Antonio Tajani tra l’elogio a Benito Mussolini e la ritrattazione.

Antonio Tajani su “La Zanzara” (Radio24):

 “Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro paese, poi le bonifiche. Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla”.

“Poi si può non condividere il suo metodo. Io non sono fascista, non sono mai stato fascista e non condivido il suo pensiero politico. Però se bisogna essere onesti, Mussolini ha fatto strade, ponti, edifici, impianti sportivi, ha bonificato tante parti della nostra Italia, l’istituto per la ricostruzione industriale. Quando uno dà un giudizio storico deve essere obiettivo, poi non condivido le leggi razziali che sono folli, la dichiarazione di guerra è stata un suicidio.”

” (…)
certamente non era un campione della democrazia. Alcune cose sono state fatte, bisogna sempre dire la verità. Non bisogna essere faziosi nel giudizio. Complessivamente non giudico positiva la sua azione di governo, però alcune cose sono state fatte. Le cose sbagliate sono gravissime, Matteotti, leggi razziali, guerra. Sono tutte cose inaccettabili”

Antonio Tajani su Twitter:

“Si vergogni chi strumentalizza le mie parole sul fascismo! Sono da sempre un antifascista convinto. Non permetto a nessuno di insinuare il contrario. La dittatura fascista, le sue leggi razziali, i morti che ha causato sono la pagina più buia della storia italiana ed europea.”

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Alessandra Mussolini denuncerà chi offende la memoria di suo nonno (con risp. parl.)

Cattura

«Avviso ai naviganti  legali a lavoro per verificare il politically correct” di Facebook e di altri social nei confronti di immagini e/o frasi offensive nei confronti di Benito Mussolini: monitoraggio e denuncia alla Polizia Postale»

Alessandra Mussolini pare proprio fare sul serio. Ha messo “a lavoro” (sic!) i suoi legali e adesso chi offenderà la memoria del Duce sui social network se la vedrà con loro.

Mi chiedo se sia offensivo per la memoria della Buonanima sottolineare che Mussolini è stato il firmatario delle leggi sulla razza. O, anche, quello che ha condotto l’Italia in guerra in alleanza con quel brav’uomo di Adolf Hitler.

Non si sa, in breve, quale confine non oltrepassare.

E, comunque, il reato resta l’apologia di fascismo, non l’esprimere opinioni sull’operato e sulla figura di Mussolini, ci mancherebbe anche altro! Alessandra Mussolini denunci pure chi vuole ma non capovolga il senso della storia, perché a scuola quel ventennio buio e repressivo lo abbiamo studiato tutti, ed è grazie a valori come la resistenza e a una costituzione squisitamente democratica e impeccabilmente aperta alla libertà di espressione che la nipote di Mussolini può scrivere queste cose su Twitter.

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Il Re Sciaboletta l’è turnà’ a cà’

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E così son tornati a riposare insieme, dopo che lui era sepolto da 70 anni ad Alessandria d’Egitto. E’ stato tutto un trabagài, un rimestume, un anda e rianda di notizie date col contagocce, per cui prima è arrivata in gran segreto la salma di lei che è stata portata a Vicoforte, poi, preannunciata, quella di lui, che ora le è accanto, per l’ultimo abbraccio della morte e il sempiterno assalto dei curiosi e dei nostalgici. Ma tranquilli, nulla è stato fatto segretamente, è stata una questione di rispetto della “riservatezza”, hanno detto. Quindi non l’hanno fatto sapere se non a cose quasi fatte. E, soprattutto, non l’hanno fatto sapere all’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia che ancora avrebbero da dire per quella firmetta di Sua Maestà in calce al testo delle leggi razziali del 38. E a quegli italiani che ancora non si dimenticano la vergognosa fuga da Ortona del Sovrano e delle sua famiglia, lasciando il Paese nel più totale abbandono e nel disastro sanguinario della guerra civile, perché la memoria è soprattutto storia e certe onte sono e rimangono incancellabili. Ci vorrebbe un po’ più di coraggio nel fare certe cose, quello di presentarsi agli italiani e dire che sì, si vuole un volo di Stato per trasportare un feretro dall’Egitto, quello del re che li ha traditi, così gli italiani metteranno mano alle tasche oltre che sentirsi defraudati del loro stesso vissuto. Che è la storia dei padri di ciascuno di noi. Perché io me lo ricordo ancora il mi’ nonno Armando che mi raccontava delle dimisssioni di Mussolini e di quando andò al governo Badoglio, gli andavano giù le lacrime dai bordi degli occhi, gli andavano. Tra i commenti più imbarazzanti, a parte quello di Vittorio Emanuele di Savoia che voleva che il suo avo venisse sepolto al Pantheon pur non avendo i meriti del suo predecessore più illustre, Vittorio Emanuele II, figura quello di Pietro Grasso, ancora (ma per pochi giorni) Presidente del Senato:

