La crisi israeliana e l’agonia di Olmert – di Elle Emme

Reading Time: 5 minutes

Le ultime settimane in Israele sono passate sotto il segno di continui scandali politici, che hanno completamente eroso la credibilità del governo Olmert. Le incriminazioni del Capo dello Stato, del Ministro dell’Interno, del Capo della Polizia e gli scontri sulle responsabilità della disastrosa guerra libanese scandiscono impietosamente l’agonia di un sistema politico in profonda crisi. Mentre l’opinione pubblica si sposta nuovamente a destra e ritornano sulla scena Netanyahu e Barak e il tycoon Gaydamak, una sorta di Berlusconi israeliano. In questo panorama desolante, la morsa di ferro dell’esercito sui Territori Occupati si fa sempre più spietata e il meeting tra Abbas e Olmert si chiude con un nulla di fatto, ripescando però dal cappello il piano di pace della Lega Araba. Parlando con la gente per la strada, al bar, nei luoghi di lavoro, l’opinione è unanime: si tratta del periodo più difficile e drammatico nella storia dello stato ebraico, stretto tra le minacce nucleari iraniane e la corruzione dilagante in patria. Si comincia persino a far strada l’idea strampalata che il terreno fertile per la corruzione sia l’Occupazione, ed in particolare il sistema di amministrazione militare dei Territori, che da quarant’anni come un cancro infetta tutto l’apparato statale.

La fiducia nel sistema politico, nell’esercito e più in generale nelle istituzioni ha toccato il minimo storico. I recenti sondaggi non lasciano alcun dubbio al riguardo: la popolarità del premier israeliano Olmert è scesa al 3 per cento e il Ministro della Difesa Peretz, che rappresentava le speranze ormai naufragate del popolo pacifista, si attesta su un desolante 1 per cento di consensi. Ma ecco tornare in pista nomi che preferivamo non dover incontrare più: dopo anni di basso profilo in attesa del momento giusto, gli ex premier Barak e Netanyahu sono ora in testa ai sondaggi, subito davanti al leader fascistoide filorusso Lieberman. Come accadde in Italia all’inizio degli anni novanta, in questo momento di crisi si affaccia sulla scena anche l’uomo della provvidenza, nelle vesti di Arkady Gaydamak, un tycoon di origini russe. Ricercato dalla polizia francese per traffico d’armi, Gaydamak è popolarissimo in Israele dopo aver sborsato milioni di tasca propria per aiutare le famiglie del Nord durante la guerra in Libano, in aperta polemica con Olmert, il cui governo non è riuscito a proteggerle adeguatamente dai Katyusha. Gaydamak è sceso in campo, riscuotendo un discreto consenso, anche se non ha ancora deciso se schierarsi con Lieberman o Netanyahu: in ogni caso cavalcando l’ondata autoritaria che si profila all’orizzonte.  Continua la lettura di “La crisi israeliana e l’agonia di Olmert – di Elle Emme”