La Dirigente Scolastica Anna Gangarossa annulla la celebrazione della Messa di Natale in orario curriculare scatenando la reazione di Matteo Salvini

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La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Agrigento Centro, Anna Gangarossa, annulla legittimamente la celebrazione delle Messa di Natale in orario curricolare scatenando la (…) reazione di Salvini. La dirigente scolastica ha così spiegato la decisione :

“ Sono rispettosa del pluralismo e soprattutto sono una donna di legge, per questo devo attenermi alle norme che mi impongono di non impegnare ore curriculari nel culto religioso visto che la scuola deve essere laica e ci sono precise regole imposte dal ministero dell’Istruzione. Ho solo applicato la legge è mi dispiace essere attaccata da chi vuole strumentalizzare la vicenda per scopi politici”.

Matteo Salvini, venuto a conoscenza del caso, ha così commentato:

“Vergogna, incredibile vergogna! Esprimo solidarietà a tutti i bimbi, agli insegnanti e ai genitori a cui viene negato il bello del Natale, nel nome di una inaccettabile sottomissione culturale e valoriale. Invierò personalmente un presepe a questa preside, che evidentemente ha fallito nella sua missione educativa”.

Ecco la giustificazione della dirigente:

“Cari amici, E’ con grande rammarico che apprendo che la decisione sofferta di annullare la Messa natalizia sia diventata un fatto di cronaca nazionale e, soprattutto, sia stata strumentalizzata per ideologie politiche.

E quello che mi avvilisce ancora di più è toccare con mano quante false verità in questo momento ruotino attorno alla vicenda.

Per amor del vero e della scuola che ho il privilegio di dirigere, ho deciso di non esimermi dal raccontare personalmente come si siano svolti realmente i fatti.

L’I.C Agrigento Centro è la scuola storica della città che accoglie ogni giorno circa 1000 alunni. Un’utenza eterogenea e molto vicina alla policy della scuola. La partecipazione a celebrazioni religiose è stata sospesa da anni in quanto non gradita da una minoranza della popolazione scolastica. Lo scorso anno mi sono insediata in questo istituto e, accogliendo la volontà della stragrande maggioranza della popolazione, ho aperto nuovamente le porte alle tradizioni religiose cristiane. Puntualmente, sono stata attaccata di non rispettare la volontà delle minoranze e i valori costituzionali cui si fonda la nostra scuola.

In particolare, in seno al Consiglio di Istituto, direttamente coinvolto nelle decisioni organizzative della scuola, abbiamo prontamente discusso di quanto stabilito all’Art. 311 “Diritti delle altre confessioni religiose diverse dalla cattolica” del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 – Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (s.o. G.U. n.115 del 19/5/1994).

Abbiamo letto delle Sentenze TAR che annullano le delibere del Consiglio di istituto, che avevano autorizzato lo svolgimento di cerimonie religiose in orario scolastico.

Intanto, la scuola ha sempre operato prestando la massima attenzione al volere di tutti i bambini, cercando di garantire il dovuto rispetto alle scelte di ciascuno. È stata accolta la volontà, ove possibile, di far vivere alla maggior parte degli alunni momenti di religiosità all’interno della Basilica di Agrigento, come, ad esempio, è avvenuto lo scorso 4 ottobre in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, senza urtare mai la sensibilità della minoranza, per la quale sono state sempre organizzate attività laboratoriali e uscite sul territorio, come alternativa alla Religione Cattolica

In occasione delle festività natalizie, la scuola ha programmato tante attività curricolari ed extracurricolari, legate alle tradizioni nazionali e locali.

I giorni 17, 18 e 19 dicembre la scuola ha aperto le porte al territorio fino alle ore 19:00, con allestimento di laboratori creativi, culinari, di antichi mestieri, con angoli dedicati alla Natività, ai santini, alle novene, ai cori natalizi, formati da alunni, genitori e docenti, angoli che raffiguravano per i credenti I presepi viventi e per i non credenti una “Mostra di cibi e tradizioni culinarie”, come è stata intitolata la manifestazione.

