L’indignazione per l’acqua di Chiara Ferragni

Immagine tratta da www.lastampa.it
Immagine tratta da www.lastampa.it

Sì, invece io per Chiara Ferragni che griffa la bottiglietta (non ho ancora capito se da un litro o addirittura da mezzo) di acqua Evian e che poi viene rivenduta a 8 euro al pezzo mi indigno e come. Ma mi indigno anche per quelli che comprano la bottiglietta di plastica fatta a forma di madonnina a 15 euro quando vanno a fare il pellegrinaggio a Lourdes. E mi fanno schifo quelli che la vendono. L’acqua è un bene troppo prezioso per lucrarci sopra o per metterci un marchio che sia in una qualche maniera adatto a far riconoscere un’immagine, una persona, un concetto. L’acqua deve essere il massimo dell’open source e la traduzione “sorgente aperta” si adatta vieppiù a tutto il ragionamento.

A me non me ne frega nulla di chi sia Chiara Ferragni, neanche la conosco, non so che cosa faccia. Certo, ha un faccino incantevole, ma per il momento so solo quello, e sinceramente mi pare un po’ pochino. Battage pubblicitario enorme per il prodotto esageratamente caro, che suona come uno schiaffo in faccia a quelli che l’acqua non ce l’hanno e patiscono malattie dovute alla disidratazione, quando non infezioni batteriche di grave importanza per aver bevuto da fonti inquinate. 8 euro per una bottiglia d’acqua sono un’offesa all’intelligenza.

E non me ne frega nulla neanche se ho la possibilità e la libertà di non comprarla. Voglio poterla criticare perché è una incongruenza evidente, visto che un litro e mezzo di minerale gassata di marca “Neve”, non griffata, costa 25 centesimi al Penny, dove a volte la compro, è buonissima e se la possono permettere tutti e vaffanculo la griffe.

Ognuno faccia quel che gli pare, però non venite a raccontarmi balle.

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Pare che nevichi a Cortina d’Ampezzo

L’ANSA questa mattina si è risvegliata comunicando urbi et orbi che a Cortina d’Ampezzo (BL) nevica.

Ora, Cortina d’Ampezzo è una località di montagna, nota meta sciistica, siamo nel mese di gennaio, è da poco entrato l’inverno e a me sembra perfettamente normale che a Cortina d’Ampezzo nevichi. A Cortina nevica da sempre, tutti gli inverni, non è un fatto eccezionale.

Dicono che ci siano 40 cm. di neve fresca non compattata e di consistenza farinosa. Ma per forza, mica tutta Cortina d’Ampezzo sarà una pista da sci! Ci saranno case, strade, negozi. E in quei luoghi mica si batte la neve. La cui consistenza, peraltro, dipende solo dal capriccio del Padreterno.
Perciò, come diceva Donna Concetta in “Natale in casa Cupiello”, “ti ha’ rassignà’… fa freddo. Fa freddo. Fa freddo!”

Il freddo come notizia, la neve come evento, Cortina d’Ampezzo come metafora. Aveva ragione la mi’ nonna Angiolina che mi diceva che “La gente quando un sa cosa di’ parla der tempo!”

 

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“Il maltempo paralizza la serie A” (eh, son dolori, sapete…)

Era certamente da prevedersi: il solito catastrofismo metorologico, quello che non vuole arrendersi al fatto che siamo nel mese di febbraio, e che il mese di febbraio fa parte dell’inverno, e che in inverno qualche volta nevica, adesso fa titolare alla versione on line del quotidiano “La Stampa” un annuncio con tanto di link diretto: “Il maltempo paralizza la serie A”.

Beh, certo, è importante, perché se la neve fa chiudere le scuole a tempo indeterminato non gliene frega niente a nessuno, ma la serie A paralizzata è un affronto per tutti, una vera e propria offesa al decoro e al prestigio degli italiani che certamente se ne ricorderanno vita natural durante. Qualcuno, magari, penserà perfino che la neve è comunista…

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L'”emergenza neve” non esiste. Esiste l’emergenza dell’inerzia!

La chiamano “Emergenza Neve”.

Ci prendono in giro a cominciare dalle parole. La neve può rappresentare un’emergenza se cade il 15 agosto. O alle Maldive.

Ma la neve il 10 febbraio, in pieno inverno, si può sapere che razza di emergenza è? Magari nelle località costiere può cogliere impreparati, tutt’al più può costituire un evento eccezionale, ma quando si parla di EMERGENZA si vuol significare che l’eccezionalità non risiede negli eventi, ma nell’impossibilità, nell’inerzia e nell’inadeguatezza ad affrontarli.

Nei giorni scorsi ci hanno detto “prendete le pale”, “ognuno si impegni a mantenere pulito il proprio marciapiede”, “fate attenzione”, “mai vista prima una situazione del genere”, “una nevicata così non si ricordava da tempo” (ah, allora non è vero che questa situazione non si è mai vista prima!).

E intanto le lezioni sono sospese da tanto, troppo tempo. Non è possibile che in una regione come l’Abruzzo, in cui nevica ogni sacrosanto inverno che Dio mette in terra, le scuole restino chiuse per otto giorni, che l’attività didattica vada a pallino perché non si riesce a garantire un minimo di percorribilità delle strade, riscaldamenti, trasporti.

Del resto “cosa volete fare?”. Già. Cosa vogliamo fare? Non vogliamo stare a casa, così i professori non interrogano, i compiti non si fanno, lo scuolabus non viene a prenderci e ci possiamo divertire a fare l’omino di neve con la pipa e la carota al posto del naso.
Vogliamo lavorare, vogliamo andare a scuola, vogliamo muoverci, vogliamo non farci fregare da un evento eccezionale ampiamente previsto, non vogliamo affidarci al vicino che ci presta la pala, vogliamo percorrere le strade, le autostrade, magari con difficoltà, con prudenza, con le catene montate o a bordo, seguendo gli spartineve, vogliamo prendere treni che non trovino i binari congelati perché che i binari si sarebbero congelati lo sapevamo già da tempo (cosa è stato fatto???) ma non è possibile vivere in un contesto che dipende solo dal volontariato, dallo spirito di cooperazione, sia esso dei cittadini, delle forze dell’ordine o dell’associazionismo.

Ci sono responsabilità pubbliche ed istituzionali.
Non bisogna confondere la bontà del vicino che va a spalare la neve davanti casa della vecchietta con la bontà delle amministrazioni che, invece, non hanno sparso un grano di sale in nessun luogo. O, quanto meno, non davanti al marciapiede della vecchietta.

L’emergenza non è la neve. L’emergenza è l’inerzia!

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