Di nuovo in linea

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Vi scrivo dal Freccia Argento da Ancona a Bologna Centrale. Mi hanno telefonato da Aruba per dirmi che è stata colpa di un loro disservizio, che si scusano, che non dovevo comprare il certificato SSL da Actalis, che loro me lo danno gratuitamente, che Actalis mi rimborserà (sì, in “pochi minuti”, immagino), che Babbo Natale esiste, che il “Che” è vivo e lotta insieme a noi. Tutto è bene quel che finisce bene, forse. Ora però leggetevi il blog, rilassatevi non rompete i coglioni, che devo scendere.

Samantha Cristoforetti di nuovo in orbita

Reading Time: < 1 minuteApprendo dalla stampa di questi giorni che l’astronauta Samantha Cristoforetti tornerà presto nello spazio per una importante missione, nel 2022.

Naturalmente auguro alla signora Cristoforetti ogni soddisfazione e successo personali in vista di questo appuntamento.

Io resterò ad aspettarla pazientemente sulla Terra, certo che vorrà essere puntuale all’appuntamento per il confronto pubblico da lei stessa sollecitato, e che i suoi impegni professionali non lo inficino.

Wikipedia torna di nuovo a bussar quattrini

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E’ andata che anche questa volta, la settimana scorsa, Wikipedia ha riempito le sue pagine di banneroni e bannerini per andare a bussar quattrini presso le tasche e le carte di credito dei suoi utenti.

Non c’è nulla di male in questo, ognuno campa di quello che ha e di quello che può. Non si campa di sola aria e anche il mio minimerrimo blog accetta volentieri le donazioni degli utenti. Abbiamo ricevuto ben 20 euro in tre anni. Meglio di un calcio nei denti.

La cosa che crea più imbarazzo, in questa campagna per le sottoscrizioni per mantenere l’enciclopedia più sconclusionata della storia, oltre alle solite lagne (“ti chiediamo in tutta umiltà di sostenere la cultura libera”, eh, ma dove esiste? Questa non è umiltà, è protervia!) sul fatto che se tutti donassero almeno l’equivalente di un caffè (2 euro, ma un caffè al bar costa molto meno), le cose andrebbero decisamente meglio (eh, già, lo so!), e che il 98% degli utenti e dei lettori non dona (e che è, colpa mia? Volete fare una risorsa gratuita e senza pubblicità, il minimo che vi possa accadere è di non ricevere quasi il becco di un quattrino), è il fatto che si richieda di dimostrare “ai volontari che ti forniscono informazioni affidabili e neutrali che il loro lavoro conta”.

Dico io: la gente che consulta Wikipedia in italiano viene accolta da un timido avvertimento che recita testualmente “Wikipedia non dà garanzie sulla validità dei contenuti”, e poi, chissà come e chissà perché, questi contenuti diventano “affidabili e neutrali” quando si parla dei volontarissimi che si firmano con uno pseudonimo e quando c’è solo da batter cassa.

La campagna è terminata, tutto è ricominciato secondo i soliti ritmi. Non vi preoccupate di tirar fuori il portafogli, sia pure per un semplice obolo simbolico, una voce wikipediana su Wanna Marchi non vi mancherà mai

WhatsApp: quasi niente di nuovo sotto il sole

Reading Time: 2 minutesQualcuno di voi (ma non tutti) avrà ricevuto un avviso da WhatsApp che mette in guardia sul fatto che a partire dal mese di febbraio 2021 gli utenti saranno tenuti a condividere con Facebook delle informazioni personali. Tutti hanno gridato all’attentato alla privacy. Non è così, perché la misura vale esclusivamente al di fuori della regione europea (che comprende anche la Svizzera), mentre per tutti i cittadini cell’Unione, nell’uso di whatsApp non cambierà nulla. Quindi, a meno che non abbiate contatti con territori posti al di fuori dell’UE, dovreste essere a posto. Nel senso che WhatsApp continuerà a scambiare con Facebook dati come a chi scrivete (!), quanti messaggi al giorno scrivete, quali sono i vostri contatti, quanto dura una telefonata, una videochiamata, continuerà a prendere i numeri di telefono che avete salvato in rubrica, e, soprattutto, comunicherà a Facebook i dati per la vostra profilazione pubblicitaria.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque. WhatsApp appartiene a Facebook, se voi volete WhatsApp lo tenete a questo prezzo, e il prezzo siete voi, le vostre abitudini telefoniche e di chat. E’ gratis, d’accordo, ma perché i soldi li fanno in un altro modo. E quando lo installate firmate un contratto preciso (che, sicuramente, nella foga e nell’orgasmo di averlo, non avete nemmeno letto), autorizzando WhatsApp (cioè Facebook) a operare con i dati in vostro possesso (possesso che da quel momento passa a loro). C’è un prezzo da pagare per tutto, il gratuito in rete quasi non esiste.

Mi fanno tiepidamente sorridere quelli che dicono “Io Facebook non ce l’ho, non sono sui social, io ripugno queste modalità comunicative!” E poi hanno WhatsApp. Intendiamoci, i contenuti dei messaggi sono e rimangono criptati in modalità end-to-end, WhatsApp non guarda quello che vi scrivete con l’amante o con l’amichetto, o quali fotografie o filmati vi scambiate. Ma tutto il resto rimane in piedi. Volete una alternativa? Usate Telegram, ammesso e non concesso che un cospicuo numero dei vostri contatti lo abbia installato a sua volta. Se no state così, ma consapevoli di quello che rischiate. E, soprattutto, felicemente affiliati alla logica ciucciadati dei colossi di Zuckerberg. Io ve l’ho detto, poi fate un gocciolino cosa vi pare.