“Il rientro della sua salma in italia, essendo stata esclusa categoricamente la possibilità della tumulazione al Pantheon è un mero atto di umana compassione senza alcun onore pubblico, gestito con prudenza e sobrietà.”

Ed è lì che mi cascò il ciuco. L'”umana compassione” presuppone l’oblio per chi non crede, e il perdono per chi, bontà sua, è credente. Per poter compiere un’opera di misericordia, il dolore del torto subito da quest’uomo dovrebbe essere dimenticato, posto in un angolo della memoria. E invece è ancora vivo. Non ci siamo dimenticati di niente. L’incarico di formare il governo a Mussolini lo diede lui, e chi è sopravvissuto se lo è portato dietro tutta la vita.

Riposi sì. Ma non riposi il diritto alla memoria.

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La messa per lo zio Benito

ben

E siamo sempre lì a ravanare nel torbido, come se veramente non esistesse alcuna differenza tra morti e morti. Come se i trecentomila della Repubblica Sociale Italiana siano davvero “caduti” e non fossero, più semplicemente e dozzinalmente, “morti” perché i “caduti” son quelli della parte partigiana e non confondiamo le carte in tavola, per piacere, giacché la liberazione è stata un simbolo di speranza, il fascismo è stato un movimento criminale che quelle libertà voleva limitare quando non abolire. Ne abbiamo le palle piene di gente che ci viene a dire che “anche loro credevano in qualcosa”, cazzo, anche il Ku Klux Klan crede in qualcosa, e probabilmente c’è gente che vi appartiene e che la domenica va alla funzione religiosa e si crede anche ganzina e pienamente in sintonia con la spiritualità di tutti, allo stesso modo in cui gli “italiani di Alessandria” ricordano addirittura il “sacrificio” di Benito Mussolini (perché si è sacrificato, lui, e gli altri invece no, vero?) e gli dedicano una messa che, come se non bastasse, qualcuno poi officerà, magari senza neanche provare disgusto. Anzi, cercando vieppiù di minimizzare, di dire che tanto le anime son tutte uguali, che anche lui è un morto come tanti. Mi ricordo una lunga sequela di improperi contro i fascisti in forma di poesia che il Benigni, quando faceva veramente della comicità -mica ora!-, recitava nei suoi spettacoli: “l’òmini son tutti uguali/ma te tu sei differente” ed è vero: non si può ricondurre Mussolini a un “tutti” generico e fargli un manifesto funebre come se fosse il vecchietto della porta accanto morto il giorno prima, anche perché il vecchietto della porta accanto non ha mai emanato e fatto rigidamente osservare le leggi razziali, Mussolini sì. E abbiamo perso il senso non dico della vergogna quanto del pudore. Quel pudore liberatorio che ci fa dire con lo stesso Benigni d’antan: “ti chiavassero la moglie tutti i morti delle guerre/e ti nascesse un figlio che assomiglia a Berlinguerre!

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Vincere!

La parola d’ordine è una e una sola: “Vincere!” E vinceremo. Forse.

