Paola Regeni in sciopero della fame tra l’indifferenza generale

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E’ assolutamente scandaloso che l’iniziativa di Paola Regeni, la madre di Giulio, il ricercatore friulano barbaramente trucidato in Egitto, di entrare in sciopero della fame per protestare contro l’arresto di Amal Fathy, sia caduta nella più bieca indifferenza generale.

Dopo che era stata annunciata, e dopo che aveva raccolto un generale plauso, le agenzie di stampa e i siti web dei quotidiani nazionali hanno smesso di occuparsene, preferendo, evidentemente, i curricula vitae un po’ gonfiatini del Presidente del Consiglio incaricato Conte, che sembravano costituire la notizia del giorno in quel preciso momento in cui tutta l’informazione sembrava virata sugli stessi argomenti.

Uno sciopero della fame è una cosa seria e grave. E’ una delle pochissime forme di protesta veramente efficaci che io conosca. Pacifica, nonviolenta, ma nello stesso tempo ferma e determinata. Il soggetto che lo mette in atto è senziente, vivente e nello stesso tempo morente un po’ per giorno davanti all’ingiustizia.

E’ c’è bisogno di donne così in Italia. E proprio perché c’è bisogno di donne così che non ne parla nessuno. Ha avuto più risalto sui giornali la notizia dell’esclusione di Eleonora Brigliadori da Pechino Express per le esternazioni sul cancro della Toffa che questo sciopero della fame per la solidarietà e la verità che, da quello che ho sentito, si può fare a staffetta e potrebbe coinvolgere, quindi, più di una coscienza civile.

Con la morte della madre di Ilaria Alpi, che se n’è andata senza la verità sull’omicidio della figlia, l’unica madre coraggio rimasta ancora a lottare (e chissà quanta verità le verrà ancora negata!) è la mamma di Giulio Regeni.

Per favore, facciamo qualcosa affinché la sua protesta e il valore della sua lotta quotidiani non vadano sprecati.

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Maurizio Santangelo sottosegretario del cambiamento

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Maurizio Santangelo, senatore del Movimento 5 Stelle, nel dicembre 2015 ebbe a scrivere (e poi a rimuovere) su Twitter, che con “un po” (testuale, senza apostrofo) di impegno in più, l’Etna risolverebbe tanti problemi dell’Italia.

Oggi il senatore Santangelo è stato indicato tra i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio con delega ai rapporti con il Parlamento (alcune fonti su Internet riferiscono che la delega sia all’editoria, io mi baso su quanto dichiarato dall’interessato).

E’ il cambiamento che avanza, bellezze…

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Michela Murgia scambia un verbo per una congiunzione

Michela “Kelledda” Murgia è una scrittrice eccellente e teologa raffinata. Confesso di essermi letteralmente scompisciato dalle risate leggendo “Il mondo deve sapere” (per le edizioni ISBN che fanno libri molto belli, dàtemi retta, se lo trovate su Amazon compratelo!) e di avere amato moltissimo il suo superbo “Accabadora”. Ho affrontato con dedizione il suo “Ave Mary” di cui confesso di non aver capito un accidente. La seguo su Twitter e mi piace leggere i suoi articoli sulla stampa nazionale. Insomma, la Murgia è una di quelle persone di cui l’Italia dovrebbe andare orgogliosa se avesse più a cuore i suoi artisti.

Però anche lei è caduta nelle maglie dell’errore banale ma sostanziale, iniziando questo tweet con una “e” maiuscola accentata al posto della “e” maiuscola semplice, sostituendo una congiunzione (anche se non si dovrebbero iniziare i discorsi con “e…”, mi diceva la mia maestra delle elementari, la Quaglierini, Dio l’abbia in gloria) con un verbo. Probabilmente si tratta di un errore generato dall’uso un po’ troppo disinvolto della tastiera dello smartphone, considerato che la “e” maiuscola è accentata e che il carattere corrispondente è facilmente raggiungibile in quell’ambiente di scrittura, mentre non è direttamente digitabile sulla tastiera del PC domestico. E’ un errore che probabilmente dipende dal sostrato della lingua sarda, di cui la Murgia è figlia giustamente orgogliosa, che non distingue le vocali aperte da quelle chiuse.

