L’omeopatia e le discussioni sul suo contributo al Sistema Sanitario Nazionale

Medici di chiarissima fama ed autorevolezza dichiarano che l’omeopatia non funziona. Siti web molto più autorevoli di questo scrivono chiaramente che nei preparati (chiamiamoli con il loro nome, “preparati” e non “farmaci”) omeopatici ci sono solo acqua e zucchero. La chimica ha dimostrato che la teoria su cui si basavano le concezioni hahnemanniane sul funzionamento dell’omeopatia erano completamente errate, che il simile non cura il simile, che non esiste alcun flusso vitale, che le sostanze non si potenziano nella diluzione e nella succussione, che le malattie non si curano somministrando qualcosa che produca gli stessi effetti sintomatologici, anzi, che quei sintomi vanno studiati per conoscerne la causa e, quindi, trovare il giusto rimedio. Nei preparati omeopatici non c’è assolutamente nulla. Quindi, se siamo di fronte ad un approccio medico completamente sbagliato, il meglio che ci potrà accadere è che non succeda assolutamente nulla, mentre, chiaramente, la nostra patologia potrà sempre peggiorare. Ma chi si cura con l’omeopatia non fa del male a nessuno, tutt’al più fa danno a se stesso e al suo portafoglio, visto il costo estremamente elevato dei globuli intrisi di soluzioni in cui sono disciolti principi attivi in quantitativi acquosi di proporzioni oceaniche.
Però intanto in provincia di Pesaro è morto un bambino di sette anni per un’otite curata con il solo uso dell’omeopatia (i genitori sono stati condannati a tre mesi di reclusione ciascuno, il giudizio per il medico è iniziato a settembre). A Bari è morto un altro bambino, stavolta di polmonite, sempre “curato” da un omeopata irresponsabile.

Davati a tutti questi fatti, che non sono minimamente in discussione, la senatrice Virginia La Mura del Movimento 5 Stelle ha promosso un incontro al Senato della Repubblica sul tema “L’omeopatia quale opportunità di crescita per il SSN. Il punto di vista medico e politico.” I relatori? La presidente dell’A.P.O. (Associazione Pazienti Omeopatici) Italia, un medico omeopata presidente della fondazione Negro, il Presidente di Omeoimprese, un omeopata pediatra, vicepresidente della SIOMI, un omeopata endocrinologo, un ematologo omeopata, vicepresidente FIAMO. Non c’è neanche un medico tradizionale, un chimico, qualcuno che possa portare una voce dissenziente e spiegare le cose per come stanno. Il tutto verrà chiuso dal senatore Sileri, sempre del gruppo Movimento 5 stelle, viceministro della Salute.

Con la benedizione di una delle due forze politiche della maggioranza, dunque, si discuterà sull’opportunità di far entrare l’omeopatia nel Servizio Sanitario Nazionale e di quali vantaggi questo possa comportare. In Francia, per esempio, l’omeopatia sta uscendo dai binari della sanità nazionale, e gli importi rimborsati dal servizio corrispondono al 15% delle cifre sborsate dai cittadini per curarsi con gli zuccherini. In breve, i cugini d’oltralpe se ne stanno liberando. In Italia (dove, come diceva il Beppe Grillo dei tempi migliori, siamo in leggera controtendenza) stiamo discutendo se farla rientrare tra gli approcci medici riconosciuti e, quindi, pagati e rimborsati in tutto o in parte con i soldi dei cittadini. Io non voglio pagare la sanità nazionale perché legittimi l’acqua e zucchero come metodo di cura. Chi vuole curarsi con l’omeopatia, se proprio ci tiene, lo faccia con i propri mezzi, io voglio dare antibiotici gratis a chi ne ha bisogno, farmaci generici gratis a chi non si può permettere quelli di marca (che, tanto, voglio dire, funzionano lo stesso), vaccini gratuiti non solo per i bambini del mio paese, ma anche per quelli dei paesi più sfortunati. Non voglio che i miei soldi vadano ad associazioni e onlus per combattere questa o quella malattia, voglio che vadano allo Stato e che lo Stato si occupi del bene supremo della salute di chi ha bisogno, chiunque egli sia. E vorrei sapere con quali soldi vengono organizzati questi convegni, a cosa servono e quali sono le conclusioni che vengono tirate dai vari interventi. Bisogna stare attenti. Ma molto attenti.

