Jimmy Wales scrive di nuovo e torna a bussare a denari

Ciao Valerio,

  • Ciao Jimmy, che ti serve stavolta?

Sono preoccupato.

  • Dé, cazzi tua!

Milioni di persone nel mondo leggono Wikipedia, ma solo l’1% di questi lettori dona.

  • Toh, guarda, ero qui che ci pensavo!

Abbiamo tantissimo lavoro da fare per proteggere il futuro di Wikipedia, ma questa è l’ultima occasione che ho per il 2019 di coinvolgerti. Te lo chiedo dal profondo del cuore: rinnova la tua donazione di 2 € a Wikipedia.

  • Ecco, ma per esempio, giusto per sapere, ci sono mai venuto io nella tua casella di posta elettronica a chiederti soldi? E allora te lo chiedo dal più profondo del cuore anch’io: levati di ‘ulo. E al più presto.

Siamo la fondazione non-profit che sostiene uno dei 10 siti più visitati al mondo.

  • Sì, io invece gestisco un blog che ha fra le 1000 e le 1500 visite al giorno. Guarda un po’ se è la stessa la differenza sì o no.

Non generiamo profitti vendendo al miglior offerente i dati dei nostri utenti.

  • E vorrei anche vedere!!

E non vendiamo spazi pubblicitari perché non vogliamo mettere a rischio l’integrità e la neutralità dei nostri contenuti.

  • Wikipedia non è neutrale. E’ faziosa e di parte. Se Wikipedia si può permettere un bannerone sulle sue pagine per chiedere contribuzioni ai suoi utenti può anche vendere quello stesso spazio a soggetti di sua fiducia (ce ne sarà qualcuno!!). Sono scelte etiche e di mercato. Ma non è che siccome hai fatto la scelta di non ospitare pubblicità sulle tue pagine puoi venire a rompere i coglioni alla gente ogni 3 x 2.

Ma non proviamo invidia per quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche.

  • Più che altro sono quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche che non provano invidia per voi.

Il nostro modello non-profit è sicuramente un ostacolo al profitto, ma è anche un privilegio. Ogni giorno possiamo andare a lavoro

  • Si dice “Andare AL lavoro”. Stai attentino a chi ti traduce le mail di spam la prossima volta.

con la consapevolezza che stiamo contribuendo a costruire un mondo migliore, più connesso e collaborativo, e che lo stiamo facendo insieme a migliaia di collaboratori volontari, milioni di piccoli donatori

  • Ecco quello che mi fa incazzare di te. “Milioni di piccoli donatori”. MA quanti saranno questi “milioni”?? Due? Tre?? A 2 euro ciascuno sono 4-6 milioncini di euro puliti puliti. E non dire che non ci state larghi.

e una parte ancora più piccola di persone che scelgono di donare di più.
Se tutti coloro che usano Wikipedia donassero, potremmo continuare a farla crescere nei prossimi anni.

  • Sì, e se la mi’ nonna ciaveva le ròte era un carretto.

Abbiamo deciso di rimanere una non-profit indipendente per conservare quel privilegio. Non vendiamo spazi pubblicitari o servizi ai nostri lettori. Sebbene le nostre dimensioni richiedano la manutenzione dei server e un lavoro di programmazione di altissimo livello, ci sosteniamo unicamente grazie al supporto dei nostri donatori, che in media donano 13 €. Quest’anno dedicherai solo un minuto per permetterci di continuare il nostro lavoro?

  • No. Il minuto lo dedico a fare unsubscribe dai vostri sistemi. Toh, o guarda un po’ qui:
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Quando ti arriva una mail da Jimmy Wales (forse)

Poi succede che ti arriva una e-mail. Mittente apparente jimmy@wikipedia.org. E già il mittente è inquietante. Più inquietante è il subject: “Valerio – Ne ho abbastanza“. “E vai“, ti dici “Jimmy Wales, il guru di Wikipedia in persona, si è arrabbiato di tutti gli interventi che faccio contro di loro e adesso promette vendetta.” Non potrei permettermi un contenzioso con Wikipedia, figuriamoci una causa legale, per cui apro la mail con un po’ di titubanza. Cazzo vuole Jimmy Wales da me? Semplice: soldi. La mail inviata apparentemente dall’indirizzo di Jimmy era in realtà intestata (indirizzo e-mail del mittente) alla casella di posta elettronica donate@wikipedia.org afferente alle donazioni. Siccome nel 2018 ho disgraziatamente effettuato per errore una donazione a Wikipedia (per vedere dove andassero a finire materialmente i nostri soldi), allora ecco di nuovo Jimmy Wales o chi per lui, in una mail scritta in perfetto italiano, a bussar quattrini e a chiedermi di effettuare una nuova donazione per il 2019.

