Benvenuti nel club!

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L’altro giorno mia figlia (perché non so se vi ho già detto che 17 mesi e mezzo fa mi è nata una figlia) giocherellava, buttandoli allegramente all’aria, coi libri e coi DVD di Beppe Grillo che ho pazientemente accumulato in oltre un decennio.

Nel rimetterli a posto ho provato un po’ di nostalgia, per i tempi in cui Grillo scopriva Skype e insegnandoci ad usarlo ci diceva “possiamo mandarli a casa domattina” (s’intende quelli di Telecom), oppure di quando c’era “La Settimana”, un foglio volante da stampare con i post più interessanti del blog e da lasciare nei punti strategici frequentati dall’occasionale lettore (lo studio del dentista, la libreria di turno, oppure darlo al giornalaio perché lo infilasse nei quotidiani venduti), oppure quando ci fu il V-Day, con la partecipazione di personaggi della cultura e dello spettacolo, e fiumare e fiumare di persone nelle piazze. O di quando Marco Travaglio aveva la rubrica fissa al lunedì alle 14 in streaming sul blog. O anche di quando il blog di Beppe Grillo lo scriveva veramente Beppe Grillo e non era in mano a ghostwriter, rappresentando così un filo diretto tra il pubblico e chi ne portava il nome.

Erano, soprattutto, i tempi dell'”uno vale uno” e del “via i pregiudicati dal Parlamento”. E mi ricordo che per candidarsi alle elezioni politiche con il M5S bisognava avere la fedina penale pulita. E che nemmeno Grillo poteva candidarsi essendo stato (allora) condannato solo per un reato colposo (adesso ha una collezione di sentenze per diffamazione che tra civile e penale gli hanno cambiato un po’ il quadro della situazione).

Solo che da adesso, per correrer alla candidatura di premier per il Movimento, si potrà anche avere qualche caricuccio pendente. Roba di poco conto, s’intende, non reati gravi (ma, appunto, in base a che cosa si stabilisce che un candidato è in attesa di giudizio per un reato grave? Non si sa), giusto, anche lì, una diffamazioncina, giusto il tempo ed il modo di far venir fuori il nome di Luigi Di Maio e poterlo candidare alla corsa (che, poi, voglio dire, finora è anche l’unico a correre). Il Grillo di 10 anni fa una cosa del genere non l’avrebbe mai fatta. Quello di oggi, si vede, ricorre anche a dei compromessi.

Ora, sia chiaro, Di Maio è solo indagato, e il reato di diffamazione non è neanche tra i più gravi. E’ ben difficile che si arrivi a processo, considerato che il 3 agosto scorso è entrata in vigore la norma sul risarcimento e la limitazione della portata del danno, per cui con un po’ di soldi (che a Di Maio non dovrebbero mancare) si può arrivare al non luogo a procedere. Wikipedia non ha neanche aperto a carico di Di Maio l’odiosetta sezione “Procedimenti giudiziari”, che invece viene mantenuta anche a chi è stato nel frattempo assolto, come Mastella).Quindi stiamo parlando veramente di punture di zanzara, ma che come tutte le punture di zanzara danno fastidio soprattutto quando in fondo alla corsa c’è il traguardo della poltrona di presidente del consiglio dei ministri. Perché sono cose che ti obbligano a cambiare, rivedere e rimodellare i regolamenti anche in controtendenza (Grillo usava molto spesso questa parola nei suoi spettacoli migliori) a quello che hai fatto finora. Ma a Di Maio sono stati perdonati errori, gaffes e pendenze giudiziarie che altri avrebbero pagato a caro prezzo.

Di Maio, nel frattempo, ha accettato la candidatura a premier imposta dall’alto. E lo credo bene. Io, più semplicemente, ho rimesso a posto i libri e i DVD di Grillo che mia figlia ha fatto pazientemente cadere dallo scaffale sul pavimento,  e ora aspetto che li metta a soqquadro di nuovo.

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IBS versus libreriauniversitaria.it

Ho gentilmente congedato IBS dall’elenco dei miei fornitori ufficiali.

Loro, per la verità, non lo sanno ancora, ma non comprerò più i loro prodotti.

