Tra i preferiti di Paola Turci

Paola Turci - da www.wikipedia.org

Due sere fa sono andato a un concerto di Paola Turci. Grinta da vendere, interpretazioni interessanti (“Dio come ti amo” di Modugno è stata rivalorizzata) bis che mi ha riportato alla nostalgia di quando comprai il suo primo disco.

Mi mancava una canzone, “Saigon” (che era una cover già allora, ma chi se ne frega) di Francesco De Gregori. Non l’ha fatta. Sfiga nera.

Il giorno dopo (o la sera stessa, non rammento) ho segnalato su Twitter questa piccola delusione. Poche ore e chi mi risponde mettendo il mio tweet tra i “preferiti”? Paola Turci.

Cos’avrei visto del mondo senza Internet??

108 Views

Le più belle canzoni della nostra vita – Domenico Modugno – Il maestro di violino

Rieccolo, dunque, Domenico Modugno, un anno dopo le lacrime di “Piange il telefono”, cercare di rastrellare una bella ammucchiata di quattrini con un’altra canzone sentimentalistica e teatrale, sfornata nel 1975.

“Il maestro di violino” è una storia molto più semplice di quella che l’ha degnamente preceduta.

Un insegnante di violino si innamora della sua allieva, di trent’anni più giovane di lui.

La canzone è un continuo arrovellarsi il cervello e l’anima sulla moralità di questo sentimento. Non se ne vede il motivo, visto che non si sa, per tutta la canzone, se il maestro e l’allieva siano liberi o meno.

L’uomo si sente finito, distrutto da un amore che giudica impossibile prima ancora di averci provato, quando, all’improvviso, nella tensione drammatica più elevata del brano, l’apprendista manipolatrice di archetti gli confessa di essere a sua volta innamorata di lui.

Strimpellata di pianoforte finale e accompagnamento di orchestra d’archi. Struggimento garantito.


“Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera.”
(art. 70, comma 1, L. 633/41 e successive modifiche)

Non ricordi questa canzone? Ascoltane un brano dal nostro lettore di MP3!!

224 Views

Le più belle canzoni della nostra vita – Domenico Modugno e Francesca Guadagno – Piange il telefono

Con questo post inizia la rubrica "Le più belle canzoni della nostra vita". Preparatevi al peggio perché ho intenzione di spaccarvi i coglioni con un (bel) po’ di ricordi e controricordi di canzoni cadute ingiustamente nell’oblio.

Sarò monotematico ma chi se ne frega, è il mio blog e ci faccio quello che mi pare. E voi, lettori, zitti a subire, perché, si sa, sono una persona particolarmente mugugnosa e brusca, oltre che odiosa da fare schifo.

Fatta questa premessa, la prima canzone che ho scelto per la rubrica non poteva non essere "Piange il telefono" di Domenico Modugno, incisa nel 1974, con la piccola Francesca Guadagno, adesso doppiatrice.

La storia è quella di un evidente bastardo che, sei anni dopo aver messo incinta una donna, e averla abbandonata, sfuggendo alle sue responsabilità di màsculo, si pente e tempesta di telefonate la figlia (o, quantomeno -mi suggerisce mia moglie- quella che lui crede essere sua figlia, perché nel frattempo lei avrebbe potuto avere un’altra storia con un altro stronzo della sua risma, ma tanto non cambia nulla) anticipando di almeno cinque lustri il reato di stalking.

L’uomo colleziona una serie di stercofigure da fare impallidire Berlusconi. La prima è quella di pensare che la figlia abbia sei anni. La bambina, invece, gli fa notare che ne ha solo cinque perché il padre non ha tenuto presente che ci vogliono almeno nove mesi di gestazione, pirla.

Lui non ha provveduto nemmeno a un minimo di mantenimento, dunque la mamma lavora e la vicina di casa accompagna a scuola la piccola.

Modugno compose questo brano in un momento di evidente calo motivazionale e di ispirazione.

L’autore di "Dio come ti amo", di "Vecchio Frac", di "Nel blu dipinto di blu", quello che aveva una sveglietta cà quando cammina fa ticchettàc, si è ricostruito la carriera e il gruzzoletto con un brano teatral-lacrimevole, che diede vita anche a un film e a un paio di canzoni emulatrici fino ad arrivare alla storia del vecchietto dove lo metto. Nulla a che vedere con "Amara terra mia", ma in compenso la faccia è salva.


"Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera."
(art. 70, comma 1, L. 633/41 e successive modifiche)

Non ricordi questa canzone? Ascoltane un brano dal nostro lettore di MP3!!

142 Views