Morire di diabete in carcere

Non si può morire di diabete in carcere nel 21^ secolo. Eppure è quello che è successo nella Casa Circondariale di Lucca, dove un povero Cristo con gravi scompensi glicemici e con una situazione generalmente compromessa, dopo essersi visto respingere per due volte la richiesta degli arresti domiciliari, è morto in cella. Doveva scontare un anno e nove mesi residui per reati contro il patrimonio. Gli rimanevano nove mesi di detenzione, un residuo che, probabilmente, avrebbe potuto scontare ai domiciliari. Nel mese di gennaio, infatti, si sarebbe dovuta discutere la terza udienza per la concessione della misura alternativa di detenzione. Ma lui non c’è arrivato. Eppure era stato dato più di un allarme, regolarmente ignorato. Non si sa cosa debba fare un poveraccio che sta male per dimostrare l’incompatibilità tra le proprie condizioni di salute e il regime carcerario, morire? Infatti quel detenuto è morto. Ma non l’ha ammazzato il diabete, è vittima di malagiustizia, quella che pensa che la privazione della libertà non sia sufficiente a far scontare una pena, no, ci vogliono condizioni afflittive maggiori, bisogna toccare per forza il diritto alla salute e la dignità personale. Perché o questo poveraccio aveva il diritto di essere adeguatamente curato in carcere o doveva essere detenuto in un regime che gli permettesse di stare meglio. Perché un cittadino affidato allo Stato non può e non deve essere temere per la sua sicurezza personale. E che si viva in un regime di giustizia giusta e non di giustizialismo sommario è un desiderio che oggi un detenuto del carcere di Lucca non può più permettersi.

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ITC Carrara: “Anche il comportamento del docente preso di mira dai bulli sarà valutato dal consiglio d’istituto”

bulli

Sono stato indeciso fino ad oggi se scrivere qualcosa sui recenti casi di bullismo scolastico che si sono verificati a Lucca e a Velletri.

Qualcuno mi ha anche chiesto se per caso avessi guardato i video relativi alle vessazioni ed umiliazioni nei confronti dei docenti. No, non li ho visti. Non li ho voluti vedere quei ragazzini dire all’insegnante “Prof. non mi faccia arrabbiare”, “Metta sei”, “Si metta in ginocchio”, “Io ti sciolgo nell’acido”. Ho ancora un po’ di rispetto per me stesso e mi fido sulla parola dei giornali che hanno riportato queste battute. Mi fido un po’ meno, anzi, proprio per niente, di chi ha subito cliccato su quei link del materiale riportato, ha guardato le scene e magari ha avuto anche da ridire sulle reazioni/non-reazioni dei professori. Credo siano questi bull-curiosi ad aver contribuito a rendere virali questi contenuti, con il loro prurito di andare a vedere un po’ questi genietti che hanno messo sotto scacco i loro insegnanti rei di non aver reagito, e concludere beati “Certo, sono cose che non si fanno, però anche loro…” E non venite a dirmi che non si criticano le cose senza vederle perché non è il caso.

Non mi hanno sorpreso le sospensioni fino alla fine dell’anno scolastico, con automatica bocciatura, o quelle fino al 19 maggio con ammissione agli scrutini e poi vediamo come se la cavano gli studenti alla fine dell’anno, no. Questi sono provvedimenti normali, quasi atti dovuti. No, quello che mi ha letteralmente sconvolto è stato leggere su un articolo on line de “La Nazione” (giornale che non leggo quasi mai, ma comunque ve ne riporto lo screenshot ugualmente) le dichiarazioni del Preside della scuola (L’ITC Carrara di Lucca) Cesare Lazzari che afferma (la Nazione lo riporta come un virgolettato e così faccio io):

“Anche il comportamento del docente preso di mira dai bulli sarà valutata (sic) dal consiglio d’istituto”  “Lo faremo con molta attenzione per lui e non solo per lui”.

Ora io spero vivamente, ma lo spero davvero con tutto il cuore, che il Consiglio d’Istituto convochi il docente per fargli un applauso lungo quattro settimane, per stringergli la mano e per dirgli “Professore, non si preoccupi, siamo con Lei, cercheremo di proteggerla da eventuali ritorsioni, coraggio, non molli…” Perché se lo scopo, come è riportato nella dichiarazione, è quello di “valutare”, mi manca, a questo punto, quale sia l’oggetto della valutazione. Forse l’atteggiamento passivo del docente? E cosa doveva fare? Prendere a schiaffi i ragazzi? Chiamare la forza pubblica?? Fare una ramanzina, al limite una nota sul registro, in modo da contenere glieffetti deflagranti di questi episodi gravissimi all’interno delle dinamiche del consiglio di classe? E’ stato passivo il docente, sissignori. Magari aveva paura. Forse avrei paura anch’io davanti a un bulletto che ti viene a dire “Si inginocchi”. O magari anche no, ma non si può impedire a chi è fatto diversamente da noi di aver paura e di cercare di tirarne fuori le gambe e possibilmente vivo. Chissà cosa ci sarà mai da “valutare” con estrema “attenzione” -e ci mancherebbe anche altro!-, per il bene del docente stesso e “non solo” (ma non si sa di chi altri ancora gioverebbero di questa misteriosa “valutazione”).

