Il compleanno disertato del bambino autistico

Un bambino autistico di quattro anni di Cavezzo ha compiuto gli anni. Nessuna occasione migliore per festeggiare e invitare gli amichetti assieme alle loro famiglie. Ed è quello che ha fatto la sua mamma, inviando 18 inviti attraverso WhatsApp ad altrettante famiglie di bambini. Bene, su 18 ragazzini invitati, solo uno si è presentato al compleanno del bambino autistico. Appena tre hanno risposto declinando l’invito e sugli altri è calato un tombale silenzio, un imbarazzo assoluto. Silenzio, dicevo. Nulla di nulla. Neanche un semplice “Mi dispiace, ma a quell’ora mio figlio va a buddismo”. Sarebbe stato probabilmente già qualcosa. Lo sfogo della madre su Facebook ha avuto un effetto a dir poco virale e la vicenda è rimbalzata agli onori della cronaca su tutti i giornali.

Ora è chiaro che se ci sono delle responsabilità da trovare, vanno ascritte ai genitori dei bambini invitati. Immagino che siano tutti più o meno coetanei dell’invitato, e cosa volete che sappiano i bambini di confermare o declinare un invito, del fatto che il loro compagno festeggi gli anni, delle aspettative della sua mamma che voleva soltanto fare una festa? Nulla. A quell’età non hanno nemmeno il cellulare (anche se qualcuno in famiglia, glielo comprerebbe più che volentieri). E allora questo svarione, questa scivolata su una cacca di cane depositata sul marciapiede, questa stercofigura è proprio da ascrivere a chi esercita la patria potestà. Che, poi, rappresenta il referente diretto della famiglia con cui hanno a che fare la scuola, la società e le istituzioni.

Famiglie amare.

La Luxuria di vivere adesso questo tempo sbandato

Al Liceo Classico Muratori di Modena è già la terza volta che salta un incontro sui temi della transessualità con Vladimir Luxuria.

Premetto che Vladimir Luxuria non mi è esattamente simpatico. Lo trovo eccessivo in certe sue manifestazioni, ma questo è un mio punto di vista personale. Come è personale la mia decisione di chiamarlo al maschile, perché uomo è e non vedo perché sposare a tutti i costi la retorica di chi vuol fare il ganzino o la pottina incipriata declinandolo al femminile e mostrando, absit iniuria verbis, quella faciloneria amicale di facciata che vuole a tutti i costi il “chiunque” (così nominato dalle nostre leggi) a portata di pacca di spalla.

Ma ciò premesso il punto è un altro. L’incontro con il succitato Luxuria è saltato perché una cinquantina di genitori di alunni (quanti di loro minorenni?) hanno contestato l’assenza di un rappresentante della chiesa cattolica per il necessario “contraddittorio”, temendo che “un tema così delicato potesse influenzare profondamente i ragazzi”, se trattato in maniera “parziale e ideologica”.

Il “contraddittorio” è una delle tante balle che abbiamo inventato per perdere tempo o per prenderne.

Se i ragazzi del Muratori di Modena avessero organizzato un’Assemblea di Istituto sul tema “Scienza e fede, due posizioni a confronto” era comprensibile. Si chiama lo scienziato, il prete, un moderatore, li si fa azzuffare sul parquet della palestra e si fa il tifo per l’uno o per l’altro.

Ma qui c’era solo il desiderio dei ragazzi di confrontarsi con l’esperienza di vita di una persona. Punto. Nient’altro. Che minchia di contraddittorio vogliono costoro? Cosa vogliono contraddire, la vita di una persona? Il come questa persona si sente, agisce, parla, si muove, pensa? Da quando in qua l’intima essenza di una persona deve essere oggetto di contraddittorio?

Si parla di una trattazione “parziale e ideologica”. Ma certo che lo è, e non potrebbe essere diversamente. Luxuria ha una visione parziale (la sua) e ideologica (quella delle sue idee). Succede così molto spesso, nella scuola, anzi, più volte ogni giorno. Ogni volta che un insegnante comincia a spiegare un argomento. Se un professore di storia formazione comunista spiega la Riforma Protestante mica ha il cattolico che fa il contraddittorio e la spiega a modo suo (che poi, casomai, nel caso della Riforma Protestante dovrebbe avere il Valdese, come minimo). Quando il professore di Religione tratta tematiche delicate mica ha in classe l’ateo di rimbalzo che gli spiega la sua visione del mondo! anzi, probabilmente ci sono anche dei genitori che trovano questo perfettamente normale.

La preoccupazione maggiore la desta il fatto che se si muovono 50 famiglie sul totale degli alunni di un Liceo Classico l’attività didattica si blocca. La scuola in mano ai genitori è quanto di più deleterio e antidemocratico si possa concepire, fuori dall’idea di uno stato di diritto e da quella della libertà di insegnamento.