E’ uscito Aristotele al classico. Nooooo, e ora?

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E va beh, come seconda prova dell’esame di Stato è “uscito” (che poi a me questa moda di usare il verbo “uscire” in questo contesto mica piace tanto) un brano di Aristotele al classico.

E tutti a dire “Eh, ma Aristotele è uscito solo 3 volte in 40 anni”, applicando a una prova d’esame quell’atteggiamento deterministico e cabalistico che è tipico dei giocatori incalliti del Lotto (“il 14 non è uscito sulla ruota di Firenze da 120 settimane…”) o degli scommettitori degli eventi calcistici (“la Juventus non perde sul campo dell’Albinoleffe da 98 anni…” -e te credo!-). Poi si è detto che “la traduzione era difficile”. Può darsi. Ma è pur sempre un esame di Stato, su qualcosa andranno pure testate le capacità di questi candidati. E poi? Poi “Aristotele era inatteso”. E va beh, ma allora che cosa vi aspettavate, un compito per la costruzione di un ponteggio per un’opera di ingegneria idraulica? E’ il liceo classico, vivaddio, e Aristotele, come la metti la metti, è pur sempre Aristotele. Cioè materia per licei classici, appunto. Dice “Ma era noioso!” E certo, lo sanno tutti che leggere Aristotele corrisponde, spesso, all’equivalente di una pedata nei coglioni, ma non è mica detto che nella difficile arte del tradurre si debba sempre e per forza divertirsi!

Per cui Aristotele va bene, no? Ecco, direi proprio di sì (e zitti!)

Il cielo sopra Berlino

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"Berlinermauer" di Noir dal de.wikipedia.org. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Berlinermauer.jpg#/media/File:Berlinermauer.jpg
“Berlinermauer” di Noir dal de.wikipedia.org. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Berlinermauer.jpg#/media/File:Berlinermauer.jpg

 

Io Juventus-Barcellona l’ho vista sulla ZDF, il secondo canale televisivo tedesco.

Onde evitare di dovermi appisolare di fronte al pacato e compito andamento teutonico della telecronaca, ho abbassato completamente l’audio del satellite e ho alzato quello della radio sintonizzata su Radio Uno. L’effetto era che la radio dava notizia dei gol, ma con le immagini li vedevo con quei 5-6 secondi di ritardo.

Poi il mio solerte lettore Malfanti Aristide mi ha fatto sapere che trasmettevano il tutto su Canale 5, ma non importa, mi sono creato il mio servizio pubblico personalizzato e tanto fa.

Se ne parla ancora di questa partita in cui mi sono ritrovato a tifare Barça perché non se ne poteva più, perché una lezione alla Juventus dei miracoli e dei colpi di culo ci voleva. Se ne parla ancora, dicevo, perché c’è ancora chi vuol dire che la Juventus ha perso, sì, ma è uscita dal campo a testa alta (che io questa cosa qui mica la capisco tanto bene, uno può uscire con la testa un po’ come gli pare ma se ha perso ha perso), che si sono visti sprazzi di bel gioco (sì, ma quello che conta è il pallone che entra in rete) e che il migliore in campo è stato senza dubbio Buffon (che infatti si è visto passare quattro gol di cui cui uno annullato).

Se si va avanti così vorrà dire che la Juventus avrà vinto un pochino di partita, che gli altri sono stati bravissimi, imbattibile, ma anche la Juve ha giovato con il cuore, tant’è vero che Pirlo ha pianto. Hanno fatto una buona partita, potevano anche vincerla se le cose fossero andare in un altro modo (questa è una delle frasi calcistiche più spese di tutto il lessico dell’inutilità di cui il calcio è permeato), complimenti agli avversari ma gli juventini non sono stati da meno. Già, solo che hanno perso.

E sarebbe anche l’ora di stenderci un velo pietosetto, che una partita non è pane e i discorsi intorno ad essa non sono filosofia. Oggiù.

Quanta emozione, un calcio ad un pallone!

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Ancora una volta c’è scappato il morto.Come ai tempi di Vincenzo Paparelli (che non se lo ricorda più nessuno, era il 1979)  e come quelli più recenti di Filippo Raciti (che non se lo ricorda più nessuno neanche lui, è stato solo pochi mesi fa), la storia si ripete per colpa di qualche pirla di turno, tifoso o poliziotto che sia.Ancora una volta ci diranno che lo sport è una cosa nobile e pretenderanno anche che la gente creda a chi dice che il calcio è una cosa pulita che nulla ha a che vedere con questi gravi ed incresciosi episodi che devono considerarsi come degli incidenti e non come la normalità, ci mancherebbe anche altro.

Ancora una volta ci faranno notare, vaffanculo a loro, che in segno di lutto e di rispetto per una tragedia è stata addirittura rimandato un incontro di calcio come Inter-Lazio.

Per cui, il popolo resta senza il circenses di latina memoria, fa pubblica ammenda, vive una domenica di mesta e contrita quaresima, e tutto torna nella normalità, perché le società non possono accettare di disputare le partite a porte chiuse, senza i preziosi proventi in $oldini che vengono dalle vendite degli abbonamenti e dagli ingressi agli stadi.
Proventi davanti ai quali si più sempre passare sopra a qualche arma impropria “casualmente” penetrata negli impianti.

Ancora una volta ci diranno che stanno perseguendo duramente i responsabili.

Ancora una volta ci crederanno tutti.