Mira mira l’olandesina…

I Mondiali stanno già mettendo a nudo il nostro spirito di rivincita e il fatto che, tutto sommato, dei valori sportivi e del valore universale della manifestazione ci importa una solennissima cippa.

L’Olanda ha schiacciato, ma che dico, ha umiliato la Spagna. Ha giocato benissimo, ha tirato in porta una goleada che poteva anche essere un punteggio tennistico, Casillas aveva la faccia della disperazione, di più, era la personificazione dell’esperpento come teorizzato da Valle-Inclan negli anni ’20, ma tanto sapete assai voi.

E la gente sui social network a scambiarsi messaggi del tipo “Avete visto l’Olanda ieri? Ahahahahahah!! E vaiiiii, miticaaaa!!

E sono persone che non hanno sentito parlare dell’Olanda fino al giorno prima, che non sa nemmeno dove si trovi o che lingua si parli. Tutt’al più ha scoperto dalla telecronaca della partita che la gente spesso si chiama “Van der Qualcosa”. Cosa rappresenta la squadra dell’Olanda? Semplice, rappresenta il più forte, rappresenta chi non solo batte gli avversari (ieri il Messico ha battuto il Camerun, ma siccome il risultato era solo di 1-0 non se lo è filato nessuno), ma li umilia davanti al mondo. Insomma, esattamente quello che vorrebbe fare ciascuno di noi in un mondo immaginato ma nemmen troppo.

Ai miei tempi l’olandesina era un personaggio che seguiva Corrado nella pubblicità del sapone Mira Lanza, tu pensa quanto ci ha già rincoglioniti il Mondiale.

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Coraggio, Gabo

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No te preocupes, Gabo, non è niente. E’ poco più di un annuncio. E’ la morte che arriva, annunciata, come per Santiago Nasar che si alzò alle 5,30 del mattino per aspettare il battello con cui sarebbe arrivato il vescovo.

E’ l’ora di rendersi conto che non si riuscirà ad arrivare alla fine del romanzo che stiamo leggendo, e sorridere -solo una smorfia, per carità- del fatto che è il romanzo che ci sta leggendo e che noi ci lasciamo trasportare dall’odor di guayaba, che i funerali della Mamá Grande sono in realtà i nostri, ma chissà se saremo davvero noi quelli nella bara (l'”ataúd” di conio castigliano) o se saremo tornati a Macondo a perdere trentatré sollevazioni armate e a conoscere i ghiaccio.

Stiamo perdendo, Gabo, sì. Non basta vivere per raccontarla. Non basta neanche morire perché qualche rete televisiva ti rinomini “Gabriel Maria Marquez”, così, senza accenti, senza sapere che l’accento in spagnolo è molto più che ortografia.

E’ la traccia del tuo scrivere, dico, del tuo sangue, nella neve. Non ne resterà traccia se non nella memoria di qualche scheda di biblioteca, e qualcuno si chiederà come mai “Márquez” non si trova alla lettera M.

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La morte di Carlos Fuentes

In un giorno come quello di ieri, in cui il web “culturale” è stato impegnato a inseguire l’ennesima falsa notizia inerente la morte di Gabriel García Márquez (uno scrittore che per i media è già morto sei o sette volte), tutti o quasi si sono dimenticati della morte, quella vera di Carlos Fuentes.

Intellettuale finissimo, impegno politico e civile integerrimo (fu ambasciatore messicano in Francia), sperimentatore ardito ed arguto, Fuentes ebbe uno spirito critico implacabile.

Mancherà a molti. Soprattutto a quelli che non lo hanno mai conosciuto.

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E’ in arrivo la maiala!

Dopo l’influenza aviaria ci mancava solo la febbre maiala.

Lo sappiamo benissimo che si tratta dell’ennesima bufala, dell’ennesima corsa della case farmaceutiche per la produzione di vaccini e farmaci antivirali, comunque, considerato che 5 anni fa il famoso e famigerato H5N1 non fece il famoso "salto" di specie, ecco qui un virus nuovo di trinca, creato ad hoc per far passare il livello di allarme da 3 a 4 su una scala di 6.

Creato ad hoc per trasmettersi da uomo a uomo, ma con una alta possibilità di guarigione.

Creato ad hoc per far dire all’OMS che la pandemia è inevitabile, ma, non appena ci sono delle flessioni significative delle infezioni e dei contagi. Continua la lettura di “E’ in arrivo la maiala!”

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