Radicali liberi

Io, da bravo radicale sui generis fin da quando votavo il partito di Pannella (che allora era un signor partito) ascoltavo, in modalità un po’ radical chic e in leggera controtendenza la rassegna stampa di Radio Tre, con gli interventi degli ascoltatori. Non ho mai seguito Stampa e regime di Radio Radicale perché la voce di Massimo Boldrin non mi piaceva e perché mi dava fastidio quello sfrusciar di fogli di giornale con quelle pause lunghe un chilometro che si sentivano a ogni pie’ sospinto nella trasmissione. Ma queste erano le mie scelte. Massimo Bordin era, certamente, molto più di questo. Era un esempio di liberalità e di libertà di analisi assoluta e se n’è andato in punta di piedi, per non disturbare i suoi ascoltatori, dopo 40 anni di rassegna stampa mattutina che sono ben più di una militanza politica, sono delle medaglie al valore. Bordin per molti era la voce del mattino che ti leggeva i giornali mentre andavi al lavoro in macchina. Era l’amico, il fratello, il familiare. Era come lo avvertivi perché era in un certo qual modo “tuo”. Era un qualcuno che ti apparteneva, come solo gli appassionati del mezzo radiofonico sanno sentire i nomi e i cognomi di persone che non hanno mai visto in volto. Massimo Bordin se n’è andato senza sapere come e di che morte morirà la sua Radio Radicale che per lui ha trasmesso il Requiem di Mozart senza sapere, o forse sapendolo fin troppo bene, che il vero destinatario di quell’opera immortale è proprio l’emittente, che ha saputo fare, unica tra le uniche, servizio pubblico con la raccolta di fondi pubblici e contributi dello stato alla pluralità di informazione. È stata la beffa più grande per lui e per tutti i radicali italiani. Morire così, con la rosa nel pugno e centinaia di ascoltatori a tributargli il proprio affetto, dev’essere stata una consolazione per lui. Ma c’è chi alla radio non l’ascolterà più, e questa è una grande e incolmabile mancanza per tutti.

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L’arroganza della sinistra radical-chic sul caso Lucano (ancora qualche innocente osservazione)

A seguito del mio post di ieri sull’arresto del sindaco di Riace, ho ricevuto qualche critica sui social network dai seguaci dei guru della sinistra radical-chic che invocavano alla “franchigia” per Lucano e al “golpe” della magistratura che avrebbe compiuto un atto arbitrario e “ad personam”. Qui di seguito alcune mie ulteriori considerazioni.

Avete quella faccia di bronzo e quella protervia che è tipica dei vostri padri, a loro volta figli di papà. Solo che loro scendevano in piazza a picchiare i poliziotti. Voi, vigliacchi, vi barricate dietro a una tastiera e iniziate a sparare a zero contro chiunque la pensi diversamente, sostenendo l’insostenibile, e andando in giro con una presunzione assolutamente inopportuna, ma proprio per questo sempre più ostentata. Avete avuto il coraggio di dichiarare implicitamente che non è vero che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Che per chi ha organizzato un matrimonio di comodo tra un vecchietto pressoché inconsapevole e una prostituta non c’è punibilità, che tutto deve essere insabbiato in nome dell’appartenenza politica e delle buone intenzioni di chi ha commesso un illecito. Vi siete permessi di tirare fuori gli esempi di Gandhi, di Marco Pannella e di Marco Cappato. Siete dei vigliacchi. Perché mai Gandhi, Pannella e Cappato si sono sottratti all’esecuzione della legge. Anzi, hanno sollecitato processi veloci perché venisse irrogata una pena per il solo scopo di dimostrare l’assurdità della normativa su temi di carattere universale. Siete vigliacchi perché rinnegate lo stato di diritto con la scusa di un hashtag patetico e volgare come #arrestatecitutti. Non volete capire che ci si difende nelle aule di giustizia, non per strada, nelle piazze, o su Internet. Non volete capire che non siete voi i giudici che hanno ordinato l’arresto di Lucano, che non siete voi i pubblici ministeri che l’hanno richiesto con tanto di indizi alla mano, che non siete voi a dover dichiarare l’innocenza ed il candore di un indagato prima ancora che si celebri il processo. Voi avete gridato allo stato liberticida, dimenticando che l’ideologia per cui per certa nomenklatura la legge penale non vale o non si deve applicare in virtù delle fulgide intenzioni etiche e morali di questo o di quel fantoccio di regime è un retaggio del fascismo più puro. E dimenticando, ancora, che per un ventennio abbiamo avuto un Presidente del Consiglio che ha fatto delle leggi pro domo sua un vessillo personale. Dove eravate, voi dell’allora opposizione? E dove siete ora che la magistratura vi sta mandando in galera uno a uno? A fare i finti scandalizzati su Twitter, ecco dove siete. Non sapendo che quello a Lucano non è un processo alla solidarietà, ma alla vostra coscienza sporca.

