Lo sfratto politico di Sandra Lonardo Mastella

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Quando alla fine di gennaio 2008, a Sandra Mastella fu notificato l’obbligo di dimora, perché il Tribunale del Riesame non aveva accolto la richiesta di annullamento della misura degli arresti domiciliari presentata dalla stessa procura di Napoli, Lady Mastella ebbe a dire:
 
"Un esilio, una misura che, confesso, non capisco, un’altra umiliazione incredibile e immeritata"

Oggi, per l’inchiesta che riguarda le assunzioni clientelari e gli appalti in cui è indagato anche il marito Clemente, a Lady Mastella è stato imposto, invece, di NON eleggere il proprio domicilio in Campania, e neanche nelle provincie di (Latina, Frosinone, Isernia, Campobasso, Foggia e Potenza.

Ovviamente frastornata, la signora Mastella, che alle 7 del mattino ha dovuto lasciare Ceppaloni per recarsi a Roma, ha rilasciato prima una lunga dichiarazione alla stampa, poi ha scritto una lettera aperta, immediatamente pubblicata da "Repubblica" nell’edizione on line di Napoli.

E’ proprio singolare. Una persona che si sente suonare il campanello della porta di casa da cinque carabinieri in borghese che le notificano il divieto di dimora nel territorio di una intera regione ha appena il tempo di lavarsi il viso, mettersi le prime cose che trova e smammare.

Invece lei no. Lei scrive adddirittura una lettera aperta al giornale e il giornale ("Repubblica", sempre lei, anche se il testo è stato ripreso dall’edizione on line del Corriere della Sera…) gliela pubblica anche.

Non è una difesa quella di Sandra Leonardo in Mastella, è un po’ il canto del cigno, l’affidarsi a quanti credono ancora in lei e cercare di andare avanti adesso che, come dice, le è crollato il mondo addoso.

Che, intendiamoci, è anche una cosa molto comprensibile, umanamente. Voglio dire, chi è che in un momento di difficoltà simile, al centro di svariate indagini giudiziari, con l’obbligo di non dimorare in una determinata regione, non si affiderebbe agli amici più stretti, ai parenti, agli affetti più cari?

Ma chi è quel cittadino qualunque che trovandosi in queste condizioni si ritrova la stampa prona ad accogliere una lettera aperta e a farla conoscere in Internet praticamente in tempo reale?

Eppure la Sciùra Mastella questi privilegi li ha ancora. Segnale inequivocabile della prostituzione del giornalismo al potente di turno, ancorché "uscente".

Il Serenissimo (eppur ci siam scordati di lui) – Chiesto il rinvio a giudizio per Mastella e Signora

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C’è una notizia che mi sono dimeticato di commentare.

Abbiate pazienza, il post su Mariateresa Di Lascia prima, quello sulla nonnina blogger dopo, mi hanno fatto un po’ deviare dai pensieri più cattivi che sono sempre i migliori.

Insomma, è stato richiesto il rinvio a giudizio per Clemente Mastella e la moglie Sandra Lonardo.

Le accuse vanno dalla concussione all’abuso di ufficio e rivelazione del segreto di ufficio, con esclusione del reato di associazione a delinquere che, si sa, è uno dei più difficili da dimostrare. Non è un’attenuante, anzi.

Mastella ha ribadito:

Mastella lascia!

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Questa è una di quelle giornate che si dovrebbero segnare sul calendario.

Ma del fatto che Mastella non si ricandida alle elezioni nessuno parla.

Ci siamo liberati dell’autore dell’indulto-insulto, che è stato abbattuto a colpi di indagini della magistratura e, forse proprio per questo, pare non lo voglia più nessuno degli schieramenti politici (il Partito Democratico, si sa, preferisce altri inquisiti, mentre il Partito delle Libertà non si sa cosa voglia fare di Dell’Utri, Casini, dal canto suo ha detto che Totò Cuffaro si può candidare con lui, e ci mancherebbe anche altro…).

A Ceppaloni saranno addoloratissimi, Mastella e la moglie, che tanto avevano fatto per quella cittadina, ormai sono costretti a difendersi come delle persone normali.

Generale, la guerra e’ finita, il nemico e’ scappato, e’ vinto, e’ battuto…

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E Veltroni sbarcò a Livorno.
Al quasi neorestaurato Teatro Goldoni, orgoglio di una città che gli ha sacrificato anni di tradizione alla Gran Guardia, Veltroni ne ha dette varie e interessanti.

Parlando di Bassolino rinviato a giudizio ha insistito nel ribadire che gli rinnovava la sua stima e che lasciava alla sua sensibilità personale e alla sua coscienza la decisione di dimettersi o meno.

Bassolino, dopo avergli dato retta, ha deciso che grazie, preferisco restare.