Ho fatto una serie di ordinazioni da consegnare a altrettanti destinatari come regalo di Natale. A una persona avevo regalato 3 DVD. Nel pacco ce n’erano solo due. Io non potevo saperlo perché il pacco, appunto, era stato recapitato a questa persona e non a me. L’addebito, però, era stato effettuato per intero.

Per carità, ho scritto a IBS e stanno facendo di tutto per risolvere il problema a loro spese. Però la cosa è scocciante. Non mi va che il destinatario dei miei regali riceva qualcosa che ho ordinato prima di Natale, che è stato spedito dopo e che verrà recapitato dopo la polvere.

Inoltre avevo in sospeso un ordine da parecchio tempo. Tre librettini della Sellerio, tra cui “Capodanno in giallo” che IBS mi dava disponibile in tre settimane. Tre settimane per reperire un libro regolarmente disponibile in Italia.

Per prima cosa ho annullato l’ordine che IBS mi teneva in sospeso da troppo tempo.

Poi mi sono rivolto a libreriauniversitaria.it, dove ho ripetuto lo stesso ordine (“Capodanno in giallo” disponibile in 1-2 giorni) e che me l’ha spedito in tre giorni. Grazie!

L’interfaccia del sito è molto chiara e “friendly” (oggi se una cosa non è “friendly” non la si prende nemmeno in considerazione!). Rispetto a IBS, libreriauniversitaria.it fa pagare le spese di spedizione. Per ordini di valore superiore a 24 euro sono di solo 1 euro, e con lo sconto del 15% lo si può tranquillamente recuperare, e la spedizione avviene -reperibilità del prodotto permettendo- in tempi accettabili.

Insomma, io mi trovo bene.

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Domande intelligenti: e-book o libri di carta?

Sono più di vent’anni che mi occupo di e-book, testi elettronici (non dànno la scossa se li leggete, tranquilli!) e uso del computer per l’analisi e la lettura dei testi letterari e poetici, ma tanto sapete assai voi.

In tutto questo tempo, soprattutto quando dico che gestisco una biblioteca per la (re)distribuzione di e-book gratuiti, vedo la gente che mi guarda schifata (schifata soprattutto di non capirci una beata verza) e mi dice “Nonnò, io i libri li compro in libreria e solo di carta”.

Primo, chi t’ha chiesto niente (tutt’al più gli e-book che redistribuisco sono lì per essere, appunto, donati a chi li vuole, non imposti a chi non sa cosa farsene), secondo anch’io i libri li compro in libreria, non vedo dove altrimenti dovrei, a parte il fatto che posso averli anche gratuitamente per breve tempo prendendoli in prestito in biblioteca.

Poi aggiungono: “Gli e-book non potranno mai sostituire i libri di carta!”

Ma certo che no. A parte quando si vuol leggere “50 sfumature di grigio” e lo si compra in formato elettronico perché bisogna fare le fighette con l’e-book reader sulla spiaggia e non far vedere ai vicini di ombrellone che si sta leggendo un libro erotico un po’ maialotto perché se no ti prendono per una signora disponibile e con qualche perversione sessuale (la prima circostanza non è necessariamente vera, la seconda sì).

Comunque la carta è il supporto più durevole. Quindi non c’è proprio storia né competizione. A parte il fatto che nessuno ha mai voluto competere ma solo offrire qualcosa in più. Le “50 sfumature di grigio” comprate in formato cartaceo, potranno disgraziatamente essere lette ancora tra 20 o 30 anni. Quelle in formato e-book quasi certamente non sarete più in grado di utilizzarle, perché cambieranno le codifiche, i DRM, i formati, e li avete pagati una decina di eurini, mica pizza e fichi!

La Bibbia di Gutenberg, stampata oltre 500 anni fa è ancora perfettamente leggibile, non credo che un file PDF, anche di quelli gratuiti che redistribuisco io, potrà mai arrivare a tale traguardo.

Quindi, la carta è imbattibile. Come ci siete rimasti? Pensavate che andassi in giro col tablet a leggere?? Ci siete rimasti male, eh??

Ma ci sono ancora tutti quelli che non passeranno mai al libro elettronico (e chi gliel’ha mai chiesto??) perché non sanno resistere al profumo delle pagine di un libro, quelli che vanno in libreria per sniffare, insomma. C’è chi tira di coca e chi tira di libri. Si difendono dicendo che annusare libri non dà dipendenza. E’ vero. Dovrebbe darne il leggerli, non l’annusarli. Insomma, se siete dei feticisti del libro prendetevela con voi stessi, non tiratelo nello scodellaminestre agli e-book perché proprio non è il caso, nevvero??