Nulla di che, dunque. Solo che è bello correggere Michela Murgia su queste piccole cose.

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Checkpoint Charlie

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Comunque sia, l’autorizzazione a staccare la spina al piccolo Charlie è arrivata.

Istintivamente mi viene da rifiutare la logica perversa di una ragione di Stato (o di Stati) che stabilisce con una sentenza la morte di una persona che non può difendersi. Ed è uno di quei casi in cui l’istinto, l’animalità, la rabbia vincono sulla ragione, e qualsiasi cosa la ragione dica o affermi, restano lì a dimostrarti che loro ci sono, che tu ci sei, e che questa cosa proprio no, non ti va giù.

In Europa chi vuol morire per mettere fine coscientemente alle proprie irreversibili e indicibili sofferenze deve emigrare in Svizzera (cioè fuori dall’Unione), e chi vuole che il proprio figlio minore continui a vivere, sia pure attaccato a delle macchine, si vede sbattere la porta in faccia.

E, probabilmente, in Italia una cosa del genere non sarebbe mai accaduta. E non solo perché siamo (ed è vero) una nazione di bigotti, molto affezionata alla presenza del Papa sul proprio territorio, per cui affiliamo tutti quanti il nostro Facebook per scrivere commossi, nel momento in cui Charlie morirà (perché morirà, quasto è certo) per scrivere “Addio, eri un angelo, proteggici da lassù” (fa tanto nazional-popopolar-chic una cosa del genere!), no, non sarebbe mai successa perché abbiamo un diritto che continua a garantire alla volontà dei genitori di un minore un valore superiore, in mancanza di chiare leggi sul tema. Perché, se non ve lo siete ancora dimenticati, nel caso di un minore sono i genitori che decidono. Sempre. O che dovrebbero sempre decidere (stiamo anche noi andando alla deriva con uno stato che impone dodici vaccinazioni obbligatorie e una Costituzione che continua a stabilire che siamo padroni di accettare o rifiutare qualsiasi tipo di terapia). Punto. E se i genitori di Charlie se la sentono di accudire il bambino, tenerlo con loro vita natural durante (sottolineo “natural”, quella vita legata alle condizioni normali di vita, garantite magari anche da macchinari), se pensano che quella vita è vita e vale la pena comunque di essere vissuta, non si vede perché non debbano veder riconosciuta la loro volontà, che è quella di genitori di un minore che per età e per condizioni non può determinarsi autonomamente.

Di più: Charlie è un “checkpoint”, un punto di controllo per le nostre coscienze, chiamate a uscire dallo stato sonnacchioso e quasi comatoso della quotidianità, e a dare una risposta a una Unione Europea che non accetta stati che abbiano in vigore la pena di morte ma poi stabilisce il dovere di morire e non il diritto alla vita. Che esiste, è vero, autentico, e disponibile per tutti.

Aspetto cordialmente i vostri sputi. Sian benedetti.

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Grida “Erdogan è un ladro!” Viene condannata a undici mesi di carcere

Elifhan Kose, docente universitaria turca, ha gridato, durante una manifestazione, lo slogan “Erdogan ladro”. Per questo è stata condannata a undici mesi di reclusione.

In Italia vari quotidiani, tra cui La Stampa di Torino, si sono profondamente indignati per questa sproporzione tra il fatto commesso e la pena comminata. Dimenticando che in Italia lo stesso fatto avrebbe potuto essere punito ben più gravemente: chiunque nel territorio dello Stato offende l’onore o il prestigio del Capo di uno Stato estero è punito con la reclusione da uno a tre anni (art. 297 c.p.). Voi mi direte: “Ma è stato abrogato nel 1999!” Vero. Però per diffamazione si rischia lo stesso un massimo di tre anni di reclusione,  sicché c’è poco da scaldarsi, la Turchia è un paese molto più libero e tollerante del nostro.