Ritenendo di poter garantire a tutti la volontà di celebrare le festività religiose, ho autorizzato in prossimità del Natale la celebrazione in Chiesa della Messa e contemporaneamente la visita al Palazzo dei Filippini della Città, per visitare strumenti musicali del mondo, in modo da garantire a tutti gli alunni come trascorrere un’ora della giornata, insieme ai loro docenti e al personale scolastico.

Questo non è bastato ad acquietare gli animi di alcuni genitori, che attaccano la scuola di essere discriminatoria e di non accogliere la volontà della minoranza.

Preso atto di questi malumori, a malincuore, ho ritenuto giusto e corretto per la scuola laica e pluralista dover annullare la Messa per il giorno fissato, proponendo che venisse spostata al sabato successivo, giorno di chiusura, garantendo tuttavia la presenza del Dirigente e del personale scolastico. Purtroppo questa proposta non è stata accolta e così abbiamo mantenuto tutte le attività programmate a scuola, recite, canti e scambi di auguri ad eccezione della celebrazione in Chiesa.

E’ stata una decisione sofferta per me e per il mio staff, nonostante abbiamo potuto contare fin da subito sul sostegno e sull’affetto del personale scolastico, del Consiglio di Istituto e di tanti, tanti, tantissimi genitori cattolici, associazioni e persino della Pastorale delle famiglie della Basilica di San Francesco che, tramite il parroco, mi ha manifestato vicinanza e sostegno, ben comprendendo le ragioni della scelta.

Mi dispiace adesso apprendere che, mentre le mie richieste di aiuto per difendere la scuola da problemi strutturali e di sicurezza siano rimasti praticamente inascoltati, tanto che risale a pochissimi giorni or sono l’interdizione dell’ingresso principale in uno dei plessi scolastici, sia bastato questo fatto per far puntare i riflettori su una scuola che sento di dover difendere per l’alto valore etico, morale, professionale che caratterizza quotidianamente il personale tutto, così come l’amore dei bambini e il supporto dei genitori.

Per loro tutti e per l’integerrimo modus operandi che garantisco al mio lavoro, chiedo rispetto e messaggi natalizi di amore e pace, piuttosto che opinioni errate ed altamente offensive del nostro operato.
Con l’occasione, auguro a tutti quanti un sereno e felice Natale, in nome del Cristianesimo che professiamo.”

Fonte: Fonte: Pasquale Bruno Avolio via Facebook

Gingo bè

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Gingo beeeè gingo beeeeè gingo trallalà… feliz Navidad, próspero año y felicidad, salud amor y dinero e speriamo che il Natale si presenti migliore di quello che ci aspettavamo alla vigilia. Qui c’è un bel sole, ho deciso di concedermi una passeggiata rigenerante e ho messo un piede in una buca prendendo una storta con la caviglia che ha fatto CRAC. Nessuna frattura ma un dolore che ho visto a Patrepie sul Moto Guzzi. Ora, se possibile, zoppico ancora di più ma devo ringraziare il suddetto Patrepie se non mi sono sfracellato, pecché lui è buone e mi salvette da danno sicuro nel giorno del Santo Natale. Ame.

Gesù è andato nel Perù

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Nella classe terza della scuola primaria Beato Odorico da Pordenone di Zoppola la maestra ha fatto un piccolo concertino di Natale.

Solo che al momento della canzone “Minuetto di Natale“, siccome aveva due bambini musulmani tra gli alunni, ha deciso che per rispetto e per pudore, e per non offendere la sensibilità di chi cristiano non è, la parola “Gesù” andasse sostituita con “Perù“, cambiando qua e là il testo del canto e riadattandolo all’esigenza dell’occasione.

Si è scatenato il finimondo (il quotidiano “il Tempo” parla addirittura di “follia a scuola“). La dirigente scolastica ha detto “Non sapevo nulla dell’iniziativa della maestra”. E già, che cosa doveva sapere? Non è che l’insegnante debba rendere edotto il dirigente di ogni iniziativa didattica che intraprende. E poi, soprattutto, qual è la vera colpa di questa maestra? Che cosa ha fatto di così riprovevole da suscitare le reazioni indignate (e anche un po’ scomposte, suvvia) del web intero e perfino dei politici italiani (c’è una valutazione personale di Giorgia Meloni sugli effetti nefasti del politicamente corretto)?

