La morte di Carlo Maria Martini

Tratto da: ilcorriere.it

Carlo Maria Martini era un uomo colto, attento, mite. Un intellettuale illuminato e persona schiva. Un uomo del sistema che avrebbe potuto scardinare il sistema e, di fatto, lo ha messo in crisi con la scelta di rinunciare all’accanimento terapeutico. I segnali dell’apertura vengono solo da chi muore.

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Le canzoni più belle della nostra vita – Mia Martini – Agapimù

Agapimù” è stata una delle canzoni meno ricordate di Mia Martini.

In effetti non era un gran che, ma a me, allora, giovincello e tempestato di brufoli, sembrava bellissima.

La caratteristica di molte canzoni degli anni 70, a parte quella di avere degli attacchi e degli intermezzi di batteria da extrasistole musicale era quella di essere incredibilmente ripetitive.

“Agapimù” di Mia Martini non sfuggiva a questa regola, in effetti, a parte il fatto che si trattava di una pezzo cantato in greco, “Agapimù” era l’unica cosa che si capiva. O, meglio, che si ripeteva, canticchiando sulla spiaggia e battendo le mani, con le ragazze dai capelli lunghi e biondi stile Gloria Guida fermati da una fascia sulla fronte, che regolarmente si infrattavano con buzzurri improbabili che andavano in giro con il Caballero e se le portavano via (erano messaggi poco subliminali, c’è poco da fare!) dalla vista di chi contunuava a gridare a squarciagola alla luna “Agapimù agapimùùùùù“.


“Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera.”
(art. 70, comma 1, L. 633/41 e successive modifiche)

Non ricordi questa canzone? Ascoltane un brano dal nostro lettore di MP3!!

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Mia Martini, padre davvero e padre per finta


Padre, davvero sarebbe bello
vedere il tuo pianto di coccodrillo!
E certo tuo padre ti diede di meno,
solo due calci dietro la schiena
e con mia madre dormivi nel fieno
anche in aprile e di me era piena!
Padre, davvero sarebbe grande
sentire il parere della tua amante!

Siamo troppo impegnati negli anniversari in questo periodo, noi italiani. Troppo romantici, troppo piagnucolosi, troppo attaccati ai miti. Per questo ci ritroviamo a ricordare i quarant’anni dalla morte del Che Guevara ("aprendimos a quererte", e giù magliette, pugni chiusi e lacrime nazionalpopolari) e nessuno si ricorda che sono 12 anni che Mia Martini ha staccato la spina e dalla vita è passata dall’altra parte senza passare per il mito.
La sua prima canzone era del 1971, si intitolava "Padre davvero" e la compose lei. Testo e musica.
Dall’anno successivo, piccoli uomini, minuetti, storie di donne abbandonate dai bastardi, e lei ridotta ingiustamente a fare da interprete a squallide storie di sottomissione.
Mentre la sua prima canzone fu il cazzotto nello stomaco ai benpensanti e a suo padre. Davvero.
Lei lo fece, lo fece così. Almeno lei (nell’universo).

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