421 Views

Dipende da Rousseau

Domani, dalle 9 alle 18 (tertium non datur) gli iscritti alla piattaforma Rousseau saranno chiamati ad esprimersi sul programma del nuovo esecutivo (e, si badi bene, solo sul programma, non sulla ripartizione delle poltrone o sull’alleanza con l’ex nemico PD). Se vinceranno i no, da quello che ha dichiarato Stefano Patuanelli a Radio Capital, Conte non dovrebbe far altro che prendere atto dell’amara realtà e fare la valigia sciogliendo la riserva in modo negativo. C’è solo di che chiedersi se la vita della politica italiana debba essere per forza condizionata da una piattaforma informatica di proprietà di un privato e da un numero tutto sommato esiguo di sostenitori del Movimento 5 Stelle quali gli iscritti a Rousseau. Un clic sul no, e hai grandissime chances di mandare a puttane una maggioranza parlamentare. Senza che nessuno ti dica quanti utenti unici hanno votato, quali sono le percentuali di differenza tra chi ha votato su Rousseau e chi ha votato alle politiche (e, magari, anche alle Europee, che hanno visto il tracollo del Movimento, e la sconfitta di Di Maio, che ha dovuto -lui sì- poggiare la testa sulla ghigliottina dell’inossidabile Rousseau. Rousseau è il privato che si sostituisce alle istituzioni, non è il controllo via rete del potere, non è Internet che ci dà la conoscenza, non è il mezzo con cui possiamo metterglielo finalmente in quel posto là a tutti come diceva Beppe Grillo fin dai tempi precedenti al Vaffanculo-Day, Rousseau è esso stesso il potere, è un qualcosa di non ben meglio identificato che determina la strada non solo della politica interna al movimento (che, voglio dire, fin lì sarebbero solo affari loro), ma di un intero governo che ha avuto l’occasione di formarsi prima ancora che davanti ai mouse degli iscritti a Rousseau, davanti al Presidente della Repubblica e, suo tramite, davanti a tutti gli italiani. Quattro smanettoni che decidono non possono sostituire il dibattito interno ai partiti, il confronto parlamentare, la responsabilità di garantire al paese un governo di legislatura che lo porti alla scadenza naturale delle elezioni, e che non sia, pertanto, il governicchio che disbrighi controvoglia e sbadigliando i cosiddetti “affari cortrenti” e ci prepari alla tornata elettorale anticipata tanto cara a Salvini, alla Meloni e a Berlusconi che vincerebbero a mani basse e ci condannerebbero a un imprecisato periodo di politica di destra, con la benedizione del Sacro Cuore Immacolato di Maria. Se tutto questo si verificherà lo dovremo al Movimento 5 Stelle, ormai diventato l’ombra (e forse più neanche quella) dell’entusiasmo dei primi tempi in cui riempiva le piazze e in cui Di Maio, probabilmente, faceva ancora il bibitaro sulla spiaggia o allo stadio (adesso non ricordo bene). E’ una vita difficile. Felicità a momenti e futuro incerto.

153 Views

L’anima nobile di Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto, PD, ha fatto un gesto nobile, democratico e pieno di senso della giustizia.

E’ andato a Regina Coeli e, siccome lì è detenuto l’assassino del carabiniere ucciso, già fotografato bendato e con le manette ai polsi e le mani dietro la schiena, ha voluto vedere se le cose in Italia funzionano ancora con la logica segnata dall’insegnamento di Cesare Beccaria oppure no.