La maestra (che la dirigente scolastica, in un’intervista al Messaggero Veneto ha definito “valida e preparata, con ruoli importanti all’interno dell’istituto” ha ammesso di aver sbagliato (ma sbagliato cosa?), “è dispiaciuta e mi ha assicurato che una cosa simile non si ripeterà.” Ecco, tutto si è concluso con un atto di costrizione da parte dell’insegnante, su cui è ricaduto tutto il gravame del nefando gesto di leso minuetto.

Perché, che la si metta come si vuol mettere, io non trovo nessun torto in quello che ha fatto questa insegnante. Si tratta di cose talmente piccole da non giustificare neanche un rimbrotto verbale. Ma i genitori, quelli no, quelli si sono indignati e come! Ma per cosa, poi? E’ stata una iniziativa che offende il cristianesimo? No. Tutt’al più “mortifica” il senso di una canzoncina di Natale, per cercare di dare uno spazio didattico a tutti.

Spero solo che questa maestra abbia passato delle feste serene, perché se lo merita.

 

L’immagine per questo post è tratta da Wikipedia. Poi vi racconto.

Ju tarramutu

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sismografo

Ju tarramutu è come una vecchia pubblicità di Natale, “quando arriva arriva”.

Ju tarramutu ormai è una vecchia conoscenza. Quasi un amico. Tra i vecchi c’è chi prova a misurare l’intensità delle scosse scommettendoci sopra, come fosse un gioco. E ci riescono meglio di Richter. “L’hai sentita, questa? Questa era da tre!!”

Ju tarramutu si ripete. Una, due, tre, quattro volte. “Eh, queste saranno da cinque, almeno!”

Ma ti fa paura, ju tarramutu. Risveglia ricordi mai sopìti e ti lascia addosso sempre e comunque una neanche troppo leggera sensazione di nausea. Quella ce l’hanno tutti. Sia chi si sente tremare la terra sotto i piedi che chi guarda il lampadario dondolare su per aria. E’ il minimo comune denominatore, è il prezzo da pagare. E’ ju tarramutu.

Passa e va ju tarramutu. Se ne frega di te e del dolore che ti ha lasciato. “Povera gente, e ora che si fa?” Non c’è più nulla da fare se non illudersi che sia passato. Perché lo sai che tornerà, che non ti lascia solo, che tornerete a incrociare gli sguardi. Tu, la tua paura, il tuo mutismo, la tua rassegnazione e lui, ancora lì, che ormai non lo chiami più neanche per nome, ju tarramutu.

Questo Natale si è presentato come comanda Iddio

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Il Papa ha detto che il mondo ha bisogno di tenerezza. Gentile da parte sua, ma ci aveva già pesato Ernesto “Che” Guevara almeno 40 anni fa a dirci che bisogna vivere “senza perdere la tenerezza”. Non è una questione di ideologie, ma di paternità. Anche alle parole si può fare la prova del DNA per accertarne la genesi.

Così, il Natale catto-consumistico che volge al termine oggi, ha mostrato la sua vera essenza. Con una aggiunta. Assieme al messaggio e alla benedizione Urbi et Orbi del Papa abbiamo ricevuto il messaggio di Girone, il marò che scrive dall’India e, naturalmente, trova spazio su tutti i giornali italiani.

Ora, per carità, sta soffrendo e sarebbe anche l’ora che gli venisse contestato uno straccio di capo di accusa, così saprebbe da cosa doversi difendere. Su questo non può e non deve esserci alcun dubbio. E’ lontano dalla famiglia, siamo d’accordo, non è potuto rientrare per le vacanze di Natale, ed è triste, ma la nostra solidarietà ai marò deve fermarsi qui e non deve andare oltre.

