Perché non (ri)pubblichiamo i file musicali di Liber Liber

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Un gentile utente mi chiede come mai, tra i files redistribuiti da classicistranieri.com e musicaclassicaonline.com, ci siano pochi (anzi, pochissimi) dei file musicali pubblicati da Liber Liber.

La risposta è molto semplice: perché, nonostante vengano distribuiti erroneamente sotto licenza Creative Commons, noi NON possiamo metterli in linea.

La legge sul diritto d’autori è molto chiara. Per i fonogrammi registrati i diritti cadono dopo 50 anni. Se durante questo periodo è intervenuta una qualsiasi pubblicazione (ad esempio un’incisione discografica, o una trasmissione radiofonica), gli anni per il pubblico dominio dell’opera salgono a 70.

Su Liber Liber figurano moltissime incisioni pubblicate dopo il 1950 (poche quelle pubblicate in data anteriore). Non discuto affatto, in questa sede, la legittimità di tali pubblicazioni. Liber Liber è un editore molto potente, ha risorse economiche molto ingenti che derivano dalle donazioni dei lettori, dalla vendita dei gadgets, degli audiolibri, degli e-book. Quindi penso che abbiano il diritto e la possibilità di mettere in linea incisioni della RCA, della Deutsche Grammophon o della Decca perché sono ragionavolmente sicuro che ne abbiano l’autorizzazione.

Ma noi questa autorizzazione non l’abbiamo, e non la possiamo avere. Siamo maledettamente ma orgogliosamente poveri. E non abbiamo nessuna intenzione di commettere dei reati (perché tali sarebbero) per redistribuire dei files che non possiamo diffondere via Internet. Siamo per la cultura libera, quando è veramente libera. Se ha delle restrizioni, legali o d’autore, semplicemente non ci interessa.

Liber Liber è un editore e fa il proprio lavoro. Noi siamo biblioteche/mediateche on line e facciamo il nostro. Quello che pubblica Liber Liber, e che sia di libera redistribuzione, lo accogliamo volentieri, come facciamo con tutti, nessuno escluso. Il resto lo lasciamo volentieri agli altri.

E questo è quanto.

Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com e musicaclassicaonline.com

Liber Liber su Audible: Ludovico Ariosto, un poeta “a cavallo”

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Nella sintesi dell’editore relativa all’audiolibro dell'”Orlando furioso” di Ludovico Ariosto, nell’interpretazione di Serafino Balduzzi e Vittorio Volpi (opera distribuita anche gratuitamente da Liber Liber) si legge:

“Ludovico Ariosto (1474-1533) è stato un poeta italiano a cavallo tra il ‘400 e il ‘500.”

Un poeta A CAVALLO tra due secoli? A stare tutti quegli anni a cavallo dev’essergli venuta una orchite magistrale, al povero Ariosto. Forse volevano dire “vissuto a cavallo tra il ‘400 e il ‘500”, o, ancora meglio, “vissuto TRA il ‘400 e il ‘500”. Insomma, scritto così non è che faccia una gran bella impressione.

Non mi è possibile fare una copia permanente, quindi vi do il link originale, finché dura e finché non viene provvidenzialmente modificato:

https://www.audible.it/pd/Orlando-furioso-Audiolibri/8726248247

Liber Liber: “Marta è una giovane sposa perdutamente innamorato del marito”

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“Marta è una giovane sposa perdutamente innamorato del marito, un uomo al contrario né sentimentale né romantico. Imparerà a fatica come il vero significato dell’essere donna non sia negli ideali romantici ai quali ha sempre aspirato, ma in un rapporto autentico nei confronti del marito.”

Copia permanente su: https://archive.is/Kpwau

Il senso di Liber Liber per “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne

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Liber Liber ha pubblicato un’edizione digitalizzata di “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne.

Dalla sinossi scritta da Gabriella Dorero leggo: “L’edizione qui digitalizzata è stata pubblicata da Sonzogno senza che ne sia noto il traduttore (…)”.

Ora, se il traduttore non è noto, come fa un utente finale ad essere matematicamente sicuro che quella traduzione sia effettivamente di pubblico dominio e di libero download per tutti? Io non discuto che Liber Liber abbia tutti i permessi relativi alla libera distribuzione dell’opera (sì, ma se il traduttore è sconosciuto a chi possono averli chiesti? E chi può averglieli dati spontaneamente?), vorrei solo sapere se chi scarica quell’opera può, a sua volta, cederla a un amico, un conoscente. O anche metterla a disposizione di chiunque sul proprio blog o sito web, se lo crede opportuno.

Dice “Beh, ci vuole poco, basta guardare l’anno di pubblicazione dell’opera, se è dei primi del ‘900 è molto probabile che nel frattempo anche il traduttore sia morto stecchito da più di 70 anni”.

Giusto. Andiamo a vedere i riferimenti dell’opera, allora. Vi si legge: “Ventimila leghe sotto ai mari / di Giulio Verne. – Milano : Sonzogno, [19..?]. – 416 p. : ill. ; 23 cm.”

