Per Wikipedia il diritto all’oblio è immorale

Alla fine la montagna di Wikipedia ha partorito il topolino di una definizione lapidaria. Il diritto all’oblio è immorale, dunque. Lo ha affermato Jimmy Wales ieri a Londra durante la conferenza Wikimania (che non so cosa sia, ma qualche cosa senza dubbio sarà). Ecco l’estratto dalla notizia ANSA di cui vi ho dato l’anteprima: “La storia è un diritto umano e una delle cose peggiori che una persona può fare è tentare di usare la forza per metterne a tacere un’altra. Sto sotto i riflettori da un bel po ‘di tempo. Alcune persone dicono cose buone e alcune persone dicono cose cattive. Questa è storia e non userei mai un procedimento legale come questo per cercare di nascondere la verità. Credo che ciò sia profondamente immorale”.

Ci si riferisce al fatto che Google abbia ricevuto oltre 50 richieste per rimuovere link di voci da Wikipedia (per l’Italia quelle su Renato Vallanzasca e la Banda della Comasina) per presunta violazione del diritto all’oblio, e alla dichiarazione di Lila Tretikov, direttore esecutivo della ricca e potente Wikimedia Foundation, secondo cui “la Corte europea ha abbandonato la responsabilità di proteggere il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni“.

Sono esternazioni totalmente inaccettabili e da respingere decisamente al mittente, anche se il mittente è Jimmy Wales. Anzi, tanto più perché il mittente è proprio lui.

La storia è senz’altro un diritto umano, come dice Wales. Ma non tutti i fatti che riguardano una persona hanno a che vedere con la (sua) storia. Sulle voci italiane di Wikipedia ci sono centinaia di pagine che contengono notizie di un qualche processo conclusosi con l’assoluzione dell’interessato. Ora, di una assoluzione non c’è traccia neanche sulla fedina penale di un individuo, perché mai dovrebbe rimanere sull’enciclopedia più antioblio del mondo?
Per cui, certamente l’assoluzione di Gustave Flaubert per la pubblicazione di “Madame Bovary” è storia (non perché passata ormai in cavalleria con gli anni, ma perché ha segnato una fase della storia del sapere), ma non lo è certamente, ad esempio, quella di Lelio Luttazzi, la cui posizione fu addirittura stralciata dopo un arresto di 27 giorni per traffico di stupefacenti.
Fu un errore giudiziario clamoroso, e sarebbe pieno diritto dell’interessato, se fosse ancora vivo, ottenere la rimozione del link alla sua pagina di Wikipedia da Google. Perché parlarne ancora? Perché chi cerca notizie su di lui si deve imbattere in quella circostanza? Perché una notizia, solo perché vera, deve ancora perseguitare un povero disgraziato fino alla morte e anche oltre in un’enciclopedia?
Questa non è storia, è pettegolezzo, è voglia di rimestare nel torbido, non aggiunge niente alla conoscenza di un personaggio e della sua vita, non è determinante. E Wikipedia è il più grande “casellario giudiziale” esistente sul web.

E’ evidente che “il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni” non può andare a cozzare con il diritto ad essere dimenticati, e a non essere più descritti come quelli che si era un tempo. Non esiste l’informazione “assoluta”, esiste un’informazione che deve essere adeguata alle circostanze che cerco. Ce l’hanno insegnato le nostre maestre delle elementari: se sto svolgendo una ricerca per stabilire la discografia di Bruno Lauzi dovrò per forza inserirvi l’informazione che ha inciso “La tartaruga”, una canzone per bambini, proprio perché non posso omettere questo dato. Ma se sto svolgendo una ricerca sul ruolo di Bruno Lauzi tra i cantautori genovesi (Paoli, Bindi, Tenco) certamente questo è un dato che non mi serve, nemmeno a livello di curiosità spicciola.