Sia chiara una cosa e una volta per tutte, quel docente è vittima e solo vittima. Andare a scardinare e ribaltare i ruoli sarebbe oltremodo pericoloso e controproducente. Sarebbe come sciogliere nell’acido per due volte la dignità di un docente. E gli insegnanti ne hanno ormai fin sopra i capelli.

 

AGGIORNAMENTO DEL 28/4: Nel consultare il web, e in particolar modo le pagine del sito tecnicadellascuola.it, ho appreso che la motivazione per cui il docente in questione potrebbe essere “attenzionato” dal Consiglio d’ Istituto risiederebbe nella non immediata denuncia (nella fattispecie al Preside) dell’accaduto da parte del professore. Prima di tutto possono esistere svariati e variegati destinatari di una “denuncia”. Il Preside, certo, ma anche la magistratura. E in questo secondo caso, essendo la maggior parte dei reati, attribuiti o attribuibili agli studenti indisciplinati (come, ad esempio, la diffamazione), perseguibili a querela di parte, è molto probabile che il professore abbia voluto rinunciare alla tutela legale (non è mica obbligato, in quei casi!). E, comunque, per la parte penale ha 90 giorni di tempo. Per la parte civile addirittura 5 anni.

Gli si vuol contestare di essere stato inadempiente nel non segnalare tempestivamente al Preside l’accaduto? Benissimo, gli si fa una contestazione di addebito (entro 20 giorni dai fatti e non 30, come riferito da svariati organi di stampa), gli si dà tempo e modo per difendersi, si valuta e gli si dà una sanzione blanda (un richiamo verbale o al massimo scritto). Contro questa sanzione il docente potrà appellarsi agli organi superiori, se lo riterrà opportuno, e chiedere una sorta di riabilitazione trascorso un determinato lasso di tempo. Il Consiglio d’Istituto non c’entra niente. Non si fa una “audizione” coram populo. Ci si basa sui fatti provati e sulle carte, contestazioni e scritti difensivi. Questo strascico della vicenda rischia di far diventare Abele un mariuolo e Caino una vittima. Non dimentichiamocelo.

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La Madonna del Terzo Reich di Giuseppe Veneziani e le polemiche di Pietrasanta

A Pietrasanta si sta verificando la solita manifestazione di isteria culturale collettiva di nemmen mezza estate.

Sta per essere inaugurata la mostra "Zeitgeist" del pittore Giuseppe Veneziano, noto, finora, per essere un emerito sconosciuto al grande pubblico, magari un po’ meno sconosciuto agli addetti ai lavori, ma non stiamo mica lì a spaccare il capello in quattro, anzi, per la precisione sarà inaugurata il 17 luglio, tra due giorni.

Tra le opere in esposizione spicca questa "Madonna del Terzo Reich", che raffigura una stilizzatissima Vergine Maria con un Hitler in versione bambinesca, sullo stile delle madonne col bambino di raffaelliana memoria.

Un’opera francamente brutta che è stata tuttavia utilizzata come copertina del catalogo della mostra (a cura di Ivan Quaroni) ed è per questo che, dopo qualche polemica già suscitata nel 2009, ha fatto di nuovo infiammare gli animi dei lucchesi che quando dicono di mettersi di punta su questioni di infimo ordine non si fanno pregare da nessuno, abituati come sono ad essere dipinti dai loro corregionali toscani come assaggiatori di concime organico e conduttori di barrocci.

Il punto della polemica non è che il quadro è obiettivamente brutto, no, è blasfemo, offensivo, turba la sensibilità di chi lo guarda, ma soprattutto quello del parroco di Pietrasanta, Don Stefano D’Atri, che dice di disprezzare il bene effimero (e, in questo caso, mal distribuito) dell’arte e che si scaglia contro l’opera affermando che «La figura di quella Madonna, così rappresentata, offende la nostra sensibilità di credenti ma anche di quelle persone che hanno vissuto momenti tremendi legati al nazismo. E non nascondiamoci dietro l’arte e la questione della censura». E questo lo dice a due giorni dall’inaugurazione della mostra, così, per mettere le mani avanti.

