi l’un con l’altro le informazioni senza nemmeno dare loro un’occhiata, questo è fuor di dubbio.

Ma nel farlo, il Superlativo, spiega così l’errore commesso:

“Questa disastrosa cialtroneria collettiva deriva probabilmente dal fatto che in spagnolo l’arresto cardiaco si chiama “paro cardiorrespiratório” o “parada cardiorrespiratória”.”

Peccato che in spagnolo “cardiorespiratoria” si scriva senza accento, e che la lingua che, invece, l’accento lo vuole sia il portoghese. Chissà da dove diavolo è andato a copiare e incollare! Ve lo dico io, da Google. Andando a cercare “parada cardiorespiratoria”, questi sono i risultati:

Sui suggerimenti ci sono le due versioni. Quella con l’accento si riferisce (appunto) a pagine in portoghese dove l’aggettivo “cardiorrespiratório” si scrive con l’accento, sì, ma anche con la -rr- (doppia r!!). Insomma, questo castigatore dei giornalisti “cialtroni”, fa un pasticcio incredibile sia a livello ortografico che squisitamente linguistico.

Lui che raccomanda di rileggere sempre quello che si scrive, scivola su queste inezie e banalità.

Stavolta, però, anche noi abbiamo avuto lo scrupolo di salvare in copia permanente il suo scritto (non sia mai che legga questo blog, o che qualcuno glielo segnali, e che corregga gli errori). Lo trovate qui:

https://archive.is/Nk7eS

Ho detto.

Paolo Attivissimo, dopo la quarantena (who cares?) parla di “ca**ate”

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Era un bel po’ che non vi parlavo più di Paolo Attivissimo. Davvero, sono passati mesi. Oggi mi sento decisamente più diligente. Tanto è lui che parla di sé.

Paolo Attivissimo è stato in quarantena e ne è uscito, con la sua famiglia, i suoi adorati gatti e tutto il caseggiato che egli ama chiamare “Maniero Digitale”. Nulla di cui preoccuparsi, dunque, per la salute dei diretti congiunti del Nostro. E neanche per Lui (ché da buon superlativo ci vuole la majuscola), per fortuna, perché, parlando una volta sul serio, il male non si augura a nessuno e preferiamo continuare a parlarne per quello che dice e che scrive e non saperlo sofferente o in condizioni di difficoltà, questo mi dispiacerebbe moltissimo. Chiusa la parentesi seria, torniamo al faceto.

Cos’è successo, in pratica? Nulla, è stato a contatto con una persona positiva, la app svizzera (Paolo Attivissimo vive in Svizzera, non lo sapevate? E ha anche una Tesla, non lo sapevate?? Dovreste saperlo….) corrispondente al nostro “Immuni”, lo ha segnalato e ha ricevuto una lettera dal medico cantonale che gli prescriveva la quarantena, appunto. Che è finita.

Cosa c’è di strano in tutto questo? Nulla. A parte il fatto che lui non si limita, come fanno tanti cittadini svizzeri, a prendere atto della sua situazione, e a mettere in pratica i preziosi consigli del medico, per la salvaguardia sua e della sua famiglia, no, lui non è contento finché questa circostanza non l’ha raccontata all’universo mondo. Insomma, tutti devono sapere, attraverso il suo blog, che lui è stato sottoposto a quarantena.

Ma, voglio dire: è una notizia? No, si tratta solo di un particolare sulla salute di un privato cittadino (svizzero, perché non so se sapete che Attivissimo vive e lavora in Svizzera), che casualmente ha un blogghino, che costituisce un dato sensibile, e che riguarda non soltanto lui, ma anche la “Dama del Maniero”, come affettuosamente chiama sua moglie.

L’occasione ha dato il “la” per una dissertazione sul funzionamento dell’app svizzera (perché non so se ve l’ho ancora detto che lui vive in Svizzera) per il tracciamento dei contatti delle persone positive (funziona bene? Ci fa piacere!) e per pubblicare la lettera del medico succitata.

Cioè, non solo “cui prodest?”, ma soprattutto “who cares??” Voglio dire, io sono stato in ospedale per due mesi e poi per altri quattro in clinica riabilitativa, eppure non ho mai messo in linea uno straccio di documento medico che mi riguardasse, nemmeno il foglio fanale delle dimissioni con la scritta “Tutto bene, sono tornato a casa”. Semplicemente ho quasi interrotto le pubblicazioni del blog, salvo qualche raro e sporadico intervento, e poi bon, finita lì. A chi interessava (o doveva interessare) il certificato del mio medico curante che mi imponeva di stare a riposo? A nessuno, appunto.