Lo può fare. E’ un parlamentare della Repubblica e rientra tra le sue personali prerogative. C’era, all’indomani di questo gesto, come minimo da aspettarsi che la maggioranza di governo, parte avversa al PD, facesse sentire la propria voce in segno di schifo. Che so, un bel Salvini grondante hate speech in prima serata sui TG, lontano da quel cacchio di Twitter, il Movimento 5 Stelle che sveste i suoi supposti panni garantisti e continua a tintinnare le manette ad ogni frusciar di avvisi di garanzia. O certa destra giustizialista e colpevolista a prescindere. Nulla di tutto questo. Le critiche ci sono state, sì, ma sono venute precisamente dallo stesso PD. “Quella di Scalfarotto è una sua iniziativa personale. Rientra nelle sue prerogative di parlamentare. Ma ripeto, è una sua iniziativa non fatta a nome del Pd”. Questo è Nicola Zingaretti. Mentre Emanuele Fiano ribatte che “Ci sono momenti in cui il pensiero di dissociarsi dal comportamento di un amico, un compagno di battaglie sui diritti, e sulla difesa della democrazia nel nostro Paese, può spingere a stare in silenzio”.

Non c’è differenza tra un discorso di destra e un discorso del PD, soprattutto quando si tratta di parlare di stato di diritto e di svolgere un potere/dovere costituzionalmente inteso. E’ sempre il solito grigiore con qualche sfumatura color cenere di una politica trita e ritrita. Nessun esponente del PD ha scritto una cosa del tipo “E bravo Scalfarotto, così, si fa! Ci si addolora e ci si costerna per la morte di un servitore dello stato, ma se quello stato deve essere servito, almeno che sia davvero uno stato di diritto fino in fondo. Sì, hai fatto bene ad andare a controllare come funzionano le cose in una delle carceri italiane più grandi, e se c’è bisogno di una mano mi trovi qui”. Nulla, lo hanno lasciato solo a dire delle cose che dovrebbero essere date per assodate in qualsiasi contesto civile. Tipo “Non è che se lo Stato diventa meno democratico, diventiamo più solidali con le vittime dei reati, se passa questa logica è finita”.

Ma certo, ha ragione da vendere. Solo che il PD è ancora in LEGGERA controtendenza.

73 Views

Il filmino di Giulia Sarti: “Smettete di occuparvi di me perché sono state dette troppe menzogne e cattiverie, e ogni mia parola viene strumentalizzata per far apparire l’opposto della realtà”

Torno ancora brevissimamente sul caso di Giulia Sarti e dei suoi filmini (falsi!) hard pubblicati in rete, delle fotografie intime inviate alle redazioni dei giornali da chi le ha hackerato il cellulare, per sottolineare come, giustamente, la parlamentare non ne possa più e abbia pregato la stampa di non occuparsi più di lei e del caso in questione. Ha ragione da vendere quando reclama che il diritto all’oblio le venga applicato e anche al più presto possibile. Bene anche la proposta di legge contro il revenge porn perché i cittadini debbono essere tutelati nella loro intimità e nel diritto alla privacy quando si tratta di cose che nulla hanno a che vedere con la loro immagine pubblica e la loro maggiore o minore notorietà. Ma attenzione a non fare un errore: cerchiamo che il sipario che necessariamente deve calare sulle vicende private di Giulia Sarti non metta in secondo piano anche quelle pubbliche. La sua denuncia contro l’ex fidanzato, accusato di essersi appropriato di fondi del Movimento 5 Stelle pur sapendo che non era vero resta comunque una delle vicende più torbide che riguardino una nostra parlamentare. E di cui non si è ancora venuti a capo perché la storia dei falsi filmini, delle fotografie, delle immagini, degli scambi via WhatsApp ha superato come notorietà quella precedente, e, si sa, ubi maior minor cessat. In breve, Giulia Sarti ha il sacrosanto diritto a vivere la sua sessualità come meglio crede, a riprendersi e a farsi riprendere come più le piace, se le piace e se lo vuol fare, ma deve delle spiegazioni a tutta l’opinione pubblica italiana sul suo operato non proprio trasparentissimo. E che nessuno se ne dimentichi.