Excusatio non petita quella di Don Stefano D’Atri, perché se ci è venuto vagamente il dubbio che il suo non fosse un intervento critico ma neanche tanto vagamente censorio, ora ne abbiamo una certezza. E perché mai non si dovrebbe invocare la questione della censura? Invece di dire che l’arte, di per sé, è a-morale, ed è costituita solo da opere belle e da opere brutte, e che c’è una tendenza sempre più irrefrenabile a far apparire arte quello che arte non è, si sostituisce alla libera (anche se discutibile) espressione artistica il proprio giudizio morale. Insomma, cazzibus nostris non facimus atque ingeremus.

E poteva essere solo il Parroco a tacciare di blasfemia la "Madonna del Terzo Reich" del sor Veneziani?
Macché, ci si è messo anche il Sindaco con fascia tricolore, Domenico Lombardi, che fa delle affermazioni da schiantare dal ridere: «Mi prendo tutte le responsabilità per aver dato l’ok a quella immagine. Ma non l’avevo vista prima, altrimenti forse ne avrei scelta un’altra».

Ecco, il Lombardi, in quota PD (gli stessi che quando c’è da votare la fiducia sul decreto sulle intercettazioni al Senato se ne escono dall’aula invece di dire no, tanto per intenderci), prima si prende la responsabilità per aver dato l’imprimatur, o il "visto, si stampi" che dir si voglia, poi ha candidamente affermato di non aver nemmeno visto quel (brutto) quadro.
E’ come comprare una macchina senza averla vista, firmando il contratto a occhi chiusi e poi lamentarsi se ti rifilano una Trabbant. Poi però dice che la scelta di invitare Veneziano a Pietrasanta non è stata sua, ma del suo predecessore del PDL, ins breve, "non sono io il custode di mio fratello", e tutto finisce a tarallucci e vino.

Un quadro bruttissimo, dicevo, ma che un messaggio lo dà.
La Madonna, per la Chiesa è Madre dell’umanità. Dunque, perché non potrebbe essere anche madre dello zio Itle’ e/o delle dittature di ogni tempo e paese? Non sono, forse, le dittature, simbolo ed espressione della stessa umanità di cui la Madonna è madre?
O forse vogliamo dimenticare i solenni funerali concessi a personaggi pii, devoti e pacifici come nonno Francisco Franco o la buonanima del Generale Augusto Pinochet? Non offende questo, no, offende un Giuseppe Veneziani qualsiasi…

E’ solo una dimostrazione di quello che sta accadendo nel paese. Se sovrapponiamo l’etica individuale o, peggio, le etiche individuali, allo stato di diritto siamo tutti fottuti.

Il mio avvocato mi direbbe "obbràvo!
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Usa Bertolaso e indovini subito chi viene a cena!



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Monta qui che vedi Lucca!

A Livorno il detto "Monta qui che vedi Lucca!" ha valenze e significati antichi e persino ancestrali, tanto che li capisce solo un livornese.

E a dirla tutta ai livornesi Lucca non è che sia mai piaciuta gran che, con l’atteggiamento quattrinaio, l’innata e inconfondibile abitudine a guidare i barrocci anziché le comuni autovetture, sempre dubbiosi e sospettosi nei confronti di tutti.

Figurarsi se a Livorno la gente non perdeva l’occasione per prenderli per il culo.

Il nuovo regolamento comunale prevede che nel centro storico a Lucca sia proibita l’apertura di locali di ristorazione con cucine e prodotti di etnie diverse da quella locale.

Il testo del regolamento stabilisce che "al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse"

Insomma, nel centro storico di Lucca non si potrà mangiare il Kebab, questo è poco ma sicuro, non troverete gli involtini primavera ma c’è da scommettere che per qualche soldino in più il Comune della solerte cittadina toscana sia disposto a chiudere un occhio su MacDonald’s (i quattrini valgon bene un cheeseburger!)

Non si sa se per "salvaguardare la tradizione culinaria" i lucchesi proporranno la materia organica di cui sono da secoli assaggiatori, il concime (nella Lucchesia per saggiare la bontà del letame destinato alla concimazione dei campi e per verificarne il grado di acidità lo si assaggiava), ma c’è da piangerci la notte. Non si sa se i Wurstel faranno parte o no dell’etnia locale, se lo saranno le patatine fritte (che sono francesi), se sarà possibile sedersi a un caffè e chiedere un Irish Coffee. O, perché no, anche un ponce alla livornese. Eeeeeeh, non è la stessa etnia…
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