Marco Calvo, Liber Liber, Shakespeare e le opere inedite

Marco Calvo, presidente e fondatore di Liber Liber, ha concesso una breve intervista a Claudia Speggiorin il “Il Paradiso di Caino” del 6 febbraio scorso, disponibile qui.

Calvo, tra le altre cose, sostiene:

“Noi (…) abbiamo dei vincoli, siamo un progetto di biblioteca digitale, quindi conserviamo libri già pubblicati. Non possiamo ospitare opere inedite. Per quelle abbiamo creato la rivista Pagina Tre e la sua biblioteca.”

Ora, con tutto il rispetto nei confronti delle opinioni altrui e nel diritto al libero pensiero, dobbiamo rilevare come questa affermazione non corrisponda a verità e che la realtà sia ben diversa. Liber Liber ha pubblicato opere inedite, e più precisamente le traduzioni di William Shakespeare di mano del prof. Goffredo Raponi, con relative annotazioni, che non sono mai state pubblicate in cartaceo.

E’ stato lo stesso prof. Raponi a donare, in vita, il proprio lavoro a Liber Liber. E Liber Liber lo ha pubblicato. Alcune traduzioni di Raponi hanno anche il codice ISBN per la versione e-book. Eccone un esempio:

Il libro, oltre ad essere distribuito gratuitamente, viene messo in vendita al prezzo di 0,49 euro su piattaforme come Unilibro, da cui vi propongo il seguente screenshot:

Sul sito di Anobii.com, il volume viene recensito come traduzione originale.

Le opere di Raponi vengono anche vendute nel Liber Liber Shop all’interno dei gadgets (DVD ROM, chiavette USB, Hard Disk esterni) disponibili per quanti volesssero acquistare i contenuti del sito.

Oltre a questo ci sono gli audiolibri, che sono pubblicati nella versione letta dai volontari dell’organizzazione e che costituiscono delle vere e proprie opere prime, non pubblicate precedentemente e che vengono messe a disposizione degli utenti per la prima volta.

Ne deriva che Liber Liber NON E’ una biblioteca ma un editore. Con una politica molto aperta alla distribuzione gratuita dei contenuti che pubblica, ma pur sempre un editore, con opere inedite e ben scelte, differenziate dalla distribuzione parallela attraverso la rivista “Pagina Tre”.

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Liber Liber pubblica il Diario di Guerra e l’Autobiografia di Benito Mussolini

Screenshot da www.liberliber.it
Screenshot da www.liberliber.it

Liber Liber ha messo in linea “La mia vita” e il “Diario di guerra” di Benito Mussolini.

Intendiamoci, i diritti d’autore delle opere (opere?) di Benito Mussolini sono scaduti il 1 gennaio del 2016, quindi chiunque ripubblichi i suoi scritti compie un’operazione legittima sotto il piano legale e della libertà editoriale.

Il motivo del contendere non è se Liber Liber poteva o non poteva ripubblicare Mussolini. Il punto è chiedersi se questa ripubblicazione è anche opportuna ed etica sotto il profilo morale.

Quelli di Liber Liber diranno subito che sì, loro sono una biblioteca, le biblioteche accettano tutto, anche Mussolini, e, quindi, se i loro volontari si sono dedicati a digitalizzare e rivedere l’opera del dittatore italiano, perché non pubblicarla? Perché Liber Liber non è una biblioteca ma un editore. Infatti realizzano opere inedite (le loro audioletture), le pongono in distribuzione (le traduzioni di Shakespeare realizzate appositamente per loro), vendono i loro prodotti (nel Liber Liber Shop, andatelo a vedere per rendervene conto). Una biblioteca non vende un bel niente, non fa attività editoriale e distribuisce solo testi già pubblicati.

