La distrazione massmediologica di massa e la trattativa stato-mafia

Reading Time: 3 minutes
Tratto da www.corriere.it
Screenshot da www.ilcorriere.it

Il Pubblico Ministero Antonio Ingroia, con ogni probabilità, è già in Guatemala. Procuratore capo e altri magistrati della Procura di Palermo potrebbero venir messi sotto procedimento disciplinare per gli stràscichi delle indagini sulla trattativa stato-mafia. Di cui, peraltro, non si sente parlare.

Siccome in Italia se di un fatto non ne parlano tutti vuol dire che non interessa a nessuno, ecco che si parla di altro. E’ il sempiterno tentativo di sviare l’attenzione da un fatto (l’indagine, i documenti pubblicati e le opinioni connesse) a qualcosa di diverso, perché così, notoriamente, il fatto “sparisce”.

Quando qualcosa avviene sotto gli occhi di tutti esiste. Se la gente non lo guarda, allora vuol dire che quella cosa non c’è. Per cui, quello che c’è è il dibattito sul fatto che Carolina Kostner abbia o no perdonato il fidanzato che ha fatto uso di doping, il come mai la Minetti si sia messa per due volte e in due occasioni lo stesso vestito e che Belén e il moroso sono stati denunciati per rapina.

Qui non si tratta di dare ragione o torto a dei magistrati inquirenti (che mi risultano essere PARTE nei processi). Qui si tratta di riportare un’informazione essenziale su un fatto gravissimo (una presunta trattativa tra stato e mafia non è “acqua da occhi”, come diceva la mi’ nonna Angiolina). E se questa informazione non viene data, con il collasso olimpico in primo piano, le ondate di caldo dai nomi storico-mitologici, e l’inevitabile gossip ferragostano, se non viene mantenuta vigile l’opinione pubblica è segno che anche giornali, radio, TV e web sono incatenati a logiche di deviazione e di distrazione. Se un solo quotidiano (che, oltretutto, non percepisce il finanziamento pubblico) contro tutti gli altri (che il finanziamento pubblico lo percepiscono e come) ne parla, questo è già un dato macroscopico, indipendentemente da quello che si possa pensare di quel quotidiano o di quel giornalista. Se sono notizie false, l’ho detto, quel quotidiano dovrebbe sparire dalla faccia della terra, i suoi giornalisti mandati a raccogliere i pomodori nei campi, e i magistrati che vi indagato cacciati con disonore da tutte le scuole del Regno. Ma se le notizie sono vere allora è diritto del cittadino attingervi e avere una pluralità di voci che contribuiscano alla sua visione personale delle cose di cui si sta parlando.

Ci stanno togliendo la possibilità di criticare Ingroia per le sue esternazioni personali e politiche, ci stanno togliendo il diritto di non essere d’accordo con lui (ad esempio, che potrebbe essere un bisogno sentito da una parte della pubblica opinione). Ci stanno togliendo i nostri interlocutori proprio nel mentre stanno dicendo qualcosa. Non mi è mai capitato di parlare con qualcuno che sta facendo qualcosa che abbia una prospettiva di durata di qualche anno e il giorno dopo ritrovarmelo in Guatemala (“Come mai?” “Eh, sai…”). Io voglio Ingroia non perché mi interessi stare dalla sua parte, tutt’altro, ma, paradossalmente, proprio perché non voglio stare da nessuna parte, neanche dalla sua. Non mi interessa niente se era un pubblico ministero troppo “esposto”, è un suo diritto esternare il suo pensiero, e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino. Ma ci stanno togliendo gli interlocutori e il materiale di discussione da sotto al naso.

Ci stanno togliendo questo, e probabilmente molto altro. Ma cosa ce ne frega a noi, tanto abbiamo le Olimpiadi…

Alex Schwazer: dacci oggi il nostro capro espiatorio quotidiano

Reading Time: 3 minutes
Alex Schwazer

Ed eccolo, finalmente per noi, il capro espiatorio, la vittima sacrificale, l’agnello dell’uomo che raccoglie tutte le immondizie italiane di una estate passata con Ulisse, Annibale, Caronte, Agamennone e Mitridate Re di Ponto, dunque, al limite della pazzia collettiva.