Non dobbiamo dimenticare che sono due persone sospettate di avere sparato su due pescatori (che la loro famiglia non la rivedranno mai più) e la diffusione del testo di questo messaggio da parte delle agenzie contribuisce ad aumentare  quell’effetto di straniamento che ci colpisce quando parliamo della vicenda dei marò. Personalmente non sono sospettato di avere sparato su nessuno e mi fa piacere pensare che se io avessi scritto un messaggio del tenore di quello di Girone le agenzie di stampa lo avrebbero tranquillamente ignorato. E certamente iniziare il messaggio con “Tanti Auguri di Buon Natale a tutti coloro che credono nella Santità di questa ricorrenza” è stata una svista terrificante, perché lo Stato è composto anche da quei cittadini che non ci credono. E a loro niente auguri? Per non parlare del Buon Natale “alla gente bisognosa”, “a tutti i bambini che non possono ricevere calore”, “a coloro che per scelta, professione o missione aiutano il prossimo in difficoltà”. Sembra davvero un messaggio papale. Perché ecco quello che mi fa profondamente indignare: questo alone di santità che prelude a un (pre)concetto di innocenza per cui i santi non possono essere colpevoli.

Io non lo so se sono innocenti o no, come loro aspetto che si tenga un regolare processo in India. Ma nel frattempo mi esimerei dall’esternare messaggi di questo tipo, perché poi i processi possono concludersi anche con una condanna, e questo Natale si è veramente presentato come comanda Iddio.

(*) Il titolo del post è tratto dal primo atto di “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo.

Orecchioni!

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Sì, dunque, si diceva che gli Stati Uniti spiano i nostri governanti e politici, ci ascoltano, intercettano ogni comunicazione (telefonate, mail, messaggi WhatsApp, Facebook, Twitter, codice Morse) parta, arrivi o sia in transito sul nostro territorio.

Anche Enrico Letta era sotto tiro. Ha detto: “Abbiamo chiesto chiarimenti al governo americano, perché attività di spionaggio di questo tipo non sono ammissibili”.

Del resto la Germania non se la passa meglio, e la Merkel ha già telefonato a Obama per lamentarsi degli orecchioni che mettono sotto controllo uno stato intero. Forse anche perché tra i telefoni intercettati c’erano i suoi.

Ma ora che ci ripenso noi non eravamo quelli che andavano a manifestare nelle piazze tutti belli tronfi e sussiegosi con un cartello recante la scritta “Intercettatemi pure” ben stretto in mano??
Non eravamo noi quelli che dicevano “Ah, io non ho nulla da nascondere, possono intercettarmi quando vogliono, io sono una persona trasparente”?
Siamo noi italiani quelli che pensano che siccome uno parla al telefono girandosi da una parte ha qualcosa da nascondere, perché se no, si sa, farebbe sentire i cazzi suoi all’universo mondo (che ne è, come d’uopo, interessatissimo).
Com’è che la gente quando deve mandare gli auguri di Natale invece di mandare il cartoncino aperto con la linguellina della busta incastrata dietro, lo chiude con la colla? Deve avere per forza dei segreti indicibili, e sicuramente è una persona poco perbene perché se VERAMENTE stesse mandando degli auguri di Natale non userebbe tutte queste inutili precauzioni.

Io non ho mai voluto essere intercettato. Ma non perché abbia qualcosa da nascondere, ma perché a chi telefono, a chi scrivo e cosa dico sono affari miei. Qualunque cosa dica, comunichi o scriva. Giù le mani dalle mie comunicazioni!

E invece abbiamo voluto fare i guappetti, rinunciare a un po’ della nostra privacy per avere un po’ di sicurezza, ma non meritavamo né l’una né l’altra.

Elogio del comprare libri on line

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Ma come sarà bello ordinare i libri on line?

Oddio, on line è bello comprare di tutto, “anche un culo gnudo”, come diceva la mi’ nonna Angiolina, ma i libri sono una particolare goduria.

Ti fanno uno sconto variabile dal 15 al 30% se va bene. Se ordini più di 19 euro di letture (ed è difficilissimo stare sotto questa cifra) ti abbuonano le spese postali, invece se non li raggiungi lo sconto ti ammortizza i costi di invio e se paghi qualcosina in più rispetto al prezzo originale di copertina ti sei risparmiato la rottura di palle di andare in libreria, cercarlo, poi magari non l’avevano, hai dovuto ordinarlo, ci devi tornare, non hai notizie, la libraia è scema, e comunque in poco tempo arriva il corriere (hop!) che te lo porta a casa.

