Wikipedia rimandata a settembre

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Hanno fatto tutto da soli, dall’inizio alla fine.

Hanno preso la palla al balzo di una discussione in sede di Parlamento Europeo sulla riforma del Copyright e hanno pensato bene di lanciare l’allarme in rete di una imminente repressione di alcuni diritti fondamentali del Web che, a loro dire, coinvolgerebbe anche la versione italiana di Wikipedia. Non si capisce come coinvolgerebbe SOLTANTO la versione italiana, visto che il progetto legislativo riguarderebbe TUTTI i Paesi dell’Unione Europea, e quella italiana è la versione linguistica che per prima è andata a gridare “Al lupo! Al lupo!”, seguita, nel tempo, soltanto da quella spagnola, estone e lituana. Dunque, dicevamo, per protestare contro l’imminente scempio dei diritti che oltretutto NON riguardavano Wikipedia (ed è stato messo addirittura nero su bianco), la sezione italiana di Wikimedia ha pensato di inibire l’accesso ai contenuti, creando un vero e proprio putiferio tra gli addicted (che, evidentemente, non sanno sopperire alla mancanza di una informazione di Wikipedia con l’apertura di un sano libro o la consultazione di una buona enciclopedia cartacea).
Hanno piazzato davanati agli occhi di tutti un proclama in cui si affermava addirittura che, se la normativa fosse stata recepita (e il termine per farlo era il 5 luglio), Wikipedia avrebbe anche potuto chiudere. “Dio lo volesse!!”, mi sono detto subito “a cosa devo l’onore di tanta manna??” A nulla, alla sola volontà di creare scompiglio e generare confusione nell’opinione pubblica. Perché quali sarebbero queste modifiche così micidiali per la libertà di espressione?? Non si sa. O, almeno, il papello funebre di Wikipedia non lo dice. Premesso ma non concessso che Wikipedia è in pericolo, da che cosa sarebbe rappresentato questo pericolo?? Silenzio tombale sul tema.
Hanno fatto durare la loro protesta un paio di giorni. Sono un tempo accettabile per farsi notare e per evitare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca che, andando a cercare pagine diverse, avrebbero trovato lo stesso identico contenuto e avrebbero penalizzato la posizione delle pagine in italiano.

Nel frattempo hanno proposto di scrivere al proprio parlamentare europeo una mail, o un tweet o addirittura di telefonargli per indurlo a votare contro le norme che Wikipedia ha individuato come fonti di nocumento (senti lì, dé, “nocumento”, o come so’ ganzo quando parlo forbito…). Non so quanti Wikipediani abbiano aderito all’invito, ma sapendo quanto siano stizzosi, presuntuosi e tenaci nella vendetta i wikipediani, posso immaginare che più di un parlamentare europeo italiano non abbia dormito sonni tranquilli, bombardato com’era da stormi di zanzare telematiche pronte a punzecchiarlo di pungiglione e veleno se per caso avesse votato “Sì” alla approvazione.

Il 5 luglio il Parlamento Europeo ha rinviato a settembre la discussione sulla materia del contendere. Dopo pochi secondi Wikipedia era ancora perfettamente navigabile, i nostri eroi, dopo essersi autonomamente autosospesi e autorimessi in linea erano soddisfatti che la loro potenziale fine non fosse annullata ma solo eventualmente posticipata, sì, sì, siamo stati bravi, abbiamo sensibilizzato l’opinione pubblica, viva la cultura libera e ciucciatevi la nostra compilation di svarioni di grammatica e di ortografia.

In breve, se solo con questo quelli di Wikipedia sono riusciti a far desistere un parlamento dalla discussione su una delibera comunitaria, vuol dire che Wikipedia ha molto potere. Se, invece, si è trattato solo di una semplice coincidenza, e la protesta non ha inciso per nulla sulla decisione parlamentare, allora vuol dire che Wikipedia non vale un fico secco. In ciascuno dei due casi, credetemi, c’è di che avere paura.

