Camiciottoli dichiarato colpevole in primo grado di diffamazione verso Laura Boldrini. Le motivazioni.

«Deve affermarsi che il contenuto del post pubblicato, niente ha a che vedere con la posizione politica del Camiciottoli sull’immigrazione ed è una semplice aggressione personale alla Boldrini quale donna». (…) «Non si tratta, in effetti, dell’augurio di uno stupro, come sostenuto dalla parte civile, ma del ricorso ad un armamentario dialettico tipicamente maschilista, in disuso da anni, almeno nei paesi occidentali, secondo cui, da un lato, una donna si contrasta più efficacemente, con battute allusive a sfondo sessuale (destinate a far sorridere un pubblico maschile, mettendo la donna al proprio posto) e dall’altro lo stupro non sarebbe in fondo cosa sgradita alla donna».

«Un simile scadimento degli argomenti qualifica normalmente chi lo adotta, ma non per questo non lede l’onore e la reputazione della donna presa di mira che viene attaccata e dileggiata negli aspetti più intimi».

“ (…) il messaggio ha avuto subito un’ampia notorietà, sia diretta, per via del numero di follower dello stesso Camiciottoli (2000-2500 secondo quanto viene dichiarato da lui stesso) sia attraverso le risposte (che il messaggio espressamente richiedeva), le condivisioni ed i like, tanto che, in breve, ha assunto, portata nazionale come dimostra l’interessamento di quotidiani a tiratura nazionale e di importanti trasmissioni radiofoniche e televisive”

“La frase incriminata ironizza sulla possibilità di collocare uno degli imputati agli arresti domiciliari a casa della Boldrini ipotizzando che ciò l’avrebbe fatta sorridere. In sostanza Camiciottoli afferma con sarcasmo che la reiterazione del reato all’interno del domicilio di arresto, e quindi ai danni della stessa Boldrini, non sarebbe dispiaciuta affatto alla persona offesa, ma anzi che la stessa ne avrebbe tratto un’occasione di buonumore”

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Matteo Camiciottoli: frase offensiva verso Laura Boldrini? Oggi è cominciato il processo di merito

boldrini

Matteo Camiciottoli, sindaco leghista di Pontinvrea (SV), nel 2007 pubblicò una frase piuttosto infelice nei confronti di Laura Boldrini: “Gli stupratori di Rimini? Scontino gli arresti domiciliari a casa della Boldrini”.

Si riferiva a un episodio in cui un gruppo di immigrati africani furono accusati di aver aggredito e stuprato una turista polacca e di avere successivamente aggredito un trans peruviano. I presunti autori dei crimini furono posti agli arresti domiciliari, circostanza questa che ha fatto indignare Camiciottoli che ha scritto: “Potremmo dargli gli arresti domiciliari a casa della Boldrini, magari le mette il sorriso”. Alla Boldrini la cosa non è piaciuta (e vorrei anche vedere!) e ha querelato il sindaco leghista per diffamazione.

Questa mattina, presso il Tribunale di Savona, si è svolta la prima udienza del processo a carico di Camiciottoli. Non sappiamo come sia andata, né se ci sia stata una sentenza. Nel caso ve ne darò conto.

La cosa più alienante è leggere su “il Giornale” che il sindaco “Scherzò sulla Boldrini”. Cioè, quello che ha convinto un Pubblico Ministero a citare direttamente a giudizio l’autore di un commento su Facebook sarebbe un gioco, uno scherzo, una zuzzurellata, una bagatella come si dice in giuridichese. Eppure la sua valenza apertamente offensiva, soprattutto nei confronti di una donna è evidente (provatevi a dire le stesse frasi nei confronti diu un uomo e vedrete cadere tutto il castello della pubblica accusa). Ma non solo. Si legge anche “Querelato. E ora processato. È il destino di Matteo Camiciottoli, sindaco leghista di Pontinvrea che lunedì, nel Tribunale di Savona, comincerà la sua battaglia per la libertà di espressione.” Dunque per i redattori de “il Giornale”, quella di lunedì non è l’udienza verso uno che ha oggettivamente diffamato, ma addirittura l’apertura di una vera e propria battaglia per la libertà di espressione.

Ed è un vero peccato, oltre che una cosa ridicola, scambiare la libertà di espressione per libertà di diffamare, di dire tutto, tanto è uno scherzo, di mettere sotto i piedi la dignità di una persona perché “tanto è così che funziona” e perché “Siamo su Facebook, si comportano tutti così”. Con chi sto io? Né con Camiciottoli né con la Boldrini, ma dalla parte della libertà di espressione quella vera. Camiciottoli, se si reputa innocente avrà tutte le possibilità e le libertà di far valere le sue tesi in un pubblico dibattimento che sta facendo crescere l’interesse della rete, anche perché si tratta del primo e del più altisonante dei procedimenti scaturiti dalle varie querele che Laura Boldrini ha presentato per difendere la sua onorabilità massacrata a colpi di commenti e di tweet sui social network, sui blog, sulle piattaforme di discussione “virtuali” (che brutto aggettivo!)

Est modus in rebus, ma quello che è certo è che tutto si può dire.

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