78 Views

I video e le immagini di Giulia Sarti

Bisogna dirlo chiaramente e fuori dai denti: la minaccia di diffondere, trasmettere, o far circolare con qualsiasi mezzo delle foto e dei video intimi dell’onorevole Giulia Sarti è una bastardata unica e una e un atto triviale e tremendo da condannare senza mezzi termini, di qualunque colore politico sia la persona interessata. Un hacker ha già diffuso sui cellulari di politici e giornalisti otto immagini e un video (poi rivelatosi falso) degli incontri privati della parlamentare che si è dimessa “da presidente della commissione Giustizia della Camera perché si è scoperto che aveva denunciato il fidanzato accusandolo falsamente di essersi appropriato dei fondi del Movimento pur sapendo che non era vero.” (Virgolettato dal corriere.it). Ci sarebbero, poi, anche delle registrazioni di incontri con esponenti politici e comunque di spicco del Movimento 5 Stelle. Non si sa che siano incontri “privati” (nel senso lato del termine) o meno. Ma non importa. Non è questo il punto. Il punto è che l’avversario politico lo batti sul piano delle idee e dei comportamenti pubblici, la sua vita sessuale e la sua vita privata sono e restano sacrosanti affari suoi, anche se si tratta di una persona pubblicamente esposta ai mezzi di comunicazione di massa. Le immagini e i video se li fa per conto suo e non sono destinati ad essere diffusi ad altri che lei non voglia, è intervenuto perfino il Garante per la Protezione dei Dati Personali per sottolineare e «richiamare l’attenzione dei mezzi di informazione invitando all’astensione dal diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche, richiedendo invece il pieno rispetto della sua vita privata quando le notizie o i dati non hanno rilievo sul suo ruolo e sulla sua vita pubblica»

Io mi auguro che una protezione di questo genere valga e sia disponibile sempre e per qualsiasi cittadino italiano, anche e soprattutto per quel cittadini che non è parlamentare e, quindi, ha meno possibilità e mezzi per difendersi. C’è gente che per un filmatino hard diffuso sui social network si suicida dalla vergogna, genitori di vittime di cyberbullismo che non escono più di casa, persone che non hanno più una vita privata e psicologi che intascano fior di quattrini per seguire i disagi psichici di chi è caduto nella trappola tesa da altri. Facciamo attenzione, sì?

153 Views

Rousseau: il popolino del Movimento 5 Stelle salva Salvini dal processo

Il Sommo Poeta

Ma poi alla fine cosa è successo mai? E’ successo soltanto che una manica di presuntuosetti ignorantelli alleati con un’altra manica di intolleranti rabbiosetti si è sostituita ai suoi senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere in primis, e alla magistratura in secundis, per sottrarre dal legittimo processo il Ministro dell’Interno (in cui, detto sia tra parentesi ma non troppo, ha diverse possibilità di essere assolto), senza nemmeno conoscere uno straccio di carta processuale, senza aver letto un nonnulla del fascicolo, con accuse banalissime come quella di abuso di potere e di sequestro di persona. E che sarà mai?? Adesso non si può più fare un sondaggino su una piattaforma proprietaria, accessibile ora sì e ora no, con un campione tutt’altro che rappresentativo dell’elettorato (figuriamoci poi dell’opinione pubblica italiana), senza trasparenza e senza possibilità di vedere la provenienza dei voti ricevuti. Il tutto con il solo scopo di salvare culo, camicia, cadrega e fedina penale a un componente del governo. Ma cosa volete che sia? Dovreste essere voi a vergognarvi della vostra puerile e sterile indignazione. Voi che tornate a casa dal lavoro, principio su cui si fondamenta la Repubblica, e vi illudete anche che la giustizia che pagate con le vostre tasse sia davvero uguale per tutti, che chi è accusato di un reato possa e debba essere sottoposto ad un regolare processo in cui difendersi, voi che andate a scuola o all’Università per studiare, per avere un futuro attraverso il sapere e non attraverso l’essere, voi che insegnate a chi vuole studiare, voi che siete impegnati nelle istituzioni pubbliche, nel volontariato, nell’associazionismo, nei partiti, DAVVERO credevate che la pellaccia giudiziaria del Vice Primo Ministro fosse uguale alla vostra? Ma allora per quale motivo esiste la piattaforma Rousseau, per la democrazia? Per dare a tutti la possibilità di esprimere la propria voce? Ma per l’amor del cielo, non diciamolo nemmeno! Si figuri, signora mia, che quei giudici volevano addirittura far politica perseguendo un membro del Governo, e Lei capirà che alla fine non se ne può più, che la misura è colma, che se non interviene il popolo a salvare il Salvinabile qui si rischia il colpo di stato. Ma Le sembra davvero davvero possibile difendersi nei processi come un qualsiasi altro cittadino normale? Allora per che cosa esiste a fare l’immunità? Ma dica Lei, Signora, se dobbiamo assistere allo scempio di un politico giovane, promettente, di belle sembianze e dalle idee fulgide e proiettate nel futuro, che viene messo a tacere da un manipolo di giudici di Catania, che non lo so nemmeno io dove sia Catania, dev’essere dalle parti di giù, ma pensassero (perché noi gente perbene i congiuntivi li conosciamo) alle loro mafie e a mettere in galera i delinquenti quelli veri, i cosi lì, i négher, mi creda Signora, non è proprio successo niente. Anzi, hanno fatto bene: salvarsi le chiappe per salvare il paese. Mi faccia tirare un sospiro di sollievo, per quel povero Salvini, lì, chissà se dorme la notte, pura stèla… andém, nà…