Ma quanto è morale, invece, che un’opera di un dittatore sopravviva al tempo che passa con una riedizione in formato digitale, piuttosto che andarsene nel sonno dell’oblio, come invece meriterebbe. Ha senso ripubblicare e redistribuire Mussolini, premesso che Mussolini ha determinato lo sfacelo dell’Italia e che è stato il primo firmatario delle leggi razziali? Semplicemente no, non ha senso. Perché perpetua la memoria di un uomo già condannato dalla storia e non aggiunge nulla al valore etico di una sedicente “biblioteca” on line.

Ci eravamo occupati in questa sede anche della pubblicazione del “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels da parte di Liber Liber partendo dall’edizione di riferimento della Silvio Berlusconi Editore, con autorizzazione espressa ed esplicitamente firmata da Marcello Dell’Utri. Qualcuno ha fatto spallucce e ha detto che la cosa non può tangere più di tanto, in fondo è sempre un’opera in più e poco importa se Dell’Utri sia stato condannato per mafia. E’ una questione di logiche, null’altro. Se Liber Liber dovesse distribuire testi in lingua originale (e l’idea di una biblioteca digitale di libri in lingua originale mi ha sempre solleticato, prima o poi mi dovrò decidere a metterne in piedi una) redistribuirebbe il “Mein Kampf” di Hitler?

Io spero sinceramente di no. Ma non ci scommetterei un centesimo.

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Che fine ha fatto la mailing-list di Liber Liber?

Cattura

Una volta la mailing-list di Liber Liber era una vera e propria fucina di interventi interessanti e di discussioni avvincenti. All’inizio degli anni 2000 ha avuto perfino oltre 600 mail in un solo mese. Ci si divertiva, si discuteva, ci si odiava (e io ero, per mia fortuna, odiatissimo), c’era chi si autoincensava, chi sputava veleno, insomma, si faceva, allora, quello che su Wikipedia fanno i revisori e i padronissimi della cultura libera. Si parlava di software libero, di formati aperti, di libri, insomma, si stava bene. Poi, sempre per l’ipersensibilità dei soliti noti, fui espulso dalla lista per le mie opinioni (bisogna sapere che quando dici che il re è nudo il re poi s’incazza). Pazienza, si vive bene lo stesso anche senza. E, tutto sommato, ritengo che la mia mia presenza in quel luogo sia stata una bella esperienza.

Poi il presidente di Liber Liber (lo stesso da oltre un ventennio) ebbe la bella idea di querelarmi perché avevo scritto “cazzate” accanto al loro nome. Chiese anche il sequestro dell’intero blog, cosa che non gli fu concessa, dimostrando sensibilità e affetto verso la pluralità delle opinioni in rete e per il diritto di tutti di esprimerle liberamente. Oh.

Ieri sono andato a rivedere la pagina web della mailing-list (che è pubblica anche per i non iscritti e per i defenestrati come me) e l’ho trovata praticamente deserta. Pochissimi messaggi ogni mese e nessun messaggio nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, agosto e ottobre. Circa 1200 iscritti (meno dei visitatori quotidiani di questo blog) sono riusciti a produrre un numero infinitesimale di contributi. Possibile che non abbiano nulla da dirsi? Non hanno incontrato delle difficoltà nello scansionare un libro? A passarlo all’OCR?? Non si scambiano opinioni, esperienze, difficoltà?? Possibile che i volontari di Liber Liber siano sempre così infallibili (vedere il post di ieri) da non aver bisogno di niente e di nessuno? Fatto sta che la produzione è stata, finora, di ben 13 messaggi da gennaio a ottobre. Nello stesso periodo dell’anno scorso il numero di messaggi arrivava a 21. Pochissimi lo stesso, ma almeno c’era una tendenza diversa.

Viene da pensare a parole come parlare, confrontarsi, scambiare le idee, sfruttare gli strumenti a disposizione per confrontare le rispettive opinioni. Sono iniziative che stanno morendo sotto il peso di una iniziativa straordinariamente pesante e burocraticamente strutturata. Di tutto quello che è stato resta un file dimenticato su Yahoogroups. E non è detto che sia un male.

