Mezza giornata con Windows 10 (io?? Linux Mint!)

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Il mio idillio con Windows 10 è durato appena mezza giornata. Ho acceso per la prima volta il nuovo computer portatile (che, per la cronaca, si chiama Maione, mentre quello precedente si chiamava Catarella, gli amanti del giallo all’italiana sanno di che cosa parlo) e l’accesso al sistema operativo è stato relativamente accettabile nei tempi, certo, mi sarei aspettato qualcosa di più veloce. Poi ho installato una vagonata di software open source (ma anche no, io non so rinunciare a WinRar quando sono su Windows) tratto da “The Open DVD” (sentendomi molto tronfio e sussiegoso, nonché virtuoso dell’informatica) che vi ho offerto per il libero download e lo scaricamento selvaggio (tanto è vero che non lo scaricate e non ve ne frega assolutamente nulla) e ho spento la macchina. Alla riaccensione il computer ha cominciato a macinare dati. Macina tu che macino io, ma la schermata iniziale di Windows non appariva. E’ apparso con estrema difficoltà dopo 15 minuti dall’accensione. Francamente mi è sembrato troppo. Allora ho deciso di BRASARE (sì, brasare!) tutto, di chiedere il divorzio dalla Microsoft, di rinunciare a Windows 10 e alla licenza (che ho regolarmente comperato perché era preinstallato sul PC al momento dell’acquisto) e di installare Linux Mint, versione 19, garantita fino al 2023. Anche lei non è che sia leggerina (col cavolo che Linux gira anche sulle macchine più vecchie, per installare questa roba si ha bisogno di un certo numero di risorse, se no sono cavoli vostri, e i computer vecchi li buttate direttamente) ma si carica in tempi relativamente brevi, e, soprattutto, una volta caricata è disponibile in tutto il suo splendore e nella sua eleganza. Eccovi dunque lo screenshot della mia scrivania bella pulita, essenziale, pratica, diretta e elegante, come piace a me. Purtroppo Windows 10 ha molti ma molti problemi. E Linux non è più l’olio della Maddalena, con tutte le distribuzioni sempre più pesanti che escono una dopo l’altra. Ma almeno ti regala un respiro di sollievo (gratis, libero, legale e perfettamente funzionante).

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Il Movimento Cinque Stelle di Viareggio e i formati proprietari

Il purtuttavia puteolente lettore “Cinghiale Mannaro”  (bontà sua) mi segnala l’argomento di queste riflessioni.

La comunità di Viareggio del Movimento Cinque Stelle ha un blog su Blogspot. Oddio, non è proprio del tutto fantastico come inizio. Si può sempre comprarsi un dominio e un database MySQL su Aruba e installarsi WordPress, ma transeat.

Nel blog sono contenuti i testi delle questioni e delle risposte che hanno posto all’amministrazione comunale su temi di interesse politico e di gestione del territorio. Possono essere scaricati e letti. Bene anche questo, anche se non vedo dove stia il “merito specifico“.

Ecco, appunto, proviamo a scaricarne uno. Per esempio quello che si riferisce all’argomento “Piazza Dante“. Ci clicchiamo sopra e ci appare la solita schermata che ci chiede che cosa vogliamo fare con quel file, se aprirlo o salvarlo da qualche parte. Et voilà, siòre e siòri, il documento è in formato proprietario, più precisamente in formato DOC (che è una specifica proprietaria della Microsoft).

Cioè, blàterano a rondemà sull’accessibilità del web e poi un documento di pubblico interesse me lo distribuiscono esclusivamente (attenzione, non “anche” ma “esclusivamente”) in un formato che, in teoria, solo chi ha comprato e pagato Office di Microsoft può aprire? E’ vero, alcuni (e, sottolineo, alcuni) file .DOCX vengono aperti anche da OpenOffice, che è una applicazione aperta e libera, ma non è detto che li apra bene, perché, fondamentalmente, un file DOCX è un file in cui non si sa mai fino in fondo cosa ci sia dentro.

