Roberto Maroni e le proteste in Val di Susa: “Sono d’accordo con chi sui giornali ipotizza il reato di tentato omicidio”

«Mi auguro che la magistratura vada fino in fondo e colpisca duramente chi si è reso responsabile»
«Sono d’accordo con chi sui giornali ipotizza il reato di tentato omicidio»
«Non è stata solo una violenza eversiva quella messa in atto dai No Tav, ma un’azione di stampo terroristico»
Lanciare bottiglie incendiarie, secondo Maroni, «significa attentare alla vita di quei poliziotti che altro non facevano che difendere la legalità e la democrazia».

Maroni dovrebbe pensare che oltre ai poliziotti che ricevono lanci di bottiglie incendiarie per la difesa della legalità e della democrazia, ci sono dei cittadini che manifestano legittimamente il proprio dissenso e che non lanciano bottiglie incendiarie a nessuno, esercitando quel diritto di critica che, pure, è principio càrdine della democrazia e che discendono da quella legalità che presume essere stata lesa.

Bene, me lo auguro anch’io che la magistratura vada fino in fondo e che colpisca chi si è reso responsabile, sia che si trovi dalla parte dei dimostranti, sia che stia da quella dei poliziotti, che se hanno abusato in qualche modo del loro potere, devono essere perseguiti come qualunque altro cittadino.

Maroni vuol farci credere che esistono poliziotti che stanno dalla parte del bene e manifestanti che stanno dalla parte del male. A questa interpretazione dicotòmica, è chiaro, non ci sta nessuno.
Esistono persone che o hanno commesso reati e devono essere perseguiti o devono essere lasciate in pace, poliziotti o cittadini che siano.

Maroni parla di "tentato omicidio"? Nel 2004 è stato condannato al pagamento di 5.320 euro per resistenza a pubblico ufficiale, per cui la Cassazione ha stabilito che l’azione «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva (…) e proprio per questo del tutto ingiustificabili».

LUI parla di "tentato omicidio"?
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Zazzera alla Camera: “Maroni assassino”

Abbiamo una politica che, quando si tratta di esprimere dei contenuti e di entrare nel merito delle questioni fa del suo meglio per abdicare a se stessa.

E’ una tentazione irresistibile, un bisogno primordiale e ineludibile, una necessità intrinseca nel corpo dei nostri politici, come il bisogno di orinare o andare alla buvette a mangiare il supplì.

L’opposizione, o quella che si autodefinisce tale, potrebbe vincere a mani basse le elezioni stasera: basterebbe che la smettesse di parlare di Berlusconi e, soprattutto, che parlasse un linguaggio nuovo, avulso da quello che siamo abituati ad ascoltare. Che so, a un’espressione come “Bunga Bunga” opporne un’altra come “energie rinnovabili”, a “processo breve” opporre, per esempio, “stato etico”, a “giudici comunisti” rispondere con “mandato politico a termine”, a “rientri forzati in Tunisia” non rispondere nemmeno ma parlare di “software open source nelle pubbliche amministrazioni”.

E invece no. E invece a “Roma ladrona” gli eroi dell’Italia dei Valori (sì, perché mettono la parola “valori” nel loro nome) contrappongono un bel Maroni assassino”. Et voilà, pari e patta, uno a uno e palla al centro.
La Padania non è nemmeno un’espressione geografica e il deputato Zazzera se ne esce che Maroni sarebbe un assassino. Maroni, tutt’al più, ha dato un morso a una caviglia a un poliziotto (perché prima li morde e poi diventa il loro superiore diretto), suvvia, “assassino” addirittura mi sembra un’espressione sprecata.

Mentre la componente leghista afferma con molto autocompiacimento che loro “con il tricolore ci si puliscono il culo”, mentre gridano “Foera da i ball!”

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Maroni contro Saviano: si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignita’

Lo Stato dev’essere sceso a livelli talmente bassi da aver bisogno, più che di calendarizzazioni dell’eutanasia di governo, di un pronto soccorso immediato che limiti gli effetti dell’aneorisma in atto se un Ministro dell’Interno, che in quanto Parlamentare deve rendere conto dell’operato all’intero popolo italiano, e non soltanto ai suoi elettori, se la prende con Roberto Saviano.

