La casta dei genitori

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…che poi uno dice, ma scrivi ancora sulla vicenda del Giulio Cesare e sulla querela agli insegnanti che hanno consigliato la lettura del libro della Mazzucco? Sì, perché, non si può??

Un altro problema di quella storia da non raccontare, storia un po’ complicata, una storia sbagliata in definitiva, è il potere che esercitano, o credono di poter esercitare, i genitori nei confronti dell’istituzione scolastica enella fattispecie nei confronti degli insegnanti, che di quella istituzione rappresentano l’avamposto, l’obiettivo da poter impallinare.

E allora questi genitori non vanno a parlare, discutere, mostrare indignazione con quegli insegnanti, rei ai loro occhi di aver fatto una scelta didattica discutibile, no, li querelano. Ora, a parte il fatto che una querela con quegli argomenti ha eccellenti possibilità di venire archiviata, vivere, lavorare, avere relazioni sociali con una querela sulle spalle per un fatto avvenuto nell’ambiente di lavoro e ipotizzato come reato è una cosa estremamente dura. Magari consigliare la Mazzucco non sarà reato (e vorrei anche vedere!) però intanto devi rivolgerti a un legale e i legali costano, devi difenderti in caso di emissione di una informazione di garanzia o di chiusura delle indagini preliminari, e se sei citato direttamente a giudizio da parte del Pubblico Ministero devi difenderti davanti a un giudice terzo. Che magari ti assolve, ma intanto tu ti sei cagato addosso.

Hanno cominciato a riunirsi in gruppi di potere. Sono gli stessi che vengono a parlare con te e ti dicono “Vorrei sapere il perché del quattro nel compito di mio figlio” e ti scende il sudore freddo dietro la schiena perché magari ti sei dimenticato di motivarlo sul compito e preghi il Dio in cui non credi che la mamma smaliziata non se ne accorga, chè i voti sono atti amministrativi e come tali abbisognano di una adeguata ed esauriente (anche se stringata) motivazione. E quella ti può far vedere i sorci verdi, alro che storie! Sono gli stessi che vengono nei consigli di classe e osano anche offenderti, vogliono mettere becco sulla scelta dei libri di testo, sulla didattica, sul perché di una nota disciplinare. E ti dicono “Alle medie mio figlio nella sua materia aveva sempre otto, come mai adesso si ritrova un misero cinque?” (perché non siamo alle scuole medie, signora!).

E ogni giorno vai al lavoro non sapendo come ne uscirai. Se ne uscirai.

…le stesse parole, gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto sotto il banco

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Il vero problema della scuola italiana non sono gli insegnanti che somministrano come compito per casa, la lettura della descrizione di una relazione omosessuale. Saffo e Catullo sono morti da millenni, di omosessualità (in termini di condanna, ça va sans dire) si parlava nella Bibbia.

Il vero problema della scuola italiana è che vi si legga un romanzo di Melania Mazzucco trovandovi, magari, spunti di problematiche generazionali interessanti. Per carità, non è una questione che attiene personalmente alla Mazzucco, non ce l’ho con lei. A scuola si fa lo stesso anche con Federico Moccia, con Margaret Mazzantini, con Alessandro Baricco, Andrea De Carlo, con Susanna Tamaro, Nicolò Ammanniti che, per carità, si possono anche leggere, ma, signori, la letteratura è ben altro.

E il mio non è benaltrismo spicciolo, la letteratura, quella vera, non si legge più (e, conseguentemente, non si fa leggere ai ragazzi) e ce la siamo dimenticata. Natalia Ginzburg, Rigoni-Stern, Bassani, Silone, Viganò, Cassola, Gadda, lo stesso Calvino, quel brav’uomo di Sciascia (cribbio, sarà pure un tema importante la mafia, no?), e mettiamoci pure quel grandissimo antipatico di Pasolini. Tutti dimenticati.

E le giovani leve vengono educate da queste franceschebosco a leggere nella chiusura dei lucchetti su un ponte sul Tevere, chissà quale allusione metaforica, o allenate a riconoscere nel testo letto la figura retorica predominante: la noia!