Ma quanto scaricate?

Qualcuno, a volte, mi chiede quanti sono i file scaricati dai vari siti che, in maniera maggiore o minore fanno capo a me, e a volte non so nemmeno io come e cosa rispondere, visto che se non andassi a consultare le varie statistiche, non lo saprei nemmeno io.

Oggi ho deciso di fare una ricognizione e di darvi qualche cifra più precisa, anche se non esattamente esaustiva (insomma, vado a spannometro…).

Ho preso in considerazione il mese di ottobre scorso, e i siti:

www.valeriodistefano.com (questo)
www.classicistranieri.com (dedicato principalmente alla diffusione di testi elettronici)
www.classicistranieri.org (MP3 musicali, specializzato in musica classica)
www.controversi.org (gli audiobook in MP3)

e ho scelto soprattutto sei formati di file tra i più diffusi e indicativi per le tipologie di materiale distribuito. Ecco i risultati:

MP3: 332870
TXT:  72380
RAR:   3780
PDF:   5917
ZIP:   3737
LIT:     86

per un totale di 418770 files scaricati in un mese.

Le pagine visitate sono state 300937 (HTML) più 276845 (ASP, di cui 101052 di questo blog).

Per quanto attiene al dominio www.linuxhowto.it, ha ricevuto 22536 clic, di cui 14680 per le pagine HTML.

Soprattutto per i file siamo piuttosto lontanucci dal milione di download fatto resistrare dal solo www.classicistranieri.com a dicembre dello scorso anno.
Purtroppo, come avrete notato, ci sono stati dei problemi che hanno richiesto la pressoché totale ristrutturazione del sito, per cui il mese prossimo (statistiche al 1 dicembre) i risultati dovrebbero essere nettamente superiori.

¡Y que otros se jacten de las páginas que han escrito!

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Sandra Mazzinghi recensisce il mio “Nunc et in hora mortis nostrae”

Nel 1995 scrissi un racconto.

Fin qui nulla di strano perché un momento di "prudor scribendi" càpita a tutti nella vita ed è megli aver scritto una storia di poche pagine che il classico "romanzo della propria vita", quello con cui qualcuno, inevitabilmente, viene a tediare amici e parenti con copie dattiloscritte, stampate al computer con caratteri pidocchini pidocchini (si sa, per risparmiare carta e per non abbattere alberi, oltre che per attentare biecamente alla vista del lettore) o, peggio ancora, manoscritte.

Il racconto si intitolava e si intitola ancora "Nunc et in hora mortis nostrae".

L’idea del titolo con l’ultimo verso dell’Ave Maria in latino mi venne dal granitico incipit de "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, libro che a quel tempo non amavo e che ho letto per intero, dopo vari tentativi generazionali, alla veneranda età di 43 anni trovandolo straordinario.

Per lo stile, invece, mi richiamai a un racconto di Julio Cortázar, narratore argentino mai abbastanza apprezzato, che si intitolava "La señorita Cora", una specie di intreccio di monologhi interiori che mi interessò molto, a quel tempo (e anche adesso).

Il mio "Nunc et in hora mortis nostrae" venne fuori in un’ora, pestavo sulla tastiera del computer come un ossesso (il programma era l’editor del Dos, non mi ricordo quale versione ma con cautela potrei dire che era la 6.2) e alla fine non lo rilessi nemmeno, cominciai a mandarlo in giro così com’era ed ebbe, nella limitatezza della sua diffusione, i suoi fans.

Qualche anno dopo lo ripresi, ne uscì una versione in e-book formato LIT per la biblioteca elettrinica di un caro amico che non ho più risentito (ciao Massimo!) e ne feci anche una versione in PDF che è ancora possibile scaricare su Lulu.com

Fine dell’ora della nostra morte. Amen.

Proprio ieri Sandra Mazzinghi, livornese, scrittrice di buon nerbo e acuta osservatrice (come tutti quelli che scrivono davvero) ha pubblicato sul sito www.manidistrega.it una segnalazione del mio racconto (che ormai non si può più chiamare "recensione", visto che lo scritto è tutto meno che recente).

La recensione è reperibile all’indirizzo

http://www.manidistrega.it/tx/consigli_parliamodi.asp?id=619

Scrive tra l’altro Sandra Mazzinghi:

"Scritto in prima persona, con lo sguardo di un bambino che rievoca lucide sensazioni senza esitare. L’ambiente della stanza dove è ricoverato e dove sogna la sua casa e la sua cameretta, è descritto con grande abilità, con uno stile che ti trascina via e ti porta a vivere le emozioni di paura, timore e comunque amore appena scoperto."

Senti lì… e io che credevo di aver scritto una cazzata!

Comunque, per chi volesse andarselo a cercare, il racconto "Nunc et in hora mortis nostrae" è reperibile a questi indirizzi:

http://www.lulu.com/content/172978 (PDF)
http://www.superlibri.com/distefano-nunc.lit (LIT)

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