Che poi cosa intenda Wales con “mettere a tacere” una persona non è chiaro. Ci sono persone che si sono rivolte a Google (che è UN motore di ricerca) perché elimini i link a delle informazioni presenti sul web, in modo che, nel cercare qualcosa, non si abbia più accesso diretto a quella informazione. Ma quella informazione (ad esempio su Wikipedia), resta. Non è stato chiesto a Wikipedia di cancellare dei contenuti, ma solo a Google di eliminare la possibilità di raggiungerli.

E’ questo che è immorale? Francamente c’è poco da crederci. Di per certo Wikipedia continua a restare nella a-moralità di una terra di nessuno in cui ognuno fa un po’ quello che gli pare, calpestando dignità e diritti solo perché una notizia è vera.

L’Ecuador accorda l’asilo politico a Julian Assange

Screenshot da www.corriere.it

L’Ecuador, l’Ecuador, si fa presto a dire l’Ecuador, uno non sapeva neanche che esistesse l’Ecuador, capitale Quito, per l’esattezza, e adesso eccolo lì sulle prime pagine di tutti i giornali.

Sissignori, l’Ecuador, che è uno Stato sovrano, la cui indipendenza è regolarmente riconosciuta, ha fatto una cosa che ogni Stato sovrano dovrebbe essere in grado di fare (se no che sovranità ha??): ha concesso discrezionalmente asilo politico a una persona.

Nobile intento, si dirà, ma quando questa persona è Julian Assange, la gente comincia a storcere un po’ la bocca da una parte. Sì, è vero, esiste il diritto alla libera autodeterminazione dei popoli, ma questo Ecuador adesso cosa c’entra? Perché non si fa un po’ gli affari suoi invece di andare a rompere le scatole a mezzo mondo e concedere rifugio per motivi politici a uno che deve rispondere di reati di tipo sessuale in Svezia e che potrebbe essere estradato lì da Londra, ma poi lo vogliono gli Stati Uniti e allora le cose si complicano.

E allora si cominciano ad arrestare i suoi supporter che protestano, si comincia a dire che Assange non sarà estradato in Ecuador da uomo libero. Ora i casi sono due, o Assange ì in stato di libertà o non lo è. Se lo è bisognarebbe che qualcuno ci spiegasse cortesemente com’è che non può essere estradato o andare dove vuole, ad esempio all’ambasciata ecuadoregna; se invece non lo è, allora ci spieghino cortesemente com’è che è riuscito a raggiungere una sede diplomatica straniera in territorio britannico senza che nessuno se ne accorgesse.

E qualcuno dirà che oggi ci mancava solo l’Ecuador!

Alex Schwazer: dacci oggi il nostro capro espiatorio quotidiano

Alex Schwazer

Ed eccolo, finalmente per noi, il capro espiatorio, la vittima sacrificale, l’agnello dell’uomo che raccoglie tutte le immondizie italiane di una estate passata con Ulisse, Annibale, Caronte, Agamennone e Mitridate Re di Ponto, dunque, al limite della pazzia collettiva.

Diciamoci la verità, c’era proprio bisogno di una persona su cui riversare sputi, disprezzo, delusione, ma soprattutto moralismo, moralismo a chili, a quintali, a tonnellate, a gigalàte, moralismo che te lo senti addosso come il sudore che ti appiccica la pelle e che non ti lascia un momento, come la notte in cui ti svegli perché soffochi.

L’intenditore che mangiava il cioccolato in una pubblicità TV ha toppato, ha fatto quello che non doveva fare, ha osato prendere delle sostanze per migliorare le sue prestazioni fisiche e psichiche. Che poi è quello che fa la gente quando beve un bicchiere di alcolico per facilitare la relazione, quando si fa una canna perché “schiarisce le idee”, quando si prende un tranquillante per dormire meglio, o quando tira di coca per stare un po’ su e per non sentire la stanchezza.

Solo che Schwazer non si è solo dopato. Ha avuto il coraggio di farsi beccare. Questa è la sua colpa principale.

