Berlusconi in Cassazione il 30 luglio

Roma, la Corte di Cassazione

Ok, si diceva? Ah, sì, Berlusconi.

Berlusconi, o, più esattamente, il processo Mediaset, andrà in Cassazione il 30 luglio. Significa che, salvo rivii, si arriverà a una sentenza definitiva. O forse anche no, perché la Cassazione potrebbe, tecnicamente, rinviare il processo in Corte d’Appello, oltre che accettare il ricorso di Berlusconi e assolverlo seduta stante senza rinvio, o confermare definitivamente (stavolta sì) la setenza degli altri gradi di giudizio.

Perché il trenta luglio? Perché a settembre (ovvero alla riapertura dopo la sospensione dell’anno giudiziario) metà dei reati che vengono contestati all’ex Presidente del Consiglio potrebbero cadere in prescrizione. Questo comporterebbe una dimininuzione della pena inflitta in secondo grado (4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici), che farebbe scendere la reclusione a meno di 3 anni, dunque, non scatterebbe più l’interdizione automatica dai pubblici uffici. Il punto è questo.

Il Prof. Coppi del collegio di difesa di Berlusconi ha dichiarato: “è una fissazione d’udienza tra capo e collo”. Ma perché? Non è stata forse la difesa a ricorrere alla Suprema Corte?

Il PDL si chiede: “Perché tutta questa fretta?” Ma è evidente, per non mandare in prescrizione la parte prescrivibile del processo.

Qualcuno si stupisce ancora che il PDL si stupisca?

101 Views

Silvio Berlusconi condannato a quattro anni in primo grado per frode fiscale e riciclaggio

Screenshot da www.corriere.it

Ci sono notizie che ti fanno ripensare a quello che hai scritto appena 24 ore prima.

Notizie che ti aprono il cuore e ti restituiscono a uno dei sentimenti umani più nobili che esistano: la speranza. Quella stessa speranza che un Parlamento ormai delegittimato cerca di soffocare in centinaia di persone con la assurda legge cosiddetta “ammazzablog”.

Per il momento siamo vivi.

E per il momento Silvio Belusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione (di cui tre interamente condonati) e alla interdizione temporanea dai pubblici uffici per la compravendita dei diritti cinematografici e televisivi Mediaset. Solo ieri si è ritirato dalla nuova candidatura a premier per il centro-destra. E ci possiamo immaginare perché.

E’ molto probabile che anche questa sentenza che, bisogna dirlo, è di primo grado, vada in prescrizione. Ci sono voluti sei anni prima di arrivarci.

Del resto Berlusconi non sconterebbe il carcere nemmeno se la sentenza dovesse, per assurdo, passare in giudicato, perché tre anni sono stati condonati e per un anno si può chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare.

Potrebbe trovare, invece, applicazione la misura della interdizione dai pubblici uffici se fosse confermata in secondo grado (lì non ci sarebbe bisogno di passare per il giudizio della Cassazione).

Certo, Berlusconi è ancora da considerarsi innocente. Ma non è la sua innocenza o la sua colpevolezza stabilite da una sentenza definitiva, che può essere anche di non luogo a procedere a costituire il punto di riflessione.

E’ stata stabilita una verità processuale, un punto di partenza. Un giudice terzo ha espresso una sentenza di condanna ascoltate tutte le parti, ha espresso un giudizio “oltre ogni ragionevole dubbio”.

E’ l’embrione della vita del diritto. E del diritto alla vita. 

131 Views

Emilio Fede va via, anzi no, resta con le gambe sulla scrivania

La foto di Emilio fede nel suo ufficio con le gambe sulla scrivania è ormai più di un simbolo, è una icona.

Se ne va, non se ne va, è stato licenziato, ha avuto una buonuscita, si è accordato, poi no, ha preferito resistere, il TG4 è opera sua, ma non lo vogliono, però non possono mandarlo via tanto impunemente, non possono dirgli apertis verbis che la sua presenza, persino per Mediaset sta diventando imbarazzante, ma lui è lì, magari in uno “stand by” dell’anima, attaccato alle ultime cose materiali che lo legano all’informazione e a tutto quello che lo aveva fatto entrare, sia pure con qualche minuto di anticipo rispetto alle 19.00, nelle case degli italiani.