E poi si pretende che la Pubblica Amministrazione si adegui? La Pubblica Amministrazione ci ride (giustamente!) in faccia. L’8 aprile prossimo Microsoft smetterà di assistere gli utenti di Windows XP, rendendoli, quindi, più vulnerabili ad attacchi hacker e infezioni virali. Una montagna di macchine della Pubblica Amminsitrazione monta Windows XP, con licenze comperate grazie ai soldi dei cittadini. Sarà un’ecatombe. O, nella migliore delle ipotesi, una paralisi.

Voi direte: ma che male c’è a usare un sistema operativo o delle applicazioni proprietarie? Risposta: nessuno. Se un privato cittadino le vuole se le compra coi suoi, le installa e vive felice (forse). Ma la Pubblica Amministrazione ha il DOVERE di essere trasparente e accessibile da tutti, perché è pagata coi soldi pubblici (cioè con soldi non suoi). Non può permettersi il lusso di tagliare fuori pochi cittadini che hanno fatto una scelta informatica diversa dalla maggioranza SOLO perché hanno fatto quella scelta.

E quando si fa di questa discriminazione una battaglia politica, poi ci si deve comportare di conseguenza. Linux è bello? Certamente! OpenOffice è meglio?? Sicuro!! E allora che senso ha tutto questo?

Voi mi direte: ma tu hai votato Movimento Cinque Stelle e ora li critichi? Risposta: sì!

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Microsoft acquista Skype. E io uso Voipstunt!

Skype è stata acquistata da Microsoft per una cifra adeguata.

Non mi pare sia esattamente una notizia di quelle che in Toscana si definiscono "da passarci un briscolino". Vuol dire che d’ora innanzi anche le nostre telefonate e i nostri contatti su Skype verranno gestiti in <mode Microsoft on>

Cioè con la stessa logica e la stessa etica con cui vengono trattate le nostre mail scaricate con Outlook Express, le nostre caselle di posta elettronica su Hotmail, i nostri file di testo su Word, i nostri calcoli e grafici su Excel, i nostri contatti su MSN e così via.

Non mi pare esattamente una prospettiva esaltante. Ed è un peccato perché avevo rianimato il mio account Skype da poco, con risultati incoraggianti.

Ma per telefonare per fortuna le alternative non mancano. Vale la pena dare un’occhiata a http://www.voipstunt.it e registrarsi. Le telefonate ai numeri  fissi italiani sono gratuite, gli SMS costano meno di 6 centesimi l’uno, ed è possibile inviarli anche facendo apparire il vostro tradizionale numero di cellulare al destinatario. Insomma, costa poco e funziona.

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Mai piu’ Messenger di Microsoft!

Ho deciso di non usare più Microsoft Messenger che, pure, piace tanto alla mi’ nipote Emma, la figliuola dello scuojagatti.

Non che ne facessi un uso spropositato anche prima, ma in genere lo trovavo un male necessario per potermi tenere in contatto con gli alunni delle scuole, sparse un po’ in tutta Italia, che mi raccontavano gli affari loro, poi, giusto qualcuno degli amici.

Stamattina, nell’aprirlo, mi sono reso conto che nelle impostazioni c’era anche questa:



un bel segno di spunta sulla raccolta dati del mio hardware da inviare a Microsoft. Però “anonimamente” e allora c’è di che tirare un sospiro di sollievo (come se credessi ancora alla favola che “tanto in Internet è tutto anonimo”).

Via account, contatti e quant’altro, dunque, esistono, è vero, soluzioni open source che funzionano egregiamente, ma è l’accrocchio che, comunque, fa acqua da tutte le parti.

Chi vuole sa dove e come trovarmi, anche senza bisogno del pacchettino-spia di mamma Microsoft e di vedere gli omini verdi.
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Storia di ordinaria informatica scolastica

La collega entra in sala insegnanti e mi vede seduto all’unico computer disponibile per una settantina di docenti.

"Scusa Collega [il termine "collega" si trasforma quasi in un nome proprio di persona quando  non si conosce il vero nome dell’insegnante a cui ci si sta riferendo], ma il computer lo stavo usando io, è una cosa velocissima, giusto due minuti, devo scrivere una richiesta…"

Primo: dov’è scritto o da dove cavolo devo capire che TU stavi usando il computer?
Secondo: perché tutte quelle che vogliono evidentemente usare il computer a cui IO sto lavorando mi dicono che "è una cosa velocissima", quando potrebbero benissimo dirmi la verità? (la verità è: "Collega, vai via di lì che mi ci voglio mettere io!")

