Sakineh non è stata liberata, ed e’ ancora condannata a morte nelle carceri dell’Iran

E invece non era vero un accidente di niente.

Sakineh non è stata liberata, le immagini che la ritraevano assieme al figlio e al suo avvocato sono da far risalire agli inizi del mese, quando gli iraniani l’hanno riaccompagnata sul luogo del delitto per ricostruire la dinamica dei fatti a beneficio della TV nazionale.

Falso allarme, dunque, e sulla mia segnalazione di ieri per fortuna che ho messo una certa dose di formula dubitativa.

Quello che, invece, nessun quotidiano on line e nessuna fonte di informazione vi dirà mai è come si sia arrivati a costruire una notizia falsa che viene bevuta e ritrasmessa dagli organi di stampa occidentali come se fosse oro colato, senza nessun controllo e senza nessun tipo di formula dubitativa. Della serie "Il condizionale è d’obbligo".

La notizia, a dire il vero, l’ha data una ONG, il che è grave. Una delle tante associazioni di volontariato internazionali che pensano di poter manovrare il peso dell’opinione pubblica, o, peggio, pensano di poter manovrare l’opinione pubblica direttamente. E’ la stessa ONG che ha divulgato la notizia della impiccagione prevista il giorno successivo al comunicato.

Si sono sputtanati sulla pelle di una donna, e poi uno mi chiede "ma perché pensi sia giusto non dare un soldo alle ONG?", e mi sa che la prossima donazione che faccio sarà, tanto per cambiare, alla associazione per la cura e il recupero degli animali "Vita da cani", perché salvare gli animali è un dovere, fin quando ci sarà una ONG che fa carne da macello sulla pelle degli umani.

64 Views

Sakineh non sara’ lapidata. Per lei prevista l’impiccagione.

"…così lo impiccheranno con una corda d’oro
è un privilegio raro…"

(Antica Canzone Inglese – traduzione e versione di Fabrizio De André)

Il popolo del web, quello del "salviamola con un clic!", sarà contento. E con lui i Facebookiani che hanno veramente a cuore le cause vinte dalla comodità della propria poltrona, con un movimento impercettibile dell’indice sul tasto sinistro del mouse. E con loro quanti hanno mandato SMS di solidarietà o di invito alla solidarietà foraggiando i guadagni delle compagnie di telefonia mobile che vendono comunicazione a 15 centesimi, tra i prezzi più alti in Europa.

Tutti a tirare un sospiro di sollievo per il fatto che Sakineh, condannata a morte per omicidio e adulterio, non sarà più lapidata, nossignori.

Le autorità iraniane, nel rivedere il suo caso hanno stabilito che siccome ci sono due reati concorrenti, l’omicidio e l’adulterio, ambedue puniti con la pena di morte, il primo con l’impiccagione, il secondo con la lapidazione, si esegue la pena con le modalità previste per il reato più grave.

Quindi Sakineh sarà impiccata, non lapidata.

L’ipocrisia dei "salvazionisti del clic" si è sempre e comunque concentrata sulla brutalità della modalità di esecuzione della lapidazione.

Carla Bruni, indignata fino all’inversimile, si disse scandalizzata che una donna potesse essere uccisa con modalità così bàrbare e sanguinarie. Dopo si è rinchiusa in sala d’incisione per una cover di David Bowie che le è venuta anche male, poverina.

Basta, si decise che la lapidazione era un metodo troppo antiquato e indegno di una società civile.

Invece l’impiccagione no, vero??

L’impiccagione ha quel senso di vecchio, anzi, di antico, sa di "pendagli da forca", rievoca Sandokan, i romanzi dei cicli della Malesia di Salgàri, i banditi sommariamente lasciati lì a penzolare e a far cibo per gli avvoltoi nei film di Robin Hood. Oh, poi l’impiccagione è anche un metodo moderno, l’hanno usata per eseguire le condanne del Processo di Norimberga.

Sakineh sarà uccisa tra due settimane, e ci sarà qualcuno che dirà che sarà una morte più dignitosa, che le causerà minore sofferenza. Fu impiccato anche Saddam Hussein, del resto, nel 2006.

E non è stato, forse, negli Stati Uniti che si è verificato tutto quel dibattito che ha portato all’abolizione della sedia elettrica e, più di recente, della fucilazione, troppo truculente e indegne della dignità del condannato? Meglio un cocktail di farmaci, volete mettere? Il moribondo si sdraia comodamente su un lettino a croce, assistito da un prete, un medico si occuperà di lui per vedere se è veramente morto, e, insomma, son cose che fanno piacere quando uno si trova in quei momenti lì.

Sakineh non sarà lapidata. Non assisteremo, muti, allo scorrere del suo sangue sul corpo fino alla totale resa dei suoi parametri vitali sotto i colpi delle pietre. Questo le autorità iraniane ce lo risparmieranno. Avranno la stessa pietà che ha la TV quando evita di farci vedere i bambini che muoiono di fame proprio all’ora del telegiornale della sera ("cosa vuole, signora, stavamo cenando, non è nemmen decenza…")

La sapremo col collo spezzato e, probabilmente, ci farà anche una impressione minore.