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Elogio del comprare libri on line

Ma come sarà bello ordinare i libri on line?

Oddio, on line è bello comprare di tutto, “anche un culo gnudo”, come diceva la mi’ nonna Angiolina, ma i libri sono una particolare goduria.

Ti fanno uno sconto variabile dal 15 al 30% se va bene. Se ordini più di 19 euro di letture (ed è difficilissimo stare sotto questa cifra) ti abbuonano le spese postali, invece se non li raggiungi lo sconto ti ammortizza i costi di invio e se paghi qualcosina in più rispetto al prezzo originale di copertina ti sei risparmiato la rottura di palle di andare in libreria, cercarlo, poi magari non l’avevano, hai dovuto ordinarlo, ci devi tornare, non hai notizie, la libraia è scema, e comunque in poco tempo arriva il corriere (hop!) che te lo porta a casa.

Scegli cosa ti pare e soprattutto non rischi di trovare l’intellettualino sfigato che fa finta di sfogliare qualcosa che non acquisterà solo per darsi un tono.

Non ti addebitano il costo dei libri fino al momento della spedizione e quando il tutto ti arriva a casa, anche se sai già cosa c’è dentro, c’è l’allegria di aprire un pacco (quella di ricevere un pacco, prima di internet era una sensazione che si assaporava solo a Natale), toccare libri praticamente usciti dalla casa editrice senza che qualcun altro li abbia sgualciti o sporcati.

What a wonderful world!

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Tutti quanti, tutti quanti, tutti quanti voglion fare e-book!

Non si fa altro che sentir parlare di e-book.

Sarà il Salone Internazionale del Libro di Torino, sarà lo slogan della “Primavera digitale”, sarà che oggi se non hai un tablet o un lettore dedicato non sei più nessuno, sarà che, ultima notizia (pubblicata su Repubblica.it) in ordine di tempo, le donne acquistano libri digitali a contenuto erotico (e capirai!), sarà che c’è Amazon, sarà che li vendono, sarà quello che volete ma di e-book non si fa altro che parlare. E spesso a sproposito.

Mi occupo di e-book da dieci anni. Prima me ne interessavo da altrettanto tempo. Fanno vent’anni in tutto. Qualcosa penso di essere in grado di dire.

La prima cosa è che dovunque si tenti di fare un minimo di dibattito la domanda, tanto per cambiare, è sempre la stessa: riuscirà l’e-book a soppiantare il libro di carta?

E se le domande sono sempre le stesse lo saranno, automaticamente, anche le risposte. Quella standard è quella del feticista che risponde più o meno con un “Nessuno potrà mai togliermi il piacere del tatto di un libro e del profumo della carta, gli e-book non vinceranno mai sul caro vecchio libro di carta!”. Dimenticando che ci sono intere biblioteche da sniffare a suo piacimento e che nessuno le chiuderà di certo.

Poi c’è l’altro feticista, quello della tecnologia, per cui ormai un tablet o un I-Phone sono alla portata di tutti, ed ecco che, come per miracolo, tra breve non ci saranno più zaini pesanti per gli alunni delle scuole (è un ritornello purtroppo molto in voga anche nel Movimento 5 Stelle), che basterà cliccare qui o cliccare là per avere l’accesso al sapere, il tutto con un “comodo” tréspolo da portarsi dietro. Dimenticando che una cosa è l’accesso alla cultura e altra cosa sono i contenuti culturali.

La chiamano “primavera digitale” ma forse nessuno si è accorto che Michael Hart, il fondatore del Project Gutenberg, pensava già dal 1971 che un testo in formato digitale potesse essere di grandissimo aiuto per la ricerca e per l’umanità. Che un libro in formato digitale avrebbe aperto nuovo orizzonti al modo di leggere un testo e alla sua libera circolazione.

Insomma, sembra si siano svegliati tutti oggi. Lo hanno fatto per un motivo molto semplice: sugli e-book si è cominciato a far soldi. Non sono più un “prodotto” alla portata di tutti (grazie all’intuizione dello stesso Hart di far circolare testi liberi da copyright) ma, semplicemente, una “modalità”, neanche tanto libera, di far circolare gli stessi contenuti.
Se una volta non aveva senso farlo, adesso un e-book si può vendere e farci dei bei soldini. E’ per questo che se ne parla.

