I’m coming back home!

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Sono tornato a casa dopo quattro mesi e dieci giorni tra degenza ospedaliera e ricovero in una struttura di riabilitazione intensiva.

Non posso certo dire che sto male, anzi, mi sento benone e sto trascorrendo le prime ore di ambientamento (sì, è buffo doversi riambientare in casa propria ma è così).

Le terapie continueranno. A casa, che è meglio. Senza bastoni cammino ancora con difficoltà, ma ce la metto tutta.

“Ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto” (Il Sommo Poeta)

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Come sto? Bene! :-)

E va beh, è un po’ che non vi parlo di come sto e so che siete sanamente curiosi di saperlo.
Sono ancora ricoverato presso la struttura di riabilitazione intensiva che si sta occupando di rimettermi in piedi, farmi camminare e, perché no, darmi una forma invidiabile.
Attualmente sto facendo degli esercizi per camminare con i bastoni canadesi (volgarmente detti “stampelle”), deàmbulo con un girello, mi sento bene, ho ottimo appetito e soprattutto rompo le scatole al personale infermieristico come niente e nessuno.
E’ la vita. E io ci sono.

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Comunicato sanitario ospedaliero n. 3

Carissimi tutti,

eccomi  a darvi mie notizie in modo più dettagliato. In realtà sto biecamente sfruttando una connessione internet altrui, quindi posso permettermi di scrivere qualche parola e qualche riga in più.

Dal 10 dicembre sono ricoverato all’Ospedale di Teramo (reparto Ortopedia), terzo piano, letto 21. Non posso alzarmi, quidi passo le mie giornate in posizione supina. Nel frattempo ho subito due interventi chirurgici (sarebbero stati tre ma visto il caso mi hanno fatto lo sconto, due interventi in uno).

A giorni dovrei essere trasferito in un’altra clinica per iniziare il lungo processo di riabilitazione e fisioterapia che dovrebbe portarmi a riprendermi e ad essere di nuovo più o meno quello che ero prima. Almeno nelle intenzioni migliori.

Questo per tutti coloro che mi hanno contattato o che hanno a cuore le mie notizie. Sono tanti e sono riusciti tutti a farmi commuovere.

Se posso, vorrei ringraziare con voi il personale infermieristico, medico, la caposala e il primario del reparto in cui mi trovo. Hanno fatto il possibile e l’impossibile per farmi stare un po’ meglio.

Continuerò, naturalmente, a darvi informazioni sulla mia salute. Ma penso che sia giunto il momento di parlare ANCHE di altro. Non so esattamente di cosa o in quale forma. Magari in modo più stringato e senza immagini. Ma bisogna farlo, non voglio traformare il blog in una lamentazione generale. Si è vivi quando si è vivi e finché lo si é. E finché si è vivi si pensa, si agisce, si è “connessi”. Anche quando si è costretti a vivere in un letto di ospedale.

Salud. amor y dinero

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Comunicato sanitario ospedaliero n. 2

Care amiche lettrici e cari amici lettori,
sono ancora ricoverato in ospedale dove cerco di proseguire il cammino verso una ottimista ma lunga guarigione.
Siete stati in tanti a esprimermi la vostra solidarietá e la vostra vicinanza. Grazie ancora.
Spero di poter affrontare anche con il vostro aiuto l’esperienza della sofferenza fisica nonché quello della sanità italiana al collasso.

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Ospedale San Raffaele: “celebriamo il rito della sofferenza e della medicina”

Negli ascensori dell’Ospedale “San Raffaele” di Milano qualcuno ha fotografato questa placca.

Vi si legge, tra le altre cose, che “chiunque imbratta questo luogo deturpa un luogo sacro” (immaginiamo, dunque, che al pari del San Raffaele, ogni altro ospedale sia un luogo sacro), in quanto “Il San Raffaele (…) è un tempio dove gli ammalati, il personale e noi tutti celebriamo il rito della sofferenza e della medicina”.

Non sapevo che la medicina fosse un rito. In effetti una volta i rimedi si somministravano con riti magici ed esoterici, ma ho sempre creduto che la medicina sia altro, sia chimica, sia speranza, sia aiuto per la patologia altrui, non mero rito.
Il battesimo, la comunione, l’unizione degli infermi, il matrimonio, la cresima, sono riti. La medicina e la sofferenza no.
La sofferenza è dolore personale, la medicina è scienza. Nulla a che vedere con la ritualità.

Qualcuno ha deturpato il “luogo sacro” che ha deturpato l’intelligenza degli italiani.

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L’aria condizionata in ospedale

Ospedale.

L’ospedale è sempre un po’ brutto da frequentare, anche se ci vai per accompagnare una persona cara che deve fare un esame non grave, un po’ invasivo, dolorosetto e snervantino.

In ospedale ti senti sempre sporco anche se hanno disinfettato da poco. Anche se sembra che puliscano in continuazione. Tocchi un corrimano, ti siedi da qualche parte, e hai l’idea di sporco. Sembra sporco anche il caffè della macchinetta che l’infermiera beve dal bicchierino di plastica, col mestolino rudimentale di plastica, non si sa se col sapore di plastica e col supplemento di zucchero di plastica.

All’ospedale c’è l’aria condizionata.

Arriviamo puntuali all’appuntamento, l’infermiera, gentile, ci dice che c’è da aspettare. E c’è da aspettare perché il medico titolare dell’esame clinico si è ammalato. Si è ammalato perché c’è l’aria condizionata. E fa freddo. E si è beccato l’impossibile.
"Ma non si potrebbe abbassare quest’aria condizionata?" Uno va lì con la maglietta perché, si veda il caso, fuori c’è il caldo dello strascico dell’estate più lunga dell’ultimo decennio, ottobre, siamo ad ottobre e fa ancora un caldo assassino.
No, non si può abbassare e nemmeno spegnere. Bisogna tenersela così.

Quindi lo stato paga la malattia a un medico che non è in servizio perché è ammalato. E se il medico è ammalato bisogna sostituirlo, e, naturalmente, pagargli lo stipendio lo steso, perché è un principio sacrosanto. I malati che hanno bisogno di un esame diagnostico aspettano un’ora e più prima che la coda venga smaltita. Lo fanno seduti in sala di aspetto, dove c’è l’aria condizionata suddetta a palla. Tossiscono, cincischiano, starnutiscono, cercano di bere qualcosa di caldo, qualcosa di caldo dentro col caldo assassino fuori, e allora via al caffè di plastica che sa di plastica col cucchiaino di plastica e il bicchierino di plastica, e il tutto perché qualcuno non ha nessuna voglia di abbassare l’aria condizionata e poi la gente si lamenta che siamo il paese con un’economia che va a gambe larghe…
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