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Ebola Day

E’ tutto pronto, non manca proprio nulla. Qualche poveraccio morto in condizioni igieniche e sanitarie precarie, un morbo per cui non si conosce vaccino, telecamere, giornalisti quanto basta.

E’ lo spettacolo del terrore che inizia, basta accendere la TV. Era già successo con l’AIDS negli anni 80, la malattia dell’edonismo reaganiano, ed è continuato con l’influenza aviaria, per cui tutti a guardare le anatre che migravano in cielo, con la speranza che non ci cagassero proprio sugli occhi.

Ogni dieci anni qualcuno si ricorda che c’è da smaltire quella fornitura di farmaci antivirali stoccati da qualche parte. Oppure che la gente ha una paura fottuta di morire, ça dépend. E facendo leva su questa paura da una parte, e sull’ignoranza dall’altra si realizza ogni giorno un film dell’orrore, di quelli dozzinali, che avevano titolo tipo “L’ultima notte nella tredicesima casa”, “I morti viventi vincono ancora” o “Non bussate alla mia finestra”. Quelli in cui lo vedevi lontano un miglio che c’era il trucco, e anche fatto male.

L’ebola non è altro che questo. In Spagna, dove una infermiera sta morendo, non si parla d’altro. Siti web e quotidiani sono letteralmente pieni dell’argomento “ebola”. La gente non sa più che fare o che dire. Hanno anche assassinato il suo cane per la psicosi che fosse portatore di malattia, bastardi. Rajoy ha già dichiarato che più di questo non si è in grado di fare (dopo il cane potrebbe provare a sparare a un rinoceronte per vedere di nascosto l’effetto che fa, soprattutto se lo prendi di striscio) ed è subito caos mentale.

Noi in Italia ci salviamo perché nessun contagiato ha (ancora) toccato il nostro suolo. E’ accaduto in Spagna, dunque è una cosa che riguarda loro. Siamo talmente imbecilli da credere che un virus, nel propagarsi, osservi strettamente i confini della cartina geografica, senza pensare che viviamo in un’Europa in cui c’è libera circolazione di persone e merci, dunque anche dei virus.

Ma durerà poco. Soprattutto se i giornali non avranno altri argomenti da proporre ai lettori.

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2-1 = 40,8%

Particolare da una foto di repubblica.it

Che, voglio dire, se avessimo tanti attenzione e amore per la Nazione quanti ne abbiamo per la Nazionale ci renderemmo conto tutti perfettamente di un paio di errorini tattici che quell’omino che ci governa ha commesso nel vano tentativo di farci credere di essere in vantaggio sugli avversari.

Il primo è il pensare o, peggio, il crederci sul serio, che la sua adorabile persona è legittimata a governare dal 40,8% dei voti. Il che è vero, ma solo per quello che riguarda i voti espressi, cioè ammesso che si faccia miracolosamente sparire la percentuale di persone che, per motivi i più disparati, non è andata a votare (tra cui io). Perché bisogna/bisognerebbe fare in modo di non far credere che il 40,8% dei voti validi corrispondano al 40,8% del paese. Perché questa è una plateale menzogna. Così come è una menzogna pensare che siccome abbiamo battuto l’Inghilterra 2-1 arriveremo in finale con il Brasile, sarà dura ma ce la possiamo fare e allora la notte magica del Maracanà sarà nostra e potremo andarcene in giro a strombazzare i clacson delle auto per rompere i coglioni a chi vuol dormire.

Ma torniamo al 40,8% dei voti. E’ vero, il PD li ha presi (il partito, dunque, non il suo capo personalmente di persona), ma li ha presi alle elezioni europee. E, fino a prova contraria, per quanto riguarda gli affari interni all’Italia (cioè quelli di cui il governo da Egli presieduto si occupa) si continua a fare riferimento sulla maggioranza presente nel Parlamento Italiano. Che NON vede il PD al 40,8 e partita chiusa.