E io non volevo più neanche parlarne di "Vieni via con me", trasmissioncina tutto sommato innocua, elencazione sterile di luoghi comuni recitati da ospiti impacciati e inadeguati, condotta da una personcina in abitino marròn, come il tinello di cui parla Paolo Conte, un po’ perché ne ho già parlato abbastanza e uno rischia di diventare ripetitivo, un po’ perché mi pare, in tutta sincerità, che la qualità complessiva del programma non meriti altre parole: hanno cominciato con Cristiano De André che deve per forza fare il verso a suo padre e cantare "Don Raffaè’" e hanno tenuto solo due o tre minuti un monumento vivente come Beppino Englaro, messo accanto a Fini e a Bersani, e ce la gabellano come televisione di qualità sapendo che è così non perché lo sia effettivamente, ma perché la gente è abituata a vedere di peggio.

Le mosse di Maroni contro Saviano e la RAI sono, comunque, inaccettabili e irricevibili.

Un Viminale furioso perché Saviano ha citato un brano tratto da un’intervista a Gianfranco Miglio rilasciata al quotidiano "Il Giornale" (eeeeehhh!…) il 20 marzo 1999. Eccolo qui:

"Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate."

E’ la citazione di una persona a cui è stata intestata una scuola pubblica ad Adro e che viene considerato essere il padre di un movimento politico.

Cos’è, non si può citare Miglio? E’ sacro?? E non si può muovere una critica in televisione a quanto affermato da Miglio più di dieci anni fa???

Certo che no, tant’è che Maroni ha dichiarato: "Come ministro e ancora di più come leghista mi sento offeso e indignato dalle parole infamanti di Roberto Saviano, animate da un evidente pregiudizio contro la Lega".

Senza, peraltro, ricordarsi di quello che lo stesso Umberto Bossi, con una serie di fini francesismi, aveva dichiarato sullo stesso Miglio:

"Poveraccio", "vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona", "me ne fotto delle minchiate di Miglio", "arteriosclerotico, traditore", "Ideologo? No, panchinaro", "una scoreggia nello spazio" (cit. in: Marco Travaglio, Miglio col bene che ti voglio, l’Espresso 24 aprile 2009)

Cos’è che è di pregiudizio per la Lega, quello che ha detto Saviano o la citazione di Miglio?

Non si sa bene, ma Maroni prosegue imperterrito: "Ho chiesto al Cda della Rai il diritto di replica".

Ma la replica de che? Una critica è tale perché rappresenta il pensiero di chi la muove, non si sa bene che cosa voglia replicare: replica a una frase di Gianfranco Miglio? A una citazione?? A un dato di fatto???

Perché il punto è questo, il governo morente e uscente (che, tuttavia non uscirà e non morirà tanto presto, sarà un’agonia lunga e dolorosa -per il popolo italiano, beninteso-) sta distorcendo la realtà cercando di negare l’innegabile, ovvero che Gianfranco Miglio abbia detto quelle cose. E non pare proprio che la redazione de "il Giornale" le abbia smentite.

Allora: "Chiedo risposta anche a nome dei milioni di leghisti che si sono sentiti indignati dalle insinuazioni gravissime di Saviano e quindi auspico che mi venga concesso lo stesso palcoscenico per replicare ad accuse così infamanti che devono essere smentite"

Non c’è nulla di peggio di chi si renda portavoce del pensiero e della sensibilità altrui. Dove sono le "insinuazioni gravissime"? A quali frasi si riferisce Maroni? Non è dato di saperlo. Quello che è chiaro è che vuole il "palcoscenico", unico strumento mediatico e di propaganda utilizzato anche dal suo Reggente.

Alla RAI gli hanno risposto picche, che non se ne fa di nulla, nessun diritto di replica, nichts, nata, rien de rien, raus, zò i man da la verzüra! Loris Mazzetti ha dichiarato: "Se noi abbiamo detto cose non vere, cose smentibili se lo abbiamo ingiuriato o offeso, che si rivolga direttamente alla magistratura"

E allora lui si è rivolto al capo dello Stato. Che, voglio dire, come ragionamento non fa una piega. "Giro al presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato la questione, se la Rai deciderà di negarmi il diritto di replica a Saviano".

E’ come rivolgersi al tappezziere, alla ferramenta e all’elettrauto perché al banco della salumeria del supermercato si sono rifiutati di darci un etto di prosciutto crudo.

Come replica a Saviano, così ottenuta, varrebbe poco.
Come show probabilmente sarebbe più divertente di Fazio in vestito gessato marrone (così ci è sembrato alla televisione!).