Non c’entra niente il pericolo che l’e-book possa soppiantare la carta. State tranquilli, non accadrà mai.
La Bibbia di Gutenberg fu stampata su carta (buona!) e possiamo leggerla a quasi seicento anni di distanza. Probabilmente l’e-book che compriamo su Amazon oggi, tra dieci anni, DRM o no, non potremo più leggerlo. Perché non sappiamo se tra dieci anni ci saranno ancora dispositivi in grado di farci vedere quel file che oggi abbiamo comperato. Perché un libro di carta lo possiamo prestare a un amico senza che nessuno possa dirci niente, mentre se duplichiamo e redistribuiamo l’ultimo e-book, anche solo “d’occasione” (tornerò presto su questa storia degli instant-e-book), uscito in occasione della vittoria dello scudetto della Juve, commettiamo un reato. Perché la carta dura da sempre, l’e-book ha pochissime decine di anni.

Qualcuno gli e-book li vende a pochi centesimi. La cultura viene ridotta al rango della partita in televisione o del film che guardi in Pay-TV. Costa pochi centesimi averlo su un dispositivo e fa figo. Il prezzo più basso di un e-book sul mercato equivale a una telefonata di pochi minuti con lo scatto alla risposta. Ma non ci si può scaricare la coscienza di non aver letto il “Don Chisciotte” con un movimento di una manciata di centesimi dalla carta di credito, per poi poter dire: “Sì, ce l’ho qui sullo Smartphone!!”
Si rischia di fare come quando da studenti ci chiedevano se avevamo letto i “Promessi Sposi” e c’era qualcuno che si alzava e diceva “Sì, io ho guardato lo sceneggiato!”. Come se le scorciatoie per la cultura avessero mai portato a qualche risultato utile.
Mediamente il prezzo della versione e-book di una novità non è molto più conveniente di quello della corrispondente opera cartacea (è solo un file!) e presenta dispositivi di gestione dei diritti che un libro cartaceo non ha. Sull’ultimo volume di Erri de Luca, ad esempio, rispetto al prezzo di copertina di 11 euro, l’e-book costa 7,99. Il risparmio è appena di 3,01 centesimi (fonte: bol.it). Il gioco non vale la candela.

Arriveremo alla fine del Salone del Libro di Torino che ciascuno avrà detto la sua sul tema della moda del momento ma ben pochi avranno le idee chiare.

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Legge n. 128 del 27/07/2011 – Libri: lo sconto massimo e’ del 15%

(legge bruttina e discutibile, invero…)

Legge 27 luglio 2011, n. 128
Nuova disciplina del prezzo dei libri
(G.U. n. 181 del 5 agosto 2011)    

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1. Oggetto e finalità generali

1. La presente legge ha per oggetto la disciplina del prezzo dei libri.

2. Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.

Art. 2. Disciplina del prezzo dei libri

1. Il prezzo al consumatore finale dei libri venduti sul territorio nazionale è liberamente fissato dall’editore o dall’importatore edè da questo apposto, comprensivo di imposta sul valore aggiunto, su ciascun esemplare o su apposito allegato.

2.è consentita la vendita dei libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, compresa la vendita per corrispondenza anche nel caso in cui abbia luogo mediante attività di commercio elettronico, con uno sconto fino ad una percentuale massima del 15 per cento sul prezzo fissato ai sensi del comma 1.

3. Ad esclusione del mese di dicembre, agli editori è consentita la possibilità di realizzare campagne promozionali distinte tra loro, non reiterabili nel corso dell’anno solare e di durata non superiore a un mese, con sconti sul prezzo fissato ai sensi del comma 1 che eccedano il limite indicato al comma 2 purché non superiori a un quarto del prezzo fissato ai sensi del predetto comma 1. E’ comunque fatta salva la facoltà dei venditori al dettaglio, che devono in ogni caso essere informati e messi in grado di partecipare alle medesime condizioni, di non aderire a tali campagne promozionali.