Cioè, si sa per certo che quella traduzione è stata pubblicata nel XX secolo, ma non se ne conosce esattamente l’anno. Che, voglio dire, non è un elemento da poco, perché se l’opera è del 1901, ad esempio, è probabile che sia di pubblico dominio, se è del 1960, invece (e sempre per esempio) è più che probabile che non lo sia.

La pagina è immortalata, in versione permanente, al link:

https://archive.is/UjITB

Liber Liber e “Il giornale per i bambini” su Audible.it

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Anche un’antologia de “Il giornale dei bambini” è disponibile sia gratuitamente su Liber Liber che a pagamento (dietro abbonamento) su Audible.it. La lettura a più voci è costituita dai contributi di più “volontari”, e i nomi dei declamatori a voce alta riportati nella scheda di Audible corrispondono con quella dei contributori riportati da Liber Liber.

Quindi possiamo affermare con ragionevole certezza che l’audiolibro presente su Audible è lo STESSO distribuito gratuitamente su Liber Liber.

Dura 12 ore e rotti. Praticamente un massacro.

Già, ma qual è il range dell’audiolibro? Che cosa dicono gli ascoltatori, popolo di palati fini che pagano fior di quattrini per avere almeno un servizio di qualità? Ecco qua:

Tre recensioni dal settembre scorso e tutte negative. Media globale, una stella. Il minimo che Audible prevede. E non è certo un “minimo” di cui andare tanto lusingati, se è vero, come è vero, che il pubblico reagisce con queste recensioni:

– Niente da dire: libro brutto, lettura mediocre ma una trama orribile. Una delusione su tutta la linea.
– È impossibile da terminare perché la lettura è davvero imbarazzante nella sua pochezza e mediocrità.
– Questo non è un audiolibro. È una accozzaglia di letture mediocri e deludenti di dilettanti allo sbaraglio che pensano, oltretutto, di aver fatto un servizio alla comunità.

La vendita su Audible.it da parte di Lindhardt og Ringhof degli audiolibri di Liber Liber si rivela come una cartina di tornasole implacabile sulla qualità delle letture e sul gradimento del pubblico. Liber Liber non ha più trippa per gatti e il volontariato crolla davanti alle inesorabili leggi del mercato e della libera iniziativa personale. E chest’è!

 

Liber Liber e l’audiolibro “La lettera scarlatta” per la voce di Cristiana Melli

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Allora, Liber Liber ha pubblicato l’audiolettura de “La lettera scarlatta” di Hawthorne con la voce di Cristiana (su Audible “Cristina”) Melli. La traduzione è quella di Marcella Bonsanti. Liber Liber dichiara che la famiglia della traduttrice, detentrice dei diritti, le ha concesso i diritti per la pubblicazione della traduzione.

E giustamente la pubblicano. Non si sa, tuttavia, né Liber Liber lo chiarisce, se questa concessione prevede anche i diritti allo sfruttamento economico dell’opera di traduzione e quelli di autorizzare, a loro volta, la sua redistribuzione (attualmente sotto licenza Creative Commons).

Sia come sia, classicistranieri.com ritiene di non avere sufficienti elementi di garanzia legale per redistribuire questo audiolibro e, ancora più che giustamente, non lo fa. Se qualcuno lo vuole vada a prenderselo su Liber Liber, se no vada pure a prenderselo dove crede meglio.

Ma l’audiolibro è disponibile anche su Audible.it, su abbonamento. Quindi qualcuno ci guadagna di sicuro, su questo non ci sono assolutamente dubbi. Esattamente come io guadagno dalla distribuzione delle mie audioletture su quel canale.

Su Apple Book, l’opera costa 11,99 euro, mentre su “Il Narratore” il prezzo diminuisce, “appena” 7,99 euro. Come la giri la giri son soldini.

Ma torniamo a Audible.it. L’opera è inserita nella sezione “Poliziesco, thriller e suspense > Thriller e suspense”. Immagino quanto di thriller ci sia in questo classico della letteratura americana di ogni tempo, un vero e proprio poliziesco ante litteram (dev’esserci per forza qualche imbecille che ancora tenta di scoprire l’assassino, ma malauguratamente nel romanzo non c’è nessun delitto, se non quello della dignità sociale della povera protagonista), per non parlare della “suspense”.

Già, quindi, si comincia male. E si prosegue anche peggio. L’audiolibro, a tutt’oggi, ha 8 recensioni in totale, di cui quattro di una sola stella (il massimo è cinque) e due di due stelle per la lettura. Fanno 6 su 8. Come stroncatura non è male.

Ma che cosa dice la gente di questo audiolibro? Ecco una silloge di giudizi critici:

“Come viene rovinato un capolavoro della letteratura mondiale. E’ veramente inascoltabile e impossibile da terminare. “

“E io dovrei reggere questa lettura così monotona e monocorde per 10 ore facendo anche guadagnare qualcosa ha chi l’ha pubblicata? Su, via, non scherziamo!!”