 

 

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12 anni, libero!

Il blog compie 12 anni. O, meglio, a compiere 12 anni è il dominio “valeriodistefano.com” ma le due cose viaggiano ormai di pari passo.

Ne abbiamo viste di tutti i colori. Compresa la richiesta di sequestro avanzata da Liber Liber (nella persona del suo Presidente Marco Calvo) nel settembre del 2009. Nessuno mette in dubbio il diritto di chiunque a far valere le proprie ragioni (sempre ammesso che siano ragioni e che non si tratti, al contrario, di pretesti) in qualunque sede (è così che funziona la democrazia). Quella che, invece, sì, deve essere totalmente stigmatizzato e reso pubblico è la pretesa di oscurare, mediante l’arma del sequestro giudiziario, un intero dominio (non solo il blog, quindi, ma tutto il materiale che vi viene ospitato a vario titolo) per una sezione contenente un supposto “illecito” di dimensioni irrisorie. Puntare a fare in modo che qualcuno non solo non parli più di un determinato argomento (cosa grave già di per sé) ma non debba parlare più di niente, togliendogli uno dei diritto costituzionali che è quello di opinione, cronaca e critica è una smisuratezza abnorme che non auguro a nessuno (sì, neanche a Liber Liber stessa).

Queste poche righe solo per dirvi come il sacrificio di chi è morto o ha dato la vita intera per sottolineare l’importanza della conquista delle libertà, non possa e non debba essere sottovalutato neanche davanti a questi eventi.

E un pensiero vada anche alla Rivoluzione dei Garofani di un Portogallo da amare anche per questo.

Quanto a noi, seguiremos adelante.

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LiberLiber e gli spot sul 5 per mille

Da qualche mese non vi parlo più di LiberLiber. Lo so, sono un totale infingardo. Ma visto che oggi mi sento molto diligente voglio riparare a questa piramidale nequizia e confessarvi che sì, sono d’accordo (in linea di massima) con quello che è stato scritto recentemente sul loro sito a proposito del 5 per mille e delle megapower della solidarietà che fanno pubblicità per invogliarci (o, peggio ancora, convincerci) a firmare sul riquadro apposito a favore di una partita IVA.

Credo sia l’effetto dei miei 50 anni che mi fa essere incredibilmente paziente anche con chi ha chiesto, in passato, il sequestro di questo blog (eh, sì!)

Dicevo che sono d’accordo con loro, eccezion fatta per un vistoso errore di grammatica (scrivono “Istituzioni, anche molto importanti e conosciute, chiedono ai cittadini di versargli il 5 per mille.” Ora, si dovrebbe scrivere “versare loro” e non “versargli“, e chissà che, a questo punto, non chiedano la formattazione a basso livello del server su cui è ospitato questo blog!).
E’ vero. Non bisogna dare il 5 per mille a chi compra spazi televisivi, sulla stampa e alla radio perché l’illegalità è dietro l’angolo. Scrive Marco Calvo: “L’Agenzia delle Entrate ha più volte ribadito che il 5 per mille va speso solo per le iniziativa umanitarie e culturali, non per gli spot.” Sacrosanto anche questo, ma bisognerebbe riuscire a dimostrare che del calderone di denaro raccolto dalle Onlus-Megapower quanto viene speso in pubblicità proviene dal 5 per mille (magari quello dell’anno precedente) e non, ad esempio, dalle dazioni volontarie o dai lasciti testamentari di chi crede in una determinata attività. Perché in quel caso l’azione, per quanto aberrante e priva di etica possa apparire ai nostri occhi, sarebbe comunque legale (e, si sa, non tutto ciò che è legale è anche “gradevole”).

Calvo conclude “Perciò scegliete liberamente il vostro beneficiario, ma se scoprite che ha acquistato spot in TV, radio, giornali, ecc. cambiate beneficiario!