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Mimmo Lucano arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Foto tratta da www.repubblica.it
Foto tratta da www.repubblica.it

Il sindaco di Riace Domenico Lucano (detto Mimmo) è stato arrestato ieri e posto ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, secondo quanto scrive Annalisa Camilli su “Internazionale”, di affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Il giudice per le indagini preliminari, pur accettando la richiesta di arresti domiciliari per Lucano, ha pesantemente criticato l’impianto accusatorio parlando di “congetture, errori procedurali grossolani, inesattezze”. Cadute le altre pesanti accuse a carico di Lucano, dall’associazione a delinquere alla truffa aggravata, dal falso al concorso in corruzione, dall’abuso d’ufficio alla malversazione. Il procedimento, insomma, si sgretola. Ma Lucano, che è noto in tutto il mondo per il modello virtuoso di accoglienza dei richiedenti asilo a Riace, resta indagato, pare, per aver favorito ed accelerato la permanenza in Italia di alcune ragazze attraverso matrimoni di comodo. Non si sa bene di che cosa si stia parlando, ma tant’è.

Sui social la battaglia è serratissima. Al ritmo di hashtag come #arrestatecitutti, il popolo della sinistra si stringe intorno al sindaco Lucano e rivendica il diritto di non essere arrestati per il reato di umanità. Salvini e la Boldrini, dal canto loro, fanno la solita scaramuccia via Twitter. Ma quello che colpisce di più è che questa sinistra un po’ di maniera e incurante dello stato di diritto, protesta come se non ci fosse una legge, come se Mimmo Lucano non sia stato arrestato su disposizione di un giudice terzo (e vorrei anche vedere che fosse vero il contrario), come se non ci fossero degli estremi di ipotesi di reato (che dovranno essere discussi, verificati, vagliati, ed eventualmente confermati o stralciati), come se il bene debba travalicare il confine del legalmente consentito ad ogni costo. Il che può essere anche vero. Gandhi fece della disobbedienza una bandiera e un vessillo indelebili. Ma andò anche in carcere. Marco Cappato ha aiutato a morire DJ Fabo, ma adesso sta attendendo il pronunciamento della Corte Costituzionale per vedere se deve continuare o no a rischiare 14 anni di galera. E quindi, per quanto io possa essere solidale con Lucano, non trovo nulla di strano nel fatto che sia stato indagato, sia pure per aver aiutato degli immigrati ad avere una vita un po’ più degna di essere vissuta, qui in Italia, combinando (udite udite) nientemeno che dei matrimoni di comodo, per permettere a qualcuno di accelerare le pratiche per la cittadinanza o comunque migliorare il proprio tenore di vita qui.

Si può delinquere anche a fin di bene. O per dimostrare l’incongruità della legge. Come faceva Pannella quando cedeva piccole dosi di sostanza psicotropa per essere arrestato, sottolineando l’abnormità del provvedimento. Però poi le conseguenze si pagano comunque.

E poi, gli arresti domiciliari sono solo delle misure di tipo cautelare. Non sono gli effetti di una condanna nel merito. Io sono convinto che Mimmo Lucano si possa e si debba difendere in tutte le sedi che gli sono consentite e a cui ha accesso. E’ un uomo onesto (anche se è vero che gli uomini onesti possono incappare nelle maglie della legge penale, non sarebbe il solo e non sarebbe il primo), ha fatto tanto bene per la sua comunità ed è sotto una inchiesta che ha dimostrato molti punti critici. Al di là di questo si difenderà in tre gradi di giudizio e allora staremo a vedere se è colpevole o innocente. Ma in Italia non si manda in galera la solidarietà. Si perseguono episodi specifici.

Almeno in questo lasciateci ancora credere.

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