“Cambiate lettore, mai sentita una voce peggiore, non ti trasmette niente se non forte fastidio “

“Mi sono fermata all’introduzione, la lettrice ha pochissimo trasporto. Sempre lo stesso ritmo e lo stesso tono. Inascoltabile.”

Perché al contrario di quanto accade su Liber Liber, dove il download è gratuito, per cui se l’opera non ti piace t’attacchi, questo è e questo siamo stati capaci di mettere a disposizione, su Audible.it la gente paga 9,99 euro ed ha anche il diritto di dire la propria sul gradimento o sul non gradimento di quello che ascolta (ammesso che sappia bene di che cosa si tratti).

Il volontariato è tanto bello, ma quando si immette sul mercato deve fare i conti con le sue leggi. La qualità sopravvive, il pressappochismo no. Dura lex, sed lex.

 

Liber Liber e gli audiolibri di audible.it

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Mi sento chiedere, nemmeno tanto raramente, da parte di qualcuno perché le mie audioletture sono in vendita (su abbonamento) su Audible e disponibili gratuitamente su classicistranieri.com.

La risposta è molto semplice nella sua tremenda essenzialità: perché si tratta di cose MIE, di cui detengo il copyright e ne faccio quello che voglio io. Punto. Posso regalarle o venderle a mio piacimento, e su questo non ammetto repliche di sorta.

Qualcun altro mi ha chiesto anche perché io metta in vendita (su audible.it e audible.com) le opere liberamente scaricabili da librivox.org. Anche qui si rasenta il “tranchant” nella risposta: perché lo posso fare. Perché Librivox me lo consente (“We had this discussion early on, and decided we didn’t want to add any restrictions to the recordings we make, which are based on public domain books. This means others can use our recordings however they wish, including for commercial purposes.”) Non impedisco a nessuno di andare a prendersi un titolo gratis su librivox.org (molti titoli sono redistribuiti anche attraverso classicistranieri.com), mi prendo solo la briga di farci del vile denaro, se qualcuno vuole darmelo. Se no, benissimo, campo lo stesso. Cosa dite? E’ crudele e amorale? Forse, ma è tremendamente e perfettamente LEGALE. E questo mi basta.

Non è legale, invece, per un terzo, vendere gli audiolibri distribuiti da Liber Liber. Infatti mi guardo bene dal farlo, limitandomi a redistribuirli gratuitamente sulla mia biblioteca.

Solo Liber Liber ha il diritto di rivendere l’opera dei suoi volontari, e su questo non ci piove, non ci sono questioni. Infatti non è questo il punto. Il punto è: lo fa o non lo fa? Nel dubbio, sono andato a dare un’occhiata su Audible, cercando i nomi dei volontari (forse non tutti, non sono stato così certosino) che hanno prestato la loro voce al Progetto Libroparlato. E ne ho tratto qualche osservazione.

Togliamo subito dalla lista dei volontari sotto osservazione l’eccellente Silvia Cecchini. E’ stata una delle primissime voci di Liber Liber, ha letto le prime opere di pubblico dominio reperibili (gratuitamente o a pagamento) ed è un panzer, un tritacarne, una stakanovista della lettura ad alta voce, un bulldozer, uno schiacciasassi: ha 617 titoli in vendita, tanto di cappello, perché tutto quello che ci guadagna è ben meritato, se non altro per l’impegno profuso. Pubblica per conto suo ed è perfettamente indipendente da Liber Liber, se non per quei pochi titoli (pochi rispetto ai 617 suddetti) che hanno costituito la sua collaborazione iniziale (interrotta?) con i Nostri.

Passiamo a Luca Grandelis: sono in linea su Audible le sue interpretazioni di “Confessione” di Tolstoj, dell'”Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam e de “I dolori del giovane Werther” di Goethe. Tutti reperibili gratis anche su Liber Liber.

Di Cristiana Melli, altra voce di punta, sono disponibili su Audible “La casa dei melograni” di Oscar Wilde, “La lettera scarlatta” di Hawthorne e “Disobbedienza civile” di Thoreau.

Di Riccardo Fasol sono disponibili, tra gli altri, “Carta bollata” di Salvatore Farina, il “Galateo” di Giovanni della Casa, “La contessa di Karolystria” del Ghislanzoni (reperibile anche su librivox.org), e l'”Apologia di Socrate” di Platone.

Un solo risultato a favore della voce di Mela Boev, quello de “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe.

Sono variamente rappresentati anche Stefano e Serafino Balduzzi e Vittorio Volpi. Curiosamente cliccando la voce “I racconti delle fate” di Collodi appare la copertina del “Pinocchio” dello stesso autore. Insomma, qualche imbarazzante pasticcio.

Ora ci sono da osservare un paio di cose: TUTTI questi titoli citati (eccezion fatta per i “Racconti delle Fate” di Collodi, presente in una lettura differente da quella “polifonica” proposta da audible.it) sono disponibili gratuitamente su Liber Liber, con gli stessi lettori. E, soprattutto, TUTTI questi audiolibri sono messi in commercio dallo stesso editore, la SAGA Egmont, che è una costola del noto editore danese Lindhardt og Ringhof. Non so come funzioni SAGA Egmont e in base a quali criteri metta in linea su Audible le sue edizioni e paghi le royalties ai legittimi detentori dei diritti, non me ne sono occupato e poi non conosco il danese. Ma la cosa mi fa suonare un campanellino d’allarme. Vuol dire che vale la pena di essere approfondita.

