Prima che Don Gallo canti

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Non so se ve ne siete accorti o se lo avete appreso dalle fonti di informazione principali ma la settimana scorsa, a Genova, si è spento Don Andrea Gallo.

Venerdì scorso si sono svolte le sue esequie e i media si sono prodigati in una comune ed ecumenica prova di cordoglio: dallo scarsamente condivisibile editoriale di Antonio Padellaro su “Fatto Quotidiano”, che dedica alla figura del prete ben quattro pagine, al format di Fabio Fazio in TV, che ha fatto seguire un Battiato ormai in declino artistico a uno speciale sul sacerdote di Genova.

E poi i ricordi di Fiorella Mannoia, di Moni Ovadia, di Celentano, di Beppe Grillo… tutti a rendere omaggio al cappellaccio, al sigaro toscano puzzolente e alle parolacce nonché ai modi bruschi del defunto, perché non ci si deve far mancare nulla, perché davanti alla morte tutto è bello, tutto è buono, tutto è unificante, tutte le differenze si annullano e ci si sente fratelli, magari ascoltando qualche canzone di Fabrizio De André, sempre per non farci mancar niente, s’intende.

E così ci si dimentica che a celebrar messa è il Cardinal Bagnasco della CEI e non importa cosa abbia fatto o detto fino a quel momento, l’essenziale è sentirsi tutti uguali.
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