4. La vendita di libri ai consumatori finali è consentita con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo fissato ai sensi del comma 1:
a) in occasione di manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale, ai sensi degli articoli 40 e 41 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
b) in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, centri di formazione legalmente riconosciuti, istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, educative e università.

5. I commi 1 e 2 non si applicano per i seguenti prodotti: a) libri per bibliofili, intesi come quelli pubblicati a tiratura limitata per un ambito ristretto e di elevata qualità formale e tipografica;
b) libri d’arte, intesi come quelli stampati, anche parzialmente, con metodi artigianali per la riproduzione delle opere artistiche, quelli con illustrazioni eseguite direttamente a mano e quelli che sono rilegati in forma artigianale;
c) libri antichi e di edizioni esaurite;
d) libri usati;
e) libri posti fuori catalogo dall’editore;
f) libri pubblicati da almeno venti mesi e dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dall’ultimo acquisto effettuato dalla libreria o da altro venditore al dettaglio;
g) edizioni destinate in via prioritaria ad essere cedute nell’ambito di rapporti associativi.

6. Il prezzo complessivo di collane, collezioni complete, grandi opere, fissato in via preventiva ai sensi del comma 1, può essere diverso dalla somma dei prezzi dei singoli volumi che le compongono.
7. Alla vendita dei libri non si applicano le norme in materia di vendite promozionali, di saldi di fine stagione e di disciplina del settore della distribuzione commerciale di cui ai commi 1, lettere e) e f), 3 e 4 dell’articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

8. La vendita di libri, effettuata in difformità dalle disposizioni del presente articolo, comporta l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 22, comma 3, e 29, commi 2 e 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. 9. Il comune vigila sul rispetto delle disposizioni del presente articolo e provvede all’accertamento e all’irrogazione delle sanzioni previste al comma 8; i relativi proventi sono attribuiti al comune nel quale le violazioni hanno avuto luogo.

Art. 3. Efficacia e abrogazione. Relazione al Parlamento

1. Le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dal 1° settembre 2011.

2. A decorrere dalla data di applicazione delle disposizioni della presente legge è abrogato l’articolo 11 della legge 7 marzo 2001, n. 62. 3. Decorsi dodici mesi dal termine di cui al comma 1, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro per i beni e le attività culturali e con il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero, se nominato, con il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria, nel quadro delle rispettive competenze, trasmette alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’informazione e l’editoria, che provvede al successivo inoltro alle Camere, una relazione sugli effetti delle disposizioni della presente legge sul settore del libro.

Art. 4. Clausola di neutralità finanziaria

1. I comuni provvedono alle attività di cui al comma 9 dell’articolo 2 con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 27 luglio 2011

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: Alfano

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Storie di libri – Amara Lakhous – Scontro di civilta’ per un ascensore a Piazza Vittorio

Non compro più libri. Prima di tutto perché nella mia vita ne ho comprati abbastanza, sicuramente molti di più di quelli che potrei permettermi di leggere, in secondo luogo perché non ho più spazio in cui metterli e mi sono stufato di andare in Ancona da Ikea a comprare l’ennesima versione di Billy. Tertium, perché esistono le biblioteche che me li fanno leggere gratis, e a Roseto degli Abruzzi la Biblioteca Pubblica funziona (è una delle pochissime cose di cui non si sono accorti e che non hanno mai distrutto).

Però ho fatto un’eccezione di 9,50 euro ben spesi per “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” dell’algerino Amara Lakhous, ora disponibile nei tascabili delle edizioni E/O (un bell’editore che vale la pena di essere seguito).

Libro straordinario, e vi assicuro che non sono un razzista. Non starò qui a tediarvi con dissertazioni semplici, come la travagliata genesi di un libro che nasce in arabo e viene riscritto in italiano, come il gioco della contaminazione linguistica e del

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Storie di Libri – Leaves of Grass – Walt Whitman

Comprai questa copia (edizione Cassels) del 1909 di "Leaves of Grass" di Walt Whitman da un ambulante inglese di libri vecchi che poteva anche benissimo pagarti se gliela portavi via la sua merce. Costava 3000 lire. Mi disse anche che per 5000 ci avrebbe messo sopra una bibbia protestante inglese, una King James. Non me lo feci dire due volte. Solo che la King James non la trovo più e vorrei anche sapere perché…
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Storie di Libri – David H. Lawrence – Figli e amanti

La BUR era questa.