E’ un ottimo consiglio etico (sono libero di dirlo e di definirlo così anche perché la richiestra di sequestro preventivo del blog firmata dallo stesso Calvo non è stata minimamente accolta dalla magistratura). Che, però non può e non deve esaurirsi con gli spot sui media succitati.

Inviare un messaggio e-mail non costa niente. O, quanto meno, costa pochissimo. Con un’inezia, e facendo ricorso a quelle manne dal cielo che sono i database di persone potenzialmente interessate (o perché una sola volta hanno preso contatto con quell’entità, magari per aver acquistato un mazzo di pisciacani gialli della solidarietà nella giornata mondiale per la prevenzione dell’alluce valgo, o perché i loro indirizzi e-mail sono stati rastrellati chissà dove sul web) si possono raggiungere risultati interessanti dal punto di vista economico.

Chiediamocelo chiaramente: chi avrebbe il coraggio di ricorrere al Garante della Privacy contro una associazione che si occupa di adozioni a distanza in Africa, o di allestire una mensa per i poveri, o di finanziare la ricerca sui tumori al pollice? Nessuno, ovvio.

Così come nessuno oserebbe pensare che Wikimedia Italia, pur facendosi pubblicità da sola, risulti particolarmente urticante nella riproposizione dei sempiterni temi dell’opportunità della partecipazione aperta all’enciclopedia più improponibile della storia.

E invece bisognerebbe farlo. Proprio perché quella modalità invasiva costituisce una violazione di quella stessa “etica” che dovrebbe caratterizzare chi percepisce il 5 per mille dell’Irpef.

Io lo sto facendo. E comincio con una assoiazione, a cui, come a LiberLiber, NON do il mio 5 per mille.

We are non liber, we are FREE!

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Liber Liber: che fine ha fatto Jean Sibelius?

Il 12 aprile 2011, poco più di un anno fa, sulla mailing list di Liber Liber (liberamente consultabile in rete anche dai non iscritti) appare l’annuncio della disponibilità della Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43 di Jean Sibelius:

Stesso annuncio anche sulla “rivista di Liber Liber” denominata “Pagina Tre”:

Bene, allora andiamo a vedere che cosa succede andando a cliccare sul link evidenziato negli annunci:

La risorsa (una pagina web in HTML, in questo caso) non è disponibile.

E’ una cosa indubbiamente inspiegabile, nel senso che una risorsa libera, proprio in quanto tale, su un sito che si chiama “Liber Liber” dovrebbe essere liberamente accessibile. Si tratterà sicuramente di un malfunzionamento.

Vediamo che cosa mette il sito di LiberLiber nelle novità del 2011 (la pagina è qui riprodotta anche in formato PDF):

novita2011

E’ strano: una novità annunciata nel 2011 su risorse di pertinenza di Liber Liber NON viene riportata tra l’elenco delle novità del 2011.

Proviamo ad andare a vedere, allora, se la cache di Google ci dice qualcosa di più (anche qui la pagina è riprodotta in formato PDF):

novita2011cache

Qui Sibelius c’è.

Le immagini riportate evidenziano solo quanto si evince nel periodo immediatamente intorno al 12 aprile 2011. Per completezza di collazione, riporto le versioni complete delle due pagine in PDF.

Quindi le indicazioni per raggiungere l’arte di Jean Sibelius sono scomparse dalla pagina delle novità del 2011 dal 4 aprile 2012 (data dell’immagine della cache di Google) ad oggi (17 aprile 2012).

Non c’è traccia, sulla cache di Google, della pagina http://www.liberliber.it/audioteca/s/sibelius/.

Non sappiamo, quindi, se la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43 di Jean Sibelius sia mai stata disponibile o meno su Liber Liber.

Una delle poche cose certe che sappiamo di Jean Sibelius è che nacque l’8 dicembre 1865 e morì il 20 settembre 1957.