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Vacuna

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E i vaccini?

Già, i vaccini…

Vedete, io sono un inguaribile costituzionalistista (se solo “costituzionalista” non significhi, giustamente, tutt’altro), nel senso che mi piace la Costituzione e tutto quello che c’è scritto dentro.

Tra le cose che mi piacciono della Costituzione c’è il principio che nessuno può essere obbligato a ricevere una determinata cura se non la vuole. Che siano le trasfusioni di sangue dei Testimoni di Geova o il ricovero in ospedale dopo un incidente. E qualcuno di voi mi dirà che sono contrario all’omeopatia. Sì, infatti stavo giusto parlando di libertà di curarsi, e l’acqua fresca non è una cura. Sia chiaro.

La vita ci appartiene inderogabilmente. E’ cosa nostra e ne facciamo quello che vogliamo, da sempre e per sempre, e così è per la salute. In questo senso considero il ddl Lorenzin sull’obbligatorietà dei 10 vaccini per i bambini che andranno a frequentare la scuola elementare una violenza inaudita al nostro sistema giuridico, ai diritti di ognuno, e al ruolo genitoriale.

Perché i figli sono nostri almeno finché non compiono i 18 anni di età. Qualcuno dice neanche prima, ma è un’altra sorta di polemica. Decidiamo noi per loro finché non sono in grado di autodeterminarsi. E qui si tratta di scegliere su una categoria di farmaci che non possiamo dire “perfetti” e che in certe condizioni possono dare effetti collaterali di gravità variabile. Il punto sta proprio qui, se io, per mio figlio, sono disposto a correre il rischio di questi effetti collaterali del farmaco, di qualsiasi tipo esssi siano. Può anche trattarsi di una lieve febbricola, ma il punto è questo, se io non sono disposto a che mio figlio sia esposto alla febbricola, il vaccino non glielo faccio, punto e basta. Non c’è nulla di altro, di più, di diverso da tutto questo. E’ ovvio che mi assumo io tutte le resposnsabilità, sia che mio figlio si ammali, sia che in conseguenza alla mancata vaccinazione si ammalino altri. Ma questo è tutto. E non può e non deve esserci altro.

Io ho una figlia. Deve vaccinarsi. Prima di farla spunturare ho deciso di andarmi a cercare un po’ di informazioni in rete, come immagino facciano svariati genitori. Oh, non ho trovato nulla di quello che cercavo. Non se quel vaccino che deve fare mia figlia è obbligatorio oppure no, quali sono i suoi effetti collaterali e qual è la loro incidenza nella casistica dei vaccinati. I casi sono due, o trovo informazioni del tutto inutili, ma tranquille e alla valeriana, che mi rassicurano che proprio non c’è nessun pericolo, o trovo parole di fuoco di antivaccinisti invasati e decisi a tutto che vogliono farmi rendere conto (probabilmente pensano che io non sia in grado di farlo da solo) che i vaccini sono veleni e che c’è, al contrario di tutto quello che si dice, una stretta correlazione tra vaccini e autismo, e io che ho una bambina ho una paura fottuta dei terrorismi di qualunque razza o religione siano. E poi si trovano le esternazioni di Budroni. Che sono un’altra cosa e di cui mi piacerebbe occuparmi sul blog se solo non avessi una paura micidiale delle sue querele. E a questo punto il problema non diventa più che io non sappia consultare un motore di ricerca in generale e Google in particolare, qui si tratta di qualità dell’informazione in rete che non è all’altezza delle aspettative dell’utente, siti in confronto ai quali questo blog diventa un fiore di purezza e di onestà.

Non è con l’obbligo di legge che si crea una coscienza della salute. In Finlandia il 98% della popolazione è vaccinato e non sussiste nessun obbligo. E gli interessi economici in gioco sono molti, ed è facile farli lievitare sulla pelle dei nostri figli che non possono dire nè ài nè bài. L’emendamendo dell’obbligo di vaccinazione per docenti e personale medico è stato ritirato e, per ora, basterà produrre un’autocertificazione sullo stato vaccinale degli individui. Sarà la porta d’ingresso del più grande falso in atto pubblico della storia della Pubblica Amministrazione.