E’ la nenia dei Mastella e dei Cuffaro, buona anche per il maanchismo della sinistra perdente ma presuntuosetta.

Sempre a Livorno Veltroni ha annunciato la candidatura del Generale Mauro Del Vecchio.
Un curriculum invidiabile:
Bosnia-Erzegovina (1997), Balcani (1999) e Macedonia (2000).
Ha comandato l’operazione International Security Assistance Force della Nato in Afghanistan.

Lo ha detto a Livorno, nello stesso teatro in cui ha parlato Gramsci nel 1921, l’anno della scissione.

Comunque anche a Siena ne ha dette parecchie. Ecco il suo intervento, direttamente dal lettore vituale di MP3 (da: www.radioradicale.it, Licenza Creative Commons, insomma, tutto regolare, non  ci sfrantumate i cosiddetti…)

Il megafono della sciura Mastella

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La sciura Lonardo maritata Mastella è uscita dagli arresti domiciliari. Siccome, però, le hanno dato l’obbligo di dimora (che, in pratica, vuol dire che devi soltanto abitare dove ti dicono loro, ma per il resto sei libero di fare quello che vuoi), allora ha improvvisato una protesta per lamentarsi del suo esilio, per dire al mondo che ha ricevuto tante e tante e-mail di solidarietà e che tutti (ma proprio tutti) si interrogano sul senso di questa misura cautelare.Ho sempre pensato che quando i processi si fanno sommariamente in piazza e col megafono si è inevitabilmente colpevoli.

Ma non colpevoli del reato che viene eventualmente ascritto (anche se molte volte le due cose coincidono), colpevoli piuttosto di portare un procedimento penale in una sede che non è la sua.

La sciura Mastella non deve spiegarlo alla gente se si sente in esilio o libera, se ha ricevuto tante e-mail o una vagonata di spamming, deve spiegare ai giudici cosa ha fatto e cosa non ha fatto e perché.
Ha tre gradi di giudizio per difendersi e non sarà certo il Tribunale del Popolo di Ceppaloni ad assolverla o a condannarla.

Per fortuna.

Al congresso sono tanti, dotti medici e sapienti

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Questo signore si chiama Stefano Cusumano ed è senatore del Gruppo misto-UdeuR. Poco fa ha annunciato voto favorevole al Governo Prodi, andando contro alle direttive di Mastella.

E’ stato aggredito dai suoi stessi compagni di partito, gli sono arrivati epiteti come  “Checca squallida” e “Pezzo di merda“.

Si è sentito male e lo hanno ricoverato.
Pare però che anche Mastella sia arrivato al Senato con il medico al seguito perché tanto bene non stava (“tutti intorno al capezzale di un malato molto grave”, avrebbe detto Bennato).

Stai a vedere che l’unico in perfetta salute è Prodi e non ce ne eravamo accorti!

Mastella lascia il Governo

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Mastella lascia il governo. Siccome lo hanno inquisito con qualcuno doveva pur prendersela, e lo ha fatto con quella povera anima di Prodi, reo di aver creato il governo più immobile della storia della Repubblica, di cui, comunque, anche lui ha fatto parte.Una volta pucciata nell’intingolo la scarpetta della spartizione del potere, quando non c’è più nulla da mangiare ognuno a casa sua.Restano solo le responsabilità individuali.

Le dichiarazioni alla stampa di Mariano Maffei

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Caso Mastella Lonardo: dichiarazioni alla stampa del Procuratore Capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei.

(registrazione tratta dall’archivio di Radio Radicale e distribuita con licenza Creative Commons)

Ascolta le dichiarazioni di Maffei dal nostro lettore virtuale

Addio!

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– Concorso esterno in associazione per delinquere
– Due episodi di concorso in concussione
– Un episodio di tentata concussione
– Un concorso in abuso d’ufficio
– Due concorsi in falso

Ora si difenda come un normale cittadino senza privilegi.

Dio c’è! (e Mastella no)

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Ci sono giorni in cui ti senti vivo, giorni in cui ti svegli e il Papa è stato cancellato dall’Università La Sapienza di Roma da 67 professori e un pugno di studenti ben determinati.

E dopo poche ore sai che la moglie di Mastella è stata posta agli arresti domiciliari e che lui, l’autore dell’indulto-insulto e dell’indagine su De Magistris, in questo momento, sta discutendo alla Camera dei Deputati le sue dimissioni.

Solidarietà a tutti e due da politici e giornalisti. Censura, giustizia a orologeria, intolleranza, giudici vendicativi finché si vuole, ma intanto che si dimettano. Ora e sempre. Et in saecula saeculorum.