Scegli cosa ti pare e soprattutto non rischi di trovare l’intellettualino sfigato che fa finta di sfogliare qualcosa che non acquisterà solo per darsi un tono.

Non ti addebitano il costo dei libri fino al momento della spedizione e quando il tutto ti arriva a casa, anche se sai già cosa c’è dentro, c’è l’allegria di aprire un pacco (quella di ricevere un pacco, prima di internet era una sensazione che si assaporava solo a Natale), toccare libri praticamente usciti dalla casa editrice senza che qualcun altro li abbia sgualciti o sporcati.

What a wonderful world!

Lamentazione per l’arrivo delle odiose festivita’ natalizie

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Quest’anno non ho tanta voglia di Natale.

Ho voglia di vacanza, che è cosa ben diversa. Ho voglia di vivere la normalità senza fare tutte le cose che si fanno nella normalità del quotidiano.

E invece nel Natale la normalità del quotidiano non c’è mai. Come se fosse normale vestire i bambini come dei deficienti con i maglioncini tutti intrecciati e far cantare loro canzoncine che durano sì e no un mese e poi si ripongono in qualche scatolone della memoria, come si fa con le palle dell’albero e i fili argentati  rimessi nelle rispettive scatole quando ormai tutto è finito e si è gabbato lo santo. Come se fosse normale e quotidiano mangiare come dei disperati dall’antipasto al dolce per alzarsi da tavola la sera alle 18 e rimettercisi alle 19,30 perché è avanzato il brodo, come se tutti i giorni la gente si facesse venire le emorroidi tracannando mandorle, noci, noccioline, fichi secchi, cioccolata, come se fosse esperienza di ogni giorno perdersi davanti al nuovo IPhone avuto in dono perché "MiCiVoleva™" (oddio, quello magari è un po’ più comune). Come se la gente tutti i giorni si schiantasse davanti alla televisione a guardare quei film che iniziano con "Santa Claus…", oppure il Circo di Montecarlo e i concerti di musica classica con l’Ave Maria di Schubert. Come se tutti i giorni la gente si volesse bene come a Natale.

Ecco. Perché a Natale non posso anch’io avere la mia sana e preziosa dose di ODIO nei confronti delle cose e delle persone con cui mi rapporto quotidianamente tutto il resto dell’anno? Perché devo ipnotizzarmi di bollicine, di campane che fan dindondàn? Perché nei negozi in cui vado a fare la spesa tutti i giorni le cassiere e le negozianti si vestono con il cappellino di Babbo Natale e fanno le sceme, mentre gli altri giorni mi chiedono frettolosamente "bàncomat o carta di credito?"

Voglio sparare a Babbo Natale, va bene? Voglio ammazzare la Befana e strozzare con le mie mani San Silvestro. E poi voglio vivere tranquillo.

E’ Natale, fate un’offerta anche voi!! (forse…)

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Sì, sta decisamente per arrivare il Natale, o Ceppo, come diceva la mi’ Nonna Angiolina, che quando s’arrivava di questi tempi mi diceva sempre “O cosa ti porta il ciuchino per Ceppo?” Al che il mi’ nonno Armando chiosava: “Un par di ‘oglioni!”, a sottilineare che, come la metti la metti, a Natale è sempre magra. E rideva come sapeva ridere lui.

Ora, invece, che è arrivato Natale me ne accorgo dalla cassetta delle lettere.

Sono già cominciati ad arrivare gli invii dei Pii Frati Zoccolanti dell’Ordine dell’Eremo di Sant’Alvaro che mi chiedono un’offerta (detraibile dalle tasse, certo…) per le loro missioni in Zimbabwe in aiuto delle popolazioni sottosviluppate, con soli tre euro posso contribuire a regalare

Per le feste di Natale e fine anno fate anche voi una telefonata!

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Avete telefonato a tutti i vostri cari?