Diciamoci la verità, c’era proprio bisogno di una persona su cui riversare sputi, disprezzo, delusione, ma soprattutto moralismo, moralismo a chili, a quintali, a tonnellate, a gigalàte, moralismo che te lo senti addosso come il sudore che ti appiccica la pelle e che non ti lascia un momento, come la notte in cui ti svegli perché soffochi.

L’intenditore che mangiava il cioccolato in una pubblicità TV ha toppato, ha fatto quello che non doveva fare, ha osato prendere delle sostanze per migliorare le sue prestazioni fisiche e psichiche. Che poi è quello che fa la gente quando beve un bicchiere di alcolico per facilitare la relazione, quando si fa una canna perché “schiarisce le idee”, quando si prende un tranquillante per dormire meglio, o quando tira di coca per stare un po’ su e per non sentire la stanchezza.

Solo che Schwazer non si è solo dopato. Ha avuto il coraggio di farsi beccare. Questa è la sua colpa principale.

Tutti, come dicevo, fanno uso di sostanze (io per primo), legali o illegali che siano. Solo che se ti ubriachi, se pippi di coca, se prendi due Valium, se canni anche in modo pesante, ma poi non succede nulla sei un “giusto”. Se dopo esserti “sostanziato” che so, metti sotto un bambino (ma anche un adulto va bene lo stesso), tocchi il culo a una donna, combini un disastro o ti metti a prendere a cazzotti il primo che càpita, ecco che passi dalla parte del “giusto” a quella del “capro”.

E non ci vuole nulla a essere “capro”. Basta anche un controllo stradale con l’etilometro. Se ti fermano sei fottuto, se non ti fermano puoi dire di averli buggerati.

E allora adesso tutti addosso a lui. Ma sì. Noi italiani evasori fiscali incancreniti, noi pronti ad indignarci per qualunque cosa ma che quando il parrucchiere, il barbiere, il fabbro o il professionista ci dicono “Non posso fatturarle tutto” (cielo, e perché no???) rispondiamo “Ma certo, faccia, faccia, non si preoccupi, comprendo benissimo… tanto stasera me la prendo con quello lì delle merendine che hanno fermato alle Olimpiadi!”. Noi che ci teniamo tanto alla purezza dello sport solo quando ci sono le Olimpiadi, perché, diciamolo, chi è che non sa tutto, ma proprio tutto sulle parallele asimmetriche o sul corpo libero? Noi che abbiamo il calcio più marcio d’Europa, noi che al fine settimana scommettiamo su questo o quel risultato, noi che riempiamo i nostri figli che vogliono fare sport (calcio, naturalmente, ché il calcio è ignobile solo una volta ogni quattro anni) di “integratori alimentari”, noi che mettiamo la macchina al parcheggio riservato all’handicap, perché sia sa, son disgrazie, mi dispiace per loro, ma uno la macchina mica se la può mettere in tasca, e poi non c’era nessuna macchina con il contrassegno dell’handicap, quindi non ho mica rubato niente a nessuno.

Noi, che abbiamo solo bisogno di qualcuno se assuma su di sé le nostre colpe, così da andare a letto puliti e non dopati.

Facebook e l’impresa di Valeria Straneo, ottava alla maratona

Reading Time: 2 minutes
L'immagine tratta dalla pagina Facebook di Fanpage.it

Valeria Straneo è un’atleta italiana che è arrivata ottava nella maratona. E’ un piazzamento di tutto onore, anche se non l’abilita a portare nel nostro Paese una delle medaglie per le quali ogni giorno gli italiani pregano, quasi fossero panacee per i mali endemici e incancreniti di cui soffriamo.

Valeria Straneo, dunque, è di per sé una validissima atleta.