La Contrada della grazia

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è una brava persona.
Che, come tutte le brave persone di questo mondo, sta per commettere un errore  enorme. Quest’omino qui, che vedete vestito con l’abito della festa, è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.
Adesso in carcere sta male (eh, beh…) e pare che stia per andarsene. Come tutti noi, prima o poi.Napolitano sarebbe tentato di concedergli la grazia, ha dato la pratica a Mastella che non vede l’ora di firmarla.

Così, Contrada potrebbe attendere la Grande Consolatrice di gucciniana memoria non solo agli arresti domiciliari (che sono una forma alternativa di detenzione), da detenuto, ma addirittura da uomo libero.

Pare che le associazioni delle vittime della mafia siano un tantino incazzate.

Ma per Contrada sembra che sia ormai una questione umanitaria.
Come se tutti i poveracci che sono in carcere perché extracomunitari non fossero umani.

Mastella e Di Pietro: questa Commissione Parlamentare d’inchiesta sul G8 non s’ha da fare!

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Bibì e Bibò litigano sempre tra di loro.

Ma quando si tratta di schierarsi con l’opposizione per:

a) mantenere gli interessi delle aziende che erano impegnate ad accaparrarsi i peraltro non pochi denari che erano destinati alla realizzazione del purtuttavia inutile ponte sullo Stretto di Messina;

b) sfiduciare quella pur sempre brava  personcina di Petruccioli;

c) evitare di dare al paese la verità sulle responsabilità della polizia nei fatti del G8 di Genova tramite una commissione parlamentare d’inchiesta;

allora non li stacca più nessuno, sono come Abelardo ed Eloisa, come Giulietta e Romeo, come Paolo e Francesca.

Inutile insistere, non sapremo mai cosa fecero i bravi poliziotti a Genova nel 2001, sempre solerti nel vigilare e sempre fedeli al  proprio capo: Manganelli.
Non lo sapremo perché mastelliani e dipietristi hanno deciso che le indagini si fanno su tutti, poliziotti e manifestanti, a 360 gradi.

In uno stato democratico la polizia dovrebbe dare il buon esempio. O comportarsi come pretende che si comportino gli altri. Lo Stato vuole la democrazia e la par condicio? Allora perché non ha provveduto a rifornire i manifestanti di lacrimogeni, sfollagente, elmetti e scudi?

In passato ho avuto modo di mandare qualche lettera aperta a Di Pietro dalle pagine di questo blog. Ora mi sono stufato. Tanto Veltroni ha già detto che sarà il soggetto politico privilegiato nella alleanze del nuovo Partito Democratico.

Indagato Mastella. Tolta l’inchiesta a De Magistris. Fine dello stato di diritto

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E’ ufficiale, Mastella è sotto indagine nell’ambito dell’inchiesta "Why not", portata avanti dal Dott. De Magistris della Procura di Catanzaro.

Per tutta risposta, l’inchiesta a De Magistris è stata avocata.

Vuol dire che non ce l’ha più lui, che non dovrà più occuparsi di Mastella e Prodi.
Vuol dire che se ne dovrà andare.

Non c’è niente di strano, è la fine dello stato di diritto.
Esiste un concetto nel diritto che è quello del giudice naturale a cui nessuno può essere sottratto.
Ed è esattamente quello che sta facendo Mastella: non potendo sottrarsi al suo giudice naturale lo sottrae all’attenzione del suo caso giudiziario.
Berlusconi faceva le norme ad personam, Mastella gioca a soldatini con la magistratura inquirente.

E dopo, come se c’entrasse qualcosa, ha cominciato ad invocare le elezioni a primavera. Tanto ha già detto che non si dimette.

In un paese normale, e possibilmente civile e democratico, un ministro della giustizia inquisito per quattro capi d’imputazione si sarebbe dimesso il giorno stesso.

Invece abbiamo una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che il governo Prodi, grazie al cielo, cadrà presto. Quella cattiva è che tornerà Berlusconi. A primavera.

Il blog “Mastella ti odio” denunciato alla polizia postale

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Che quelli che hanno realizzato il falso blog di Pierferdinando Casini fossero incappati in un errorelo avevo detto anch’io.
Che quelli che hanno realizzato il vero falso blog mastellatiodio fossero gli stessi che avevano giocato con Casini lo avevano detto loro stessi. Ma Mastella li ha denunciati lo stesso.
Mastella denuncia tutti.Mastella denuncia quelli di mastellatiodio perché hanno fatto un blog uguale al suo nella grafica.
C’è da spiegare all’onorevole Mastella che non sono i soli, dato che quella grafica a pallini è un template.
E ci sarebbe anche da spiegargli che cos’è un template.

E come corollario finale, c’è da spiegargli che blogspot.com mette a disposizione quel template per tutti coloro che vogliano aprire un blog. Il che non significa che tutti i blog di blogspot.com siano a pallini, ma semplicemente, che quella grafica è uno dei tanti vestitini preconfezionati che blogspot mette a disposizione di chiunque (sì, anche di Mastella).