Liber Liber: i fratelli Grimm erano due!

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A margine di quanto già scritto finora, leggo su Liber Liber, a proposito de “La casa dei melograni” di Oscar Wilde

“Pur essendo fiabe, mancano della genuinità di Grimm e ricordano piuttosto l’attitudine sentimentale di Andersen, che Wilde ammanta di ironica malinconia e di sistematica demolizione del luogo comune.”

“Mancano della genuinità di Grimm”? Ma si darebbe anche il caso, incidentalmente, che quelli delle favole tedesche dell’ottocento siano DUE fratelli (e NON una sola persona), Wilhelm e Jacob. Si dice “le fiabe DEI Grimm”, ma “la legge DI Grimm” (perché fu solo Jacob il glottologo di famiglia, oltre ad essere eccellente scrittore e cultore delle tradizioni popolari germaniche).

Chissà che anche questi svarioni non vengano corretti, prima o poi. E che ci spieghino, gentilmente, cosa significa “sistematica demolizione del luogo comune”, perché io non l’ho ancora capito. Ma non c’è fretta. Con calma.

Il senso di Liber Liber per Oscar Wilde

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Ecco, per esempio prendiamo la pagina di Liber Liber su Oscar Wilde, che ho reso permanente su archive.is, a scanso di successive revisioni e correzioni all’indirizzo:

https://archive.is/ZOPfq

E’ redatta da Nicole Costantino, di cui non conosco null’altro se non il nome. Google non aiuta, ci sono molte persone con questo nome e, non avendo ulteriori elementi di valutazione sulla persona, prudentemente mi taccio.

Non mi taccio, invece, sui contenuti. Si legge, infatti, nelle note biografiche:

“Il suo rapporto affettivo (quello con Oscar Wilde, ndr) con Lord Alfred Douglas costò a Wilde un processo e una condanna a due anni di lavori forzati.”

L’affermazione è palesemente errata tanto nella forma quanto nella sostanza. Prima di tutto perché i processi contro l’irlandese non furono uno ma due (uno per calunnia nei confronti del padre di Bosie, Lord Alfred Douglas, l’altro per sodomia) e fu al termine del secondo che lo scrittore fu condannato a due anni di lavori forzati. E poi le motivazioni che lo portarono a giudizio non sono certo da ricondurre alla sua relazione omosessuale in sé, quanto a quello che ne scaturì, in primo luogo la lesione all’onorabilità del padre di Bosie, circostanza che si trasformò in un vero e proprio boomerang nei confronti di Wilde, che ne uscì a pezzi.

C’è, poi, un’altra affermazione, che precede quella già citata, che lascia perplessi, ovvero:

“Nonostante fosse un omosessuale e avendo vissuto per questo motivo con disagio, ebbe moglie e figli.”

E’ vero soltanto in parte. La verità è proprio quella opposta, ovvero che nonostante Wilde abbia avuto nella sua vita moglie e figli, era un omosessuale. Perché le cose bisognerà pur chiamarle con il loro nome. Altrimenti si rischia di avallare la visione miope della fine dell’800 inglese, secondo cui il compimento di un uomo e di una donna era soltanto quello di sposarsi e di generare la prole. Il matrimonio e la paternità, per Wilde, furono solo il paravento, la copertura della sua reale condizione e inclinazione. Non è che Wilde rinunciò alla sua omosessualità per avere una famiglia, no, affatto, anzi, alla sua omosessualità Wilde non rinunciò mai, a prescindere dal fatto che avesse una condizione personale regolare agli occhi della società del tempo. Rovesciare i termini della questione significa non dare a Wilde i 360° della sua figura, tanto gigantesca in letteratura quanto autodistruttiva nella vita.

Adesso c’è solo da chiedersi: a chi giovano queste inesattezze e questi rovesciamenti di prospettiva? Non certo al lettore occasionale, cui, pure, certe idiosincrasie non sfuggono, né a colui che voglia scaricarsi da Liber Liber le opere dell’artista. Sono asserzioni dettate da un’aura di perbenismo (immagino, anzi, sono sicuro che parte del pubblico di Liber Liber sia costituito da utenti minorenni, ma anche ai minori bisogna dire la verità, prima o poi, non è che possiamo tenerli nella bambagia e edulcorare una pillola amara ma che riconduce alla realtà dei fatti) e di ingiustificato pudore, quasi che la condizione omosessuale di Wilde non possa essere detta, rivelata, fatta presente e addirittura messa a testo in modo chiaro e inequivocabile.

