Quelli che Burioni lo chiamano “Bubu”

L’uso dei nomignoli e dei soprannomi può essere anche divertente, per l’amor del cielo. Chiamare la propria fidanzata “Ciccina” (Ciccina??), il proprio gatto “Fufi”, Paolo Attivissimo “Topone” (Topone??) può essere un atteggiamento di affetto e di confidenza che, anche se non compreso o gradito dalla maggior parte delle persone che lo percepiscono, rivela indubbiamente una intimità rara.

A volte, però, mettere un soprannome può essere una condanna a morte. Dove io abito c’è l’usanza di mettere nomignoli a tutti: e il nomignolo che ti affibbia il popolo te lo mantieni per tutta la vita. Un conto è se ti tocca un appellativo neutro (tipo “lu marchiciane”, cioè colui che viene dalle Marche), altro conto è se ti chiamano Peppe “lu zuzzone” (magari padrone dell’omonimo ristorante le cui condizioni igieniche sono già incorporate nel soprannome prescelto), perché zuzzone sei, zuzzone sei chiamato e zuzzone resti per tutto il resto dei tuoi giorni.

Ho scoperto ieri che Roberto Burioni in rete lo chiamano “Bubu”. Per carità, “Bubu” è un personaggio simpatico, l’amico di Yoghi, l’orso del parco di Yellowstone che va in giro a fregare i cestini da picnic ai visitatori, sempre inseguito dal Ranger Smith, devo poi riconoscere che l’appellativo appare particolarmente azzeccato perché rappresenta il raddoppiamento delle prime due sillabe del cognome dello scienziato. Come potrebbero dirlo i bambini, che quando imparano a parlare duplicano un elemento linguistico ad libitum. Forse, inoltre, in alcune foto c’è una certa somiglianza fisica tra la persona e il personaggio. Non c’è che dire, “Bubu” gli sta proprio bene ed è simpatico. Però è da carogne. Perché l’appellativo viene usato solo dagli avversari ideologici di Burioni. I novax, coloro che lavorano in ambiti e in aziende omeopatiche, i sostenitori della letalità dei vaccini, quelli dell’efficacia di acqua e zucchero. Se vado su Google a cercare la stringa “Bubu Roberto Burioni” trovo circa 1600 risultati. Ecco, a titolo di esempio, solamente i primi quattro:

Cioè, da un atteggiamento simpatico e scanzonato si è arrivati all’uso del soprannome come “sfottò”. Come in questo caso, successivo alla critica di Burioni a Dario Chiriacò, un medico omeopata, a proposito della quale una utente Facebook ha scritto:

Usare un nomignolo a mo’ di sfottò, dicevo, significa non porsi mai e non volersi mai porre sullo stesso livello dell’avversario, ma trattarlo come qualcuno (se non come qualcosa) di diverso da noi e, proprio per questo, da trattare come un oggetto di pura ilarità (senza contare che anche e persino “Bubu” è nome proprio di persona -o di personaggio- e che richiederebbe la lettera maiuscola, che la mittente del messaggio ha pericolosamente padellato).

In breve, solidarietà al dottor Burioni anche per queste noie che, ne sono convinto, saprà sopportare con senso dell’umorismo e leggerezza. Si sa che chi non ha esaurito gli argomenti, o non ne ha mai avuti, passa immediatamente dal piano del confronto delle idee a quello dell’attacco personale. Come dice il motto del blog, “prima ti deridono”. Ed è solo il primo passo verso azioni più gravi, ma che porta, poi, inevitabilmente alla vittoria.

205 Views

Spaccio, infezioni e puttane

Abbiamo un governo pieno di idiosincrasie. Non vogliono l’utero in affitto ma in compenso incitano al noleggio della figa con le nuove e ventilate norme sulla prostituzione che vorrebbero riaprire le case chiuse. Se la prendono con gli immigrati perché dicono che “portano malattie”, che non sono vaccinati, sono infetti, dàgli all’untore; poi però reclamano il diritto di andare a scuola per i figli dei novax non vaccinati che mettono a repentaglio la vita di un loro compagno immunodepresso. Vogliono eliminare totalmente la non punibilità per la detenzione di una modica quantità di sostanza stupefacente e rendere qualsiasi detenzione, anche a fini di uso personale, illegale e punibile con la galera, mentre dall’altro lato invocano l’immunità e la grazia “ope legis” per chi è stato violato del proprio domicilio, da un individuo magari disarmato, che è raggiunto da una “sacrosanta” e “bene assestata” fucilata.

Siamo così. E’ difficile spiegare certe giornate amare, ma poi ci passa. Perché quelle idiosincrasie ce le abbiamo tutti. Il governo non fa altro che fotografare una situazione incancrenita e dura a morire che ritrae la nostra sete di vendetta e, soprattutto, la volontà di non capire la portata delle nostre azioni e dei nostri pensieri intolleranti. Abbiamo l’anima gialloverde. E non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello di lavarne via la sozzura.

46 Views