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Condannato Giuseppe Ayala: diffamazione nei confronti di Salvatore Borsellino

Giuseppe Ayala (da: www.wikipedia.org) * Giuseppe_Ayala.jpg: Elena Torre from Viareggio, Italia * derivative work: RanZag - Questo file è sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico

E a proposito di diffamazione, è stato condannato in primo grado Giuseppe Ayala, ex Pubblico Ministero ed ex politico.

E’ stato ritenuto colpevole di diffamazione per aver definito Salvatore Borsellino una persona con problemi “di sanità mentale”, e averlo associato alla figura di Caino.

Nonostante il parere contrario del pubblico ministero, è arrivata la condanna a 2000 euro di multa, oltre a un risarcimento di 15000 euro a favore della famiglia Borsellino e al pagamento delle spese processuali.

Ayala ricorrerà in appello (bene, è un suo diritto). Nel frattempo anche la legge può cambiare.

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Minacce via web alla Carfagna – Le reazioni di Boldrini e Gelmini

Mara Carfagna è stata minacciata in rete. Le hanno scritto cose indubbiamente sgradevoli sulla sua pagina Facebook, tipo “Ti verremo a prendere a casa”. Lei ha dato mandato ai suoi legali di querelare gli autori del gesto. Tutto questo va bene. E’ un suo diritto sacrosanto farlo.

La Boldrini, da parte sua, ha commentato su Twitter: «Ho telefonato a Mara Carfagna per esprimerle la mia solidarietà. Chi usa il web per minacciare snatura la Rete e la sua libertà».
Chi usa il web per minacciare, naturalmente, non snatura né la Rete, né tanto meno la libertà che essa offre, snatura prima di tutto se stesso e può essere perseguito a norma di legge. Punto. La libertà in rete è semplicemente connaturata al rispetto delle stesse regole che valgono per la società civile. Né più né meno. Viceversa rischieremmo una sorta di zona franca dove tutto è ammissibile, o un posto controllato in modo speciale.

Infatti la Gelmini, a sua volta, evidenzia: «Quest’episodio ci richiama al dovere di regolamentare in modo efficace il comportamento da tenere in rete». Perché, che comportamento si deve tenere in rete? No, ce lo dica, così lo sappiamo anche noi e, se del caso, ci adegueremo alla bisogna. Non bisogna offendere? Diffamare?? Minacciare??? Ma questi sono già reati perfettamente contemplati dal nostro codice penale. O vogliamo dire che una diffamazione è più diffamazione di un’altra solo perché compiuta sul web? Anche questo è contemplato, non c’è bisogno di ulteriori regolamentazioni.

Ancora una volta un episodio deprecabile ha dato seguito a reazioni deprecapili. Speriamo solo che il 49% dei lettori del Corriere che si è dichiarato “divertito” dalla lettura di questa notizia si diverta ancora di più a sostenere davanti a un giudice che “tanto è su internet”!

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Lo Stalking e’ reato, ecco il testo di legge

Art. 1.

(Modifiche al codice penale).

1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) Salvo che il fatto costituisca più grave reato,dopo l’articolo 612 è inserito il seguente: 

«Art. 612-bis. – (Atti persecutori). – È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. Continua la lettura di “Lo Stalking e’ reato, ecco il testo di legge”

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Assolta l’insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere cento volte “Sono un deficiente”

(screenshot da www.repubblica.it)

Allora, si può far scrivere "sei un deficiente" anche cento volte a uno che deficiente lo è davvero.
Non è reato.
Però è un atto professionalmente deficiente usare certi mezzi di correzione, su via.
L’insegnante se ne va in pensione con la fedina penale immacolata e una carriera senza ombre.
A parte quella di essere restata alla scuola che aveva voluto il Ministro Giovanni Gentile.
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