Ridateci Miss Italia. Subito.

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Dunque è deciso, la RAI non trasmetterà l’edizione di quest’anno di Miss Italia.

Oh, poco male, voglio dire, credo proprio che riusciremo a sopravvivere. Il punto è che questa scelta (ammesso che propriamente di scelta si sia trattato, e non di una necessità di ordine economico come io sono più propenso a credere) viene fatta passare come una mossa per la moralizzazione del Paese e per il ripristino della dignità della donna, finalmente liberata dal modello televisivo degradante che la riduce a semplice oggetto di desiderio, mentre invece le nostre ragazze hanno ben altre doti che meritano di essere valorizzate in altro modo. Oh!

Dunque, il movimento femminista, la cultura femminile (diffidare da quelli che dicono “al femminile”, come “al pistacchio” o “alla stracciatella”), decenni e decenni di lotte, io sono mia, l’utero è mio, l’aborto, l’autodeterminazione della donna, tutto questo ha prodotto il grandissimo risultato che il concorso di Miss Italia si svolgerà regolarmente, solo che la RAI non lo trasmetterà (eh sì, dobbiamo gradatamente disabituarci a guardare Frizzi, mettetevelo in testa!)

Coloro che cercano la loro dose quotidiana di velinismo con seni e gambe più o meno svestiti stiano comunque tranquilli, la RAI continuerà a trasmettere tonnellate di paccottiglia in cui appariranno ragazze belle e ben fornite di tutti gli accessori che sono disposte a mettere in prima serata pur di far parte del mondo dell’immagine e dell’immaginario. Vallette, soubrettine, letterine, ballerine contorneranno quiz e spettacoli, qualche casalinga madre di famiglia disposta anche lei ad avere il suo quarto d’ora di popolarità garantito da Andy Warhol e rischiare di guadagnare una cifra favolosa, così i suoi a casa la guardano non mancherà di sicuro.

E saluto la mia mamma che mi segue, ciao mamma, complimenti per la trasmissione.

No, rivogliamo decisamente Miss Italia.

La caviglia di Francesca Testasecca, Miss Italia per tre tatuaggi

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Non so a voi, ma a me questa nuova Miss Italia fa paura.

Che, voglio dire, uno può sempre chiedersi, in cuor suo, cosa ci sia di così inquietante in una diciannovenne che vince, legittimamente, il concorso che immortala la più bella tra le nostre ragazze, a una deve pur capitare, e sarà lei a portare nel mondo il senso della bellezza e dello strafighismo del nostro Paese.

E poi sì, va bene, per la prima volta è toccato a una ragazza tatuata, ha ben tre tatuaggi molto evidenti su tutto il corpo, di cui uno all’altezza della caviglia, che è stato fotografatissimo e messo in primo piano sulla stampa nazionala a beneficio e uso dei feticisti del piede ovunque diasporàti nell’universo italico.

19 anni… tatuata… è un bel segnale.

Vuol dire che una volta raggiunta la maggiore età, quanlunque ragazzina petulante e ambiziosetta potrà andare dai genitori a dire:

“Mammaaaaaaaaaaaaaaaa….. Papàààààààààààaaaaaaaa…. [le ragazzine petulanti stràscicano le vocali finali, non so se ci avete fatto caso…] mi voglio fare un tatuaggioooooooo, mi faccio disegnare un dragone al piedeeeeeeeeeeeee…”

Ora, a parte il fatto che non sei Lisbeth Salander e quindi sbàassa un po’ la testa (e i toni!), ma è evidente che se vieni a chiedere il permesso ai tuoi genitori, o, comunque, comunichi loro di volerti far marchiare per sempre, probabilmente ne cerchi anche l’approvazione.

E il genitore che volete che dica alla ragazzina petulante? Se è maggiorenne le dirà che questa casa non è un albergo e che tu finché non ti rendi indipendente in casa mia fai quel che voglio io, se è minorenne come minimo le dà due schiaffi subito e la questione finisce lì.

Ora c’è l’arma di ricatto, e che arma!! Vado a farmi fare il tatuaggio così posso diventare Miss Italia anch’io. Oppure, mi faccio il tatuaggio perché se ce l’ha Miss Italia posso avercelo anch’io.

Miss Italia è la legittimazione di quello che Giorgio Gaber chiamava il “Si può!”

Ora, “Si può” di Gaber era l’unica canzone a non avere un testo fisso. Voglio dire, cambiava a seconda dei tempi, perché cambiavano spesso le libertà che venivano scambiate per gesti obbligatori.

“Si può, io mi vesto come mi pare
si può, sono libero di creare
si può, son padrone del mio destino,
si può, posso mettermi un orecchino…” (1)

E adesso sarà obbligatorio per la fighetta di turno andare in giro tatuata sperando nell’incoronazione dell’“unica grande invenzione davvero efficace e che ci piace è questa dittatura imposta dal mercato” (2).



(1) L’ultimo verso, nel disco “La mia generazione ha perso”, 2001 è stato modificato in “si può, c’ho già il nuovo telefonino…”
(2) Giorgio Gaber, cit.