E’ l’icona di qualcuno che aspetta, che sta ingoiando il momento in cui deve mostrarsi a capo basso a Canossa per poi agguantare al volo il momento della riscossa e farsi rivedere più cattivo di prima prendersi la rivincita contro i suoi nemici, o presunti tali. E’ l’uomo che aspetta che passi il cadavere del suo nemico. Non si sa, però, chi sia questo nemico.

Di certo è l’immagine della rabbia di chi non ha più nulla. Ma il nulla è un bene molto prezioso. Per i cristiani il Padreterno è riuscito a creare un universo intero servendosi del nulla.

Ma il Padreterno non aveva 80 anni.

123 Views

Hanno rubato Mike Bongiorno

La gente ruba le caramelle al supermercato, le matite copiative al seggio elettorale, quelle dell’Ikea che dovrebbero servire per prendere appunti, fa sparire abilmente qualche dolciume dagli Autogrill dell’Agip, si sgraffigna un chewing-gum dalla scrivania del collega, ma vorrei sapere a chi e, soprattutto, perché a qualcuno sia venuta la malsana idea di rubarsi Mike Bongiorno. Ma come si fa a rubare un cadavere?
A parte il fatto che, vero, a me la cosa farebbe un po’ schifo, ma santo cielo, cosa se ne fa la gente di un morto stecchito? Non è che quello si mette improvvisamente a dire "Allegriaaaaa!!" o "Sempre più in altooooooooo!" (lo ricordate Mike che trascinava le vocali finali??), c’è gente che specula sul dolore della gente e chiede il riscatto, ma come si fa a chiedere il riscatto per un morto? Cosa dicono i "rapitori"? "Gli teniamo una pistola puntata alla tempia, e guardate che se non pagate entro la tale data lo ammazziamo!"??
Un morto è morto. E’ terra, polvere, fumo, nulla. Per qualcuno avere un luogo in cui piangere, anche se fatto di polvere e di nulla è una cosa importante.
Se avessero trafugato la salma di un mio caro (ma di chi? Quella del mì’ nonno Armando? Della mì’ nonna Angiolina?? Quella del mio bisnonno Napoleone??? O del mio bis-zio Alberto che morì a 18 anni nella prima guerra mondiale pigliandosi una delle prime palle degli austriaci -quando si dice la fortuna…-???) e avessero chiesto il riscatto avrei semplicemente detto "Tenetevelo pure, è la memoria che conta!"
Già, la memoriala memoria è quella di "Lascia o raddoppia", di Edy Campagnoli, del "Rischiatutto" e delle gambe sotto la minigonna di Sabina Ciuffini, e anche, però, di una serie molto cospicua di ruote della fortuna con le TV di Berlusconi, va bene, la memoria c’è, di cos’altro abbiamo bisogno?
109 Views

Festeggiano “la morte del berlusconiano Raimondo Vianello su Facebook”

La follia su Facebook dilaga. Del resto non era minimamente da prevedere il contrario, se un sito ha molti accessi non è perché parla di musica classica o di teologia, ma perché o si chiama Facebook o distribuisce tette e culi.

E la follia di Facebook ha partorito l’ennesima stronzata galattica all’indomani della morte di Raimondo Vianello un gruppo che festeggia "la morte del berlusconiano Raimondo Vianello su Facebook".

Ora, che la scelta di Vianello di far parte di Mediaset sia stata una belinata bella e buona (siamo passati dalla parodia dissacratoria del teatro di Brecht a "che barba che noia che noia che barba", dalla genialità delle gag con Tognazzi al ridicolo di Sbirulino, ammetterete che si tratta di un bel tonfo) mi pare evidente.

Tuttavia, sfiga o fortuna che sia, tutti muoiono. Quottidie morimus, dicevano gli antichi, dicendo una delle verità più incontrovertibili della storia. Ogni giorno si muore un poco, si va verso il limitar di Dite, non è vero che ogni giorno si vive, questa è una stronzata che hanno inventato i moderni.