E guardate una cosa (un’altra): che fine fanno nella biografia di Wilde le opere teatrali? Non ci sono, non vengono nemmeno citate. Quasi che la sua grandezza incontestabile si esaurisca con le opere narrative, poetiche e coi saggi giornalistici giovanili. Non si può lavorare per settori. Non si può usare un criterio ascientifico e mettere da una parte una frazione della letteratura di un autore. Il minimo (ma proprio il minimo) che posso aspettarmi da una pagina della più grossa biblioteca digitale italiana è che mi vengano date informazioni precise e complete.

Io mi auguro che Liber Liber, prima o poi, trovi il tempo, la voglia e l’impegno di correggere queste grossolane affermazioni e che ridia onore alla figura di una delle più grandi voci letterarie europee. Lo faranno, probabilmente. Ma con l’incredibile calma e lentezza che da sempre li contraddistingue.

Liber Liber e Leopold von Sacher-Masoch

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Liber Liber ha pubblicato recentemente due opere di Leopold von Sacher-Masoch. Una è la sopracitata “Don Giovanni di Kolomea”, l’altra, di pubblicazione meno recente, è il “Chiaro di luna”.

Liber Liber è un editore e pubblica, evidentemente e legittimamente (quando lo fa legittimamente, beninteso), quello che vuole. Non bisogna certo scandalizzarsi per due operette del fautore del masochismo, su Liber Liber c’è ben altro di cui rimanere indignati, come i lavori di Benito Mussolini, o l’edizione della Silvio Berlusconi Editore del “Manifesto del Partito Comunista” di Marx e Engels, pubblicata su autorizzazione ottenuta da Marcello Dell’Utri, come è stato pubblicamente e candidamente ammesso dalla stessa associazione.

Immagino che tra i “10 milioni di persone” che hanno frequentato il sito nello scorso anno 2020 ci siano anche svariati minorenni. Ecco, non sarebbe opportuno, e financo auspicabile, che, a loro esclusiva tutela, per certe opere si segnali che la lettura è adatta a un pubblico adulto, come avviene per certi film o produzioni televisive? Non è il caso di lasciare certi contenuti alla mercè di tutti. Che von Sacher-Masoch sia libero. Ma libero di andare nelle mani giuste.

Liber Liber: varie ed eventuali

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Liber Liber, ne vogliamo parlare? Ma sì, in fondo siamo qui (anche) per questo.

Linkando la home page del sito, si nota, oltre alla richiesta di una donazione facoltativa di 2 euro, e alla captatio benevolentiae secondo cui “Siamo una associazione no profit, non molto esperta d’affari.”, anche un annuncio inerente la ricerca di un programmatore PHP/MySql. Cosa ci sarà scritto? Be’, andiamo a leggere!

Ecco qua: “Tra i volontari di cui abbiamo bisogno ci sono anche programmatori PHP/MySQL, perché il sito di Liber Liber è scritto con questi linguaggi e ha costante bisogno di evolvere.” Cercano, dunque, un programmatore che svolga la sua attività gratuitamente e su base volontaristica. Non c’è nulla di male in questo, ammesso (e non concesso) che trovino qualcuno che sia disposto a lavorare gratis per loro.

Segue un elogio incondizionato del volontariato in genere e dei loro volontari in particolare. Lavorano tanto, loro, figurarsi che dietro a un singolo e-book ci sono ore e ore di scansione, conversione, lettura, correzione, revisione e miglioramento della qualità finale del prodotto, anche dopo anni dalla prima pubblicazione in formato digitale. Bravi! Dicono di loro stessi: “Proprio perché volontari, pretendiamo dal nostro lavoro che sia ben fatto e soddisfacente.” E questo non può che far loro onore. Anche se c’è da dire, per contro, che la qualità dichiarata dei loro e-book, per la maggior parte dei casi, resta ferma alla fase 1 (la cosiddetta qualità “standard”). Quindi dove sono tutti questi volontari che lavorano indefessamente per correggere i loro stessi refusi? Gli stessi (errori, s’intende, non volontari) che rendono inservibili i testi di Liber Liber per attività di linguistica computazionale, per esempio. Se io sono un lettore medio che ha bisogno del testo della Divina Commedia, tanto per dirne una, saprò riconoscere benissimo un errore di trascrizione e capire bene il contesto di quello che sto leggendo. E’ gratis, è fatto da volontari, se proprio voglio un’edizione filologicamente corretta e impeccabile me la cerco in libreria o in biblioteca. Ma se voglio dare, per esempio, quello stesso testo in pasto a un database testuale (come DBT, per esempio) e farne delle ricerce più approfondite (occorrenze, concordanze, contestualizzazioni e quant’altro) quel testo è semplicemente da buttare, perché l’errore fa sì che una singola parola sbagliata venga riconosciuta come “apax legomenon”, cioè come una parola utilizzata una sola volta in quel testo. E invece non è così. E’ un erroraccio maldestro che può sfuggire all’occhio non sempre vigile dell’analizzatore, che, magari, ha usato come base l’edizione Liber Liber perché, si veda il caso, non aveva tempo o voglia di stare a scansionarsi per conto suo l’intero poema dantesco.