Perché se non battiamo gli “uruguagi” (come si dice alla radio con invalso orrendo latino-americanismo -dire “uruguayano”, come faceva correttamente Paolo Conte, non si usa più-) sono cazzi acidi. Anzi, se perdiamo ce ne torniamo a casa e poi non c’è più nulla di cui parlare. Nulla che abbia un senso, nulla con cui riempire il vuoto comunicativo che ci attanaglia e che la Nazionale sostituisce così bene, fra moduli di gioco, scelte tattiche, quattro-quattro-due, verticalizzazioni, caviglie di Buffon, pontificazioni di Pirlo.

Dobbiamo vincere a tutti i costi, ne va della salute mentale di una nazione intera. Ne va della conservazione della sua ottusa arroganza, quella per cui avremo anche perso contro la nazione più felice del mondo, ma noi siamo i più prepotenti, che ci combina prendere anche solo vagamente in considerazione l’ipotesi di poter tornare a casa? Noi?? Noi che quatti quatti facciamo ricomparire in Senato una norma per l’immunità siamo la quintessenza dell’astuzia, dell’intelligenza, del gattopardismo.

Vinceremo! O più probabilmente no, ci accontenteremo di un pareggio, giusto per passare il turno, ignobile patteggiamento cerchiobottista che compie l’imperativo categorico della sopravvivenza senza sporcare troppo.

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Quel “fascistello” che non è in ognuno di noi

Lucia Annunziata ha pubblicato sull’Huffington Post (realtà editoriale la cui essenza mi è sempre sfuggita, chiedo scusa, sto invecchiando e a certe cose non ci arrivo più) un articoletto (nel senso di “articolo breve e di piccole dimensioni”) intitolato “Non infierirò su Silvio Berlusconi. Perché non sono una fascista”.

Le prime righe recitano:

“So che molti di voi, forse la maggior parte, non sarà d’accordo con quello che sto per scrivere, ma tant’è .

In ognuno di noi esiste un fascistello. È quello che ci fa godere se siamo più belli e più forti di chi ci sta davanti. È sempre lui quello che ci induce a sfoggiare i muscoli, a esercitarci contro quelli più deboli di noi – i vecchi, gli stupidi, i brutti, i poveri, i neri, le donne, i gay… la lista è infinita.

Ma il fascista più fascista di tutti è a mio parere quella pulsione interiore che ci fa infierire sui nemici vinti.”

La consapevolezza di non essere condivisa fa onore alla Annunziata, ma l’onore finisce qui. E da qui in poi comincia l’onere di avere scritto.
All’affermazione secondo cui “in ognuno di noi esiste un fascistello (la retorica ricorda il “Fanciullino” pascoliano, per cui “È dentro noi un fanciullino”) verrebbe da risponderle che non può dare definizioni generiche. L’idea di un fascismo ingenerato nell’uomo, quasi fosse una sorta di innesto posto in essere da una ingegneria genetico-ideologica non può essere sostenuta. Per nessuno.

Così come non può essere sostenuto come un “infierire sui nemici vinti” l’inopportuno messaggio su Facebook pubblicato ieri da Vito Crimi. Io stesso l’ho stigmatizzato. E’ inopportuno, appunto, fuori luogo, e perfino inutile parlare delle condizioni di salute, vere o supposte, di Berlusconi (questo è l’argomento di cui si parla nell’articolo).
Ma è inopportuno perché non c’entra niente con quello che avrebbe dovuto essere discusso in Giunta, ovvero la decadenza o meno del Berlusconi.
Si trattava di vedere, in altre parole, se Berlusconi dovesse perdere la sua carica di senatore per la condanna subita o no. Punto.
Ma lo scrivere (o riportare) quei contenuto non sono un atto fascista. Sono, tutt’al più un atto di imbarazzante e certamente non giustificabile ingenuità. L’irresistibile tentazione si prendere un telefonito, sditeggiare, oppure forwardare e mettere tutto quanto a disposizione della gente che magari poi ti dice anche “Bravo!”, l’idea che in rete si possa fare di tutto, la convinzione che è possibile dire qualcosa e farla franca, con conseguente linguaggia al compagno di giochi. Ma che sia fascista/fascistello proprio no.

