Sì, io sto con Burioni

Il mio ultimo articolo “Ma non muoiono solo i vecchi” mi ha portato svariate critiche, soprattutto su Facebook. Qualcuno mi ha sottolineato il fatto che sono troppo esagerato, “come la maggioranza degli italiani”. Mi si rimprovera di dar troppo retta a “quel che dice quel tizio che è sempre in tv” e di non tenere “in considerazione quei medici che hanno un’ottica diversa”. E’ vero, io sto dalla parte di Burioni, e non perché mi stia umanamente e personalmente simpatico (tutt’altro), ma perché è un virologo, una persona preparata, un uomo di scienza la cui opinione (che fa benissimo a rappresentare in TV e sui media, così almeno la gente le conosce e si può fare un’idea il più possibile realistica dell’evolversi della situazione) conta indubbiamente qualcosa. Più della mia sicuramente. Io infatti non sono un virologo. E, con tutto il rispetto dovuto alla carica istituzionale, non è un virologo nemmeno il Presidente della Regione Lombardia Fontana che nelle ultime ore ha definito l’infezione da coronavirus “Poco più di una normale influenza”. E ha aggiunto che non sono parole sue. Benissimo, ma allora chi è che asserisce tutto questo? Nomi, cognomi, qualifiche. Non si sa. E allora preferisco Burioni a degli illustrissimi sconsciuti che dànno informazioni non direttamente e con chissà quale autorità scientifica. Almeno Burioni ci mette il nome e la faccia. Ci sono anche stati, questo sì, medici di indubbio valore e spessore umano e scientifico come Maria Rita Gismondo che ha definito la patologia “Un’infezione appena più seria di un’influenza” (ne ho dato conto riproducendo il suo intervento su Facebook sul mio blog). Bene, questa è l’opinione di una autorevole professionista. Ma allora perché dopo poche ore dalla pubblicazione ha rimosso il post? Perché è stata eccessivamente e ingiustamente criticata? Perché (come ammette la stessa interessata) non ce la faceva più a gestire, leggere e rispondere ai commenti? Può darsi. Fatto sta che il suo parere non c’è più. E come fa a fare da contraltare a quello che dice Burioni quello che non c’è, che non trovo, che ha vita breve, che sparisce? E’ poco più di una semplice influenza? Burioni ha torto? Potrebbe essere certamente così, non lo voglio minimamente mettere in dubbio, ma il punto è che il coronavirus non lo conosciamo. Non sappiamo nulla di lui, tanto da dover mettere in quarantena o in isolamento ospedaliero chi ne viene affetto. Tutto quello che sappiamo sul coronavirus è quello che esperiamo quotidianamente nel trattamento degli infettati, nell’osservazione delle migrazioni dei portatori di virus, nei dati che ci provengono dal Ministero della Salute. In Toscana, da dove vi sto scrivendo in queste ore, attualmente ci sono due soggetti positivi. Fino a ieri non c’erano. Uno è reduce da Codogno, l’altro è andato a Singapore. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, tuttavia, ci tranquillizza: il 95% dei casi di contagio da coronavirus si risolve in maniera positiva con la guarigione. Quindi su 100 persone 95 guariscono. E le altre 5? Muoiono tutti come stronzi?? E’ una percentuale altissima, non possiamo permetterci di sottovalutare il pericolo. E’ (anche) per questo che sto dalla parte di Burioni.

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Una brevissima sulla morte di Davide Vannoni

C’è stato un generale atteggiamento remissivo di fronte alla morte di Davide Vannoni. Si sa, la morte è pur sempre qualcosa di grave e di solenne, quasi di imbarazzante. Per cui chi muore è come se si vedesse cancellata ogni colpa. E probabilmente (anzi, senz’altro) per l’ordinamento giudiziario sarà così. Era il guru di “Stamina”, la metodologia che prevedeva l’uso di cellule staminali per trattare patologie neurodegenerative, attività che gli ha portato una grande popolarità tra i sostenitori delle cosiddette medicine alternative (ricordo che non esistono medicine alternative, esistono solo alternative più o meno pericolose alla medicina) e in ambito politico.

Purtroppo sotto il profilo giudiziario non gli è andata altrettanto bene. Oltre ad avere un processo ancora in corso a Roma, nel 2005 patteggiò una pena di 1 anno e 10 mesi di reclusione per associazione a delinquere. Nello stesso 2015 risultò prescritto il reato di tentata truffa ai danni della Regione Piemonte per un contributo da 500 mila euro che aveva chiesto e ottenuto nel 2007. Nel 2017 fu arrestato dai carabinieri dei NAS.

Ma, soprattutto, si è visto dare del “ciarlatano” in una sentenza, e la sua metodologia non ha mai trovato un supporto scientifico adeguato. Il trattamento non aveva alcuna validità scientifica ma anche grazie al programma televisivo Le Iene, acquisì una straordinaria popolarità. Una commissione del Ministero della Salute bocciò definitivamente il caso Stamina, ponendo una pietra tombale sulle aspirazioni di Vannoni (che intanto andava in giro su una Porsche) e sulle illusioni di molte persone malate che si sono affidate alle sue cure, le uniche per cui valga la pena, oggi, provare un po’ di compassione.

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