Anche Paolo Virzì è su Twitter!!

Io a vedere l’ultimo film di Virzì ho già deciso che non ci vado. Esce oggi e mi ha già scocciato assai.

Il regista livornese, con cui ho condiviso le lezioni del Bolognesi e del Simi, se l’è presa su Twitter con l’assessore al Turismo e Sport della provincia Monza-Brianza, il leghista Andrea Monti.

Che per un livornese è un po’ come prendersela in chat con un pisano e, appunto, dargli del pisano (cioè quel che è).

E allora quando Monti ha parlato di “buffa retromarcia paracula” da parte di Virzì, questi gli ha risposto “Lei è davvero un assessore? Ma la smetta, abbia rispetto dei cittadini che rappresenta e si tolga quel buffo cappellino” (alludendo al fatto che la foto del profilo Twitter di Monti lo ritrae con un cappello). Il canovaccio di Virzì è facilmente riconoscibile, si tratta della scena del vagone letto in cui Totò dice il classico “Lei? Onorevole?? Ma mi faccia il piacere!” a un attonito onorevole Trombetta.

Ci mancava solo che dicessero: “E io le tolgo il cappello!” “E io me lo rimetto!!”, parafrasando la scena della mano sul fianco e del buco in cui Totò si infila con il dito e il braccio intero. Ma Totò era Totò. Al confronto della sua arte questo scambio di battute non arriva neanche alla dignità di un vaudeville.

E poi ancora Virzì:

“Si dia un contegno, Lei è un uomo delle istituzioni, lasci fare il buffone a noi gente dello spettacolo. Torni a bordo, cazzo!”

Anche qui facilissimo riconoscere i modelli narrativi. Il primo è riconducibile al berlusconiano “Si contenga!” rivolto a Santoro. Dopo i film che gli ha distribuito la Medusa un tributo al Nostro Virzì non è proprio riuscito a non farlo. E poi, quel “Torni a bordo, cazzo!”, che se voleva ritrarre l’interlocutore come uno Schettino, non fa certo di Virzì un De Falco.

E infatti qui Monti ha gioco facile: “Non si dia delle arie, addirittura si crede un buffone? Non esageri cazzo!”

Chiosa lo stesso Virzì: “Personaggi del film più raffinati di voi. Ho sbagliato tutto. Vi meritate le commedie demenziali” e qui la citazione non può che essere che quella di “Ecce Bombo” di Moretti (1978) «Rossi e neri tutti uguali? Te lo meriti, Alberto Sordi!».

Un frullato di Totò, Berlusconi, Schettino, De Falco e Nanni Moretti per rispondere a un leghista. Anche queste devono essere soddisfazioni!

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Generale, queste cinque stelle…

Francesco De Gregori - Modena, 1008 - Festa del PD (da www.wikipedia.org)

E che cosa avrà mai detto di male quel poveretto di Francesco De Gregori?

Ha detto che alle ultime elezioni ha votato Monti (ma non sappiamo se Alice, Hilde, il signor Wood e il Generale abbiano mai fatto altrettanto), e su, via, che vogliamo fare, vogliamo crocefiggerlo solo perché ci ha creduto?

Ha 62 anni e qualche svarione glielo possiamo pur perdonare, no??

Ha detto «Ringrazio Dio che il Pd non governi con Grillo», sarà un peccato mortale? Ha solo sbagliato l’ordine dei fattori, probabilmente dovrebbe ringraziare Grillo di non governare con il PD.

Gli piace Papa Francesco ma gli piaceva anche Ratzinger. Del resto il “maanchismo” a sinistra non è mai mancato. E alla fine ha dichiarato di essere stato berlusconiano solo per trenta secondi nella sua vita.

Io neanche per uno.

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Pausa di riflessione

Una volta le pause di riflessione le prendevano le fidanzate che non volevano avere più lo spasimante di turno tra i piedi.
Le pause di riflessione non servono a niente, dunque, soprattutto quelle legate alla più becera campagna elettorale che si ricordi nella storia repubblicana. Vendola alleato del PD, Monti adorabile gaffeur che non sfonda con la Merkel, Giannino che si inventa i master, Berlusconi che abolisce l’IMU e la gente che ci crede pure. E Bersani che vincerà le elezioni ma farà governare Monti mentre Ingroia rischia seriamente di non essere rappresentato in Parlamento.
Ma la pausa di riflessione ha una sua magia. O, come dicono quelli di sinistra, un suo perché. Siamo tutti qui a “riflettere”. Ma a riflettere su cosa? Sul puro niente. E sulla inevitabile ingovernabilità che uscirà da questa tornata elettorale.
Dàtemi retta.

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Il Governo Monti è appeso a un filo

Il Governo Monti è appeso a un filo.

Ieri Corrado Passera aveva dichiarato ad “Agorà” che «Qualunque segnale che faccia pensare all’estero che l’Italia torni indietro invece che fare passi avanti è controproducente» e che «Non posso entrare nelle dinamiche dei singoli partiti ma come Italia dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti. Tutto ciò che può fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro non è bene per l’Italia».