Poi, sempre con calma, bisognerebbe andargli a dire, con le dovute cautele del caso, che di siti-fake che gli fanno il verso ce n’è un altro, che risponde al link http://dementemastella.blogspot.com/.

In breve, Mastella denuncia chi lo odia apertamente e non chi gli dà del demente in maniera neanche tanto velata, sia pure con una punta di ironia, dote che il nostro ministro della Giustizia non sembra apprezzare particolarmente.  Sarà per quello che non se n’è ancora accorto.

E’ strano Mastella.

Il Dott. De Magistris arriva quasi ad indagare su di lui e ne viene disposto il trasferimento d’ufficio.
Domani sera Santoro avrebbe dovuto (potuto!) mettere in onda una puntata su Mastella e si è mosso un pezzo grosso dell’UdeUR dicendo che quella puntata non s’ha da fare se no salta qualche testa della RAI.

Mastella se la prende a male e non dovrebbe. L’odio è un sentimento nobile sia per chi lo prova che per chi ne è oggetto.
Dovremmo serbarne il ricordo nell’oblio. Vedremo se riuscirà a denunciare anche la memoria per averlo messo da parte.

(lo screenshot è tratto da: www.repubblica.it)

Mastella al capolinea

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“…Prodi, una delle persone più serie che ho conosciuto in anni di politica…”
(dal blog di Clemente Mastella pubblicato alle 21,24 di martedì 18 settembre)

“O c’è un chiarimento politico o si va al voto. (…) “Abbiamo constatato che non c’è una maggioranza.”
(dichiarazioni di Clemente Mastella delle 15,34 di giovedì 20 settembre dopo il ritiro del gruppo dell’Udeur dal Senato)

Un Mastella a pois (fortunato chi ce l’ha?)

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Avere un blog sta diventando per molti una necessità urgente, “una verità che si sente nel corpo, come la fame, o il bisogno di urinare” (*).Sarà per questa incontinenza verbale ed informatica che Clemente Mastella ha aperto un suo blog. Con uno sfondo a pallini multicolori, come il vestitino di Pinocchio durante il primo giorno di scuola.
Lo ha aperto, senza spendere un soldo di tasca sua per comprarsi un dominio personale, si è aperto uno spazio su blogspot.com e tanti saluti ai suonatori.
Solo per questo si potrebbe essere autorizzati a pensare che si tratti di un falso, invece è tutta roba vera.

Come è vera la politica sconcertante che il Ministro della Giustizia ha dato ai commenti dei suoi lettori.

Facciamo un salto indietro: c’è blog e blog. In un blog come il mio i commenti posso anche permettermi il lusso di non averli. E infatti non ne ho. Non sono il Ministro di Grazia e Giustizia, non rappresento niente e nessuno se non me stesso, non ho la responsabilità di dover portare su di me le istanze di migliaia di elettori.
Mastella sì. E che cos’è un blog per un politico se non l’occasione di tastare il polso all’elettorato?

Mastella non disabilita i commenti, no. Sarebbe troppo facile.
Lui li filtra.
Complice una cultura della rete che è sempre stata basata sulla ambigua e funesta figura del “moderatore” (newsgroup e mailing-list ne sono tristemente pieni), Mastella esordisce così con chiunque abbia la tentazione di scrivergli qualcosa:

In soldoni, li deve approvare lui.
Ma c’è di più. In un breve ma interessante scritto sulla politica del suo spazio web, Mastella chiarisce:

C’è una sola regola di navigazione qui dentro: l’educazione. Pertanto non risponderò a commenti anonimi o che contengano insulti. Inoltre non commenterò con i giornalisti, durante la giornata, le cose che scrivo in questo mio spazio. Su questo principio sarò categorico. Anche per loro, se vorranno, è presente lo spazio-commenti. Grazie.

Parla di educazione. Lui che è stato il principale artefice dell’indulto.
Ci viene a dire che non risponderà agli anonimi, ignorando o non sapendo proprio per niente che l’anonimato in rete è stata una conquista sociale e di civiltà.
Chissà quante volte avrà usato il comando #31# sul telefonino per non far apparire il suo numero al destinatario delle sue chiamate e adesso se la prende con l’anonimato!

Filtra i commenti e a forza di filtrarli gli sta accadendo l’inevitabile, di non averne più neanche uno.
Ecco quello che appariva su un suo post dell’11 settembre scorso (l’ennesimo sull’affaire Grillo): alle 9,30 di questa mattina (13 settembre) i commenti erano uguali a zero.

(*) Camilo José Cela, La famiglia di Pascual Duarte