La collega si siede, ci mette due minuti prima di capire che Word non si avvia dal Desktop ma che bisogna andarlo a cercare nell’elenco programmi. Naturalmente impreca contro il computer e non contro la sua dabbenaggine.

Word è finalmente aperto e la collega può scrivere le sue sei-sette righe in tutto, comprensive di intestazione, cordiali saluti, osservanze varie etc…

Ci mette venti minuti perché, si sa, "è una cosa velocissima".

Prima scrive il corpo del testo, poi si accorge che il suo nome e cognome lo voleva in grassetto, ma non trova il grassetto, però prima evidenzia il testo, le sfugge il mouse, se la prende con il computer, poi decide che se si indirizza una lettera a una scuola si può mettere la località in cui la scuola si trova, quindi che sarebbe anche carino scrivere una cosa tipo "Al Liceo Classico ‘Lucignolo’- Firenze", lo fa, ma disgraziatamente aveva disinserito il CAPS-LOCK, quindi il tutto le appare minuscolo mentre lei lo voleva rigorosamente maiuscolo.

Nel frattempo fa quattro prove di stampa, non la soddisfano, la quinta dovrebbe essere quella buona, ma la carta della stampante è finita, per cui c’è il bidello da chiamare.

Venti minuti di tempo, quattro fogli di carta buttata, alberi abbattuti e decine di altre persone che non potevano accedere al computer perché "è una cosa velocissima".

Avrebbe sprecato meno tempo e risorse scrivendo la sua richiesta a mano, cosa che ormai non fa più nessuno e non se ne capisce il perché.

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OOXML di Microsoft diventa standard ISO

(…e ora, detto fra parentesi, sono affari nostri e quaini di Bill Gates!)







ISO deve ancora rendere noti i risultati ufficiali ma non sembrano proprio esservi dubbi: la richiesta di formalizzazione a standard di OOXML, il formato documentale proposto e sostenuto da Microsoft, ha trovato accoglimento. Il complesso processo di approvazione è dunque giunto a compimento e il big di Redmond ha portato a casa un risultato agognato da lungo tempo. Microsoft riporta le cifre che girano in rete proprio adesso: l’86 per cento dei national body di ISO avrebbe approvato OOXML (il 75 per cento è il minimo secondo le regole ISO).

L’annuncio ufficiale dell’avvenuta formalizzazione dovrebbe essere diramato entro le prime ore di mercoledì ma le tracce dell’approvazione si moltiplicano dentro e fuori dagli ambienti ufficiali. Il fatto che non sia subito reso ufficiale da ISO si deve alla procedura prevista in questi casi: l’Organizzazione trasmette i risultati ai national body dei singoli paesi, quelli che hanno partecipato alla votazione, affinché questi ultimi confermino la correttezza dei risultati loro attribuiti dalla stessa ISO. Passate le 24-48 ore da quel momento, ISO rende pubblici i risultati che, come detto, non sembrano lasciare dubbi sull’approvazione di OOXML. Solo in quel momento sarà possibile tirare un bilancio di quanto avvenuto, per il momento Punto Informatico ha raggiunto Andrea Valboni, National Technology Officer di Microsoft Italia, per raccogliere le prime impressioni. Continua la lettura di “OOXML di Microsoft diventa standard ISO”

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Dell rompe il monopolio di Microsoft: finalmente si potrà scegliere Linux preinstallato

da: www.repubblica.it

Ce ne hanno messo di tempo, ma alla fine ci siamo arrivati. Avere la possibilità di scegliere dovrebbe essere un elemento essenziale ed elementare del libero mercato, ma a offrirla si potrebbe fare un torto allo Zio Bill, o al nostro portafoglio, nel caso disponessimo di qualche licenza Microsoft precedente, pagata fior di baiocchi sonanti e ballanti, e ancora buona per i nostri bisogni quotidiani. Un giorno magari scopriranno anche che avere un pinguino per amico è sempre un buon investimento in conoscenza e daranno gratis Linux a tutti, non solo a chi lo chiede, ma intanto accontentiamoci…
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Windows Vista è buono, bravo, bello e fa tutto bene

