Un’intervista a Lorenzo Berardi sul radioascolto

Pubblico di seguito l’intervista che ho rilasciato al giornalista Lorenzo Berardi in occasione della preparazione del suo libro sulle radio in italiano di Oltrecortina degli anni ’60, ’70 e ’80. Insomma, un giornalista del suo livello ha scelto di intervistare proprio me sulla mia esperienza di radioascoltatore. Troppa grazia! Riporto l’intervista così come l’ho rilasciata (probabilmente in sede di pubblicazione definitiva subirà alcune necessarie modifiche).

1. In che anno hai cominciato a sintonizzarti regolarmente sulle trasmissioni in italiano dall’estero di radio europee e qual è stato, a tuo avviso, il loro periodo migliore dal punto di vista della qualità dei programmi?

Ho cominciato a smanettare con le prime radio in onde medie dai primi anni ’70, quando da casa mia si potevano ascoltare Radio Montecarlo in italiano e in francese, Radio Monteceneri, Radio Luxemburg (la sera) e, con un po’ di fortuna e propagazione favorevole, Radio Capodistria. Avrò avuto sì e no 10 anni.
Dal punto di vista della scoperta delle trasmissioni in italiano, il mio primo rapporto di ricezione a un’emittente straniera risale al 1981.
Gli anni ’70 furono davvero formidabili per la varietà e qualità di trasmissioni in italiano. Quando cominciai a fare radioascolto attivo come BCL qualcosa stava già cambiando. Ad esempio di lì a poco avrebbe chiuso la redazione italiana della BBC.

2. Tu vivi a Roseto, ma sei nato a Colonia, sede per anni della redazione italiana di Deutschlanfunk. In un’intervista su Radio Magazine nel 2008 raccontavi di passare spesso a trovare i redattori italiani a Colonia. In che anni li visitavi e da quante persone era composta all’epoca la redazione (oltre a Nazario Salvatori ricordi i nomi di altri redattori)?

Per la precisione sono nato a Bergisch-Gladbach, comune a 12 km da Colonia. Ho visitato la Deutschlandfunk più volte negli anni ’80 (prima che la redazione italiana diventasse parte della Deutsche Welle), tra gli altri redattori del programma italiano mi piace ricordare Franco Coppari, Anna Maria Quarta (che allora era sia redattrice che segretaria), e il direttore Ulrich Ritter.

3. Nella medesima intervista, racconti che con i redattori di Deutschlandfunk parlavate anche di Radio Berlino Internazionale: come era seguita RBI dai loro ‘avversari’ nella Germania Ovest, la si ascoltava e se sì cosa se ne pensava? La sua esistenza veniva mai nominata in onda oppure era taciuta agli ascoltatori?

A livello di conversazione informale sì, si parlava di Radio Berlino Internazionale, a cui, evidentemente, la Deutschlandfunk faceva da contrappeso con un servizio di contropropaganda caratterizzato però da ottima qualità e professionalità nella confezione del programma finale. Ma non se ne è mai parlato a livello di “avversari”. Tutto si svolgeva con la massima pacatezza e rispetto. Non penso ci fosse la consuetudine di non nominare mai i fratelli separati dell’Est, probabilmente sarà successo, soprattutto per le notizie comprese nel programma DX speciale per radioascoltatori. Non penso sia mai esistita una sorta di “pregiudiziale” a parlare di RBI.

4. Come radioamatore (spero che la definizione sia ok per te)

La definizione va benissimo, grazie!

4. ascoltavi i programmi e scrivevi anche alla redazione italiana di Radio Berlino Internazionale?

Sì, lo facevo regolarmente, come regolarmente scrivevo a TUTTE le redazioni in lingua italiana.

4. La fine annunciata di quell’emittente il 2 ottobre del ’90 poteva essere evitata tramite una fusione con Deutschlanfunk oppure trovare un punto d’incontro fra ‘La Germania vi parla / Germania Sera’ e ‘La voce della RDT’ era impensabile per motivi ideologici e culturali?

Dubito fortemente che la fine di Radio Berlino Internazionale si sarebbe potuta evitare con una fusione con la Deustchlandfunk. Ormai la sua credibilità e la sua informazione di regime erano talmente inquinate che la reputazione dell’emittente non poteva che uscirne compromessa. Quindi, al di là dei muri ideologici, sono stati i trascorsi culturali a risolvere il problema. Eppure sarebbe stato bello poter contare sul parco frequenze in onde corte della DDR per il rilancio di un programma in italiano. Ma è stata un’utopia che ha visto il plauso di pochi isolati idealisti e il disinteresse delle autorità di governo tedesche.

5. Quali altre emittenti estere che trasmettevano in italiano da oltre la Cortina di ferro ascoltavi?

Le ascoltavo tutte con sufficiente regolarità. Da Radio Mosca, a Varsavia, passando per Budapest, Bucarest e Tirana. Quando si è radioascoltatori lo si è a 360°.