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Le violenze, gli immigrati di Rosarno, con le chiose di Maroni e Bertone

Il ministro dell’interno Maroni, quello che è stato condannato in via definitiva per aver dato un morso a una caviglia di un poliziotto, ha detto che se ci sono stati disordini a Rosarno è stato perché nei confronti degli immigrati c’è stata troppa tolleranza.

E’ vero, li abbiamo tollerati troppo questi negri a Rosarno, abbiamo perfino permesso loro di avere un lavoro alle dipendenze della malavita organizzata, li abbiamo alloggiati in comodissimi lager fatiscenti, pagati una miseria, che per lo è anche troppo, e i contributi e la messa in regola per il permesso di soggiorno e di lavoro, si sa, sono cose troppo onerose per una azienda che paga in nero (toh, lo tolleriamo anche facendolo lavorare secondo il colore della pelle!), perché il lavoro non c’è per noi, figuriamoci per loro!

Troppa tolleranza, dunque, bisognerebbe tollerarli di meno, anziché fare quello che le leggi ci impongono di fare, e cioè perseguire i reati indipendentemente dalla condizione di chi li ha commessi.

Gli ha fatto da contraltare Sua Eminenza il Cardinal Bertone, che, con una punta non indifferente di lungimiranza ha dichiarato: "C’è troppo sfruttamento!" Chissà chi glieli scrive i testi e quante lauree ha!

Cerchiamo di avere un po’ di tolleranza anche per lui.
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Il traffico di organi in Italia

Nuova sconvolgente notizia dal ministero degli Apparati Genitali Roberto Maroni: In Italia sarebbe presente una fitta rete di traffico di organi di minori, soprattutto tra i clandestini, evento contrastabile solo con la nuova banca del seme. “Mediante la quale” aggiunge il Ministro del Sudoku Roberto Calderoli, sfoggiando i nuovi reni e il fegato della collezione autunno-inverno “l’individuazione e la castrazione chimica e fisica dei padri dei piccoli, sarà più veloce ed efficiente, così da eliminare il problema alla radice”. Polemica la risposta dal Centro Nazionale Trapianti. Il dottor Josef Mengele, interpellato, avrebbe dichiarato: “In Italia non c’è traffico di organi di pampini, gli organi che utilizziamo, sono tutti regolarmente registrati e prelevati da Giuliano Ferrara, il quale per la sua massa fisica è costretto quotidianamente a produrne di nuovi. Forse preleviamo anche qualche organo da qualche pampino epreo, ma ropa di poco conto… “

A sostegno della tesi del Maroni interviene la senatrice Maria Burani Procaccini: “Io col Maroni ho sempre lavorato a gomito stretto, abbiamo condiviso molto di più delle semplici idee politiche e delle copulazioni, perciò mi sento in dovere di affermare che lo amo e a Giugno ci sposeremo con rituale celtico, sacrificando agli dei la sua attuale moglie.” E i bambini? “I bambini? Quali bambini? Ah si, ne avremo molti.”

Nessuna dichiarazione invece dal Ministro della Chirurgia Plastica Mara Carfagna, a quanto pare si sarebbe riservata del tempo per pensarci su, si aspetta una sua risposta verso la fine del febbraio 2011. Al telefono azzurro risponde invece solo la segreteria telefonica.

da: NonNotizie

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Il dito di Maroni

Ovvia, il prode Caciagli Emo (o Edo, o Nedo, o Alfredo, o Goffredo, non ricordo…) mi priega (verbo squisitamente dantesco) di diffondere codesto manifestino della Pubblicità Progresso e io gliene serbo gratidine e acidità di stomaco eseguendo tosto ‘l disìo.
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I ministri della Repubblica: Roberto Maroni

Continuando la disamina dei ministri del neo-governo Berlusconi (operazione che richiederà un po’ di tempo, considerata la variegata entità dei personaggi in questione), occupiamoci di Roberto Maroni, detto Bobo, nato a Varese il 15 marzo 1955, segno zodiacale Cassoela.

E’ stato condannato a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale (ha tentato di mordere la caviglia a un poliziotto). In primo grado era stato condannato a otto mesi.

Ora, dopo una parentesi artistica nel Gruppo Folk "Bobo e i suoi Maroni" (v. foto) è Ministro dell’Interno per la seconda volta.

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