Ci salverà Super Mario. Che era un giochino elettronico per il Commodore 64 che andava di moda tanti anni fa, e chi ha il registratore a cassetta invece del drive aspetterà un po’ di più per essere della partita e smanettare col joystick. Poi qualcuno spegnerà pietosamente la luce.

PS: Il titolo del post è tratto da un’idea di Rosa Polacco via Twitter.

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L’Instituto Cervantes censura la presentazione di un libro sulla mafia

Íñigo Domínguez è un giornalista e scrittore che lavora al quotidiano “El Correo” come corrispondente da Roma.

L’Instituto Cervantes è l’organismo di diffusione di lingua e cultura spagnola più accreditato nel mondo.

Íñigo Domínguez ha pubblicato un bel libro intitolato “Crónicas de la mafia” che ripercorre storicamente tutte le tappe del fenomeno mafioso dall’ottocento ai giorni nostri. E’ un libro scritto con attenzione, scrupolo e verità. E’ stato presentato a Madrid, Barcellona, Oviedo e Santander e ha venduto oltre 5000 copie.

L’ultimo capitolo è dedicato a Berlusconi e ai suoi rapporti con Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra.

E’ stata organizzata una presentazione del libro a beneficio degli spagnoli che vivono a Roma, ma l’Instituto Cervantes fa un passo indietro. La presentazione non si fa più. Il saggio di Íñigo Domínguez è scomodo, rischia di compromettere i rapporti con l’Italia (la verità compromette i rapporti?). L’ambasciata spagnola a Roma dichiara che  “L’Istituto Cervantes deve fare promozione culturale. Un libro sulla mafia è controverso, scomodo e il Cervantes non deve entrare in certi argomenti. E’ come se l’Alliance Française (Istituto di cultura francese ndr) presentasse a Madrid un libro sull’Eta scritto in francese da un giornalista francese” (fonte: il Fatto Quotidiano).

L’Instituto Cervantes che applica la censura nei confronti di un’opera più che dignitosa non può portare nella sua denominazione il cognome dell’autore del Chisciotte, faro di letteratura universale. La censura non è e non può essere patrimonio comune e universale da associare all’opera del Sommo. E anche gli spagnoli hanno il diritto di sapere che cos’è la mafia.

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La Corte Costituzionale boccia la Porchetta

Se ne devono andare tutti, subito.
Sì, compresi quelli del Movimento 5 Stelle.

Il Porcellum è incostituzionale. Quindi i parlamentari che siedono in Parlamento sono delegittimati perché il premio di maggioranza e l’impossibilità di esprimere la preferenza li sfiducia incontrovertibilmente.

La nuova legge elettorale non può essere stesa, discussa e approvata da una manica di nominati incostituzionali.

Per il resto lasciatemi sognare.

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Gratias agimus tibi

Dunque, si parla ancora di grazia.

La nota che il Quirinale ha diffuso ieri, contenete la presa di posizione di Napolitano di fronte a un possibile provvedimento di clemenza nei confronti della sentenza passata in giudicato per Silvio Berlusconi, pur redatta in forma ineccepibile, si presta a una serie di interpretazioni possibili.

I punti sono:

a) Per concedere la grazia o la commutazione della pena c’è bisogno di una domanda. Il Presidente può concederla anche di sua iniziativa, ma prassi e giurisprudenza gli impongono prudenza (“E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del c.p.p.”). Quindi, quanto meno che Berlusconi firmi una domandina in cui riconosce la sentenza e la pena inflittagli;

b) Il Governo Letta non si tocca (“Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso. Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.”)

c) Berlusconi può continuare ad essere leader di una formazione politica (“toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”).

d) Niente elezioni anticipate (“Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.“)

In fondo non è nulla di così inaccettabile, su. Che, poi, la grazia potrebbe venire richiesta o eventualmente concessa anche in assenza di esecuzione della pena è un’anomalia del tutto italiana. E probabilmente un’altra puntata della serie. Stay tuned.