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Wikipedia: dubbi di enciclopedicità sulla voce “Liber Liber”

E’ molto tempo che, sul mio blog, non mi occupo più di “Liber Liber”.

Oggi, dopo tanto tempo, mi sento molto più diligente.

Sulla voce “Liber Liber”, da qualche tempo, l’edizione italiana di Wikipedia ha espresso un dubbio di enciclopedicità.
Che vuol dire, in parole povere ma ricche, che qualcuno ha un dubbio che la voce “Liber Liber” abbia effettivamente un interesse “enciclopedico”.

Non abbiamo una esatta definizione di quello che Wikipedia intenda con “interesse enciclopedico” e che cosa, conseguentemente, assuma rilievo di conoscenza per la comunità wikipediana (e, conseguentemente, e per amore o per forza, anche per quella del web) e che cosa no. E’ solo certo che la voce “Valerio Di Stefano” non ha, fortunatamente, nessun valore enciclopedico.

Il motivo riportato è il seguente: “attività encomiabile e interessante, ma nella voce non compare alcuna notizia rilevante o elemento enciclopedico”.

E’ la prima volta che sono d’accordo con Wikipedia.

Il punto è che se l’associazione culturale “Liber Liber”, che è costituita da un gruppo di volontari, che digitalizzano cultura (attraverso scanner, lettori di fonti musicali, registrando audiolibri e video, rivedendo e correggendo il lavoro di altri) e la mettono in linea gratuitamente per quanti ne volessero usufruire, è “enciclopedica” (cioè di interesse precipuo per la collettività), allora lo è anche l’Associazione di Volontariato “Pro Biblioteca Civica”, che, magari, cerca di sensibilizzare la popolazione locale all’uso corretto della biblioteca,  cercando di non farla chiudere o raccogliendo fondi a suo favore. Allora lo è anche il gruppo parrocchiale delle suore che realizza ricami da vendere sulle bancarelle della chiesa per raccogliere fondi per le missioni nello Zimbabwe. Allora lo è anche l’Associazione degli Ammiratori di Lucio Dalla (che non so se esista, probabilmente sì, è solo un esempio, s’intende) che desiderano perpetuarne la memoria e divulgarne l’opera. O tutte le associazioni per la prevenzione del cancro sparse in giro per l’Italia.

Ma, appunto, di interesse enciclopedico possono essere, tutt’al più,  gli argomenti “Lucio Dalla” o “cancro” o “Zimbabwe”. NON le associazioni che agiscono intorno a loro.

Il dubbio, quindi, mi pare più che legittimo.

Nel dubbio, Wikipedia continua a mantenere la voce su “Liber Liber”, anche perché, se no, ci sarebbe sempre la voce “Wikimedia Foundation” da dover giustificare.

Oltre a quella di numerose associazioni di volontariato e senza alcuno scopo di lucro (recentemente ci ho trovato anche la “Associazione Italiana Radioascolto”).

Intanto, però, è incoraggiante che al lettori si manifesti il dubbio che non si diventi “enciclopedici”  solo per aver passato ad uno scanner un’opera letteraria. O per averla letta ad alta voce. O aver mixato un brano musicale. O aver ripreso un’opera teatrale in video e averla caricata su un server FTP.

Qualcuno potrà dirmi: “Guarda che anche alcune delle tue audioletture sono linkate su Wikipedia come risorse esterne”.
E’ vero, c’è qualcuno che ha ritenuto opportuno linkarcele. E qualcun altro che ha ritenuto opportuno mantenercele. O togliercele.
Così come esiste qualcun altro che ha inserito il mio sito controversi.org nella “lista nera” di Wikipedia.

Cosa volete farci, la gente è così.

Ma il fatto che né io sia enciclopedico, né le mie iniziative lo siano è un lusso che posso ancora concedermi.