61 Views

Processo Raggi: comunque vada nessuno si dimetterà

da: en.wikipedia.org
da: en.wikipedia.org

Tutti ad aspettare che la Raggi venga assolta o condannata per vedere quale sarà il suo infame o splendido destino di sindachessa della Capitale.

Non illudetevi. Sia che venga assolta o condannata (e ormai mancano poche ore, questo post esaurirà la sua valenza nel momento in cui sarà emessa una sentenza), alla Raggi non accadrà un bel tubo di niente. E’ vero che il regolamento del Movimento 5 Stelle prevede che le persone condannate in primo grado debbano dimettersi, ma è anche vero che dalle ultime dichiarazioni qualcuno ha detto che si valuta “caso per caso”.

Per cui, se uno con un patteggiamento a una pena minima volesse far politica nel Movimento, probabilmente verrebbe escluso dalla scena, mentre se a rischiare dieci mesi di condanna è la Raggi, bisogna valutare “caso per caso”.

E naturalmente non sarà mai il caso di chiederle di fare un passo indietro se il tribunale la riconoscerà colpevole di falso. La Raggi è personcina troppo preziosa per chiederle di lasciare la capitaneria di Roma e andare a nuove elezioni che il Movimento rischierebbe di perdere sonoramente visti i precedenti.

Se verrà assolta aveva ragione Travaglio e finirà tutto a tarallucci e vino.

Ma ormai è questione di ore.

48 Views

Maurizio Santangelo sottosegretario del cambiamento

santangelo

Maurizio Santangelo, senatore del Movimento 5 Stelle, nel dicembre 2015 ebbe a scrivere (e poi a rimuovere) su Twitter, che con “un po” (testuale, senza apostrofo) di impegno in più, l’Etna risolverebbe tanti problemi dell’Italia.

Oggi il senatore Santangelo è stato indicato tra i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio con delega ai rapporti con il Parlamento (alcune fonti su Internet riferiscono che la delega sia all’editoria, io mi baso su quanto dichiarato dall’interessato).

E’ il cambiamento che avanza, bellezze…

71 Views

Roseto degli Abruzzi 2: Quando c’era ancora il Sor Marchese

20180413_123905

A Roseto degli Abruzzi una volta c’era il Sor Marchese. Era un localino carino, in piena nazionale, con qualche tavolinetto fuori, per cui se volevi fare due chiacchiere, beccarti un po’ di smog, mangiare qualcosa a base di carne di scottona, berti una birra artigianale, tirare due bestemmie per le carrozzine e le madri che invadevano il marciapiede, potevi farlo tranquillamente. Ed era un posto piacevole, dedicato al Marchese del Grillo anche nel nome delle vivande che venivano servite, così mangiavi qualcosa e ti ripassavi anche i personaggi del film.