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Ridateci Miss Italia. Subito.

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Dunque è deciso, la RAI non trasmetterà l’edizione di quest’anno di Miss Italia.

Oh, poco male, voglio dire, credo proprio che riusciremo a sopravvivere. Il punto è che questa scelta (ammesso che propriamente di scelta si sia trattato, e non di una necessità di ordine economico come io sono più propenso a credere) viene fatta passare come una mossa per la moralizzazione del Paese e per il ripristino della dignità della donna, finalmente liberata dal modello televisivo degradante che la riduce a semplice oggetto di desiderio, mentre invece le nostre ragazze hanno ben altre doti che meritano di essere valorizzate in altro modo. Oh!

Dunque, il movimento femminista, la cultura femminile (diffidare da quelli che dicono “al femminile”, come “al pistacchio” o “alla stracciatella”), decenni e decenni di lotte, io sono mia, l’utero è mio, l’aborto, l’autodeterminazione della donna, tutto questo ha prodotto il grandissimo risultato che il concorso di Miss Italia si svolgerà regolarmente, solo che la RAI non lo trasmetterà (eh sì, dobbiamo gradatamente disabituarci a guardare Frizzi, mettetevelo in testa!)

Coloro che cercano la loro dose quotidiana di velinismo con seni e gambe più o meno svestiti stiano comunque tranquilli, la RAI continuerà a trasmettere tonnellate di paccottiglia in cui appariranno ragazze belle e ben fornite di tutti gli accessori che sono disposte a mettere in prima serata pur di far parte del mondo dell’immagine e dell’immaginario. Vallette, soubrettine, letterine, ballerine contorneranno quiz e spettacoli, qualche casalinga madre di famiglia disposta anche lei ad avere il suo quarto d’ora di popolarità garantito da Andy Warhol e rischiare di guadagnare una cifra favolosa, così i suoi a casa la guardano non mancherà di sicuro.

E saluto la mia mamma che mi segue, ciao mamma, complimenti per la trasmissione.

No, rivogliamo decisamente Miss Italia.

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Lo vedi ecco Marini

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Sembra proprio che Franco Marini abbia la strada spianata verso il colle.
Non ho nulla contro Marini Presidente della Repubblica. Ma non ho neanche qualcosa a suo favore.
È/sarebbe l’espressione della casta, quella stessa che si mette d’accordo su un nome per fare lo sgambetto a Rodotà. Non in quanto Rodotà ma in quanto espressione di una forza politica avversa e frutto di un gradimento dal basso.
Pare che sia sgradito a Renzi. Poco male per Marini perché Renzi non è un grande elettore.
Così, lentamente ma inesorabilmente, ci trascineremo dietro la vecchia politica, instancabili nel non voler vedere il bene del Paese.

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Laura Boldrini: “Non immaginavo questa povertà in Italia”

Questa Signora dall’aria mite e dai modi edulcorati, per volere del neo-eletto Parlamento, e in particolare del PD, Presidente della Camera dei Deputati, durante una conferenza stampa a Civitanova Marche, in occasione dei funerali delle tre vittime della strage di stato, suicide non per la crisi economica che ha strangolato i loro conti in banca, ma per la politica che ha strangolato le loro esistenze più intime, ha detto:

“Non immaginavo questa povertà in Italia”.

No? Decine di viaggi in tutto il mondo per occuparsi degli ultimi, dei più poveri e degli emarginati ed è stato necessario che tre persone si togliessero la vita a pochi chilometri dalle sue radici (l’attuale Presidente della Camera è nata a Macerata) per rendersi conto che la gente è alla canna del gas.

Questa legislatura non durerà. E’ troppo lontata dalla gente e dai bisogni del Paese. Invitare Papa Francesco o auspicarne la visita alla Camera mentre la gente muore di paralisi dello Stato più che un sintomo è un segno del dove stiamo andando: verso nuove elezioni, in cui il M5S avrà un calo dei voti considerevole, e in cui il partito di maggioranza relativa sarà quello di Berlusconi.

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