Tutti, come dicevo, fanno uso di sostanze (io per primo), legali o illegali che siano. Solo che se ti ubriachi, se pippi di coca, se prendi due Valium, se canni anche in modo pesante, ma poi non succede nulla sei un “giusto”. Se dopo esserti “sostanziato” che so, metti sotto un bambino (ma anche un adulto va bene lo stesso), tocchi il culo a una donna, combini un disastro o ti metti a prendere a cazzotti il primo che càpita, ecco che passi dalla parte del “giusto” a quella del “capro”.

E non ci vuole nulla a essere “capro”. Basta anche un controllo stradale con l’etilometro. Se ti fermano sei fottuto, se non ti fermano puoi dire di averli buggerati.

E allora adesso tutti addosso a lui. Ma sì. Noi italiani evasori fiscali incancreniti, noi pronti ad indignarci per qualunque cosa ma che quando il parrucchiere, il barbiere, il fabbro o il professionista ci dicono “Non posso fatturarle tutto” (cielo, e perché no???) rispondiamo “Ma certo, faccia, faccia, non si preoccupi, comprendo benissimo… tanto stasera me la prendo con quello lì delle merendine che hanno fermato alle Olimpiadi!”. Noi che ci teniamo tanto alla purezza dello sport solo quando ci sono le Olimpiadi, perché, diciamolo, chi è che non sa tutto, ma proprio tutto sulle parallele asimmetriche o sul corpo libero? Noi che abbiamo il calcio più marcio d’Europa, noi che al fine settimana scommettiamo su questo o quel risultato, noi che riempiamo i nostri figli che vogliono fare sport (calcio, naturalmente, ché il calcio è ignobile solo una volta ogni quattro anni) di “integratori alimentari”, noi che mettiamo la macchina al parcheggio riservato all’handicap, perché sia sa, son disgrazie, mi dispiace per loro, ma uno la macchina mica se la può mettere in tasca, e poi non c’era nessuna macchina con il contrassegno dell’handicap, quindi non ho mica rubato niente a nessuno.

Noi, che abbiamo solo bisogno di qualcuno se assuma su di sé le nostre colpe, così da andare a letto puliti e non dopati.

Facebook e l’impresa di Valeria Straneo, ottava alla maratona

L'immagine tratta dalla pagina Facebook di Fanpage.it

Valeria Straneo è un’atleta italiana che è arrivata ottava nella maratona. E’ un piazzamento di tutto onore, anche se non l’abilita a portare nel nostro Paese una delle medaglie per le quali ogni giorno gli italiani pregano, quasi fossero panacee per i mali endemici e incancreniti di cui soffriamo.

Valeria Straneo, dunque, è di per sé una validissima atleta.

Su Facebook da alcune ore è cominciato a circolare (io l’ho vista nella pagina pubblica di fanpage.it) un fotoritocco che la ritrae durante l’impresa. E poi un commento in cui si chiarisce che la Straneo ha subito l’asportazione della milza. E’ sempre imbarazzante quando qualcuno parla delle condizioni di salute altrui. Dovrebbero essere fatti personali, cose che ciascuno, nella sua sofferenza o nella sua personale forza d’animo, affronta come sa e come può. Oltre che come e con chi vuole. Invece ora lo sanno tutti. E viene chiarito anche, tra parentesi, che detta asportazione si sarebbe resa necessaria a causa di una malattia genetica. Informazioni che si aggiungono a informazioni.

Sembra di leggere, tra le righe, che la Straneo non è brava perché è semplicemente brava (è un discorso che fila!), ma è brava perché nonostante la sua condizione fisica è riuscita a strappare un ottimo piazzamento. Ora, che possa aver gareggiato in condizioni di indiscutibile svantaggio è pacifico. Ma quello che non riesce ad andare giù è il presentarla, agli occhi dei visitatori, come una persona con la milza asportata, NON come quello che è, e cioè una atleta e basta.

C’è dell’altro. Prima di parlare dell’intervento subito, si fa cenno alle sue due gravidanze. Ma da quando in qua due gravidanze costituiscono una malattia? O un qualcosa per il quale una persona possa o debba sentirsi se non menomata almeno in svantaggio nelle competizioni della vita, sportive o meno che siano?

