Nàpule nun è “Un posto al sole”

Reading Time: 2 minutes

Screenshot from 2015-05-13 15:42:08

Io guardo “Un posto al sole”, va bene?

Ora che l’ho detto dovrei sentirmi meglio. Voglio dire, l’outing dovrebbe aiutare chi lo fa a liberarsi di un peso, invece no, mi sento perfettamente uguale a prima.

Guardo “Un posto al sole” e mi viene anche da dire che i perché di questa mia perversione televisiva saranno anche un gocciolino cazzi mia.

Guardo e dimentico immediatamente quello che è successo nella puntata appena trascorsa. Veramente non mi ricordo nemmeno i nomi dei personaggi. Mi accontento di indicarli con un banale ma efficace “quello lì” e “quella là” quando vengono inquadrati. Poi la volta successiva (che non è detto debba corrispondere necessariamente al giorno dopo, tanto la trama, bene o male, si riesce sempre a riprendere) mi riviene in mente tutto. Mi succede la stessa cosa identica con i libri gialli.

Ora, per esempio, c’è l’avvocato perfettino che in realtà è un serial killer che ha già ammazzato una ragazza, ne ha sfregiata un’altra che gli sta dando una caccia spietata mapperò (sarà bellino disseminare di queste produzioni ortografiche il blog e farvi saltare sulla poltrona?) gli inquirenti sospettano di un altro e lei, sopravvissuta, è l’unica che pensa che il suo aggressore sia ancora a giro a far danno, e ora, lui, ‘o malamente, ha adocchiato una bella ma ingenua, che difatti prima o poi a leilì gli fa fa’ la fine del polpo sbattuto sugli scogli.

E poi c’è Napoli. Voglio dire, non c’è.
Una fiction che si svolge tutta nel capoluogo partenopeo e a parte qualche vista da cartolina per turisti plastificata con il lungomare e ‘o Vesuvio, Napoli non c’è.
Voglio dire, io quando penso a Napoli penso al casino. Altro che “a voce d”e criature che saglie chiano chiano”! Voglio tutto quello che “Napule è”, mi devi far vedere “‘o sole amaro” che cantava Pino Daniele, fino alla proverbiale “carta sporca che nisciuno se ne ‘mporta”. E se proprio mi sevi fare vedere la Napoli di una cartolina di plastica mi ci devi mettere i proverbiali pini che ora non ci sono più e vorrei anche tanto sapere perché. Ma in “Un posto al sole” ci sono sempre giovani belli, impomatati, ragazze innamorate (alcune tremendamente incinte), tutti frequentano lo stesso bar (di plastica anche lui), appartamenti lussuosi e sempre bene in ordine (oh, mai che cucinino il pesce -per dire- e che facciano un po’ di puzza e di disordine in giro), quello che cià una tombola di soldi, quell’altra che si è innamorata di un pubblico ministero (in effetti a “Un posto al sole” non c’è nessuna che si sia innamorata non dico di un camorrista, ma almeno di qualcuno con piccolissimi precedenti penali -in questo caso la fiction “Una grande famiglia” è molto più democratica, bisogna riconoscerlo!), quella che chissà che le è successo ma cià sempre una ghigna a tagliola che la metà avanzerebbe ma di pizza, mare, sole, ‘na voce, ‘na chitarra, ‘nu poco ‘e luna, sonagli, ‘ntrugli, ‘mbruoglie, triccheballàcche, bombe di Maradona neanche l’ombra, ma tanto io “Un posto al sole” lo guardo uguale!

La grande Medusa

Reading Time: < 1 minute

Il grande Sorrentino, sotto il beneplacito dei grande Fellini, del grande Maradona e dei grandissimi Talkin’ Heads, è arrivato con una grande 500 a ricevere il grande applauso per aver rappresentato filmicamente una grande Italia e avere distribuito il suo lavoro con la “Medusa”, così il grandissimo Innominato ci guadagna qualche cosina anche lui a vendere il Made in Italy all’estero, e si piglia la briga di farlo vedere all’universa Italietta becero-comunista stasera su Canale 5, chè un po’ di grande pubblicità male non fa nemmeno lei, date retta.

La grande bellezza dell’oblio

Reading Time: < 1 minute

Oggi l’arma di distrazione di massa è l’Oscar a Sorrentino.

Così, per un momento, non ci ricordiamo -a puro titolo di esempio- delle pressioni sulla stampa calabrese per ritardare l’uscita di una notizia e del fatto che, al rifiuto, le rotative hanno improvvisamente smesso di funzionare, ma, soprattutto, dell’assordante silenzio che il Governo del Paese -impegnato com’è a sfornare una riforma al mese- ha riservato alla notizia.

Eh sì, Sorrentino ce l’ha fatta, ha vinto l’Oscar e noi siamo tutti contenti di questo straordinario nulla informativo, e anche se Putin si prende la Crimea noi nulla, mettiamo in primo piano la notizia che Sorrentino ha ringraziato Maradona.

“La grande bellezza” è questa. E’ ballare sulle note di Raffaella Carrà sulle brutturie del Paese e sentirci, nonostante questo, inutilmente orgogliosi di essere italiani.

Samba per Diego Armando Maradona

Reading Time: < 1 minute

E piange, Diego Armando Maradona. Piange la sua barba imbiancata, piange il suo fisico taricone un po’ invecchiato su espressioni da fuori di testa davanti alle telecamere e analisi del doping, piange lo scugnizzo che lascia figli illegittimi in giro per il mondo, piange lui ch’è ‘cchiù ‘mmeglio ‘e Pelè, gonfiato di coca mille volte, mille volte nella polvere e mille volte sugli altari della resurrezione e dell’oblio, piangono i suoi vestiti grigi e impacciati da imperfetto neo-borghese, piange la Vírgen del Rosario che si porta attorcigliata tra le mani, monile non da cadaveri di quotidiana sepoltura ma da speranza di straordinario riscatto, piange chi novanta minuti prima era proiettato verso la categoria dei semidèi e che si è ritrovato ad essere cancellato dalla storia per quattro schiaffi in padella serviti impeccabilmente, non vittoria né sconfitta, bensì umiliazione, e allora lo sbaglio è suo, solo suo, come il pianto che paccheggiava ai suoi giocatori, ¡anda, un beso…!, come quello che ti consola per aver preso quattro legnate dai campioni del mondo ma non basta al mondo a far credere che sei ridiventato, al di là di tutto, un uomo normale.