La scorta a Liliana Segre

Sarebbe troppo facile dire che l’assegnazione di due carabinieri di scorta a Liliana Segre per le continue minacce ricevute sui social network e tramite canali più tradizionali (ma non per questo meno pericolosi) rappresenta la sconfitta totale dello stato e ne dimostra sia il fallimento che l’incapacità a reagire se non con la limitazione della libertà di una cittadina italiana di 89 anni, che ha sofferto sulla propria pelle l’orrore di Auschwitz, sopravvivendo alla catastrofe umana dell’olocausto e che ha avuto il solo merito di proporre la costituzione di una commissione che contrasti l’odio (sia esso in rete o espresso in altra forma).

Sarebbe troppo facile stigmatizzare la contemporanea negazione della cittadinanza onoraria a Liliana Segre da parte della città di Pescara per mano dei consiglieri comunali della Lega perché “mancano i presupposti per dare la cittadinanza onoraria perché manca un legame con il nostro territorio: a questo punto dovremmo conferirla anche ai tanti rappresentanti delle istituzioni che ricevono pubbliche offese e minacce” come se lotta all’antisemitismo, al razzismo, all’intolleranza, all’odio, l’affermazione dei valori democratici, la solidarietà con una donna che ha patito l’indicibile non possano essere patrimonio di una città che ha ricevuto la medaglia d’oro al merito civile con la motivazione «Centro strategico sulla linea verso il Nord della Penisola e per il collegamento con la Capitale, durante l’ultimo conflitto mondiale fu teatro di continui e devastanti bombardamenti da parte dell’aviazione alleata e dovette subire le razzie e la distruzione di fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte dell’esercito germanico in ritirata.»

Sarebbe troppo facile dire che vogliamo bene a Liliana Segre per quello che rappresenta e che comprendiamo perefttamente il suo stupore, la sua amarezza, la sua delusione davanti al voto di astensione delle destre al Senato della Repubblica su un provvedimento che avrebbe dovuto raggiungere come minimo l’unanimità.

Sarebbe troppo facile. Però è tutto vero.

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Parole da odiare: mediterraneo

(variazioni su un tema di Paolo Conte)

Una delle aggettivazioni che odio di più è "mediterraneo/a".


Intendiamoci, non riferita al mare, di cui contribuisce a creare il nome, e, pertanto, andrebbe con maiuscola.

No, proprio in funzione aggettivale. Quando si dice "musica mediterranea", "donna mediterranea", "dieta mediterranea", c’è subito di che andare in bestia.

Le donne che dicono "io sono un tipo molto mediterraneo" ti fanno strappare via gli schiaffi dalle mani subito.
Ma perché, che cos’è un "tipo mediterraneo"? Occhi neri, capelli neri, lunghi, seno di granito alla Sophia Loren ne "La Ciociara", labbra carnose, insomma, uno stereòtipo visto alla TV, perché sono mediterranee anche le normanne siciliane che sono bionde e che possono avere anche le labbra sottili.

La "musica mediterranea" è composta, nello stupido immaginario collettivo, da tarantelle, pizziche, echi orientaleggianti, ‘o sole, ‘o mare, ma è mediterranea anche la musica che viene da Trieste o da Venezia che sono, si veda il caso, affacciate sul Mar Mediterraneo.

E che dire della "letteratura mediterranea"? Un guazzabuglio che comprende Izzo, Joyce, la scuola siciliana del ‘200, Eduardo de Filippo, Mikis Theodorakis e Federico García Lorca. Che non c’entrano un cazzo.

Provate a digitare "dieta mediterranea" su Google. La prima immagine che vi appare è quella degli spaghetti conditi con il basilico, l’olio extra vergine di oliva e… il pomodoro.

Il pomodoro nella dieta mediterranea? Ma il pomodoro è entrato in Europa dopo il 1492! Viene dall’America. Sarà per quello che i pomodori mi stanno vagamente sui coglioni?

Non ci posso fare nulla. Non posso proprio sentirmi "mediterraneo".
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Cose da odiare: il concerto del primo maggio

Il concerto del primo maggio, Dio che narcosi! Comincia alle quattro e alle quattro e mezza ti ha già sfracassato i coglioni sdraiandoti sul divano con addosso una depressione che neanche i triciclici e la fluoxetina riuscirebbero a debellare in breve tempo.

La gente pare divertirsi, il lavoro non c’è per nessuno eppure la gente pare non rendersene cono, a partire da quella là sul palco che si mette i baffetti e che si chiama Sabrina Impacciatore, ma chi cazzo era prima, e, soprattutto, chi cazzo sarà domani?