Un riferimento un po’ velato ma abbastanza chiaro alla (ri)discesa in campo di Berlusconi. Del resto l’intervistatore gli aveva fatto una domanda diretta.

Il PDL ha staccato la spina, passando dalla maggioranza all’astensione (nuova funzione politica di cui non conoscevo l’esistenza, pensavo che l’astensione fosse una possibilità di voto, non di coalizione politica, per quelle bastano la maggioranza e l’opposizione). Per cui, pur non facendo mancare la maggioranza parlamentare, il PDL non vota e il governo perde la maggioranza assoluta. Della serie “Noi ci siamo, ma occhio che se ti votano contro poi sono affari tuoi”.

Ha dell’incredibile il commento dl Presidente dei Senatori PD Angela Finicchiaro: «Se il principale partito della strana maggioranza che sostiene Monti non vota la fiducia, e lo fa in modo irresponsabile, in un momento delicatissimo per il Paese, vuol dire che il governo non ha più la maggioranza. Cosa succede in questi casi? Credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale».

Allora, intanto diciamo che in questa “strana maggioranza” il PD c’è dentro fino al collo (non mi pare che il PD abbia mai costituito una vera e propria opposizione nel Paese) e se il Governo Monti dovesse andare al Quirinale (la Finocchiaro non ci dice a fare che cosa: a rassegnare le dimissioni? A conferire col Capo dello Stato per decidere il da farsi?? A prendere un caffè??? Dio mio come sono complicati i parlamentari quando vogliono dare per scontato quello che scontato non è!!)

E chi è che sta spianando la strada al ritorno di Berlusconi spingendo Monti a recarsi al Quirinale?

Per ora il PD non ce la sta facendo. Il Governo Monti cadrà sull’incandidabilità dei condannati.

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Conti correnti: imposta di 34 euro sull’estratto conto



Ma sì, che bella idea, mettiamo una bella imposta di 34 euro sui conti correnti.

Quelle cose che oggi anche i pensionati che superano di poco i cinquecento euro di fame mensile saranno costretti ad aprire per poter accedere a una carta di credito o a un bancomat per poter pagare gli importi tracciabili.

Mettiamo una imposta di 34 euro sui conti correnti, sì. Su quelle cose che la gente deve aprire se vuole avere condizioni di interesse migliori, e allora aprine uno, aprine due, aprine tre, conto corrente, conto di deposito, ti do il 2,5% di qui, però se me li metti di là ti do il 4,5% a condizione che tu mi apra un nuovo conto e me li tenga vincolati a un anno, un anno e mezzo, e la gente ha un putiferio di bancomat, di carte di credito, sta cominciando l’era degli Stati Uniti, andrà a finire che per pagarsi i debiti delle carte di credito e delle imposte sui conti correnti la gente dovrà avere nuove carte di credito, nuovi bancomat, nuovi conti correnti, finché l’una non divorerà l’altra.

Finché non divoreranno le nostre carni già azzannate e ridotte a brandelli come quelle dei cani randagi.
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Le frasi rivoluzionarie del Professor Monti

Comunque la si pensi sulla sua politica, questo omino qui, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri per le misure economiche cui saremo costretti a sottostare (cioè, noi stiamo con la testa sotto i loro piedi senza nemmeno chiedere loro di stare fermi, possono muoversi!) ha detto una cosa rivoluzionaria, che ha spiazzato la politica e ha fatto sì che la sua esperienza di governo, se possibile, abbia prospettive temporali assai più esigue di quelle già risicate che nell’entusiasmo del momento poteva prospettare.

Ha detto che lui rinuncia allo stipendio di Presidente del Consiglio e a quello di Ministro ad interim dell’Economia.

Eh, no, càspita, non si può mica! E’ perfino troppo imbarazzante. Beatoi lui che fa il professore e se lo può permettere, perché i parlamentari, poveracci, che professori non sono, devono accontentarsi di uno stipendiuccio, di qualche indennità integrativa speciale, di un fondo cassa per i porttaborse, cinema, teatro, trasporti gratuiti, auto blu, sangue blu, cieli blu, amore blu, rock and blues e invece il Presidente del Consiglio rinuncia ad essere pagato.

Uno così, faccia quello che faccia, lo fanno fuori in quattro e quattr’otto.

Perché è proprio vero che dire "io non chiedo una lira" è una frase ad alto potenziale esplosivo e deflagrante.

E trasportare esplosivo e fuoriusciti mica a tutti conviene. O, forse, conviene solo ai politici di professione che mandano avanti i tecnici per poi impallinarli e riprendersi la palla degli interventi e del potere legislativo, tanto per dire che qualcun altro ha sbagliato e che loro avrebbero fatto meglio certamente, già, ma allora perché non l’hanno fatto?

Signori, ancora del tè. Il nostro porto di attracco non dà segno di sé.
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