Scrive:
“La compravendita dei dati degli utenti, come se la nostra privacy fosse una merce qualsiasi, i siti a pagamento che bloccano l’accesso a chi non può permetterselo, la pubblicità che ci bombarda ogni volta che apriamo un browser: ne ho abbastanza!”

Ecco uno che si lamenta della gestione della privacy degli utenti e poi usa i dati in suo possesso per andare a chiedere donazioni. Non è che sia molto coerente, a dire il vero. Ho fatto una donazione a Wikipedia, questo è vero (anche se per mia sbadataggine e contro la mia volontà), se deciderò di farne un’altra lo farò senza che nessuno mi scriva usando il trucchetto dell’e-mail scambiata e farlocca per farmi credere, inizialmente, che sia proprio Jimmy Wales in persona (e anche con un subject assai incazzoso, per giunta) a scrivermi, perché se immediatamente vedo un indirizzo del tipo donate@qualcosa.qualcosaltro  poi sono portato a pensare che si tratti di una scocciatura, che il mittente faccia solo spamming (come effettivamente è) e che Wikipedia mi chieda di aprire il portafoglio (come effettivametente è). Quindi sono portato a cestinare automaticamente la mail. Invece così mi prendo un bell’accidente e quanto meno la mail la apro. Fine psicologia wikipediana, non c’è che dire.

La pubblicità. Jimmy Wales ha ragione a dire che la pubblicità ci bombarda ogni volta che abbiamo un browser, ma la pubblicità, per molti siti, è l’unica fonte di sostentamento. Questo blog vive anche grazie alla pubblicità. Wales aggiunge: “Siamo una non-profit. Solo l’1% dei nostri lettori dona” ed ecco quello che mi fa più incazzare, una lagna costante e una lamentela sempiterna. Questo blog ha in media 1000 visualizzazioni al giorno. Non sono tante. Non sono poche. Sono 1000 visualizzazioni. Per 365 giorni all’anni fa 365000 visitatori. Mettiamone pure 300.000 per prudenza. Se io avessi l’1% dei miei visitatori che mi facesse una donazione di un euro (il prezzo di un caffè, come dico nella pagina di valeriodistefano.com) ricaverei 3000 euro. Che basterebbero e avanzerebbero per liberarsi dalle pubblicità di Google Adsense su valeriodistefano.com e su classicistranieri.com per almeno 9 anni. Per cui, hai l’1% dei tuoi lettori che ti fa una donazione? Ringrazia il tuo Dio, perché con i numeri che ha Wikipedia questo significa poter contare su tanti, ma tanti, ma tanti soldi. Che bisogno hai di venire a rompere i coglioni a me, povero blogger, che se voglio raccattare qualche centesimo (perché di centesimi si tratta) al giorno sono costretto a servirmi dei bannerini pubblicitari pregando che qualcuno ci clicchi sopra, perché se non ci clicca nessuno io non ricavo niente di niente??

Jimmy Wales ne ha abbastanza? E sapesse quanto ne abbiamo abbastanza noi del modello wikipediano. Di un’enciclopedia che usa i SeroBOT per censurare i contributi degli utenti, di tutte le volte in cui scrivono “qual è” con l’apostrofo, di quando la lobby si impunta e fa pressione sul Parlamento Europeo che fa una norma ad hoc per la Link Tax, quando pubblicizzano il Manifesto della Razza da Wikisource, quando scrivono che Vittorio Emanuele II era “superdotato” come se fosse un dato enciclopedico, quando dedicano parole e parole in una voce su Wanna Marchi, ma lo scrittore catalano Rafael Cansinos-Assens non ha nessuna voce e così via.

Via, via, cestinare. E alla svelta.