Il concerto del primo maggio è così, fa vedere volti sconosciuti agli sconosciuti, personaggi che resteranno sconosciuti e che torneranno in p-naftalina (la "p-" era d’obbligo) fino al primo maggio dell’anno prossimo. E la gente applaude, grida, qualcuno tiene la fidanzata a cavacecio, e via, salta salta, curre curre, rap, amplificatori e diffusori acustici a palla, mamma mia che squacchiamento di zebedèi, almeno una volta si andava a mangiare il prosciutto con i baccelli in campagna col mi’ nonno Armando, l’unico democristiano che festeggiava il primo maggio assieme ai comunisti…
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Cose da odiare: la pizza surgelata

Non avevo (quasi) nulla contro le pizze surgelate in linea di principio. Certo, le ho sempre viste come soluzioni di emergenza a un problema di emergenza che hanno qualità organolettiche e nutrizionali da emergenza.

Qualcuno mi diceva che si trattava di una soluzione adatta per i single incalliti (cioè quelli che lo sono per pura e semplice necessità), ma ho visto coppie collaudate sull’orlo della crisi di rottura andare in malora e prendersi a coltellate davanti a una "American Taste" della Cameo.

Le pizze surgelate, con qualche eccezione, si comprano ai supermercati e ce ne sono a fulmini nei discount. LIDL propone delle linee che hanno nomi anche rassicuranti, dipo "da Giuseppe" o "da Alfredo", eredità dei ristoranti e delle pizzerie italiani in Germania.
Insomma, ovunque la compri, uno si prende una confezione che gli appare gigantesca e quando arriva a tirare fuori il disco di ghiaccio le dimensioni del pizzame sono molto più modeste.
Ma soprattutto non c’è nulla sopra. Il bordo è sempre sguarnito, il pomodoro è poco, la mozzarella ancora meno, il morbo infuria, il pan ci manca. Allora ci metti un rinforzino sopra: quelle due fettine di formaggio, quel rimasuglio di prosciutto cotto di avantieri.

La pizza surgelata non cuoce, si caramella e si brucia direttamente, irrigidendosi, che la togli dal forno e la picchi sul tavolino.

Poi la porti in tavola con la consapevolezza che "Dài, insomma, è sempre cibo…" E ti rendi conto che avevano ragione i R.E.M.: "Imitation of life"! Ok, mangiata ma non la compro più. Finché Alfredo e Giuseppe non ti faranno di nuovo l’occhiolino dalle vetrine del surgelato (pagare alla cassa prego, dia, dia qui…)
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Cose da odiare: le strasmissioni televisive con gli SMS che scorrono in basso

Non so se anche voi guardiate con lo stesso fastidio con cui appaiono ai miei occhi quelle orrende trasmissioni (per lo più sportive, ma anche no) in cui scorrono, a mo’ di sottotitolo, gli SMS che la gente invia in redazione.

Si tratta di una vera e propria depravazione dell’animo umano che, attraverso il mezzo televisivo, si fa carne da arena romana con tanto di pollice verso per il povero gladiatore sconfitto.

Le trasmissioni sportive, soprattutto quelle calcistiche, dicevo. Le peggiori sono quelle trasmesse dalle reti locali, quelle in cui la gente si scrive "Noi del Milan siamo sempre i più forti!", oppure "Graaaaaaandre juveeeeeee" (perché usare le maiuscole è un optional!). Ma c’è anche "Quelli che il calcio", che una volta che Fazio non faceva ancora lo zerbino era guardabile, e adesso c’è la Simona Ventura che urla, strilla, sbraita, cazzo ciavrà da urlà’, anche lei, pare che se non urli la gente non ti sente, eppure ci dovrebbe pensare il satellite a trasmettere il sonoro, non è che uno debba raggiungere gli ascoltatori nelle Americhe con la forza dei soli polmoni, e che diamine.

Ci sono poi i messaggi d’amore: "Ciccino, la tua Ciccina ti ama tanto e oggi che è il tuo compleanno ti dà tanta Ciccia!" e anche lì chi se ne frega degli amplessi altrui o di quanta Ciccia Ciccina darà a Ciccino che magari è pure vegetariano, che ti coprono anche l’aggiornamento dal campo di Livorno così non hai nemmeno la soddisfazione di sapere di quanti gol siamo sotto stavolta.

Anche "Chi l’ha visto?" prosegue su questa falsariga ed è un peccato per una trasmissione di servizio. Durante lo speciale sulla scomparsa di Elisa Claps la gente sfogava i suoi istinti più bestiali scrivendo "a morte tutti quelli che sapevano e sono stati in silenzio" (già, ora si viene a scoprire che quelli che sapevano erano i preti, e come si fa a mandarli a morte?) o dando sfogo alla retorica più bieca e sconveniente con frasi del tipo "Eri tra noi, ma adesso non temere, Elisa, sei un angelo in paradiso", già, e allora perché lei è morta e chi scrive è ancora vivo?
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