Nell’articolo si legge, tra l’altro: “Alcuni metadati che accompagnano i nostri brani musicali hanno richiesto molto impegno; l’utente finale legge un semplice numero, ad esempio la data di un concerto, ma magari dietro quella data ci sono giorni di ricerche negli archivi, controlli incrociati, consultazione di fonti diverse.” Ma magari i volontari di Liber Liber si soffermassero più specifamente sulle date delle prime pubblicazioni dei concerti anziché sui metadati! Scoprirebbero cose molto interessanti e utili per il prosieguo o meno del loro lavoro.

Apprendo poi che “ogni giorno migliaia di persone accedono al sito, milioni ogni anno. E i riscontri sono positivi nella quasi totalità dei casi.” Milioni di “persone” (quindi debbo arguire che si tratti di accessi unici, non di numeri di pagine viste), dunque. Già, ma QUANTI milioni? Ce lo dice Liber Liber stessa, nella sua pagina Facebook:

10 milioni. Bravi, un bel successone, non c’è che dire! Ma c’è un “ma”. Di questo oceano di visitatori (“persone”, le chiama Liber Liber, non spider!) SOLO 11334 si sono iscritte alla loro pagina Facebook.

Ora, fermo restando che 11000 e più persone che si iscrivono a una pagina Facebook costituiscono un dato confortante e lusinghiero, in confronto a 10 milioni sono una goccia nel mare. E’ possibile che su 10 milioni di persone SOLO lo 0,11% si sia iscritto alla loro pagina? Che cosa fa il restante 99% e passa degli utenti? Semplice, si collega al sito, consulta qualche pagina, magari, se gli va e se ha più pazienza scarica anche qualcosa, e poi SE NE VA. Con buona requie dei “riscontri positivi”. E come va il gruppo (sempre di Facebook)? Ecco qui:

121. Solo 121. E ho detto tutto. Anzi, no. Perché ci rimane Instagram:

Appena 55 follower e 4 post messi in linea. E questo dimostra anche l’indimostrabile. Dov’è tutto questo “ritorno”? Non c’è, semplicemente. Io non mi permetterei mai di dire o di pensare che i 10 milioni l’anno di utenti di Liber Liber costituiscano un dato falso. Ma devo dire, per onore di correttezza, che, per contro, ci sono dei dati (dati, non opinioni) che rivelano esattamente il contrario.

Ma dopo questa lunga parentesi (che non era stata aperta), torniamo all’articolo di prima: “Se Liber Liber è ancora attiva, nonostante i conti perennemente in rosso e le mille difficoltà nel far funzionare una macchina no profit, è grazie a quanto è piacevole avere a che fare ogni giorno con i volontari.” Ma come fanno ad andare in rosso con la cultura? Voglio dire, male che vada uno ci rimette due soldini, li tira fuori di tasca propria ed è finita lì, fa finta di averli persi. classicistranieri.com, che rispetto a Liber Liber è una formica paragonata a un elefante, con i suoi SOLI 360.000 accessi unici all’anno è sempre risultata in attivo e ce la fa benissimo a sopravvivere. Forse perché i propri denari, pochi o tanti che siano, non li spende in pubblicità su Google. E NON è una associazione no-profit.

Ora io non voglio fare i conti in tasca agli altri, ma so per certo (e sono pronto a dimostrarlo a chiunque, su semplice richiesta) che Liber Liber, nel 2011, ha percepito la non trascurabile cifretta di 10.000 euro (non trascurabile per una organizzazione no-profit, naturalmente, si tratta pur sempre di briciole) versata sul loro conto corrente.

In più possono contare su:
– le donazioni degli utenti (oh, su 10 milioni all’anno ci sarà pure qualcuno che scuce i dané…);
– il 5 per mille sulla dichiarazione dei redditi;
– i proventi dalla vendita dei gadget (hard disk, chiavette, DVD-Rom e quant’altro);
– i proventi degli e-book venduti su Amazon e sulle librerie convenzionate.

Insomma, non stanno proprio messi alla canna del gas! Dove sono questi conti perennemente in rosso? Mostrino i loro bilanci dettagliati, voce per voce, li pubblichino e poi ne discutiamo. Ma che, quanto meno, si discuta sui dati, non sulle opinioni, o, peggio ancora, sui proclami.

classicistranieri.com è un buon parametro di confronto, nel suo piccolo (anzi, piccolissimo) per Liber Liber. Perché vuol dire che se classicistranieri.com sta male, Liber Liber, inevitabilmente, sta peggio.

Il problema dei DRM su Liber Liber

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L’altra mattina mi sono collegato con il mio smartphone d’ordinanza sul sito di Liber Liber, per vedere se ci fosse o no qualcosa di nuovo. Ci vado spesso, ultimamente, un paio di volte al giorno e, ve lo assicuro, è per ragioni nobilissime. Credevo di sognare ancora, data l’ora prealbigera testimoniata impietosamente dallo screenshot dello schermo, quando ho visto una richiesta di autorizzazione a riprodurre i contenuti protetti da DRM (Digital Rights Management).