Su Facebook da alcune ore è cominciato a circolare (io l’ho vista nella pagina pubblica di fanpage.it) un fotoritocco che la ritrae durante l’impresa. E poi un commento in cui si chiarisce che la Straneo ha subito l’asportazione della milza. E’ sempre imbarazzante quando qualcuno parla delle condizioni di salute altrui. Dovrebbero essere fatti personali, cose che ciascuno, nella sua sofferenza o nella sua personale forza d’animo, affronta come sa e come può. Oltre che come e con chi vuole. Invece ora lo sanno tutti. E viene chiarito anche, tra parentesi, che detta asportazione si sarebbe resa necessaria a causa di una malattia genetica. Informazioni che si aggiungono a informazioni.

Sembra di leggere, tra le righe, che la Straneo non è brava perché è semplicemente brava (è un discorso che fila!), ma è brava perché nonostante la sua condizione fisica è riuscita a strappare un ottimo piazzamento. Ora, che possa aver gareggiato in condizioni di indiscutibile svantaggio è pacifico. Ma quello che non riesce ad andare giù è il presentarla, agli occhi dei visitatori, come una persona con la milza asportata, NON come quello che è, e cioè una atleta e basta.

C’è dell’altro. Prima di parlare dell’intervento subito, si fa cenno alle sue due gravidanze. Ma da quando in qua due gravidanze costituiscono una malattia? O un qualcosa per il quale una persona possa o debba sentirsi se non menomata almeno in svantaggio nelle competizioni della vita, sportive o meno che siano?

Nessuno dice una cosa molto semplice: la signora Straneo è una persona NORMALE, che ha raggiunto NORMALMENTE un piazzamento di eccellenza in una corsa in cui si è lasciata dietro tantissimi atleti che la milza ce l’avevano, segno di una NORMALITA’ mai perduta e di una volontà di presentarsi alla maratona come qualunque altro partecipante.

Certamente rispetto a Valeria Straneo i veri “diversamente abili”, gli “handicappati” siamo noi, che non riusciamo a correre per 200 metri senza che ci scoppi il cuore (non so voi, ma almeno per me è così).

Il testo che accompagna la foto su Facebook

Le Olimpiadi e l’anno sabbatico di Federica Pellegrini

Reading Time: 2 minutes
Olimpiadi di Parigi - 1900

Queste Olimpiadi si sono presentate come comanda Iddio.

D’un tratto siamo tutti diventati attrezzatissimi conoscitori di discipline sportive di cui, fino alla settimana scorsa, non gliene poteva importare di meno a nessuno. Voglio dire, con tutto il rispetto, ma il fioretto a squadre chi è che lo seguiva, prima di adesso? E il tiro con la pistola? E il judo? E il tiro con l’arco? Ma certo, la domenica, è risaputo, le coppie di sposi vanno a fare la loro passeggiatina invernale e lui tiene l’orecchio incollato alla radiolina per ascoltarsi “Tutti l’arco minuto per minuto”.

E non facciamo altro che parlare di tuffi, di mezzi avvitamenti, di finali dorso, stile libero, rana…

L’argomento principale di discussione sembra essere diventato il fatto che la Federica Pellegrini ha annunciato l’intenzione di prendersi un anno sabbatico. E va beh, ma saranno anche un po’ sacrosanti e intoccabili affari suoi, no? L’aspettavamo all’oro, invece è arrivata solo quinta, magari avrà avuto un momento di défaillance, o magari le altre concorrenti erano più preparate, perché poi capita anche questo nello sport, che qualcuno, per merito o per circostanze, renda meglio di qualcun altro. Insomma, fa parte del gioco.

E invece no, invece lanci del giavellotto a piovere, pesi, atletiche, staffette, tiri con la carabina (ah, quanto siamo bravi negli sport che prevedono l’uso delle armi!), ginnastiche artistiche, ritmiche, anelli, parallele, corpo libgero, maschili, femminili… E basta, su, siamo ridicoli. Il Paese sta andando a carte quarantotto e noi siamo sempre lì a bearci di uno spettacolo che sì, va bene tutto, dalla Regina Elisabetta a Paul McCartney, ma poi ci stufa anche un pochino, no?