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Su “Pagina Tre” in contemporanea le pubblicita’ di Banca Mediolanum e de “Il Fatto Quotidiano”

"Pagina Tre" è una "rivista sperimentale"(1) il cui scopo "è favorire l’accesso alla cultura, nel senso più ampio dei termini." (1)

Trovo perfettamente normale e comprensibile che su "Pagina Tre" appaiano annunci pubblicitari.
Ignoro se le pubblicità che si trovano su "Pagina Tre" siano a pagamento, se siano in pay per clic o in pay per action. Oppure se vengano ospitate a titolo gratuito.

Fatto sta che sono apparse sulla stessa pagina, una sopra l’altra, inserti pubblicitari de "Il Fatto Quotidiano" e del conto "inMediolanum" di Banca Mediolanum.

Per quello che riguarda Banca Mediolanum mi pare che Finivest sia socio di riferimento. Secondo Wikipedia (ormai considerata più Bibbia che fonte di potenziale informazione), Fininvest s.p.a. controlla con oltre il 35% della partecipazione il gruppo Mediolanum. (2)

Circa Il Fatto Quotidiano, Wikipedia riferisce:  "Privo di un azionista di maggioranza, il quotidiano si propone come voce indipendente nel panorama giornalistico italiano, puntando a dare notizie e a trattare temi che gli altri media trascurano." (3)

Anche a livello di lettura superficiale non mi pare ci sia una stretta correlazione tra uno degli azionisti di Banca Mediolanum, riconducibile al gruppo Fininvest e il bersaglio principale dell’informazione de Il Fatto Quotidiano, che sono, evidentemente, la stessa persona.

Naturalmente non è un reato ed è perfettamente legittimo fare pubblicità a Banca Mediolanum e al Fatto Quotidiano contemporaneamente.
Così come non è un reato ed è perfettamente legittimo pensare e ritenere che una scelta del genere, in una "rivista" che intende "favorire l’accesso alla cultura" possa e debba essere ampiamente criticabile.(4)

Ed è esattamente quello che faccio in questa sede.


(1) http://www.valeriodistefano.com/public/paginatre.png
(2) http://www.valeriodistefano.com/public/bancamediolanum.pdf
(3) http://www.valeriodistefano.com/public/ilfattoquotidiano.pdf
(4) http://www.valeriodistefano.com/public/mediolanum.png

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Liber Liber e il “Manifesto” di Marx e Engels: “la liberatoria ce l’ha firmata di pugno il dott. Dell’Utri, fondatore di Forza Italia”

A proposito della pubblicazione del “Manifesto del Partito Comunista” di Marx e Engels della Silvio Berlusconi Editore nella biblioteca di Liber Liber:

“E aggiungo che la liberatoria ce l’ha firmata di pugno il dott. Dell’Utri, fondatore di Forza Italia e inquisito per mafia (e anche condannato se non ricordo male).
Un episodio curioso, ma non vedo dov’è il problema. Le biblioteche, anche quelle digitali, conservano tutto. Nello specifico l’edizione del “Manifesto” della Silvio Berlusconi Editore è anche un’ottima edizione… (nota: il nome della casa editrice è un omaggio al padre del Silvio Berlusconi più conosciuto, anche lui di nome Silvio).”

(Marco Calvo, 13 marzo 2009)

da: http://it.groups.yahoo.com/group/liberliber/message/13204
si veda anche: http://www.valeriodistefano.com/public/liberatoriadellutri.png

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Liber Liber pubblica il “Manifesto del Partito Comunista” su concessione della Silvio Berlusconi Editore

“Di Friedrich Engels e Karl Marx.

Scritto nel 1848, espone in forma di manifesto le idee chiave della concezione storica e politica di Marx ed Engels. Al di là dei giudizi sulla sua attualità politica, rimane un documento storico di fondamentale importanza.