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Per Wikipedia il diritto all’oblio è immorale

Alla fine la montagna di Wikipedia ha partorito il topolino di una definizione lapidaria. Il diritto all’oblio è immorale, dunque. Lo ha affermato Jimmy Wales ieri a Londra durante la conferenza Wikimania (che non so cosa sia, ma qualche cosa senza dubbio sarà). Ecco l’estratto dalla notizia ANSA di cui vi ho dato l’anteprima: “La storia è un diritto umano e una delle cose peggiori che una persona può fare è tentare di usare la forza per metterne a tacere un’altra. Sto sotto i riflettori da un bel po ‘di tempo. Alcune persone dicono cose buone e alcune persone dicono cose cattive. Questa è storia e non userei mai un procedimento legale come questo per cercare di nascondere la verità. Credo che ciò sia profondamente immorale”.

Ci si riferisce al fatto che Google abbia ricevuto oltre 50 richieste per rimuovere link di voci da Wikipedia (per l’Italia quelle su Renato Vallanzasca e la Banda della Comasina) per presunta violazione del diritto all’oblio, e alla dichiarazione di Lila Tretikov, direttore esecutivo della ricca e potente Wikimedia Foundation, secondo cui “la Corte europea ha abbandonato la responsabilità di proteggere il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni“.

Sono esternazioni totalmente inaccettabili e da respingere decisamente al mittente, anche se il mittente è Jimmy Wales. Anzi, tanto più perché il mittente è proprio lui.

La storia è senz’altro un diritto umano, come dice Wales. Ma non tutti i fatti che riguardano una persona hanno a che vedere con la (sua) storia. Sulle voci italiane di Wikipedia ci sono centinaia di pagine che contengono notizie di un qualche processo conclusosi con l’assoluzione dell’interessato. Ora, di una assoluzione non c’è traccia neanche sulla fedina penale di un individuo, perché mai dovrebbe rimanere sull’enciclopedia più antioblio del mondo?
Per cui, certamente l’assoluzione di Gustave Flaubert per la pubblicazione di “Madame Bovary” è storia (non perché passata ormai in cavalleria con gli anni, ma perché ha segnato una fase della storia del sapere), ma non lo è certamente, ad esempio, quella di Lelio Luttazzi, la cui posizione fu addirittura stralciata dopo un arresto di 27 giorni per traffico di stupefacenti.
Fu un errore giudiziario clamoroso, e sarebbe pieno diritto dell’interessato, se fosse ancora vivo, ottenere la rimozione del link alla sua pagina di Wikipedia da Google. Perché parlarne ancora? Perché chi cerca notizie su di lui si deve imbattere in quella circostanza? Perché una notizia, solo perché vera, deve ancora perseguitare un povero disgraziato fino alla morte e anche oltre in un’enciclopedia?
Questa non è storia, è pettegolezzo, è voglia di rimestare nel torbido, non aggiunge niente alla conoscenza di un personaggio e della sua vita, non è determinante. E Wikipedia è il più grande “casellario giudiziale” esistente sul web.

E’ evidente che “il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni” non può andare a cozzare con il diritto ad essere dimenticati, e a non essere più descritti come quelli che si era un tempo. Non esiste l’informazione “assoluta”, esiste un’informazione che deve essere adeguata alle circostanze che cerco. Ce l’hanno insegnato le nostre maestre delle elementari: se sto svolgendo una ricerca per stabilire la discografia di Bruno Lauzi dovrò per forza inserirvi l’informazione che ha inciso “La tartaruga”, una canzone per bambini, proprio perché non posso omettere questo dato. Ma se sto svolgendo una ricerca sul ruolo di Bruno Lauzi tra i cantautori genovesi (Paoli, Bindi, Tenco) certamente questo è un dato che non mi serve, nemmeno a livello di curiosità spicciola.

Che poi cosa intenda Wales con “mettere a tacere” una persona non è chiaro. Ci sono persone che si sono rivolte a Google (che è UN motore di ricerca) perché elimini i link a delle informazioni presenti sul web, in modo che, nel cercare qualcosa, non si abbia più accesso diretto a quella informazione. Ma quella informazione (ad esempio su Wikipedia), resta. Non è stato chiesto a Wikipedia di cancellare dei contenuti, ma solo a Google di eliminare la possibilità di raggiungerli.

E’ questo che è immorale? Francamente c’è poco da crederci. Di per certo Wikipedia continua a restare nella a-moralità di una terra di nessuno in cui ognuno fa un po’ quello che gli pare, calpestando dignità e diritti solo perché una notizia è vera.

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