Nessuno dice una cosa molto semplice: la signora Straneo è una persona NORMALE, che ha raggiunto NORMALMENTE un piazzamento di eccellenza in una corsa in cui si è lasciata dietro tantissimi atleti che la milza ce l’avevano, segno di una NORMALITA’ mai perduta e di una volontà di presentarsi alla maratona come qualunque altro partecipante.

Certamente rispetto a Valeria Straneo i veri “diversamente abili”, gli “handicappati” siamo noi, che non riusciamo a correre per 200 metri senza che ci scoppi il cuore (non so voi, ma almeno per me è così).

Il testo che accompagna la foto su Facebook

Le Olimpiadi e l’anno sabbatico di Federica Pellegrini

Olimpiadi di Parigi - 1900

Queste Olimpiadi si sono presentate come comanda Iddio.

D’un tratto siamo tutti diventati attrezzatissimi conoscitori di discipline sportive di cui, fino alla settimana scorsa, non gliene poteva importare di meno a nessuno. Voglio dire, con tutto il rispetto, ma il fioretto a squadre chi è che lo seguiva, prima di adesso? E il tiro con la pistola? E il judo? E il tiro con l’arco? Ma certo, la domenica, è risaputo, le coppie di sposi vanno a fare la loro passeggiatina invernale e lui tiene l’orecchio incollato alla radiolina per ascoltarsi “Tutti l’arco minuto per minuto”.

E non facciamo altro che parlare di tuffi, di mezzi avvitamenti, di finali dorso, stile libero, rana…

L’argomento principale di discussione sembra essere diventato il fatto che la Federica Pellegrini ha annunciato l’intenzione di prendersi un anno sabbatico. E va beh, ma saranno anche un po’ sacrosanti e intoccabili affari suoi, no? L’aspettavamo all’oro, invece è arrivata solo quinta, magari avrà avuto un momento di défaillance, o magari le altre concorrenti erano più preparate, perché poi capita anche questo nello sport, che qualcuno, per merito o per circostanze, renda meglio di qualcun altro. Insomma, fa parte del gioco.

E invece no, invece lanci del giavellotto a piovere, pesi, atletiche, staffette, tiri con la carabina (ah, quanto siamo bravi negli sport che prevedono l’uso delle armi!), ginnastiche artistiche, ritmiche, anelli, parallele, corpo libgero, maschili, femminili… E basta, su, siamo ridicoli. Il Paese sta andando a carte quarantotto e noi siamo sempre lì a bearci di uno spettacolo che sì, va bene tutto, dalla Regina Elisabetta a Paul McCartney, ma poi ci stufa anche un pochino, no?

E basta con queste Olimpiadi, dài…

Anarchy in the UK

E c’è, come sempre, il contrasto stridente e anche un po’ acre, come il rumore delle unghie che grattano sulla lavagna sporca ancora di polvere di gesso, tra i film patinati che presentano Notting Hill, e che si sono incisi nella memoria di ciascuno con il loro alone confettato e il loro aspetto zuccherino e di color pastello.

Notting Hill è solo uno dei luoghi di tragedia e di disperazione, oltre che di vandalismo e violenza, in cui è piombato il Regno Unito in queste ore.

La caccia è quella ai Social Network, la colpa è di Twitter, magari anche di Facebook, che hanno permesso alla gente di contattarsi e mettersi d’accordo per armare tutto questo pandemonio contro il quale si è provveduto a revocare le ferie a tutti gli agenti di Scotland Yard.

Ma ci sono scappati i morti, e quando ci scappano i morti lo Stato democratico fallisce. Non importa se i morti sono dalla parte dei dimostranti, dei delinquenti (perché ci può anche essere chi ha dimostrato senza incendiare niente) o della polizia. Certo, i delinquenti hanno commesso le loro azioni da condannare, la polizia è scesa intervenuta a Manchester, Bristol, Liverpool e Birmingham, operando circa 450 arresti, moltii dimostranti non avevano, probabilmente, nemmeno un’arma in mano.