Cos’è un DRM? Come afferma la lancinante Wikipedia, il DRM è quell’accrocchio che “indica i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritto d’autore (e dei diritti connessi) possono tutelare, esercitare ed amministrare tali diritti nell’ambiente digitale.”

Dice ancora Wikipedia:

I principali scopi del DRM sono tre.

Certificazione di legittimità dell’uso e/o di piena titolarità dei diritti d’autore: permette di identificare l’esemplare legittimamente licenziato e quindi anche le eventuali copie illegali di file. Nel caso di un file audio, prima di essere compresso vengono inserite delle informazioni aggiuntive sul diritto d’autore utilizzando una tecnica chiamata PCM watermarking.
Controllo d’accesso: per controllare la regolarità dell’accesso al contenuto di un file audio viene aggiunto uno speciale marcatore all’interno del file originario tramite una tecnica detta bitstream watermarking, che ha lo scopo di garantirne l’originalità. Il file risultante da questo processo può essere riprodotto solo sui lettori che sono in grado di riconoscere le informazioni di codifica ed è possibile riprodurlo solo per il numero di volte stabilito in fase di acquisto.
Controllo delle copie illegali: permette di risalire all’iniziale possessore dei file musicali originali, in modo tale da consentire l’individuzione di eventuali violazioni del diritto d’autore, e permette di attuare misure preventive di protezione legale in relazione all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Dunque, un DRM, sostanzialmente, è un dispositivo digitale che permette di verificare il legittimo possesso di un’opera dell’ingegno. Sono quelli che usa Microsoft per vedere se per caso utilizzate una copia tarocca del loro prezioso Windows 10. O quelle cose che utilizzano i detentori dei diritti delle opere cinematografiche per evitare che vi facciate anche una copia (anche se solo di sicurezza) di un DVD.

Ora la cosa che c’è da chiedersi è una sola: cosa spinge una biblioteca multimediale on line a inserire i DRM nel suo sito web o nei suoi contenuti? Qual è l’interesse alla tracciabilità di un file contenente un’opera di pubblico dominio che può essere reduplicata all’infinito, seguendo le indicazioni della licenza Creative Commons con cui è stata rilasciata (ovvero, libera circolazione dell’opera dell’ingegno, purché non a scopi commerciali). Se io do una copia (o cento, o mille) di una loro pubblicazione a un amico, o li ridiffondo sul web per mia comodità, non commetto alcun genere di illecito. Anzi, i libri e le edizioni sonore (spesso messe in linea con troppa disinvoltura, bisogna dirlo) di Liber Liber, sono lì per quello. Per circolare. Allora perché i DRM? Chi potrebbe mai piratare il loro prezioso lavoro? E che cosa vogliono proteggere? I diritti d’autore del sito? La scelta del font dell’edizione? L’impaginazione? Il clic del volontario sul bottoncino di Libre Offiche che trasforma un file ODT in PDF?? A parte la prima, mi pare che le restanti ipotesi non rientrino nella dicitura ufficiale di “opera dell’ingegno”. E poi, quali sono le informazioni che Liber Liber ricava dall’implementazione di queste tecnologie? Ma, soprattutto, di cosa se ne fa??

Non avremo mai risposta a tutto questo. Non io, almeno. Intanto, però, ho risposto così:

classicistranieri.com rinuncia a Liber Liber

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In questi giorni, su classicistranieri.com stiamo rimuovendo tutti i contenuti (audiobook, file musicali e audioletture) provenienti dal sito.

Siamo arrivati a questa decisione perché non ci è più possibile condividere la politica e le strategie editoriali di liberliber.it. Anche se i file di liberliber.it hanno sempre riscosso molto successo anche sulla nostra piattaforma, è arrivato il momento di farne a meno. Crediamo fermamente nella cultura libera e gratuita per tutti.

Naturalmente auguriamo a liberliber.it ogni fortuna (ce n’è molto bisogno, specialmente in questi tempi), e abbiamo provveduto ad inviare una piccolissima donazione, speriamo gradita, per il disturbo arrecato.

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Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com

Quando il radioascolto incontra Liber Liber

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Tra le cose che più ti dispiacciono, figurano gli “amici” che ti deludono.

Quando parlo di “amici” intendo anche i contatti di Facebook. Che non sono “amici” nel vero senso della parola, persone frequentate fisicamente, nella materiale realtà quotidiana, ma persone che condividono i tuoi stessi ideali o, almeno, i tuoi stessi interessi. “Amico” e “compagno”, sono per me sinonimi di “simile”, “uguale”.

Nella mia attività radiantistica, e nel mio coevo interesse per l’editoria elettronica ho conosciuto tanta gente. “Cattivi, onesti e senza età”, direbbe il Poeta. Ma quello che ho sempre sostenuto nel radiantismo è il carattere universale della passione, l’amore per il mezzo, per l’informazione che veicola, per le infinite possibilità che offre. E chi ama la radio ama la libertà, il rispetto per gli altri, il servizio verso l’altro, la dedizione verso la comunità.