Ecco, adesso il Sor Marchese non c’è più. Al suo posto per qualche tempo, sotto le elezioni, c’è stata una sede del Movimento 5 Stelle. Ora se ne vede ancora il cartello-insegna. Ma a me piaceva la scottona. E anche il Sor Marchese.

160 Views

Così fan tutti

Cosi_fan_tutte_-_first_performance

“La Madia ha copiato, su questo non c’è il minimo dubbio”. Non sono parole mie, è un virgolettato da una dichiarazione di Roberto Perotti, economista della Bocconi.

Quando il Fatto Quotidiano rivelò la coincidenza di larghi passaggi della tesi di dottorato del ministro Madia con studi e pubblicazioni antecedenti, scrissi solo poche righe. C’era un clima irrespirabile. Minacce di querele e azioni legali per ogni dove. Ricordo che ebbi la malsana idea di scrivere alla Madia che dubitavo fortemente che una eventuale azione legale potesse andare a buon fine. Mi venne addosso mezzo PD. E ora Perozzi è giunto alla conclusione che sì, quel materiale è stato copiato. O citato senza le opportune virgolette. E pensare che io volevo solo dire che copiare non è una bella cosa. Ma ci sono di nuovo minacce di azioni legali, questa volta per risarcimento danni e, quindi, cerco di usare le affermazioni altrui per certificare quello che vorrei affermare io. Sì, lo so, sono un vigliacco. Ma io la mia tesi di laurea l’ho scritta tutta di mio pugno. Ed è logico che non diventerò mai ministro della Pubblica Amministrazione. Anche se la perizia succitata è giunta alla stravagante conclusione che sì, ci sono queste coincidenze, ma che il comportamento non è censurabile visto che l’abitudine di copiare è largamente diffusa quando si tratta di materia economica. Gli economisti (quelli veri) si sono incazzati come iene.

Così fan tutti, insomma. E c’è poco da stupirsi se l’attenzione del pubblico durante il Festival di Sanremo che si è appena concluso sia andata al caso di due interpreti, la cui canzonetta sembrava ricalcata pari pari da un brano presentato sempre a Sanremo anni or sono. Li hanno “sospesi” per una sera. Nel frattempo è stato scoperto che non di copiatura o peggio ancora di plagio si è trattato, ma è stato l’autore dei due brani che ha rielaborato il contenuto del primo per comporre il secondo. Siccome nessuno può copiare da se stesso, allora non si tratta di plagio, nossignori, è semplicemente minestra riscaldata (o amore ridonato che dir si voglia) e, dunque, il brano del 2018 ha vinto il Festival sbaragliando tutti gli altri. Applausi.

Copiano anche quelli del Movimento 5 Stelle. Da un articolo pubblicato su “Il Post”, si evince che “Un’analisi del programma elettorale del Movimento 5 Stelle mostra che molte sue parti – in alcuni casi intere pagine – sono state copiate da altri documenti di tutt’altra natura, senza alcuna indicazione della loro provenienza. Tra le fonti ricopiate ci sono studi scientifici, articoli di giornale, pagine di Wikipedia, oltre a numerosi dossier e documenti prodotti dal Parlamento, in alcuni casi scritti da esponenti di partiti avversari del Movimento 5 Stelle (…)”. E qui ti cascano le braccia. Non solo perché tu il Movimento 5 Stelle l’hai votato e il fatto che abbiano copiato da Wikipedia ti fa ancora girare i coglioni, ma perché non ti saresti mai aspettato che delle idee, in cui tu pure in un passato recente hai creduto, potessero essere espresse con il più bieco dei copia-incolla.

Ormai non c’è più nulla di originale e risalire a chi ha avuto la prima idea di quello che si è scritto e copiato è estremamente arduo. Però copiare si vede che conviene, perché come minimo se copi o se raffazzoni qualcosa o diventi Ministro della P.A., o vinci il Festival di Sanremo, o diventi uno dei partiti più votati d’Italia. Copiare conviene perché non devi fare fatica: cosa ti smazzi a fare se c’è qualcuno che l’ha già fatto prima di te?? Perché redigere qualcosa di nuovo quando hai già tutto pronto in rete? E poco importa se Wikipedia è una porcheriola, andrà più che bene per riempire un foglio in bianco con delle considerazioni su cui poi qualcuno, se del caso dirà qualcosa, ma anche se lo dirà tu te ne fregherai, anzi, minaccerai azioni legali.

