Il cadavere del dittatore Francisco Franco sarà trasferito oggi dal Valle de los Caidos al cimitero del Mingorrubio

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I resti mortali di questo brav’uomo, che si fece largo durante la Guerra Civile di Spagna al suono di “Viva la muerte” (ossia “Muera la vida”, come avrebbe detto Unamuno) saranno traslati oggi dal complesso monumentale del Valle de los Caidos, dove hanno riposato indisturbati per oltre 40 anni assieme a quelli di quell’altro dittatorello che fu Primo de Rivera, al più anonimo e discreto cimitero cimitero del Mingorrubio, nella città El Pardo, dopo che il governo di Pedro Sanchez aveva scartato la proposta avanzata dai familiari di Paquito di ospitarne la tomba  all’interno della Cattedrale de la Almudena a Madrid. Si conclude così una polemica pluriennale che dalla questione logistica passa inevitabilmente a quella della gestione della memoria e del culto della personalità (che, evidentemente, dura anche dopo morti), perché non è vero che i morti sono tutti uguali. Ci sono morti che sono più uguali degli altri e cancellarne la memoria cimiteriale potrebbe aiutare a ridimensionarne la portata storica, con la malandata certezza che 39 anni di dittatura di questo ometto bassino e dall’incerto carisma personale sono uno sfregio indelebile alla democrazia e allo stato di diritto.

L’Instituto Cervantes censura la presentazione di un libro sulla mafia

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Íñigo Domínguez è un giornalista e scrittore che lavora al quotidiano “El Correo” come corrispondente da Roma.

L’Instituto Cervantes è l’organismo di diffusione di lingua e cultura spagnola più accreditato nel mondo.

Íñigo Domínguez ha pubblicato un bel libro intitolato “Crónicas de la mafia” che ripercorre storicamente tutte le tappe del fenomeno mafioso dall’ottocento ai giorni nostri. E’ un libro scritto con attenzione, scrupolo e verità. E’ stato presentato a Madrid, Barcellona, Oviedo e Santander e ha venduto oltre 5000 copie.

L’ultimo capitolo è dedicato a Berlusconi e ai suoi rapporti con Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra.

E’ stata organizzata una presentazione del libro a beneficio degli spagnoli che vivono a Roma, ma l’Instituto Cervantes fa un passo indietro. La presentazione non si fa più. Il saggio di Íñigo Domínguez è scomodo, rischia di compromettere i rapporti con l’Italia (la verità compromette i rapporti?). L’ambasciata spagnola a Roma dichiara che  “L’Istituto Cervantes deve fare promozione culturale. Un libro sulla mafia è controverso, scomodo e il Cervantes non deve entrare in certi argomenti. E’ come se l’Alliance Française (Istituto di cultura francese ndr) presentasse a Madrid un libro sull’Eta scritto in francese da un giornalista francese” (fonte: il Fatto Quotidiano).

L’Instituto Cervantes che applica la censura nei confronti di un’opera più che dignitosa non può portare nella sua denominazione il cognome dell’autore del Chisciotte, faro di letteratura universale. La censura non è e non può essere patrimonio comune e universale da associare all’opera del Sommo. E anche gli spagnoli hanno il diritto di sapere che cos’è la mafia.

Il movimento 15-M alla Puerta del Sol

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La Spagna è un Paese straordinario, che ha la democrazia nel sangue proprio perché ha vissuto gran parte del secolo scorso sotto la dittatura di qualche personaggino presuntuosetto (cui, naturalmente, è stata data cristiana e cattolicissima sepoltura in terra consacrata), che ha una democrazia giovane (la Costituzione è del 1978) e che proprio per il fatto di essere democrazia giovane, si trova situata nel sangue, o meglio, nel "midollo" del suo popolo.

In Spagna se c’è da far vincere una parte politica lo si fa scendendo in piazza in migliaia, per non dire in milioni. Che siano i socialisti a dar contro ai cattolici, o i cattolici ad incazzarsi per i matrimoni gay, qualunque manifestazione di piazza vede un numero di cittadini enorme portare avanti idee e iniziative, con una umiltà e un rigore da far spavento.

La Spagna che parla quattro lingue diverse si è accampata, attraverso un movimento transnazionale e transpartitico denominato 15-M ("M" sta per "mayo", ovviamente) alla Puerta del Sol di Madrid per protestare, in concomitanza con le elezioni privinciali e regionali, contro una politica fallimentare di un governo ormai al lumicino. Zapatero sta per cadere, ma adifferenza di quello che potrebbe succedere in Italia se vincesse Pisapia a Milano, ha già promesso che comunque vadano le cose non si ricandiderà. Farà il portavoce della Spagna all’Estero, si mobiliterà in associazioni benefiche, scriverà libri, terrà conferenze, ma sostanzialmente si toglierà dai tre passi perché la gente è stufa di lui. Verrà un altro, che farà magari meglio e la gente gtli darà di nuovo fiducia, o magari farà peggio e la gente lo caccerà a calci come sta facendo con Zapatero. E’ così che funziona.

In Italia il minimo che possa fare un Presidente del Consiglio è fare una sorta di discorso a reti unificate sui pericoli del ritorno comunista, sugli extracomunitari e comunque contro chiunque venga a lordare la bellissima città di Milano con la sua presenza immonda, come gli untori di cui Manzoni ci parlava nella "Storia della colonna infame". E Manzoni era un cattolico. Solo che i politicanti de noàntri se lo sono dimenticato.

In Spagna i Presidenti del Governo se ne vanno via a colpi di iniziative popolari. In Spagna non hanno bisogno di Beppe Grillo e di nessun altro portavoce, sia pure ben preparato, eccellente animale da palcoscenico e dotato di mezzi di diffusione notevolissimi (non questo blog, tanto per intenderci). Non hanno nessuno che possa intercedere per loro, ciascuno parla per sé. Ho visto oggi a "Canal 24 horas" un signore su una sedia a rotelle, malridotto, che portava avanti la sua battaglia davanti a un casottino fatto di cartone. Non aveva bisogno di un blog o di un megafono per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla sua povertà. Gli spagnoli hanno fatto il "Vaffanculo Day" senza dire "Vaffanculo", non ci sono popoli viola o agende rosse. La Puerta del sol resterà presidiata fino al 22, finché dalle urne non uscirà un responso diverso.

Perché poi c’è ancora gente che mi chiede: "ma perché ti sei laureato in spagnolo?"