Coi volumini grigini, di piccolo formato, una raccolta veramente "universale" e degna del suo nome, con titoli che non si trovano più, e con un senso antico che nelle nuove edizioni è difficile da rintracciare.

Trovai "Figli e amanti" di Lawrence in una libreria di Pisa, con rispetto parlando, a 2500 lire a volume. Comprai anche "Zanna Bianca" e  "Martin Eden" di London, nonché "La Monaca" di Diderot (ne regalai una copia a un amico che aveva una fidanzata cattolica) e l’"Elogio in morte di Madonna Fiammetta" del Boccaccio.

E’ solo una traccia per far vedere come poteva essere la BUR allora. Ho anche qualche volumetto rilegato in tela blu, ma devo dire che il fascino del cartone grigio non mi ha mai abbandonato.
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Amazon: gli e-book del Kindle Store si potranno prestare (pensate un po’!)

Amazon ha diffuso recentemente la notizia che gli e-book acquistati e scaricati dal Kindle Store, potranno essere prestati.

Ma ci pensate? Questa sì che è una notiziona, non stavamo più nella pelle, com’era possibile comprare un libro elettronico senza poterlo prestare? Un’ingiustizia bella e buona a cui, fortunatamente, quelli di Amazon hanno posto rimedio, perché non è vero che guardano ai profitti, no, loro vogliono solo far felici gli utenti che sborsano fior di quattrini per acquistare un file. Dico un file.

Voi pensate che al mondo ci sono biblioteche virtuali e digitali come il Project Gutenberg che da anni gli e-book li distribuiscono gratis, senza bisogno di acquistare alcunché? Siete dei retrogradi, dei trogloditi dell’informatica, ma come, perché dovete scaricare gratuitamente dei titoli disponibili in formati per tutte le piattaforme quando potete comodamente pagare?

E pensate che quello che pagate potete tranquillamente prestarlo a un amico per volta, per un periodo massimo di 14 giorni, e solo a patto che sia iscritto a sua volta a Kindle Store.

Tutti felici e contenti. Alleluja.

E pensare che se comprate un libro di carta potete prestarlo a chi volete (sì, sì, anche a chi NON è iscritto al Kindle Store, pensate un po’ a dove è arrivata la tecnologia inventata da Gutenberg nel XV sec.!), per tutto il tempo che volete,  e se proprio non ce la fa a leggerlo nel tempo tassativo di 14 giorni potete anche dirgli, in uno slancio di generosità "Tienilo pure, se ti fa piacere, te lo regalo", oppure se proprio non vi piace potete regalarlo alla biblioteca della vostra città in modo che qualcuno lo prenda in prestito (anche per un mese, nientemeno!).

E’ inutile, finché la gente non si renderà conto che il libro elettronico serve a cose completamente diverse da quelle per cui serve un libro di carta (ad esempio, non è possibile aggiustare la zampa di un tavolino con un file .PDF o .EPUB, non si può usare un file .TXT per accendere il fuoco) questo affare degli e-book sarà un completo e totale flop, soprattutto perché non si può far pagare al pubblico quasi lo stesso prezzo (quando non un prezzo maggiorato) di un libro cartaceo per un file.

BOL oggi vendeva "Il cimitero di Praga", l’ultimo libro di Umberto Eco a 13,99 in versione e-book:



e a 13,65 (con il 30% di sconto dovuto a un’offerta speciale) il cartaceo:



C’è qualcosa che non va: perché devo pagare di più qualcosa che non posso nemmeno passare a un amico perché se lo legga, o che, nel migliore dei casi, posso prestargli solo per 14 giorni?

La carta è il formato più libero che abbiamo.

La Bibbia di Gutenberg, il primo libro stampato, è ancora perfettamente leggibile dopo 600 anni. Il file del libro di Umberto Eco, tra 600 anni, probabilmente non lo leggerà più nessuno e nessuno saprà cosa sia. Non per colpa di Umberto Eco, naturalmente (il suo è solo un esempio).

A dire il vero, tra 600 anni nessuno leggerà più nemmeno questo blog. Ma almeno per leggerlo  oggi non pagare una lira. Poi lamentatevi, eh?

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Oggi i tuoi libri usati valgono perfino un euro e ci stai largo…

Ma sì, in fondo cosa te ne fai della

CULTURA®??