E basta con queste Olimpiadi, dài…

Le Olimpiadi delle veline

Reading Time: 2 minutes

Sì, è Federica Pellegrini, che almeno in questa foto, per essere una donna, appare anche come un bell’uomo, c’è poco da dire…

Dopo le Olimpiadi di Pechino, giusto per dimostrare che "in corpore sano" dimora una "mens sana", ha pensato bene di parlare del suo pearcing al capezzolo e del fatto che è un peccato che al suo moroso non piaccia…


(screenshot da www.corriere.it)

Certo, avrebbe potuto parlarci della "Fenomenologia dello spirito" di Hegel, della sincope della postonica nei proparossitoni, del pensiero e dell’azione politica di Noam Chomsky, argomenti di pur consuetudinaria discussione, invece no, si è voluta sublimare portando alla nostra attenzione un argomento di interesse precipuo per la cultura occidentale: il suo piercing al capezzolo.

Ne va orgogliosa, oh! E non dice che va orgogliosa della medaglia d’oro che ha vinto alle Olimpiadi, no. Lo sport per questi atleti sta diventando un punto di passaggio, vogliono fare altro.

La stessa Pellegrini pensa alla televisione, mentre Schwazer dichiara che non lo batte neanche Superman (chissà se ha provato con Super Pippo e le sue spagnolette), ci sono il velinismo da una parte e il superomismo di massa (come lo chiamava Umberto Eco) dall’altro. Non sono sportivi, sono aspiranti conduttori di "Striscia la Notizia" o Rambi di prima categoria, con tanto di medaglietta al seguito.

Che, naturalmente, saranno ricevuti al Quirinale con tutti gli elogi. Anche per il piercing al capezzolo?


(screenshot da: www.repubblica.it)

La delegazione degli atleti italiani a Pechino e la bandiera censurata

Reading Time: < 1 minute

Noi italiani siamo dei pirla.

Mentre a Pechino tutte le delegazioni sfilavano in buon ordine, e mentre l’Iran nominava una donna capogruppo dei propri atleti e perfino l’Oman faceva sfilare una incantevole signora, elegante, educata e orgogliosa di portare le insegne della sua nazione, noi abbiamo dovuto per forza farci riconoscere.

Ilaria Salvatori, schermitrice (o “schernitrice”, a seconda delle interpretazioni) ha sventolato il tricolore su cui si leggeva la scritta

Scatole cinesi

Reading Time: < 1 minute

Con questa storia dei boicottaggi a Pechino ce le hanno triturate, ridotte in poltiglia, essiccate e poi polverizzate e disperse al vento della Grande Muraglia.

Gasparri, quello della legge sulle telecomunicazioni, quello con lo sguardo inebetito che cerca di guardare il mondo con l’inutile tentativo di capirne le leggi elementari, ha pensato di proporre il boicottaggio della cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino perché con l’innocente candore di un bambino ha capito che la Cina è una dittatura (l’Italia invece no…) e ha concluso che se proprio ci si deve andare bisogna compiere un "gesto" significativo.

Che non si sa bene cosa sia questo "gesto", l’ombrello, il dito alzato, una pernacchia o quant’altro.

Gli atleti e la stessa coalizione di governo di cui fa disgraziatamente parte gli hanno risposto picche e Frattini ha detto "Noi ci andiamo!"

Perché finché la Cina è il luogo in cui andare a comprare ai prezzi locali per poi poter rivendere ai prezzi europei nel nostro paese tutto va bene e la Cina val bene uno sberleffo e vaffanculo anche ai diritti umani. Lo pensano e lo fanno.

E’ ovvio che delle esecuzioni capitali in Cina nessuno parla. La sola reazione per Gasparri è il non partecipare alla cerimonia inaugurale. E’ come cercare di spegnere un incendio con un bicchier d’acqua, perché per Gasparri "tutto fa", come disse quello che ciucciava un chiodo…