Avete fatto gli auguri al vostro prossimo che vive lontano? (ma se è prossimo come fa a stare lontano? E va beh, mi c’incarto sempre con queste frasi ad effetto, abbiate pazienza…)

Avete provveduto a ingrassare le tasche della SIP oltre il dovuto per fare un’interurbana alla zia Blagodarinda, che ci tiene tanto?

Avete ricaricato la vostra purtuttavia inutile scheda SIM con un’offerta speciale di 100 messaggi al mese da spedire a tutti, ma proprio tutti, finendola in tre giorni, il che vuol dire che per gli altri 27 tirate fuori una bella fracca di quattrini e vi attaccate?

Avete confortato la povera vecchietta di Vostra Madre facendole sentire la votra presenza di lontano?

Siete sicuri di non aver trascurato nessuno e di non sentirvi pervasi dai

SENSI DI COLPA(Tm)?

Pensateci bene, perché non è ancora finita la giornata di festa in cui potete augurare anche voi "Buona fine e miglior principio" a chi durante l’anno considerate meno di zero, e ora che è Natale gli rompete i cogl… confortate l’orecchio colle vostre irrinunciabili chiamate telefoniche.

Sì, da qui alle 23.59.59 di oggi, 26 dicembre, potete anche voi rendervi antipatici e sgraditi, chiamando or quello, or quell’altro e riprendendo il ritmo lavorativo da domani mattina con maggior calma e bontà nei cuor.

Non buttate via un’opportunità preziosa!

Telefonate ancora, e ancora e ancora. Farete sicuramente felice chi vi ascolta!

Natale al Supermercato

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Gìngo Bèèè, Gìngo Bèèèèèè, Gingo trallallààààaaa, è Natale, auguri, auguri, per Natale si mangia come dei lotri, cazzo quanto si mangia per Natale sembra che uno debba rinchiudersi in casa per una settimana col rischio di un attacco termonucleare da parte della Corea del Nord di Kim Jong-Il, e allora che si fa di prima mattina, si va al supermecato, ma sì, al supermercato che va beh che è vigilia, ma stasera c’è cena di magro ed è ancora abbastanza prestino, non ci sarà mica la ressa, la folla, quella è per gli acquisti dell’ultimo momento, giusto proprio se qualcuno se n’è scordato di comprare lo spumante o una cipolla, o il sèdano per il brodo, invece arrivi e il parcheggio è pieno, pieno come un uovo, signora che fa, va via? Macché, resta lì la signora, io pagherei a sapere che cavolo ci fa la gente nella macchina parcheggiata se poi non va via né arriva, lo fanno apposta, è un modo come un altro per logorarti i nervi, si sentono guappetti, e poi il carrello, il carrello che ci devi mettere una moneta da due euro e se non ce l’hai devi andare a raccomandarti ai vucumprà he circolano lì intorno che loro la due eruro ce l’hanno, sì, però te la rivendono per cinque e rischi di andare in rovina prima ancora di entrare al supermercato, supermercato grande, supermercato da assaltare, supermercato da svuotare, da devastare, come se non ci fosse abbastanza cibo per tutti, cazzo è atàvica questa mania di cercare di non rimanere senza niente, prima lei, no, prima io, e già si vedono le prime confezioni di cappelletti in offerta speciale mezze rotte con il contenuto tragicamente sparso sul pavimento, tanto non lo mangia più nessuno e la gente muore di fame, muore di fame perché al supermercato c’è chi rompe i cappelletti per vedere come sono fatti dentro e poi li lascia lì, che sono gli stessi che nel corso dell’anno mettono nel carrello il burro poi si accorgono che non gli serve e allora lo appoggiano sullo scaffale delle calze da donna o lo abbandonano in mezzo al cesto delle arance, delle clementine o delle noci, si sposti signora con quel carrello in mezzo, cazzo, ma tutti in mezzo dovete stare, e allora gimkana col carrello, banco del pesce, fiumana di gente, ci sono le mazzancolle che costano 50 euro al chilo, no, dico, cinquanta euro al chilo le mazzancolle dell’Adriatico, con cinquanta euro voglio un chilo di mazzancolle che mi suonino alla porta e che mi chiedano dov’è il pentolone dell’acqua bollente per scottarsi e ci si buttino da sole prima di vinire condite con olio, pepe, limone e prezzemolo, numero, numero al banco del pesce stanno servento il 59 e ti tocca il 36, tutti a guardare il pesce che costa caro asserpentato e nutre pochissimo ma che minchia mi sta a significare il cenone di magro del ventiquattro se uno spende più della carne a proposito della carne si fa il brodo coi cappelletti per Santo Stefano e allora vado a prendere un po’ di cosette per il brodùme, biancostato, spicchio di petto con ossetto di cartilagine, ci metto dentro anche una gallina in offerta speciale così viene un po’ più sostanzioso, ammazza quanto si mangia, non si fa altro che mangiare, grassi, siamo grassi, come se il resto dell’anno ci fosse soltanto miseria qualche granaglia e erbe amare da mangiare, lo scaffale del prosecco praticamente svuotato da orde di rapinatori di Foss Marai e Le Casere, chissà che sbronze, salmone, il salmone non te lo vuoi comprare, che è buono e viene dalla Scozia, no, dalla Norvegia, no, dall’Irlanda, no dalla Danimarca da dove viene questo cacchio di salmone, quattro fette di primissima scelta tre euro e quarantanove dev’essere venuto a piedi, anche lui, per costare quella cifra blu, oddio la fila dal pescivendolo, ti è saltato il numero trentasei perché tutti hanno avuto la tua stessa idea e allora che vi vadano di traverso le mazzancolle a 50 euro, una volta per il cenone della Vigilia si mangiava pasta e lenticchie, cassa, fila alla cassa, cassiera lenta, bancomat, bancomat che non funziona, "Ci sono le linee intasate", "Questa carta di credito è esaurita" (anche noi siamo esauriti, signorina, si sbrighi…), quante buste vuole, mah, me ne dia tre, quindici centesimi di buste che poi butti nella rumenta e si biodegradano in cent’anni, fra cent’anni sarò a fare la terra per i ceci e magari le buste saranno ancora in giro a degradare l’ambiente allora vaffanculo Gìngo Bèèèè!