Perché Paolo Attivissimo NON E’ un personaggio pubblico. Ha scritto diverse cose, è diventato famosetto, lo chiamano in televisione sulla Nove per metterlo in onda alle 23,30 (così fa concorrenza a “Un giorno in pretura”), lo chiamano di qua e di là per tenere quelle che lui chiama “conferenze”, ha una voce su Wikipedia in cui si dichiara che ha un diploma in lingue (titolo che in Italia non esiste, tutt’al più un diploma di liceo linguistico, che non è la stessa cosa), probabilmente se può permettersi una Tesla usata invece che una Panda nuova a benzina guadagna anche diversi soldini più di me. Ma è e rimane un PRIVATO cittadino. Che una volta scriveva via mail dei gattini messi nella bottiglie, delle truffe via posta elettronica. Insegnava agli imbecilli come me a installare Linux, a come difendersi dai virus… poi, d’improvviso è cambiato. L’11 settembre, sulla Luna ci siamo andati, la fantascienza, le imprese nello spazio, Astroquello, Astroquellaltro, e lui che conosce gli astronauti quindi sa quello che dice, si è fatto un account Twitter che ha una buona percentuale di followers di dubbia provenienza (insomma, non si sa bene se siano bot o human beings), litiga con Burioni che gli dice (giustamente) che la cosa più grave che ha visto in vita sua è stato un complottista, scrive alle redazioni dei giornali per ogni nonnulla qualificandosi come “giornalista informatico” (in Svizzera -perché non so se lo sapete, ma il Nostro vive in Svizzera-, basta iscriversi a un sindacato per avere questa qualifica, non come da noi che c’è un ordine che vigila, e va a finire che ciascuno scrive un po’ quello che gli pare), come per esempio l’aver pubblicato una pubblicità mascherata da notizia. Che, voglio dire, basta guardare in fondo a un articolo qualsiasi e ci sono un sacco di link pubblicitari a notizie o pseudotali che l’utente medio spesso può confondere, e invece sono solo i feed di Taboola. E invece no, se la prende, con “OggiTreviso”, che gli ha anche intimato di mettere off line IMMEDIATAMENTE l’articolo in cui il Nostro denunciava questa piramidale nequizia, ma Lui gli ha fatto maramèo e se l’è messa alle spalle, tanto lui risponde solo alle leggi svizzere (ve lo avevo già detto che vive in Svizzera? Ah, sì??). Voglio dire, un po’ di notorietà non si nega a nessuno, ma qui si esagera.

E tornato dalla quarantena dove va? A Focus Live, per un incontro sul tema “Non condividete ca**ate”. Lo scrive proprio così, con due asterischi, come quelli su Facebook che non vogliono farsi bannare o che, peggio ancora, tirano il sasso e vogliono ritirare la mano (“Eh, ma io non l’ho detta una parolaccia, ci sono due asterischi in mezzo, gnè gnè gnè…”). E ci mette anche la sua faccia. Va be’ per carità, uno la faccia la mette dove vuole, ma bisognerebbe tranquillizzarlo, il Nostro, perché la Corte di Cassazione, già nel 2009 aveva sbolognato il termine “cazzate” dal penalmente rilevante. Che, poi, voglio dire, le cose o si dicono (e ci se ne assume tutta la responsabilità) o non si dicono. Che cosa mi viene a significare “ca**ate”?? Voleva forse scrivere “cassate” (plurale dei dolci siciliani)? Voleva dire “cannate” (dicesi di persone che si sono fatte le canne o che risultano in stato di obnubilamento)?? No, voleva proprio dire “cazzate”. Ma, siccome, l’appuntamento era previsto per le 1445, fascia oraria in cui anche i minori sono lì a guardare, forse avrà voluto, non dico di no, preservarli un pochino. Ma non è che i minori sono scemi, hanno capito benissimo dove si vuole andare a parare, voglio dire, le parolacce sono i loro argomenti preferiti, assieme alla curiosità per il sesso, al telefonino e alla Playtèscion.

Ma “ca**ate”, abbiate pazienza, non si può soffrire.

Le intercettazioni NON sono la difesa del Paese

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Un popolo che sacrifica la propria privacy in nome della propria sicurezza non si merita né privacy né sicurezza.

Non si può arrivare a dire, come è successo in un incontro culturale di donne dello spettacolo e del giornalismo, tra cui Lucia Annunziata, Anna Bandettini, Geppi Cucciari, Annalisa Cuzzocrea, Orsetta De Rossi, Angela Finocchiaro, Iaia Forte, Silvia Paoli, Laura Pertici, Claudia Riconda, Giulia Santerini, che le intercettazioni sono la difesa del paese.

E’ semplicemente inaccettabile che in un paese civile e democratico una persona venga intercettata solo in nome di un diritto più alto di quello di essere lasciati in pace.
Le intercettazioni devono e dovranno essere sempre l’extrema ratio.
Chissà cosa penserebbero queste signore se fossero intercettate quando parlano, che so, col marito, con compagno, col fidanzato, con l’amante solo perché, magari, marito, compagno, fidanzato, amante sono indagati, o lo sono loro, ma per fatti che non hanno nulla a che vedere con il motivo della conversazione. Chissà cosa penserebbero se queste intercettazioni, una volta trascritte andassero nelle mani di chissà chi perché una volta che sono state trasmesse all’accusa, alla difesa e alla parte civile diventato pubbliche.

Ed è inutile dire che chi non ha nulla da nascondere si fa intercettare volentieri, sono balle che non fanno più ridere nessuno.

Intercettazioni solo quando strettamente prescritto e in caso di reati gravi.
Depenalizzazione dei reati di offesa, ingiuria e diffamazione.

Solo allora verrò anch’io sul palcoscenico a ballare il cancan!!