Conclude la Annunziata:

“Ma soprattutto non infierirò su Silvio Berlusconi, perché non sono un maramaldo, non amo i bulli, non mi piacciono le feste sul corpo degli altri. Non sono una fascista, insomma.”

C’è solo da ricordare a Lucia Annunziata che i calci ai cadaveri di Mussolini, della Petacci e degli altri gerarchi appesi per i piedi a Piazzale Loreto non li hanno certo dati i fascisti.

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Il “pregiudizio positivo” e altri incidenti di Jovanotti

Jovanotti nel 2008 (da www.wikipedia.org)

Io il mare dentro una conchiglia non l’ho mai sentito.
Quand’ero piccino il mi’ zio Piero e la mi’ zia Iolanda mi portavano al mare, pigliavano le conchiglie a riva e mi dicevano di metterle all’orecchio, ché “si sente il mare”. Io lo facevo, ma non sentivo niente. Ci guardavo dentro per vedere se ci fosse qualche onda che faceva ciaff ciaff. Macché! Poi mi sono reso conto che il rumore che si sente è l’effetto fisico delle conchiglie che si chiudono all’orecchio. Nulla di prodigioso.

Da quando faccio fisioterapia per curare i miei gravi acciacchi ho capito che la frase per cui “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare” non è vera. Se hai problemi di deambulazione la paura di cadere ti viene e come! Con o senza stampelle.

Per questo non mi piace Jovanotti. Ed è per questo che mi preoccupa la gente che lo va a sentire e che considera il suo verbo come oro colato.

Jovanotti ha rilasciato delle dichiarazioni a dir poco criticabili a Massimo Gramellini de “La Stampa” in una fortunata intervista pubblicata ieri.

“A me piacciono cose che non stanno insieme nella stessa compilation, Elton John e De André, il pop e Miles Davis. Ricordi quel film dove Nanni Moretti diceva ironicamente: “Ve lo meritate Alberto Sordi”? Il guaio è che a me piacciono sia Moretti sia Sordi.”

Il film di Moretti in cui è contenuta quella frase storica è “Ecce Bombo”, per la cronaca.
E il guaio non è che a Cherubini piacciano sia Sordi che Moretti, sia De André che Elton John, sia Miles Davis che il pop, ma che non dica che Miles Davis NON è Elton John, e che Alberto Sordi NON è Nanni Moretti.
Poi possono piacere tutti.
Il mondo non è una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, non sono tutti buoni allo stesso modo.
La gente è diversa. E così i prodotti cinematografici o musicali.
Bombolo e Thomas Millian possono far ridere. Ma non sono “La Famiglia” di Scola. E nemmeno Buster Keaton o Stan Laurel e Oliver Hardy. La differenza non la fa la compilation, ma l’approccio con cui si guarda l’opera.

“Non ho sovrastrutture ideologiche. Avevo un babbo anticomunista e una zia del Pci. Sotto casa c’erano un ritrovo di fasci e uno di comunisti. A me piacevano le moto dei comunisti e le scarpe dei fascisti. Nella mia testa di bambino non esistevano pregiudizi.”

La prima sovrastruttura ideologica è il non tener conto che essere del PCI era l’espressione di un convincimento personale. E che il fascismo non ha nulla a che vedere con l’ideologia, il fascismo è un crimine.
Dice che nella sua testa di bambino non esistevano pregiudizi. Male assai, perché a me è sempre stato insegnato, fin da bambino, che il fascismo è male. Avevo dei pregiudizi, sì. Anzi, no. Perché aborrire il fascismo non è un pregiudizio. Grazie a un bisnonno socialista, un nonno (suo genero) democristiano, uno zio velatamente comunista e suo fratello che era repubblicano.
Poi, magari, anche sotto il fascismo saranno state fatte delle cose utili. Che so, Mussolini avrà fatto costruire dei ponti, delle strade, delle scuole. Ma smettiamola con la retorica del gucciniano “anche chi è di destra ha i suoi pregi ed è simpatico”, perché non fa ridere nessuno.

