Michela Murgia mi dice di informarmi (onde evitare brutte figure, va da sé…)

Per carità, io ho una grande stima di Michela Murgia. E’ brava, intelligente e soprattutto dotata di quel tanto di ironia che dovrebbe caratterizzare tutte le donne del suo spessore umano e intellettuale.

E quindi il fatto che ieri mi abbia scritto su Twitter consigliandomi di informarmi prima di parlare (del caso di Concita De Gregorio di cui ho parlato alcuni giorni fa). Il breve botta e risposta lo trascrivo qui. In neretto gli interventi della Murgia, in corsivo i miei:

Se esiste una metafora della mancanza di responsabilità politica è certo la vicenda capitata a @concitadeg, l’unica a pagare per il diritto di cronaca mentre editore e speculatori politici si sono dileguati. La credibilità del PD è morta anche all’Unità.

Non sono d’accordo, signora Murgia. Il diritto di cronaca non è il diritto di diffamare e qui ci sono fior di sentenze (esecutive, anche se non definitive) che certificano che il danno c’è stato. Non è a suon di paroloni o di notizie sbagliate che si fa informazione. CDG paghi.

Forse documentarsi prima di parlare le sarebbe utile a evitare figuracce.

Le condanne per milioni di euro ricevute in sede civile da questa signora sono o non sono una sufficiente fonte di informazione? E’ riuscita a farsi spillare 30.000 euro + 7.000 di spese processuali da uno che ha denominato “fascista”. E ammettere di essersi sbagliata no, eh??

La logica è sempre la stessa: hai espresso un dissenso da quello che è l’andamento dell’opinione pubblica di certa sinistra di maniera e radical-chic? Il minimo che ti possa capitare è di sentirti additare come una persona disinformata e approssimativa che parla un po’ così per sentito dire e che fa una figuraccia per il solo fatto di aver detto che esistono delle sentenze che danno torto alla De Gregorio. Che, poi, voglio dire, è un dato di fatto. Michela Murgia avrebbe potuto tranquillamente entrare nel merito. Magari anche solo per dire che quelle sentenze sono ingiuste a suo personale modo di vedere. Che è già un modo, elementare e di base, per entrare nel merito. Invece nulla di tutto questo. Solo un giudizio preso e messo lì, che oggettivamente non fa onore alla Murgia, ma tanto io le voglio bene e la leggo lo stesso.

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Le “Istruzioni per diventare fascisti” di Michela Murgia

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Si fa un gran parlare di questo bel libro di Michela Murgia e del “fascistometro” che lo conclude. E a ragione. Michela Murgia è una brava scrittrice, con un ottimo senso dell’umorismo, che, a detta di Chesterton, in una citazione che la Murgia ama molto, è anche e soprattutto “senso della misura” (della Murgia vi ricordo il vecchio ma esilarante “Il mondo deve sapere”, scopiazzato e trasportato sul grande schermo da Paolo Virzì), dalla scrittura a tratti scarna e asciutta (il suo “Accabadora” è un respiro di sollievo nel panorama desolante delle lettere italiane, pieno di arminute seducenti), teologa fine e intelligente (“Ave Mary” è, prima di tutto, una lezione di metodo su come si scrive un saggio, sia pure destinato al grande pubblico). Queste “Istruzioni per diventare fascisti” sono un gioco gigantesco, un paradosso assurdo, una provocazione continua che tanti (troppi) continuano a prendere tragicamente sul serio. Un rovesciamento totale di prospettive, per cui, sempre per assurdo, il fascismo diventa una forma di governo ben più economica e conveniente rispetto alla democrazia, in cui internet viene visto come un male perché permette di condividere il proprio pensiero (quando per un perfetto fascista non ce ne sarebbe assolutamente bisogno, aderendo più convenientemente al pensiero unico e livellato del capo, destinato a pensare e agire per conto della gente che lo delega), in cui le frasi fatte e gli stereotipi diventano verità assolute a cui aderire pedissequamente (la Murgia, saggiamente, li colleziona e li raccoglie nel “fascistometro”).

E a proposito del “fascistometro”, l’ho compilato anch’io. Ho totalizzato un punto. Sono classificato come un democratico incazzato, ovvero terreno di coltura ideale per il fascismo quello vero (non quello derivante dai paradossi della Murgia), ma questa definizione valeva anche per chi avesse riportato 0 punti. Come a dire che il fascista che è in noi, quali che siano le condizioni di partenza, è sempre pronto ad esplodere come un sozzo bubbone d’un livido paonazzo di manzoniana memoria.

Applausi a Michela Murgia, e voi, razza di infingardi che altro non siete, compratelo (costa solo 12 euro), regalatelo, ma, soprattutto, leggetelo e catapultatevi di sotto dalle risate.

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