In fondo il popolo della rete ha fatto tanto.

Tranne gridare "No alla pena di morte!" per chiunque, ovunque e con qualunque mezzo.

63 Views

Le azioni sono pietre: la condanna in Iran di Sakineh Mohammadi-Ashtiani e il pecoronismo del Web

Ieri la vicenda di Sakineh Mohammadi-Ashtiani ha fatto il giro del web, ed è arrivata in Italia dove si sono scatenati la solita reazione indignata in rete, il passaparola capillare di Facebook, e una valanga di iniziative di solidarietà nei confronti di questa donna incarcerata in Iraq con l’accusa di aver avuto relazioni sessuali con diversi uomini (anche diversi dal marito, evidentemente) nonché di averlo ucciso.

E’ stata condannata alla pena di morte mediante lapidazione.

E’ una tragedia che ieri ha riempito le pagine web dei quotidiani, trasmissioni radiofoniche e televisive si sono fatte portavoci di azioni di raccolta di messaggi e attestati di protesta e solidarietà. Chi chiede una sottoscrizione, chi una mail, chi un SMS.

E io mi sono stufato.

Sono stufo di vedere questo web pecoroneccio che crede nell’efficacia del clic, nel potere salvifico del "Mi piace" su Facebook, nel commento pubblico indignato, nei "Non deve succedere!!!" scritti in caratteri maiuscoli e che in due ore vanno a finire nel dimenticatoio della memoria.

Una donna, della minoranza azera di lingua turca, è stata condannata a morte in un processo in cui non le è stato nemmeno concesso il diritto a uno straccio di interprete. E non le inietteranno un coctail di veleni, come fanno con finta pietà negli Stati Uniti, no, le daranno tante pietrate finché non morirà. E la uccideranno di sicuro, perché l’Iran deve solo dimostrare di essere uno stato sovrano che non riceve ordini da nessuno.

E noi reagiamo indignati coi clic. O con 15 centesimi di SMS. Vergogna.

Dovremmo ricorrere ai nostri rappresentanti in parlamento, quei deputati e senatori che pretendono di essere stati eletti dal popolo ma che si sono solo autonominati, e scrivere a loro. E chiedere, visto che abbiamo votato almeno la loro coalizione politica, che cosa stanno facendo o hanno intenzione di fare per far valere il loro potere sulle pressioni internazionali a favore di questa donna.
Dovremmo scrivere a loro, al Ministero degli Esteri, all’Ambasciata d’Iran in Italia, rompere le balle all’infinito, con quelle cose bellissime che esistevano una volta e che si chiamavano telegrammi, e che ora si mandano solo in occasione dei matrimoni e dei funerali (cioè, fondamentalmente, in occasioni di stampo squisitamente cattolico) e se i nostri interlocutori non ci rispondono, sbattere tutto quanto in rete e inchiodarli alle loro responsabilità.

E invece ci fa piacere pensare che se Sakineh sarà graziata, il merito sarà anche un pochino della nostra indignazione.
Se, al contrario, sarà uccisa, noi avremo, comunque, fatto di tutto: un bel clic su internet. O un SMS alla radio.

La morte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani è il prezzo della nostra impunità morale.
32 Views

Gli auguri di Natale della Redazione Italiana della Voice of Islamic Republic of Iran Broadcasting

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo
 
O colui che cambia radicalmente i cuori e le visioni,
O colui che provvede la notte e il giorno,
O colui che cambia l’anno e lo stato d’animo delle creature,
Cambia le nostre condizioni nel migliore dei modi.

La notizia della nascita del Messaggero della pace e dell’amicizia, penetra nelle anime con un dolce nettare e nutre un nuovo germoglio di giustizia e di pace nel cuore. Grazie all’arrivo di questo nuovo nato la disperazione scompare, lasciando il posto a un sorriso di speranza.

Augurandoti fervidamente un Buon  Natale e un Felice Anno Nuovo 2010, apprezziamo il tuo sorriso di entusiasmo in occasione dell’anniversario della nascita di Gesu’ Cristo e chiediamo a Dio un buon successo per te e la stabilizzazione della pace in tutto il mondo.

 
Con amicizia ti salutiamo dall’Iran

Il responsabile della corrispondenza di
Radio Italia
Ali Azizmohammadi

(sì, ma ci dite anche cosa sta succedendo a Teheran, per favore?)