“Ah, se riuscissimo a cambiare le persone nei centri di potere! Il segnale sarebbe talmente forte… Gente nuova nella cultura, nella scuola, nella tv, nell’economia. Pensa: (…), un Baricco alla Cultura, solo per parlare dei settori che conosco.”

E qui si resta veramente senza parole.

(Sul Governo) “non credo che riuscirà a fare grandi cose. Anche se Letta è il primo presidente del consiglio che ha due mesi meno di me…”

E allora? L’autorevolezza si misura forse per imperativo anagrafico? Qual è il valore aggiunto che dà una informazione di questo genere? Si può essere più giovani di Jovanotti ed essere vecchi, come si può essere più vecchi ed essere più giovani. Non è un gioco di parole. Letta non riuscirà a fare grandi cose non già perché sia, come è, più vecchio di un cantante, ma perché ilgoverno di larghe intese non ha nessuna ragion d’essere, perché è esponente di un partito che si sta dando la zappa sui piedi da solo e perché ha come principale alleato un condannato in via definitiva per gravi reati di tipo fiscale.
Quanto al resto, appunto, non è questione di anagrafe. Sono convintissimo che esistano persone molto più giovani di Jovanotti, Nelson Mandela, per esempio.

Berlusconi ha confermato il pregiudizio positivo: lo guardano come una cosa impensabile, inspiegabile, come il festival di Sanremo o la commedia all’italiana.”

Jovanotti parla per ossimori. Il “pregiudizio positivo” non ha alcuna ragion d’essere, essendo connaturata nel termine “pregiudizio” un’accezione negativa. Che Berlusconi venga visto, all’estero, come una cosa impensabile non dovrebbe destare meraviglia. Un uomo che ha avuto il potere esecutivo per quasi 20 anni, che ha manipolato la RAI a suo piacimento, si è fatto costruire leggi secondo il suo personale uso e consumo, che ha monopolizzato l’informazione e continua a monopolizzarla certo che può essere guardato con pregiudizio. Il pregiudizio del “com’è stato possibile che gli italiani abbiano potuto eleggerlo?”. Questo sì che è un pregiudizio positivo. Invece, secondo Jovanotti, la positività del pregiudizio starebbe addirittura nel fatto che il fenomeno Berlusconi verrebbe visto come qualcosa di piacevolmente anomalo, come Elio e le Storie Tese che partecipano a Sanremo con la canzone mononota o Gigliola Cinquetti che non ha l’età. O Alberto Sordi che si è reinventato gli italiani come una macchietta. Non è una macchietta, Berlusconi non ha niente di positivo.

(Berlusconi ti è simpatico?) “Umanamente sì. Ma lo combatto perché in tutti questi anni non ha fatto nulla per l’Italia. In lui vedo il prodotto di un Paese di individui e non di cittadini.”

Un altro scivolone jovanottiano di grossa portata è proprio quello di voler separare l’aspetto umano di Berlusoni (quello simpatico) da quello politico (da combattere). E il punto che non va è proprio quello che l’aspetto personale e umano di Berlusconi si è mescolato a quello pubblico fino a contaminarlo con gli esiti che abbiamo visto. Toh, uno dice, “Sì, il caso Ruby, ti hanno condannato a quattro anni, la decadenza dalla carica di senatore, hai altri processi in corso, hai rimbambito gli italiani a suon di tette e culi alla TV, però sai, umanamente mi stai simpatico!” All’anima…

(La grazia a Berlusconi) “Se la chiedesse e gliela concedessero, non mi scandalizzerei. Perché per me è un avversario politico, non antropologico. Ma adesso ci serve Renzi. Serve cambiare il simbolo. Il racconto del nostro Paese langue. Bisogna inserire personaggi nuovi per renderlo affascinante. Dopo Berlusconi e Grillo c’è bisogno di energia nuova!”