E il fatto che lo facciano tutti ti farà dormire sonni tranquilli (meglio di un Valium, guarda…).

84 Views

Nuovo codice etico per il M5S: gli indagati potranno candidarsi

Luigi_Di_Maio_portrait

Ci sono vari e svariati motivi per cui non rinnoverò il mio voto al Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni del 4 marzo.

Uno è, ad esempio, la mancata partecipazione in aula alla discussione sullo ius soli. E oggi una delle nuove regole del nuovo (ripetizioni obbligatorie, abbiate pazienza) codice etico: in sostanza gli indagati (non si sa se con giudizio di primo o secondo grado o senza) potranno essere candidati alle prossime elezioni. Non è solo un modo per poter far eleggere Virginia Raggi o Filippo Nogarin, ma anche lo stesso Luigi Di Maio che risulta indagato per diffamazione.

Io so che un parlamento pulito è un’utopia, ma mi ricordo benissimo di quando Beppe Grillo comprò una intera pagina di un autorevole quotidiano straniero (non ho voglia di andare a vedere quale e sinceramente non me lo ricordo, siate buonini, orsù) per pubblicare i nomi dei condannati in via definitiva presenti in parlamento. Fu come scoperchiare una pentola bollente, dati anche i vari rifiuti dei quotidiani italiani a pubblicare quell’inserzione. Dicevo che non voglio un parlamento pulito per forza, ma voglio, questo sì, che (come dicevo nel post precedente) chi mi governa sia molto, ma molto migliore di me. E senza fare il moralista che si indigna ad ogni frusciar di carta da magistrato (perché ce ne sono e sono pericolosissimi), riconoscendo il sacrosanto principio per cui un avviso di garanzia (ma anche un avviso di conclusione delle indagini, una sentenza del GUP, una sentenza di primo grado, una di secondo grado) non è una attestazione di colpevolezza, si può dire che se vuoi andare a rappresentare dei cittadini che ti hanno votato e sei indagato, prima vai a farti assolvere poi magari ti presenti alle elezioni successive.

Si può dire che è il minimo? Sì, è il minimo. E lo esigo. E se non è più una condizione prioritaria non gioco più. Va bene così?

76 Views

Buonanotte Livorno!

Certo che quando mi metto a fare previsioni politiche me le cerco proprio, come nel caso della previsione del candidato del centro-sinistra (“centrosinistra” senza il trattino?) a Livorno. Tra i due era come scommettere tra Juventus e Albinoleffe. Naturalmente ho perso perché ho sottovalutato il fattore istrionico della città. O, meglio, ne ho sottovalutato l’imprevedibilità. Un bel calcio in culo a 68 anni di egemonia “rossa” e via, si cambia pagina. Che imbecille che sono quando mi ci metto! Del resto istituzioni come la Biblioteca dei Portuali, che ho visitato di frequente da studente, simbolo di una cultura “rossa” per eccellenza, non ci sono più, e il biglietto al cinema dei Quattro Mori è caro asserprentato anche quello, dovevo rendermene conto che qualcosa stava cambiando. Avrei dovuto cancellare il mio post dopo pochi secondi dall’inversione di tendenza che seguivo sul sito del Tirreno fin dalla seconda sezione scrutinata. E invece no. Un po’ perché mi si nota di più (cfr. Nanni Moretti) un po’ perché Livorno ha tutto il diritto di svegliarsi sotto un sole nuovo, meno menagramo del mio. Buonanotte Livorno!

160 Views

San Marco se n’è andato e non ritorna più

Per il Partito Democratico, Grillo e il Movimento 5 Stelle sono diventati un’arma di distrazione di massa.

Non sono degli avversari politici o, al limite -ma proprio al limite al limite- una forza politica con cui confrontarsi o scontrarsi, no, macché, sono il perno principale con cui distrarre l’attenzione dei propri iscritti e dell’opinione pubblica.