Come responsabile di classicistranieri.com, inoltre, mi sono sempre posto il problema della libertà della cultura, dell’assoluto primato delle risorse libere e gratuite a disposizione di tutti, che siano software, libri, musica, audioletture, video. Ho una mia politica, che è ben lontana e diversa da quella di un gigante come Liber Liber, lillipuziano come sono di fronte a loro, ma pur sempre lillipuziano pensante.

Una delle cose che non ho mai capito di Liber Liber, per esempio (e che Liber Liber certamente non mi spiegherà mai) è la ragione della presenza nel loro catalogo editoriale di alcune opere (nemmeno pochissime) di Benito Mussolini. Mi sono sempre chiesto che senso abbia ripubblicare le opere di un dittatore. Ripeto: non l’ho mai capito e non lo capirò mai.

Ora accade che Liber Liber ha recentemente ripubblicato “Lo Stato fascista” di Mussolini. Non è una bella cosa. Ma immaginatevi, anzi, immaginate il mio stupore quando ho visto un mio amico radioamatore, molto attivo nel mondo del radiantismo e nelle associazioni di categoria, una persona laureata, una persona che crede fermamente nella radio come mezzo principe di comunicazione di massa, fedele seguace di Marconi, tenace sperimentatore tecnico, autentico ascoltatore delle onde corte, mettere un “like” alla pagina di Liber Liber che annuncia l’uscita del testo elettronico del volume.

Ma come, Liber Liber (che è Liber Liber, e questo va detto, anche se solo tra parentesi), pubblica Mussolini, rimbalza la notizia sulla sua pagina Facebook e c’è gente che dice anche “Mi piace”?? Ma cosa piace a queste persone? L’iniziativa editoriale o l’opera di un tiranno che ha portato l’Italia nella catastrofe? Non si saprà mai. Come non si sapranno molte altre cose, ma ci sono comunque rimasto di melma.

A malincuore, ma con molta decisione ho bloccato il mio “amico” su Facebook. Mi dispiace, ma non si può obbedire a Dio e a Mammona. Liber Liber e le opere di Mussolini da una parte e il radiantismo dall’altra.

E così addio, amico mio.

Liber Liber: la durata “ragionevole” dei diritti d’autore potrebbe essere fissata in DUE anni

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Il primo gennaio di ogni anno è la giornata internazionale del pubblico dominio. Bella ricorrenza, ma io, che, pure, di pubblico dominio dovrei occuparmi con maggiore solerzia, lascio sempre trascorrere qualche giorno prima di rifletterci.

Ogni primo gennaio che Dio mette in terra, si compiono i settant’anni dalla fine dell’anno solare dalla morte di autori letterari e non, le cui opere cadono, appunto, in pubblico dominio, e possono essere pubblicate da chiunque, sia a pagamento che gratuitamente. Quest’anno è la volta di un gigante della letteratura italiana come Cesare Pavese. Solo per fare un esempio.

Per fortuna che Liber Liber mi richiama al mio dovere, e pubblica un articoletto (non firmato, chi sarà l’autore) per ricordare, a suo modo, la lieta ricorrenza. Per carità, tutto legittimo, ci mancherebbe anche altro. Solo che c’è un piccolo dettaglio da discutere.

In un passo della nota si legge:

“Ai grandi editori non piace il pubblico dominio perché a loro non piace la concorrenza, così inducono i politici a dilatare sempre di più la durata del copyright (siamo arrivati a 70 anni dopo la morte dell’autore in Europa e a 99 anni negli USA, quando una durata ragionevole non supererebbe i 2 anni).”

Ho letto bene? 2 anni soltanto affinché le opere di un autore entrino in pubblico dominio? E’ questo quello che auspica veramente Liber Liber per la durata massima dei diritti d’autore in Italia e in Europa? Ma stiamo scherzando?? Vorrebbe dire che gli eredi di un autore potrebbero usufruire per SOLI due anni del diritto di sfruttamento economico delle opere del loro congiunto, ormai andato nel mondo dei più. 2 anni di diritti d’autore non sono nemmeno una pensioncina di reversibilità, una pensione sociale, la pensione delle casalinghe. Ora ci scherzo, ma pensiamo alla situazione degli eredi di un genio come Emilio Salgari, morto suicida e sfruttato dagli editori fino alla fine. Ha lasciato la famiglia nella povertà. Come avrebbero fatto a tirarsi su queste povere creature della moglie e dei figli di Salgari se non ci fosse stata (nel 1941, in piena guerra, e quindi con grande distanza dalla data di morte dello scrittore) una legge che stabilisce il massimo della durata dei diritti d’autore (allora erano 50 anni)?

Il diritto d’autore è una cosa seria su cui non me la sentirei di improvvisare o azzardare qualsiasi ipotesi. Ci sono artisti che hanno raggiunto la notorietà solo dopo la morte, magari avvenuta in completa povertà ed indigenza (come quella di Riccardo Bacchelli), ci sono di mezzo casi umani che non possono essere contemplati se non da una legge che conservi i diritti per un tempo più ampio. 70 anni va bene, e se mi adeguo io può adeguarsi anche Liber Liber.