Quindi, la grazia a Berlusconi, se non è auspicabile, quanto meno non sarebbe tale e grave da poter destare scandalo.
Indubbiamente, si tratta di un provvedimento del Presidente della Repubblica, che lo concede se e quando ricorrono determinate condizioni. Da questo punto di vista no, non c’è da scandalizzarsi. Magari noi italiani siamo più abituati a scandalizzarci se una persona che ha scontato per intero la sua pena torna (come è prevedibile) in libertà.
Ma c’è da scandalizzarsi se questa grazia dovesse rappresentare l’ennesimo salvacondotto, dopo le amnistie e le prescrizioni. Lì non ci sarebbe più nulla di antropologico da salvare.
Quanto a Renzi, Jovanotti usa due volte l’aggettivo “nuovo”. Ora, ci dovrebbe dimostrare che uno che ha cominciato nel 1999 come segretario provinciale del Partito Popolare Italiano, coordinatore e segretario provinciale de La Margherita, Presidente della Provincia di Firenze (2004-2009), poi sindaco di Firenze, uno sulla cui reggenza alla provincia la Corte dei Conti ha aperto un’indagine per le spese di rappresentanza, uno che va ad Arcore nella Villa privata di Berlusconi, tutto questo sia il nuovo che avanza.

(Grillo) “Sono un fan dell’uomo di spettacolo. Mi conferma nella mia rabbia, ma questa rabbia non si trasforma in entusiasmo. Non voglio offendere chi l’ha votato, sono sicuro che l’ha fatto in buona fede, ma quando ascolti un comizio di Grillo non ti viene mai voglia di rimetterti in gioco, di cambiare la tua vita.”

Eh sì, aspetteremo un concerto di Jovanotti per avere tutta l’energia di votare Renzi! Se poi vuole anche darci una cassa di Maalox contro il mal di stomaco gliene saremmo grati.

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70 anni dalla caduta di Mussolini

70 anni fa, in questa stessa data, l’ordine del giorno Grandi poneva fine al ventennio del regime presieduto da questo baldo giovine.

L’Italia cadde in una orrenda guerra civile, grazie anche alle Repubblichine fondate da Costui, ridicole roccaforti di un potere messo in discussione dai suoi stessi sodali.

Naturalmente oggi questo anniversario non lo ricorda nessuno. Ma voi non dimenticatevene.

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29 luglio: Wikipedia segnala l’anniversario della nascita di Benito Mussolini

La segnalazione dei nati e dei morti il 29 luglio da it.wikipedia.org

Oggi sarebbe anche l’anniversario della nascita di, che so, Mikis Theodorakis, ma Wikipedia ci tiene tanto a ricordarci che si tratta anche del compleanno dell’evidentemente enciclopedico e per nulla dimenticato Benito Mussolini.

Ancora una volta dobbiamo gratitudine all’enciclopedia ollàin onnicomprensiva, se no veramente non avremmo saputo come fare, ma, soprattutto, non ci saremmo mai perdonati cotanta dimenticanza.

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Benito Mussolini – Mutevolissimo e’ lo spirito degli italiani

Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent’anni un popolo come l’italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell’oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 luglio al confino non c’erano più di trenta persone. […] Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. […] Tra le cause principali del tracollo del fascismo io pongo la lotta sorda e implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. […] Devo dire per ragioni di giustizia che il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro. L’umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora.

(da Opera omnia, vol. 32, pp. 170-171)

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Per Wikisource Mussolini era un politico e un giornalista, non un dittatore (non si dice…)

Wikisource, parliamone ancora.