"WINDOWS Vista, il nuovo sistema operativo di Microsoft, è senza ombra di dubbio un passo in avanti rispetto a Windows XP, il suo predecessore. Oltre ad un’interfaccia migliore, più semplice e divertente da usare, Vista viene distribuito con diversi nuovi componenti che migliorano l’uso del sistema operativo e aggiungono diverse nuove funzionalità al sistema."

da Repubblica.it

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I crack di Windows Vista dilagano

Lo scorso anno Microsoft proclamò che Windows Vista avrebbe drasticamente ridimensionato la pirateria, specie quella praticata all’interno di uffici e mura domestiche. A poco più di un mese dal rilascio del nuovo sistema operativo, però, la realtà non premia gli sforzi dell’azienda: oggi esistono per lo meno tre differenti categorie di crack per Vista, e tutte permettono di ingannare o bypassare il processo di attivazione.

A fianco dei crack basati sulla virtualizzazione del server Key Management Service (v. Windows Vista, l’attivazione fa crack) e di quelli che riescono a cancellare la scadenza temporale (v. Windows Vista, un crack cancella la scadenza), se ne sono di recente aggiunti altri, capaci di ingannare Vista in modo particolarmente ingegnoso.

Questa nuova generazione di crack emula infatti una porzione del BIOS di quei sistemi, detti Royalty OEM, che arrivano sugli scaffali dei negozi già attivati. Questi PC, venduti da grossi produttori come Asus, Dell, HP ed altri, includono le informazioni sulla licenza di Windows Vista direttamente nel BIOS del sistema, in un’area chiamata ACPI_SLIC: i cracker hanno fatto in modo, attraverso lo sviluppo di appositi driver, di far credere ad una qualsiasi copia di Windows Vista di girare su un PC pre-attivato. Il trucco richiede l’uso di una product key Royalty OEM, chiavi ormai facilmente reperibili su Internet.

Se i primi crack di questo tipo richiedevano l’installazione di un BIOS modificato, l’ultima incarnazione rende la procedura più semplice: basta avviare un programma grafico e, con un paio di clic del mouse e un riavvio, ci si ritrova con una copia di Windows Vista perfettamente (ma illegalmente) attivata.

Rispetto al metodo che elimina il timer del periodo di prova, questo crack rimane vincolato ad una product key, e quelle che circolano su Internet presto o tardi finiscono nella lista nera di Microsoft: ciò significa che il sistema potrebbe fallire il test Windows Genuine Advantage (WGA), con tutte le conseguenze del caso.

La più grande spina nel fianco di Microsoft restano i crack della scadenza, che rendono una copia piratata di Vista virtualmente indistinguibile da una legittima: ciò significa che gli utenti irregolari possono usufruire di Microsoft Update e scaricare tutti i programmi che richiedono il check WGA.

Anche quest’ultima categoria di crack si è rapidamente evoluta, e se all’inizio richiedeva diverse operazioni manuali e una minima esperienza nell’uso del PC, oggi è in grado di "truccare" il sistema operativo in modo del tutto automatizzato: non c’è neppure più bisogno di riapplicare il crack alla fine dei 30 giorni di prova.

Proprio pochi giorni fa ha fatto scalpore un commento di Jeff Raikes, business group president di Microsoft, relativo alla contraffazione del software: "Se proprio dovete piratare un prodotto, preferiamo che sia il nostro piuttosto che quello di qualcun altro". Raikes lo chiama "pragmatismo" ed afferma che ciò che conta, sul lungo termine, "è il numero di utenti che utilzzano i nostri prodotti", perché la speranza è che "nel tempo si convertano al software regolarmente acquistato".

da: www.punto-informatico.it

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La Microsoft risponde a Gorbaciov: “Il Prof. pirata ha commesso un crimine”

LA MICROSOFT non perdonerà il professore pirata. La lettera aperta che il premio Nobel per la pace Mikhail Gorbaciov ha scritto a Bill Gates chiedendo perdono per l’insegnate russo Aleksandr Posonov non ha sortito alcun effetto. “Il caso di mr. Posonov è un caso di crimine, e come tale è stato trattato dalle autorità russe – hanno fatto sapere dall’ufficio pubblicio relazioni di Redmond – Siamo sicuri che la magistratura russa prenderà la decisione giusta.”

da: Repubblica.it

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