E allora, a parte le celebrazioni e le pagine denigratorie su Facebook, bisognerebbe prendere la morte di chiunque come un evento naturale, non bisognerebbe dedicarle tutta questa attenzione, se un personaggio noto muore darne la comunicazione nei notiziari, ma con compostezza, con rispetto, con discrezione, non puntare il dito sulla sofferenza della moglie del defunto che non ce la fa a stare in piedi, sbatterla in prima pagina, in TV, nei TG, perché muore tanta gente e chissà quante vedove in questo momento stanno piangendo la perdita del marito senza che nessuno se ne occupi. Perché la morte, come la si rigiri, è e resta un fatto privato.

E se la morte di qualcuno deve per forza costituire, per qualcun altro, occasione di riscatto per mettersi in mostra (che sia sulle televisioni o su Facebook) mi sembra una cazzata bella e buona.

Spero che il giorno in cui morirà Berlusconi (perché morirà anche lui, a meno che non si faccia una legge ad personam) il mondo si svegli con un composto e quasi indifferente  "Ah, sì?"

Lo spero. Ma non ci conto.
82 Views

Quant’era forte Tarzàn! – Morte e discesa a Mediaset di Raimondo Vianello



Raimondo Vianello, almeno per me, era quello di "Tante scuse", "…di nuovo tante scuse", varietà in bianco e nero su RAIUNO che riuscivano a lenire la noia di un pre-adolescente che non poteva uscire di casa e che, pure, ne avrebbe avuta tanta voglia (sono sempre stato un po’ precoce in tema di chiavi di casa). Erano le sigle cantate da Sandra Mondaini (poi precipitata in quel pietoso personaggio che era Sbirulino) che dicevano "Maaaaa quantè forte Tarzàn, ma come strilla Tarzàn…"  e Vianello che sbatteva contro un albero e gridava un "Ahiaaaaaaa!" da Savana. Comicità semplice e spicciola. Oppure quella canzone dei Ricchi e Poveri che faceva "Tutta per noi la sera sarà, se piove che faaaa….". Scherzava soprattutto con la morte, Vianello, ed era straordinario quando lo faceva. Poi anche lui passò a Mediaset…
192 Views

Mike Bongiorno – Fenomenologia di un fenomeno

Non poteva che morire l’8 settembre il partigiano Mike Bongiorno, icona incancellabile dell’italiano medio, gentiluomo, attaccato alla vita, gaffeur, viveur, modello di riferimento saggistico e filosofico (Umberto Eco gli dedicò la famosa "Fenomenologia").

C’era il "Rischiatutto", quand’ero piccino, e si aspettava il giovedì per riunirsi nel salotto, con la televisione in bianco e nero, quella che aveva i pulsanti che per cambiare dovevi pigiare fino in fondo se no non agganciava il canale, e si doveva accendere lo stabilizzatore di tensione, si aspettavano quei due o tre minuti che scaldasse e sparisse il "puntino" dall’apparecchio.

Alla mi’ nonna piaceva la Longari, il mi’ nonno rideva quando parlava Fabbricatore.

Ma il Rischiatutto lo vinse Massimo Inardi.

Mike Bongiorno era l’America sbarcata in Italia con Coca Cola, sigarette, stecche di cioccolato, stelle e strisce, e poi era l’Italia di tutti i giorni, quella della gente che andava al cinema a guardare Lascia o Raddoppia, quella dell’azienda RAI, e poi quella che tragicamente si sarebbe fatta strada attraverso i canali Mediaset.

Lui Mediaset l’aveva lasciata qualche tempo fa. Giusto quello occorrente per andarsene senza berlusconiani rimpianti.
103 Views

E’ morta Tina Lagostena Bassi

Tina Lagostena Bassi è morta ieri.

Non è stata solo la versione femminile del giudice Santi Licheri in Forum, ma soprattutto l’avvocato della Strage del Circeo, quella che per prima usò in Italia la parola stupro .

Ha fatto tanto per le donne e gliene diamo atto e merito.

Vorremmo anche stendere il velo dell’oblio sulla sua elezione a deputato della Repubblica nella XII legislatura per le file di Forza Italia.

128 Views