In un post di un po’ di tempo fa, feci presente che all’indirizzo web:

http://it.wikisource.org/wiki/Contro_la_guerra

è pubblicato uno scritto di Benito Mussolini, del 1912, intitolato “Contro la guerra” che, voglio dire, ha già un titolo che è tutto un programma (Mussolini contro la guerra? Ma quando mai? Probabilmente da ubriaco…).

Qualcuno potrebbe muovere a Wikisource l’obiezione sull’etica (o, meglio, sull’eticità) di pubblicare un siffatto scritto mussoliniano.

Ma, si sa, quelle che credono di essere delle biblioteche on line (quando sono semplicemente degli “editori”), a sentir parlar d’etica s’indignano assai.

La risposta è quella solita, trita e ritrita: una biblioteca non deve guardare all’autore o all’editore ma a mettere a disposizione l’opera per quella che è, senza farsi scrupoli, perché il sapere è universale e deve essere alla portata di tutti, e che cazzo!

E infatti, Wikisource, che è parente per linea retta di Wikipedia, considera Benito Mussolini un “politico e giornalista italiano”.

Ecco cos’era la buonanima!

Invece, la nonna di Wikisource, la stessa Wikipedia, alla voce italiana “Benito Mussolini” (di cui potete scaricare la versione nel purtuttavia inutile formato PDF da qui) precisa che Mussolini era dittatore e come!

Ah, nipoti sciagurati!!

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Stefania Craxi condanna il vilipendio sul cadavere di Benito Mussolini Buonanima

Stefania Craxi è, notoriamente, persona equilibrata, coerente, poco incline alla polemica, per nulla arrabbiata con il prossimo, tanto che se le si ricorda che il padre, Bettino Craxi, è stato condannato a:    * 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai il 12 novembre 1996;
* 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese il 20 aprile 1999

e che non ha mai scontato queste condanne, preferndo autoesiliarsi ad Hammamet, fa spallucce e lascia che il dibattito prosegua, senza intervenire minimamente e senza mostrare sbalzi di umore, preferendo ritenere, come è giusto ritenere, che esiste la possibilità per tutti di non condividere determinate posizioni e, dunque, manifestare dissenso (si può dire “dissenso”?)

Quando non è occupata ad ascoltare rispettosamente anche le opinioni a lei avverse, in occasione dell’anniversario della sua morte (28 aprile 1945), verga queste frasi in memoria del caro zio Benito, ricordando che la Cara Salma è stata sputazzata, vituperata, presa a calci, vilipesa e persino appesa per i piedi a Piazzale Loreto cosa che proprio non si fa, eh, no, non sta bene, se si pensa che dittatori ben più sanguinari come Sua Eminenza il Cardinal Francisco Franco o Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Augusto Pinochet sono stati sepolti con la benedizione della Chiesa Cattolica.

Ascoltiamo, dunque, con lo stesso democratico afflato, il contributo di Stefania Craxi alla pacificazione del Paese:

“Trascorso il 65esimo anniversario della Liberazione, non vi è stato nessuno, nel panorama politico e istituzionale della nazione, ad aver avuto il coraggio politico e l’onestà intellettuale di compiere un gesto simbolico e importante volto a restituire agli italiani la verità della loro storia: recarsi a piazzale Loreto per un atto di cancellazione dell’atroce oltraggio inflitto al cadavere di Benito Mussolini

“Potrebbe apparire una provocazione eppure piazzale Loreto era e resta, con tutti i suoi significati, il simbolo incancellabile di un’epoca e del suo sanguinoso epilogo, teatro non di una, ma di due tragedie dolorose e terribili. L’eccidio di quindici martiri antifascisti, fucilati contro una staccionata di legno, una mattina d’agosto del 1944 da militi della repubblica sociale; le barbarie inflitte dalla folla nell’aprile del 1945 ai cadaveri di Benito Mussolini e Claretta Petacci, dei fucilati di Dongo e l’esecuzione infine di Achille Starace, ex segretario del Pnf, fucilato sul posto, dopo un processo sommario, dai partigiani antifascisti, sotto il macabro scenario dei cadaveri appesi per i piedi alla tettoia di un distributore di benzina”.

