Le disposizioni del Garante della Privacy a tutela della famiglia di Pietro Marrazzo

L’Autorità Garante per la privacy ha avviato l’esame della segnalazione con la quale Roberta Serdoz ha lamentato una violazione della sua sfera personale e familiare in relazione alle modalità con cui numerose testate giornalistiche hanno trattato la vicenda che ha coinvolto il marito, Piero Marrazzo.

L’istruttoria aperta dal Garante riguarda alcune testate, con particolare riferimento alla esposizione dei familiari, anche di minore età, e alla eventuale lesione dei diritti delle persone non coinvolte nell’inchiesta giudiziaria.

L’Autorità, riservandosi di adottare al termine dell’istruttoria eventuali provvedimenti inibitori, invita i mezzi di informazione ad applicare rigorosamente, anche in riferimento al caso Marrazzo, i principi del codice deontologico dei giornalisti e della Carta di Treviso e ad astenersi dal diffondere notizie e immagini relative ai familiari, in particolare dei figli, lesive della dignità della persona e della assoluta riservatezza che deve essere assicurata ai minori.

Roma, 13 novembre 2009

 

201 pagine

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Berlusconi sapeva dei film di Marrazzo a casa dei trans

Allora, Berlusconi sapeva che giravano i filmini con Marrazzo e i trans che facevano le loro cosine.

Carino da parte sua avvertirlo, quando si dice il "Bon Ton", la passione per il Galateo, l’emulazione di Monsignor Giovanni Della Casa fatta persona…

Gliel’ha detto Berlusconi a Marrazzo, e lo ha anche rassicurato del fatto che su suo espresso ordine, in qualità di editore sui periodici Mondadori quella notizia e quelle immagini non sarebbero mai state pubblicate, parola di lupetto, giurin giuretta.

Perché, sia chiaro, lo decide LUI che cosa esce e che cosa non esce alla Mondadori, cosa si pubblica e cosa non si pubblica (ma anche alla Einaudi, casa editrice notoriamente "comunista").

Certo, tra gentiluomini, anche se di fazioni avverse, certi favori non si negano mai.

E allora approfitto dell’occasione per rispondere pubblicamente, estrapolandolo dall’esilio delle appendici al blog, al commento di quel Kauterio del Cinghiale Mannaro (o a quel Cinghiale di Kauterio, vedete un po’ voi) il quale scrive (e io gliele pubblico anche queste cose):


"Rileggendo ho scovato un abominio: mi stai dicendo che è perfettamente normale che la vita privata di una persona possa essere usata per distruggerne la carriera pubblica, cosi’ almeno si tira giu’ Abberlusconi?

Ti rendi conto della pesantezza di quanto dici?"


Stimato Kauterio,

se solo certuni si rendessero conto della pesantezza di quello che fanno almeno la metà di quanto io mi renda conto di quello che scrivo sarei già contento.

Ma, dici tu, la vita privata delle persone, in particolar modo quella sessuale, dovrebbe essere scevra da critiche, andando ad inscriversi nella concentricità di quello che l’universo mondo chiama "cazzi propri".

E perché, Marrazzo non può andare con un trans? Berlusconi non può averci tutte le puttane e le escort che vuole, se ciò gli dà gusto.

Certo che possono farlo. Esattamente come io potrei benissimo, in ipotesi, avere una relazione con una mia alunna, magari maggiorenne (ma anche minorenne, perché no, basta che ci stia, sia consenziente, magari con il beneplacito di su’ pa’ e su’ ma’, mi basterebbe solo non essere chiamato "Papi", non è una condizione insormontabile, voglio dire, si può fare…), sai, il fascino del professore vissuto, della studentessa in fiore che fa tanto "Manhattan" di Woody Allen.

Oppure potrei avere particolari perversioni sessuali, che so, un po’ di lesbo-chic non si rifiuta mai a nessuno, ultimamente, e se in camera da letto mi piace farmi frustare piuttosto che frustare la mia partner sono, rigiustamente, solo cazzi miei.

Poi, magari, c’è qualcuno che potrebbe avere altre perversioni, che so, le Lolite, le ragazzine, i ragazzini, i viaggi del sesso in Thailandia piuttosto che in Brasile, eh, si sa, son malati, e poi anche loro, poveri bimbi, ma cosa gli vòi di’?

Va bene, diamo anche per scontato che una morale pubblica, che l’esempio che si dà non debba necessariamente coincidere con i nostri gusti personali, che vada bene (e non va bene!) l’assioma dei vizi privati e delle pubbliche virtù.

Quello che invece no, non va proprio, è il fatto di avere un Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione Lazio ricattabili. Che questi si facciano fregare da una imprenditrice abortita di Bari piuttosto che da un nugolo di carabinieri in cerca di ricatti e cocaina.

Non me ne frega niente se quel politico di destra ha la collezione dei DVD porno di Moana Pozzi a casa (la stessa con cui tu hai finito le testine a tre videoregistratori, solo che tu avevi i VHS diligentemente collezionati con "Le Ore", credo…) o se quello di sinistra va a farselo ravanare nel Diociliberi in una stanza appartata del centro sociale intestato a Malcolm X, a me interessa in primo luogo che i due, per il loro incarico istituzionale, non possano essere messi in discussione da nessuno, e in secondo luogo non si mettano in disciussione e a farsi i ricattucci tra di loro.

Perché non mi venire a dire che la compiacenza del Presidente del Consiglio nel mettere uno STOP a una notizia non ha un costo. "Ricordati solo che ti ho fatto un favore", diceva Don Vito Corleone, nei film di Francis Ford Coppola.

E poi mi dici che sono pesante io?

Dàmmi retta, Palle!

Marrazzo: nomina sunt consequentia rerum



Marrazzo.

Un nome un programma. Gli manca solo l’apostrofo. Quando i latini dicevano che gli uomini sono la conseguenza diretta dei loro nomi non avevano torto.

Eppure Vladimir Luxuria ha testualmente dichiarato: "Sarebbe grave se il Pd non ricandidasse Marrazzo alla presidenza della Regione Lazio in base a questi episodi (…) Vorrebbe dire che è un partito bacchettone, un partito che dà ragione a chi usa il privato per distruggere la gente."

Insomma, via libera a Berlusconi.