Sono tragedie di emarginazione, di quartieri di una megalopoli in cui sono relegati etnìe o ceti sociali, in cui la violenza scatta perché un po’ non c’è altro da fare, un po’ perché la gente si stufa davvero.

Qualunque cosa abbiano fatto i manifestanti, la morte è sempre il segno degradato di una civiltà che ha perso ogni orientamento, e la dimostrazione che le storie d’amore tra l’attrice di grido e il giovane proprietario di una libreria di periferia a Notting Hill non incantano più nessuno.

Le “gite” a Londra e a Monaco di Baviera dell’Istituto professionale Flora di Pordenone

La scuola è anche quella che sta andando a carte quarantotto perché ci sono collegi docenti e consigli di classe che approvano viaggi di istruzione per "ceti sociali" e pretendono anche di farci credere che si tratta di una "libera scelta nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica" (scusa antica e formula rituale per dire "noi facciamo quello che ci pare, checché ne dicano gli altri perché possiamo farlo", da trascrivere pari pari nei verbali redatti in modo sonnacchioso e tediosamente ruffiano).

All’Istituto professionale Flora di Pordenone è accaduto anche questo, i ragazzi che se lo possono permettere sono andati in Inghilterra in aereo in viaggio d’istruzione e ci sono rimasti una settimana (prezzo proposto dall’Istituzione Scolastica, 600 euro), gli altri, i pezzenti (che fa rima con "meno abbienti") con 280 euro sono andati in viaggio d’istruzione a Monaco di Baviera, in treno. Qualcuno, durante il soggiorno, si è beccato anche un’irritazione cutanea dovuta da pidocchi.

I pidocchi, naturalmente, ci sono anche a Londra, ma il fatto di aver spero 600 euro probabilmente ha avuto anche una funzione disinfestatrice. Almeno dal punto di vista psicologico.

Spiega il Vicepreside (il titolare non poteva?) Giovanni Della Torre: «I due viaggi avevano obiettivi diversi ed erano aperti a tutti, a prescindere dalle condizioni economiche della famiglia di appartenenza. Quello di Londra è un viaggio-studio, un gemellaggio con una scuola inglese finalizzato ad approfondire la lingua, mentre il viaggio a Monaco, è la classica gita di istruzione che si fa tutti gli anni. Sono due attività distinte e parallele»

Allora, se erano aperti a tutti, perché solo alcuni sono andati a Monaco di Baviera a prendersi i pidocchi? I pidocchi sono diventati un segno di democrazia e di uguaglianza e come tali devono essere rispettati.

I britannici alla BBC: niente Burnell, siamo inglesi!

La britannicissima BBC di Sua Maestà (Britannica!) ha incaricato la signora Cerrie Burnell di condurre un fortunato programma per ragazzi.

La signora Burnell non ha una parte del braccio destro. E non fa nulla per nasconderlo. Anzi, conduce mostrando il braccio monco senza apparenti imbarazzi di sorta.

I sudditi di Elisabetta II, invece, di imbarazzi ne hanno. Non vogliono che i loro bambini vedano quelle cose lì, chè poi cominciano a far domande ed è imbarazzante rispondere che sì, c’è gente che non ha un braccio e che può benissimo condurre con professionalità un programma televisivo.

Unanime la solidarietà della BBC alla signora Burnell.

In Italia una cosa del genere non sarebbe stata possibile, il pubblico è abituato a mandar via le strafighe dai grandifratelli, una così non l’avrebbero nemmeno assunta in televisione. La solidarietà non si esprime nemmeno nei confronti di chi muore sotto i riflettori, figuriamoci in quelli di una che sotto i riflettori ci lavora perché oltre che disabile è anche brava.

L’unico che abbiamo accettato è stato il dentone di Sordi: Ma era almeno 40 anni fa.