Sei una persona giovane, attiva & dinamica che usa menare il giorno su Facebook cercando di NON comunicare con i tuoi simili??

Hai qualche libro in casa e ti senti invaso da tutti quegli acari che rendono insalubre il tuo snack pomeridiano a base di merendine confezionate, sofficini, patatine fritte in sacchetto e bibite gaSSSSSssate a gogò???

Allora fai anche tu un gesto di liberazione.

VENDILI A UN EURO L’UNO!!!

Sì, anche tu puoi usare questi soldi per ricaricare la tua purtuttavia inutile scheda telefonica vendendo nell’ordine le tue copie consunte e polverose de:

a) la Bibbia
b) la Divina Commedia
c) l’Iliade
d) l’Odissea
e) il Don Chisciotte

Pensa, una ricarica di ben cinque euro (tanto valgono i tuoi libri inutilizzati!), e perfino più spazio, meno malattie respiratorie, e la certezza della supevalutazione del tuo usato.

Ora vivrai più felice, grazie ai consigli di Facebook!!!
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Non ho piu’ “Parole per raccontare”: quando il libro di testo sbaglia

La scuola italiana sta andando in malora.

Ma in modo allegro, senza che nessuno se ne accorga. Anzi, nella legittimazione di una beata e scanzonata ignoranza che fa bella mostra di sé sotto forma di informazioni sbagliate nientemeno che nei libri di testo.

E soprattutto in quella categoria di libri di testo che vanno sotto il funesto nome collettivo di "antologie", libroni che vengono sfruttati, durante l’anno scolastico, per il 10% al massimo dei contenuti, e che costano un occhio della testa, pretendendo di aiutare lo studente ad analizzare le informazioni contenute in una qualsivoglia tipologia di testo, sia esso letterario, saggistico, poetico, teatrale, iconografico.

Ricordo che l’ultimo laboratorio serio di analisi del testo per le scuole superiori fu quel monumentale "Il materiale e l’immaginario" di Remo Ceserani e Lidia De Federicis (10 volumi).

Poi si accorsero che quel testo aiutava un  po’ troppo gli studenti a capire, e allora prima lo "facilitarono" (così, giustamente, la gente studia un po’ meno) e poi lo eliminarono proprio dalla distribuzione, perché si doveva far spazio a cumuli di carta con tagli diversi, a privilegiare l’ovvio e il banale, che, si sa, sono cose che interessano docenti e discenti, altro che i contenuti, non sia mai che uno studente impari a riconoscere una metafora da una ipàllage o da una litote, ma che scherziamo sul serio?

Così, l’altro giorno, mi imbatto nella pagina 785 del volume "Parole per raccontare e per immaginare – Educazione linguistica e letteraria", editore Zanichelli, a cura di Beatrice Panebianco e Antonella Varani, che in quarta di copertina recita "Un percorso affidabile ed equilibrato che distribuisce sui due anni di corso i materiali indispensabili per sviluppare le competenze linguistiche e letterarie". Le pagine, in tutto, sono 926, il peso è consistente, il costo al 2008 era di 26 euro ma, allegri, esiste anche l’edizione in volumi separati da 14,50 ciascuno. Sempre con il conio del 2008.

E’ l’analisi della fotografia "Bilbao", del 1936 del fotografo americano Robert Capa.

Si noti l’analisi dell’ovvio di cui sopra: "Questa fotografia raffigura una donna che cammina per strada tenendo per mano una bambina." Ma va’?? Davvero??? Mi sembrava un tramvài quello in primo piano, ma andiamo avanti: "Sono gli anni della seconda guerra mondiale (…)".

La seconda guerra mondiale nel 1936? E da quando? E, soprattutto, a Bilbao, che è in Spagna, ed è noto a chiunque che la Spagna non è mai entrata nel secondo conflitto mondiale perché, si veda il caso, nel 1936 stava soffrendo una tragica guerra civile?

E’ questo quello che si trova nei libri di testo. E’ questo il "peso" che i nostri figli portano a scuola ogni giorno nello zaino.

Non c’è più nulla da fare, non è possibile salvarsi, un libro di testo adottato non può più essere cambiato per cinque anni. Come il governo del paese. E i danni sono almeno paragonabili. Se non superiori.
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