Il malocchio esiste, fatevene una ragione anche voi, o increduli!

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Andare a guardare giù nella cassetta delle lettere sotto Natale è quasi un rito, ma tanto lo sai che le poste sono in tilt e più di tanto non possono fare.

Infatti c’è un volantino. Riporta una foto in bianco e nero che sembra venire direttamente dallo storico settimanale “Stop” (qualcuno se lo ricorderà) che ritrae un signore vestito non si sa come, con la croce sul petto (perché un po’ di sano cattolicesimo non ce lo facciamo mai mancare) che mi dice che “milioni di persone sono vittime del malocchio e ne sconoscono la causa e il rimedio”. E pensare che c’è la gente che muore di cancro con gli stessi effetti “sconoscitivi”, potrebbe non essere un gran male il malocchio, voglio dire, un Tir che ti travolge mentre attraversi la strada sulle strisce pedonali potrebbe essere molto peggio.

E mi rammenta che “la magia esiste!!!” con tre punti esclamativi, come se uno solo non bastasse a farmi grattare dovutamente lì dove ‘l sì suona.

E io penso alla gente che sta male, ai disoccupati, a chi perde una persona cara, a chi viene malmenato nelle manifestazioni, a chi dorme sotto i ponti, a chi non ha il permesso di soggiorno, alle donne picchiate e violentate, alla scuola che non va, all’economia che va a puttane e a tutti i sensitivi.

O allora? Sono un sentimentale!

Dichiarazione universale dei diritti dell’odio verso le pubblicita’ natalizie

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Devo confessarvi che quest’anno, più che nei precedenti, ho sviluppato un fastidio e un’avversione tali per le pubblicità di Natale, che prenderei a calci in culo perfino Santa Claus.

In particolare mi stanno antipatici tutti i bambini (rigorosamente del nord, si noti bene!) che fingono di essere buoni e innocenti, quando sono solo degli evidenti assassini in erba che cercano di far ammazzare l’augusto vecchietto in vestito rosso e pompòn bianco, renne comprese, cercando di farlo sfracassare dal camino (“Bùttati che è morbido!!”).