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A Locorotondo un manifesto per ricordare la morte del Reverendo Benito Mussolini

A Locorotondo un gruppo di cittadini ha pensato bene di ricordare la portata storica e la valenza di una figura come quella dello Zio Benito, affiggendo un manifesto funebre in cui si ricorda il sessantacinquesimo anniversario della prematura e illogica scomparsa del Caro Estinto.

O lo vedi se aveva ragione Fini a dire che il dissenso è ancora possibile in Italia? O prova a dargli torto…
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Wikisource mette in linea opere di Mussolini (ma le va di schifo perche’ sono ancora sotto Copyright!)

Di quei buontemponi di Wikisource, una delle sorelle minori di Wikipedia, non ho parlato più da tempo, perché ho preferito lasciare bollire questa ennesima biblioteca organizzata, supervisionata e diretta con una politica ben precisa, nel brodo primordiale del suo sonnecchiare.

Come sempre, buoni propositi dichiarati in prima pagina:

"Stiamo creando una biblioteca libera e gratuita a cui tutti possono collaborare, che raccoglie opere e documenti di dominio pubblico o rilasciati nei termini della licenza GNU Free Documentation License. Questo sito, insieme a Wikipedia ed altri progetti, è gestito dalla Wikimedia Foundation."

e come sempre un’iniziativa assai discutibile e arenata, considerato che dei testi più interessanti (ad esempio una versione della Bibbia nella storica traduzione protestante di Giovanni Diodati) si vede ben poco. La spiegazione è logica e non ha bisogno di ulteriori approfondimenti: molto entusiasmo iniziale, ma quando i testi cominciano ad essere lunghi, la gente si stufa di curarli, loro vivono del contributo volontario delle persone e quindi, se vuoi l’incedere ampolloso dell’italiano del Diodati, o ti tieni solo la Genesi o ti attacchi al tràmme.

Giusto ieri, però, mi sono accorto che la sezione dedicata nientemeno che a Benito Mussolini (voglio dire, mica Dante Alighieri, no, dico, Benito Mussolini, come faremmo a stare senza??) è stata arricchita da un breve (per forza, se no, come dicevo, non riescono a stargli dietro) da uno scritto del 1919 intitolato "Contro la guerra".

Che voglio dire, è anche un bell’ossimoro, se proprio vogliamo vederla tutta fino in fondo.

Il punto è che, tra l’altro, è anche fuori copyright. Potrebbe sembrare impossibile, ma le leggi sul diritto d’autore, peraltro approvate nel nostro paese durante il pieno svolgimento della seconda guerra mondiale, valgono anche per gli scritti di Mussolini, che è morto, come tutti sanno o dovrebbero sapere, il 28 agosto 1945. Quindi cadrà in pubblico dominio a partire dal 1 gennaio 2016.

Ma cosa non si farebbe per la cultura e per diffondere gli scritti di un Autore di siffatto interesse?

C’è anche Berlusconi a far bella mostra di sé su Wikisource (jma per "par condicio" c’è anche Prodi). Però sui discorsi ufficiali dei politici o sugli atti parlamentari il copyright non c’è. E bisognerebbe che si rendessero conto che quelli di Mussolini non sono atti ufficiali ma scritti privati  e personali, vergati e datati anche prima che il Nostro iniziasse la sua fulgida carriera di Presidente del Consiglio.

La licenza sui testi è una Creative Commons. Cioè, Wikisource concede agli altri di condividere un contenuto che non è nemmeno suo.

Come minimo tra qualche ora qualcuno scriverà (è già successo!) per dire che si può collaborare in modo positivo e propositivo, non facendo una critica sterile (sterile?) dall’esterno.

Vi ragguaglierò quando sarò riuscito a far togliere dalla disponibilità le opere di Mussolini.
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