5. E con quali di esse eri in contatto epistolare?

Con tutte. Spedivo regolarmente dei rapporti di ricezione, che erano una modalità un po’ romantica e retro di contattare l’emittente. Erano una specie di “controllo tecnico” sulla qualità del segnale. Naturalmente, col senno di poi, le emittenti neanche allora avevano bisogno di sapere dagli ascoltatori come arrivavano qui in Italia e in quali condizioni di ascolto. Lo sapevano perfettamente che certe frequenze erano molto più vantaggiose di altre. Si trattava di pretesti per iniziare e coltivare un contatto epistolare: questo era fondamentale per questo tipo di emittenti, il contatto dell’uditorio, qualcuno che dicesse loro “vi ho ascoltati”. Era una cartina di tornasole per dire che il programma era arrivato a destinazione. E insieme a lui il messaggio propagandistico. Il rapporto epistolare con le stazioni di oltre cortina, inoltre, era incredibilmente gratificante. Rispondevano sempre con molta cortesia e con materiale praticamente introvabile in Italia. Ho ricevuto di tutto: dalle riviste di regime agli adesivi, dal segnalibro all’oggetto premio. Una volta Radio Polonia mi inviò un vocabolario italiano-polacco e viceversa in due grossi volumi.

6. Da ‘ascoltatore di programmi’ e non di emittenti, quali furono le trasmissioni migliori delle radio che trasmettevano oltre Cortina che hai ascoltato? Potresti citarne qualcuna e i suoi contenuti, se li ricordi?

Le trasmissioni più ascoltate in Italia erano quelle dedicate alla posta degli ascoltatori (solitamente a cadenza settimanale) e quelle specifiche per i radioascoltatori (Budapest aveva un enorme club di radioappassionati, con pubblicazioni tecniche autonome e indipendenti). Mi piace però ricordare un programma italiano di Radio Praga, che andava in onda a cadenza quotidiana, e che si intitolava “Il giornale della siesta”. Non era un programma bellissimo, si occupava di mantenere in contatto gli emigrati del centro Europa con i familiari in Italia attraverso dediche e canzonette nazional-popolari in italiano, tedesco e in lingua ceca e slovacca. Nulla a che vedere con i DJ delle radio private, per intenderci, era un programma molto asettico e molto noioso, ma è stato importante per capire come questo tipo di stazioni radio si ponessero di fronte alla logica delle radio commerciali dell’Occidente.

7. Oltre alle tue visite alla redazione italiana di Deutschlandfunk sei mai andato a incontrare di persona i redattori di altre sezioni italiane delle radio che ascoltavi? Se sì, potresti parlarmi di queste visite?

Mi piace ricordare una mia visita alla Radio Vaticana. Pur essendo un non credente ho sempre ammirato la professionalità di questa emittente, la competenza in tema di musica classica (argomento del quale sono appassionato), il taglio dato al notiziario, la competenza dei redattori, tutte persone molto modeste, schive e disponibili all’ascolto delle opinioni altrui.

8. Le uniche due radio dell’ex blocco socialista che trasmettono in italiano ancora oggi – correggimi se sbaglio – sono Radio Tirana (solo su Internet) e Radio Romania Internazionale: ti capita mai di ascoltarle o ti è capitato di farlo in passato? Cosa ne pensi o pensavi?

Ormai la radio la ascolto soprattutto in FM (quando sono in macchina) e in Internet. Quando posso mi piace ascoltarla anche via satellite. Ho un ricevitore ad onde corte ma il raro segnale delle stazioni tropicali o andine è molto più vicino a me dalla postazione del mio computer che dai transistor della radio. Ogni tanto mi capita di riascoltare Bucarest e Tirana. In particolare di Radio Bucarest conservo il ricordo della caduta del regime di Ceausescu, quando sentii distintamente la voce della locutrice in italiano dire “Cari ascoltatori italiani buon Natale. Finalmente possiamo augurarvi buon Natale!!” Fu un’emozione grandissima.

9, Sei in contatto con qualche altro appassionato di radiofonia italiana che ascoltava le emittenti dall’altro lato della Cortina di ferro e che sarebbe disposto a parlarne? Pensavo a persone come Roberto Pavanello, Fiorenzo Repetto o altri: hai contatti mail o telefonici?

Non conosco Fiorenzo Repetto. Con ogni probabilità fa parte della generazione più recente di radioascoltatori. Sono in contatto con Ezio Toffano (oggi dirigente scolastico, con cui ho condiviso l’esperienza del GAMT -Gruppo d’Ascolto della Marca Trevigiana-) e con Franco Probi, già redattore del bollettino mensile Radio Incontro, e oggi responsabile di Nuova Radio, un’emittente che ha già preso a trasmettere in streaming e che lo farà in onde medie (1458 kHz) tra breve.

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