Si ringrazia la Silvio Berlusconi Editore per averci concesso i diritti di pubblicazione gratuiti.”

da: http://www.liberliber.it/biblioteca/e/engels/index.htm
Vedasi anche: http://www.valeriodistefano.com/public/llberlusconieditore.png

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Liber Liber: “L’utilizzo da parte di Liber Liber del logo ufficiale per i 150 anni dell’Unità d’Italia è abusivo”

"L’utilizzo da parte di Liber Liber del logo ufficiale per i 150 anni dell’Unità d’Italia è abusivo. Lo ammettiamo. In base al regolamento (vedere http://www.italiaunita150.it/il-logo-ufficiale.aspx) è necessaria una autorizzazione che non abbiamo.

In un primo momento avevamo pensato di aggirare il problema utilizzando una generica bandiera, poi abbiamo optato per il logo ufficiale, ma abusivo, per dar vita a una piccolissima, innocua, disobbedienza civile.

Siamo abusivi non perché riteniamo sbagliata in sé la procedura. Né in ossequio all’abusivismo (che è uno dei mali nazionali). E’ che per il 150° anniversario ci saremmo aspettati di poter fare la richiesta tramite e-mail (magari certificata), non tramite carta. E ci saremmo aspettati che le istruzioni per la richiesta fossero in un file di testo, magari in HTML standard e accessibile, non in un PDF con una scansione (non particolarmente nitida) di alcuni fogli fotocopiati."

da: http://www.liberliber.it/iniziativespeciali/2011/150anniversariounitaitalia/index.htm
Vedasi anche: http://www.valeriodistefano.com/public/logo150anni.png

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Garante della Privacy: Liber Liber deve rifondere 200 euro di spese a una utente dopo l’invio di un messaggio pubblicitario di posta elettronica

Pubblico integralmente il dispositivo del Garante per la Protezione dei Dati Personali nei confronti dell’associazione “Liber Liber”, che stabilisce la liquidazione di 200 euro di spese nei confronti di una utente a seguito dell’invio di un messaggio di posta elettronica di tipo pubblicitario.Fonte:
http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1639205

Continua la lettura di “Garante della Privacy: Liber Liber deve rifondere 200 euro di spese a una utente dopo l’invio di un messaggio pubblicitario di posta elettronica”

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Il senso di Wikipedia per Liber Liber

Che nei confronti di Liber Liber sia stato disposto, da parte del garante della privacy, il rimborso di 200 euro di spese nei confronti di una utente per aver inviato un messaggio di posta indesiderata,  è un dato di fatto.

Ed è una cosa tanto risaputa che la sentenza è stata pubblicata sul sito web della stessa Autorità Garante:

http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1639205

Un fatto, dunque. Che, però, non trova spazio su Wikipedia. In breve, non si può pubblicare quello che è già pubblico. Né, tanto meno fare riferimento a un sito ufficiale di un organo ufficiale che ha emesso un dispositivo ufficiale e pubblico.

Il 17 agosto 2009 il link è apparso sulla pagina di Wikipedia dedicata a "Liber Liber", ma, miracolo, un "Codicorumus" qualsiasi ha determinato che quella informazione (pubblica e ufficiale) non è affatto "enciclopedica". Anzi, per dirla tutta, ha "Mancante rilevanza enciclopedica".

Invece, evidentemente, la voce su "Beatrice Borromeo" enciclopedica per Wikipedia lo è:

http://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Borromeo

Dalla paginetta ricaviamo preziosissime informazioni di universale rilevanza enciclopedica come il fatto che la Borromeo sia fidanzata e con chi, che porti il 39 di piede e che le sue misure siano 88-61-88.

Ora, che la Borromeo abbia l’88 di seno è indubbiamente un dato di una certa rilevanza, ma non enciclopedica, ma quelle di Wikipedia sono fatti così, preferiscono la verità delle poppe, che quella del garante della Privacy, e forse non c’è nemmeno da dar loro torto. Manteniamo però lo screenshot della pagina originale della voce su Liber Liber, che è stata in linea un paio d’ore nel tormentatissimo agosto.

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