Così, mentre qualcuno nel Movimento commetteva il sesquipedale reato di attribuzione straniera del grano saraceno, si scoperchiava il pentolone del Mose di Venezia, con l’arresto ai domiciliari del sindaco e con il coinvolgimento del già presidente della Regione Galan.

Però, sia chiaro, l’Unione Regionale del Veneto se n’è uscita con un comunicato stampa “per una corretta informazione a seguito dei recenti fatti accaduti” in cui si dice che Giampietro Marchese non è più iscritto al PD da due anni e che Giorgio Orsoni non è mai stato iscritto né ha rivestito cariche interne.

Oddio, a quel punto, visto che volevano distrarre le masse, facevano prima a inventare anche loro che il grano turco non era di produzione nazionale, così si facevan du’ risate tutti. E invece no, e invece hanno voluto a tutti i costi farci credere che il punto nodale è la non appartenenza, e non la complicità. E’ stato il PD che ha foraggiato la candidatura di Orsoni, cosa ci combina se lui era anche -o no- iscritto?

Son tentativi un po’ maldestrini di rimpiattarsi dietro un dito. Lo stesso dito che sta sparando il colpo mortale alla reputazione di Lorsignori. Una prece.

83 Views

Poi se ne vien dove col capo giace/appoggiato al barile il miser Grillo

Massì, massì, è tutta colpa di Grillo che ha defenestrato i parlamentari del Movimento 5 Stelle, rei di aver opinato che è stato un errore andare a dire “Io non sono democratico con voi” al neo-Presidente del Consiglio consultante perché non gli si doveva dire nemmeno il fatto suo.

Ma certo, ci mancherebbe, la questione è che nemmeno il Movimento 5 Stelle è democratico e chissà cosa vogliono questi qui, a parte rassegnare delle dimissioni che saranno fittiziamente respinte dal Senato, e andare a creare un gruppo autonomo o finire nel gruppo misto (senza più neanche l’obbligo di restituire una parte dello stipendio mensile alle casse dello stato).
La questione non è che la direzione del Partito Democratico ha imposto a un paese intero un cambio di Premier (atto decisamente democratico) senza passare per le urne (a che servono le elezioni, del resto?), non è il PDL che caccia Fini (“Che fai, mi cacci?” Sì!), no il punto è che la gente se ne va perché non è più in sintonia con chi l’ha votata, e allora, basta, se ne vada pure e più non ci percuota lo scroto.

I versi del titolo sono tratti dal XVIII canto dell'”Orlando Furioso”. A volte si dice, eh?

79 Views

Montecitorio: i “profili di rilevanza penale” della Ferranti

La Presidente della II Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti (PD) ha scritto ieri alla Presidente della Camera Boldrini.

Nella lettera comunicava le ragioni del rinvio dei lavori della commissione ed esprimeva il proprio convincimento che certi comportamenti posti in essere dal Movimento 5 Stelle costituiscano illecito penale.

Ora, però, se un deputato ha notizia di un fatto ed è convinto che quel fatto sia penalmente punibile non scrive al Presidente della Camera, va direttamente all’ufficio di polizia di Montecitorio, sottoscrive una formale denuncia e la magistratura se ne occupa.

Poi, certo, comunicherà alla Presidente il perché e il percome la commissione non si è potuta riunire e, se del caso, la Presidente prenderà provvedimenti disciplinari.
Mi risulta infatti che la Boldrini sia laureata in giurisprudenza ma che in questo momento non svolga la funzione di magistrato giudicante.

Quindi non è del Presidente della Camera il compito di perseguire i reati.

La nota della Ferranti, quindi, rappresenta un po’ l’ennesimo tentativo di gridare “al lupo! al lupo!!” senza che si sappia quali di questi comportamenti infrangerebbero, a suo dire, le norme del codice penale (cos’è successo, chi è stato e in quali circostanze).

Che non è esattamente una bella cosa in un momento di una tale fragilità per la democrazia parlamentare.

89 Views