Perchè è tutto un buonùme retorico insopportabile, perfino più insopportabile del buonismo del Partito Democratico, e guardate che ce ne vuole.

“A Natale puoooooi / fare quello che non puoi fare maaaaaaaaaaiiiii”. Ma cosa fanno a Natale questi rompicoglioni in erba che non possono fare negli altri momenti dell’anno? Voglio dire, a parte reclamare a gran voce un cellulare nuovo, la Playstation, Facebook libero in libero stato, l’opzione natalizia per la scheda SIM per poter mandare mille e più SMS a chiunque ed entrare così nel nòvero dei trituratesticoli ad oltranza? Durante l’anno possono fare sempre e comunque quello che cavolo vogliono perché hanno imparato l-e-n-t-a-m-e-n-t-e (“piano piano, buono buono”) che la prepotenza nel nostro paese paga.

E allora già che ci sono, i nostri pubblicitari possono anche mettere nelle pubblicità ambientate nel profondo nord qualche bambino di colore, ma non proprio nero, diciamo mulatto, per far vedere che l’integrasi

Depressione Natalizia? Regala 40 polli, te lo consiglia Facebook (mica la zoppa di Montenero!!)

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Sei depresso/a dal Natale?

Senti l’incontenibile urgenza di uscire dal turbine di torroni, fichi secchi, candele rosse accese, parenti invadenti, petulanti, fetenti e serpenti?

Hai voglia di scacciare la tua depressione con qualcosa di veramente unico perché se no non esci dalla spirale del consumismo?

Altro che Prozac o psicoterapie, fai anche tu come ha fatto questo popo’ di tegam… donna generosa e regala 40 polli ai bimbi neri. Pensa, 40 polli e ti passa la depressione. Non è eccezionale?

E’ un prezioso consiglio di Féisbuk, che anche a Natale ti propone sempre il meglio per te e per la tua famiglia.

O dinne male!

Vile attentato al pontefice Benedetto XVI da parte di una squilibrata, l’Augusto Reggente e’ ancora felicemente papante

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Ci sono categorie di persone che quando succede qualcosa che, semplicemente, per imperizia o per negligenza, non si è riusciti ad evitare, fanno molto comodo.

Una bomba? Un ordigno inesploso? Un invio espolsivo? Contestazioni al Presidente di Consiglio (che Dio ce lo conservi!)? Sono stati gli anarco-insurrezionalisti.

Ecco, gli anarco-insurrezionalisti, nessuno li ha mai visti, tanto meno messi in condizioni di non nuocere, però sembra che ce ne siano a centinaia, mentre, con ogni probabilità, in Italia ne esisteranno si e no due o tre.

Ora però vanno molto di moda gli psicopatici, gli squilibrati, i fuori di testa, i borderline, quelli che, in breve, hanno bisogno della camicia di forza (solo che questo non lo dice nessuno).

Berlusconi si prende una statuetta del Duomo in faccia? E’ stato uno psicopatico, un malato di mente, poveretto, è già stato subito arrestato.

Il papa viene spintonato e fatto cadere da una donna che riesce ad arrivare a lui e far ruzzolare anche sua Eminenza in Cardinal Echegarray, alla veneranda età di 87 anni? E’ stata sicuramente colpa di una squilibrata, minimizzano, anzi, la poveretta è già stata arrestata (tranquillizzano), per carità, immediatamente acciuffata dai solerti servizi di sicurezza che, nessuno lo dice, non sono stati capaci di fare in modo che l’aggressione si evitasse.

Poi verrà sicuramente il perdono, e chissà se anche in Vaticano fonderanno il Partito dell’Amore.

Intanto, il solerte quotidiano della Santa Sede "L’Ottenebratore Romano" nell’edizione odierna e natalizia non riporta nemmeno una riga su ciò che è successo, no no… Bimbi neri, la tragedia della fame, dipinti rigorosamente medievali ma di informazione ciccia…

Buon Natale con Babbo Itle e Stille Nacht

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