Wikipedia non pretende di essere utile, anzi, è un punto di riferimento

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…a parte il fatto che non ho mai capito se è Gheddafi che si vestiva come Michael Jackson o se era Michael Jackson che si vestiva come Gheddafi, devo tornare, obtorto collo, sull’inutile notizia della sua comune morte corporale (evento che lo rende un po’ più vicino al genere umano, bisogna dirlo, e, quindi, che scenda un gocciolino dal pero, anche lui…), perché pare che l’evento abbia causato un corto circuito di inspiegabile commozione collettiva, tale da mandare in tilt per qualche ora sia Twitter che Wikipedia.

Twitter è stato letteralmente assaltato da brevi messaggi di testo telefonici che volevano lasciare un ricordo per venerare la cara memoria del de cuius , mentre la voce di Wikipedia in lingua inglese, che corrisponde al personaggio in questione, ha avuto correzioni, modifiche e accessi da tutto il mondo, tanto che la Wikipedia inglese, che reputavo non tanto più obiettiva e meno umorale, ma almeno un pochino sì, ha deciso di creare una pagina appostita sulla morte di Jackson.

A parte il fatto che ho già dimostrato altrove in questo blog un certo gusto nell’insistere su tutto quanto attiene la morte di un personaggio pubblico di inserire in una pagina i particolari anche più insignificanti sulla morte di qualcuno, meglio se fa parte del mondo dello spettacolo, ciò che

E’ morto Peter Pan

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E’ morto Michael Jackson e, come spesso mi accade ultimamente con defungimenti, malattie e disgrazie di molti VIP, non riesco a provare nessun sentimento di umana pietà. Muore tanta gente e non vengono conquistate le prime pagine dei giornali. In Iran, per esempio, dove se riesci a far passare un SMS via Twitter, raccontando quello che succede, se non sei un giornalista straniero il minimo che ti possa capitare è che tu, semplicemente, sparisca, e nessuno possa sapere più nulla di te in saecula saeculorum amen.

Mi fa rabbia questa parata di star, queste dichiarazioni di Madonna che non smette di piangere, di Liz Taylor che è troppo sconvolta per rilasciare una dichiarazione, di fan che ora non faranno altro che glorificarlo, raccontarsi favole di isole che non ci sono, di lupi cattivi, di streghe malefiche, di sortilegi, di piccole mammine-Wendy premurose, di giornali italiani a cui non pare vero aprire con una notizia del genere, persino il sito di Repubblica, che normalmente apre con le quotidiane dichiarazioni di qualche zoccola di turno, ha ceduto al nazional-popolarismo della morte dell’interprete di "Thriller", il disco in assoluto più venduto al mondo, ma è stato 27 anni fa. E da allora Jackson con la sua pelle sbiancata in un curioso color avorio cinese già simil-cadavere, con le sue accuse di pedofilia che non sono riuscite a convincere l’opinione pubblica, da allora si è trasformato nel ritratto di Dorian Gray, nella maschera di se stesso, nella plastificazione di un volto apparentemente bambino mentre il suo corpo, e, probabilmente anche la sua anima, si stavano putrefacendo al suo interno.

Mi fa rabbia questa stampa che se ne occupa come se fosse una notizia, come se la gente che muore di fame nei regimi dittatoriali come quello di Pyongyang non sia degna di avere lo stesso risalto. Mi fa rabbia la gente che oggi piange perché muore Peter Pan.