“Se gli studenti non leggono la colpa è dei docenti”, parola di Daniel Pennac

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Screenshot tratto da tecnicadellascuola.it

Gli studenti non leggono, e questo si sa da anni. L’altro giorno ci si è messo anche lo scrittore Daniel Pennac a caricare da undici il peso di questa tragica situazione asserendo che se si verifica una circostanza del genere la colpa è senz’altro degli insegnanti. Ora a me Daniel Pennac non piace né punto né poco, né come persone né come scrittore. Credo di esssere padrone di assumere una posizione del genere e di poterla esprimere. Mi ha stupito soprattutto la faciloneria con cui un intellettuale molto seguito ed apprezzato (dagli altri) come Pennac sia caduto nella classica trappola per cui se le cose vanno bene il merito è senz’altro degli alunni, mengtre se le cose vanno male la colpa è, sempre senz’altro, inevitabilmente degli insegnanti.

La scuola è, purtroppo o per fortuna non lo sapremo mai, un ingranaggio fondamentale, ma pur sempre un ingranaggio della società, per cui se la ruota non gira è probabilmente perché altre rotelle (come quelle della famiglia, per esempio) si sono fermate. Come si fa a pretendere che un ragazzo adolescente legga se i genitori in casa non hanno nemmeno un libro? O se inculcano al pargolo (che magari vorrebbe leggere) l’idea che i libri non servono a niente, che deve sbrigarsi a prendere questo pezzo di carta e andare a lavorare nell’azienda del padre che c’è tanto bisogno? Perché cose di questo genere se ne vedono e se ne sentono tutti i giorni. Avete mai avuto a che fare con alunni che nonostante le elementari e le medie arrivano alle superiori e non sanno leggere un testo ad alta voce, sbagliando la punteggiatura, l’intonazione e stravolgendo completamente il senso di quello che stanno leggendo riducendo il testo a una semplice e banale successione di suoni e parole senza un costrutto logico?

Se Pennac avesse pensato a questo, prima di sparare sentenze definitive passate in giudicato, forse oggi non saremmo qui a parlarne e Pennac non avrebbe tutta questa popolarità sui siti web di informazione scolastica e sui quotidiani on line. Ma cosa non si farebbe per un minimo di notorietà in più??

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Conversazioni in casa Di Stefano: sulla lettura di “Madame Bovary” di Flaubert

La mia Signora sta rileggendo Madame Bovary di Flaubert (peraltro nella pregevole edizione di Garzanti tradotta da Oreste del Buono).
Durante la sua rilettura si è avuta tale conversazione:

Rosa Paola Angela Mattioli in Di Stefano: "Ma come faceva Charles Bovary di non accorgersi di come stava la moglie, di quanto soffriva…?"
VDS: "Ma come faceva Charles Bovary a non accorgersi di che razza di tegame aveva sposato?"
Rosa Paola Angela Mattioli in Di Stefano: "Voi uomini siete tutti ugualmente insensibili!" (*)

(*)…o forse Emma Bovary era veramente un tegame, vai a sapere…
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Gomorra di Roberto Saviano letto alla Radio

LEGGERE GOMORRA in diretta dalla Sala A, speciale condotto da Marino Sinibaldi per una lettura-staffetta del libro di Roberto Saviano. Hanno aderito, tra gli altri, Massimiliano Fuksas, Dacia Maraini, Concita De Gregorio, Giancarlo De Cataldo, Ascanio Celestini, Anna Bonaiuto, Gianni Riotta, Francesco Piccolo, Raffaele Cantone, Massimo Popolizio, Leo Gullotta, David Riondino.
Fahrenheit – martedi 21 ottobre, ore 15.00-18.00

E finalmente qualcuno ci ha pensato, o forse la gente credeva che dovessimo sorbirci la non stop della lettura della Bibbia che, da Benedetto XVI in poi, ha coinvolto un primadonnismo sempre più pressante e redentore (addirittura Claudia Kohl che leggeva il Cantico dei Cantici…).

Adesso no, pare proprio che RadioTre (radio, perché la radio ha un senso, e che senso!!!) abbia deciso di andare avanti con questa staffetta di lettura di un libro esemplare, non perché sia scritto particolarmente bene o perché abbia un potere seduttivo particolare sul lettore, ma perché rappresenta la scrittura che si lancia contro l’omertà, la verità che si spiega sulla paura, la comunicazione che ha la meglio sugli intoppi della parola e ora basta perché ho scritto anche troppo cazzate.

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