Wikipedia e il compleanno di Tommaso Ragno

Tommaso Ragno è un (bravo) attore italiano. Wikipedia gli ha dedicato una pagina in italiano e una in francese. In queste ore ha ricevuto svariate manifestazioni di affetti e di augurio per il suo compleanno. Non ci sarebbe nulla di male e di strano se solo si pensasse che oggi NON è il suo compleanno, come erroneamente riportato da Wikipedia. Ok, allora Tommaso Ragno cosa fa? Pensa che poco male, Wikipedia è un’enciclopedia libera, potrò ben correggere l’informazione, del resto è lì apposta per essere corretta e perfezionata dagli utenti, no? E corregge. Ci mette la data del compleanno, quella VERA e attende. Le informazioni così corrette vengono però rimbalzate dalla Torre di Guardia dell’enciclopedia più sgangherata dell’universo che le definisce provenienti da una “fonte non attendibile”.
Ora, voglio dire, il compleanno è il suo, chi può essere più informato sulla data del proprio genetliaco se non chi quella data la festeggia ogni anno? Nessuno, evidentemente. Eppure, pur di non pubblicare un dato corretto, la Wikipedia italiana è disposta a mettere a testo che Ragno è genericamente nato nel 1967 (senza specificare la data):

L’edizione francese riporta, invece, ancora la data sbagliata:


Wikipedia è una fonte inesauribile e formidabile di autoumorismo involontario.

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Le traduzioni a metà di wikimedia.org

Aprendo una pagina qualsiasi di Wikipedia in italiano, si apprende che “È aperto fino al 17 febbraio 2014 il bando di assegnazione di borse di studio internazionali”.

Siccome c’è un link mi sono detto giorni fa: “Andiamo un po’ a vedere”.

Sono stato indirizzato, per la verità, a una pagina di wikimania.wikimedia.org.

Dove la versione italiana si interrompeva più o meno a metà per lasciare spazio al testo originale inglese della pagina.

Ora, mi chiedo, che cosa cavolo costava agli Intoccabili Signori Volontarissimi completare la traduzione? E se io non conoscessi l’inglese?? Nulla, la pagina me la ciuccio lo stesso.

Perché qualcuno potrebbe obiettare che nessuno è tenuto a lavorare gratis per Wikimedia, e se da un momento all’altro il Volontarissimo di turno decidesse che non vuole più procedere nel suo lavoro gratuito non può essere soggetto a nessuna obiezione.

Infatti. Le obiezioni non sono per chi ci lavora (o decide di non lavorarci più), ma per il risultato. Se una persona decide di farmi la barba gratis non posso certo lamentarmi del fatto che mi rada solo la guancia destra e la sinistra no preferendo andare a fare una passeggiata a metà lavoro. Ma posso ugualmente dire che il risultato è sciatto e fa schifo.

Mi ricorda una persona che mi diceva che non sopportava le traduzioni ammezzate dei programmi open source. Probabilmente aveva ragione.

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Parole da odiare: PRASSI

Sì, io odio profondamente la parola “prassi” e tutti quelli che dicono “E’ la prassi!”, a qualunque livello.

E’ chiaro che l’uso di questa espressione è relegato alla burocrazia. La “prassi in realtà non è nulla, è un’abitudine, una consuetudine, un uso.

E allora? Che mi viene a significare?? Che siccome TU sei abituato a fare in un certo modo IO mi devo adeguare a TE???

– “Riempa questo modulo, prego”
– “Ma, guardi, ho già consegnato una richiesta in carta libera su un foglio firmato davanti a un pubblico ufficiale.”
– “Noi accettiamo solo richieste scritte sui moduli da noi forniti, signore, è la prassi.”
– “Bene, allora me la metterebbe per scritto questa cacchia di prassi??”

Ogni tanto mi è capitato di dirlo. Perché non se ne può più.

Viviamo in uno stato di diritto, non in uno stato in cui vige la consuetudine, che sono stati di diritto anche quelli, tra l’altro.

Nella letteratura italiana la parola “prassi” ricorre una volta sola e non ha nemmeno quel senso lì, figuràtevi!

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“Prioritario?” Preferisco vivere

Ci sono delle parole e dei modi di dire che, come tutti noi, del resto proprio non riesco a sopportare.

Una delle peggiori espressioni che siano state coniate ultimamente è “prioritario”.

Inteso sia nella sua funzione meramente aggettivale sia in quella di sostantivo “Priorità”.

Tutto sta diventando “prioritario”, la normalità non esiste più.

Una volta si scrivevano e si spedivano delle lettere in via “ordinaria”. L’affrancatura costava di meno, accettavi il rischio che si perdessero ma normalmente giungevano in tempi ragionevoli al destinatario. “Ragionevoli” voleva dire “ordinari”. Insomma, come sempre.

Voleva dire che una comunicazione poteva anche avere un carattere di normale ed ordinaria amministrazione.

Poi tutto è diventato “prioritario”. Hanno abolito la posta ordinaria. Tutto è fretta, tutto è primario. Nulla è secondario. E’ come viaggiare su una autostrada sempre e perennemente in corsia di sorpasso. E nella corsia di marcia non c’è nessuno? Nessuno viaggia a 90 all’ora. Dobbiamo tutti sfracellarci perché è “prioritario”.

La regola è l’anormalità. E se non sei bravo a guardare quello che è “prioritario”, probabilmente sei tagliato fuori. Togliamo pure il “probabilmente”.

Disponibile la lettura computerizzata di questo post (voce femminile):

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