Il calvario di Anne Frank

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Nessuno tocchi il sacro volto di Anne Frank! Lo hanno deturpato per dirimere delle contumelie che riguardano la cosa più insulsa e inutile che abbiamo oggi in Italia, il calcio.

Una masnada di assassini della memoria, senza palle né sentimenti, ma dotata di una buona dose di ignoranza ha vestito con le casacche delle squadre di calcio gli abiti lisi della bambina simbolo dell’olocausto e ne ha fatto adesivi, appiccichini, posterini e volantini vari per denigrare la tifoseria avversa. Mi chiedo se questo sia uno scopo importante e mi rispondo tranquillamente di no.

Anne Frank non c’entra nulla con questi rigurgiti di intolleranza, eppure l’hanno di nuovo tirata in mezzo. Razzaccia di codardi invigliacchiti dall’anonimato.

Una volta a scuola si leggeva il suo “Diario”. Era una sorta di libro di lettura obbligato. C’era una meravigliosa collana della Einaudi che si chiamava “Letture per la scuola media” e c’erano dentro titoli bellissimi di autori straordinari. Ovvio che il diario di Anne era il best seller della collezione. Ce l’avevano tutti in casa. A scuola (la scuola media, ché alle superiori si dovevano leggere cose più difficili) c’era l’ora espresssamente dedicata al libro di lettura. E tutti tenevamo il fiato sospeso quando risuonavano le parole:

« …È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere… »

L’uomo, invece, è intimamente cattivo e Anne è stata ridotta così,

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colpa di qualche sfaccendato smanaccatore col Photoshop, che magari si sarà anche beato del risultato finale della sua opera come se questo mondo illusorio del pallone, dei miliardi, delle fighe al fianco, delle carriere facili, abbia anche solo lontanamente qualcosa a che vedere con il nascondiglio di Anne, con i suoi scritti e con la sua tutto sommato irriducibile fiducia nell’essere umano.

Quell’essere umano che continua ad ucciderla ogni giorno.

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“Deutschland ueber alles” e’ un verso caro al passato nazista: la Merkel gelida davanti a una presunta gaffe del presidente cileno

Noi tedeschi (di nascita, di adozione, effettivamente resideti, federali o "ex democratici dell’Est) siamo gente strana.

Il problema è che l’aver dato vita sulla scena internazionale al Nazional-Socialismo e aver prodotto un tangherino mica da ridere come lo zio Hitler (livornese: "Itle’") non ci fa proprio onore e ce ne vergognamo profondamente, imbarazzandoci in modo a volte davvero esagerato, sempre e comunque. Il senso di colpa non è una caratteristica dei Paesi a maggioranza cattolica, evidentemente.

Poi si scopre che Hitler non era tedesco, bensì austriaco. Ma anche questo non è che ci aiuti gran che.

Ieri il Presidente cileno José Piñera, in visita in Germania, ha scritto sul libro dei visitatori la frase "Deutschland ueber alles!". Gelo della Merkel che ha sottolineato che quella frase era legata al passato nazista della Germania.

Senza ricordarsi, probabilmente, che quella frase era stata scritta da August Heinrich Hoffman e che fa parte del testo in versi dell’inno nazionale tedesco, regolarmente eseguito in ogni occasione pubblica in cui la Germania sia presente. Comprese le partite di calcio dei campionati mondiali.

Siamo fatti così, ci dispiace sempre tutto, anzi, scusateci se la Germania ha anche un inno nazionale…
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