27 Views

E’ morto Peter Pan

E’ morto Michael Jackson e, come spesso mi accade ultimamente con defungimenti, malattie e disgrazie di molti VIP, non riesco a provare nessun sentimento di umana pietà. Muore tanta gente e non vengono conquistate le prime pagine dei giornali. In Iran, per esempio, dove se riesci a far passare un SMS via Twitter, raccontando quello che succede, se non sei un giornalista straniero il minimo che ti possa capitare è che tu, semplicemente, sparisca, e nessuno possa sapere più nulla di te in saecula saeculorum amen.

Mi fa rabbia questa parata di star, queste dichiarazioni di Madonna che non smette di piangere, di Liz Taylor che è troppo sconvolta per rilasciare una dichiarazione, di fan che ora non faranno altro che glorificarlo, raccontarsi favole di isole che non ci sono, di lupi cattivi, di streghe malefiche, di sortilegi, di piccole mammine-Wendy premurose, di giornali italiani a cui non pare vero aprire con una notizia del genere, persino il sito di Repubblica, che normalmente apre con le quotidiane dichiarazioni di qualche zoccola di turno, ha ceduto al nazional-popolarismo della morte dell’interprete di "Thriller", il disco in assoluto più venduto al mondo, ma è stato 27 anni fa. E da allora Jackson con la sua pelle sbiancata in un curioso color avorio cinese già simil-cadavere, con le sue accuse di pedofilia che non sono riuscite a convincere l’opinione pubblica, da allora si è trasformato nel ritratto di Dorian Gray, nella maschera di se stesso, nella plastificazione di un volto apparentemente bambino mentre il suo corpo, e, probabilmente anche la sua anima, si stavano putrefacendo al suo interno.

Mi fa rabbia questa stampa che se ne occupa come se fosse una notizia, come se la gente che muore di fame nei regimi dittatoriali come quello di Pyongyang non sia degna di avere lo stesso risalto. Mi fa rabbia la gente che oggi piange perché muore Peter Pan.
57 Views

Teheran: la tecnologia al potere

A Teheran la gente scende in piazza a protestare, perché si sente defraudata del proprio voto, in piazza si spara, qualcuno muore e la Guardia rivoluzionaria, a propositi di Internet, ammonisce di "rimuovere tutto il materiale che possa creare tensione". Twitter è l’unico mezzo che la gente di Thereran ha per poter arginare i controlli della rete.

In Italia siamo in leggera controtendenza. Qualcuno infila nel decreto sicurezza un codicillo che stabilisce il diritto di rettifica e l’obbligo di pubblicarla da parte dei blogger, se no ti tolgono le mutande e vai per strada a chiedere l’elemosina, ma in piazza non scende nessuno, di Twitter alla gente non gliene frega niente perché se non sei su Facebook non sei nessuno, e anche chi ha masticato un po’ di info-telematica ai tempi in cui Internet non era alla poratta di tutti, ha dimenticato le battaglie per la crittografia forte (sono lontani i tempi in cui Phil Zimmerman, il papà di PGP, il popolarissimo programma di criptazione forte, fu inquisito e accusato di traffico internazionale di armi, perché negli USA gli algoritmi di criptazione vengono considerati alla stessa stregua delle armi da guerra). L’anonimato nella navigazione in internet, la possibilità di inviare messaggi o consultare pagine web senza essere rintracciati sono VALORI che sono tornati prepotentemente di moda (ma sarebbe meglio che non passassero MAI di moda…) ma, come tutte le mode, sarà effimera. L’anonimato nelle comunicazioni è un valore solo fino a quando ci permette di oscurare il nostro numero di cellulare per verificare se l’amante, il marito, la moglie, la fidanzata, il compagno ha il telefono acceso o no. Per il resto il fatto che qualcuno possa raggiungerci e noi non dover sapere chi è ci dà fastidio, ci urta i nervi, non è politically correct.

In Iran, se qualcuno scopre che un cellulare ha mandato un messaggio a Twitter e di che tenore è il messaggio, è molto probabile che il proprietario di quel cellulare non la passi liscia.

Quello che segue è la mia chiave pubblica PGP. Non è solo un insieme all’apparenza informe di numeri e lettere. E’ uno strumento di libertà che chiunque può usare per comunicare (in questo caso con me) in modo sicuro.

—–BEGIN PGP PUBLIC KEY BLOCK—–
Version: PGPfreeware 6.0.2i

mQCNAjW13U0AAAEEANs/GEcMGsPKEptVD5x1XljqUp29OIqRv0jG0/7BeZ9alxLF
OGgjgIRncENaPh7olZoaz0AQaaKi9x2NtlVH1+yEF2JEnIyt9ACpTm3jbbMD3q/Q
vCptJekGM+x0xpwF21E4gl9zpIjwV/27KoPmJWFMnL03sTUh5TDUbWZ3736NAAUR
tBBWZFMgPHZkc0Bpb2wuaXQ+iQCVAgUQNbXdTjDUbWZ3736NAQFGGgQA1YnuF83O
7JdnAVu3AjIZ3/2eyPiiTYKjRgXfpLKM1HujMoH/XUeSS45+p53NJWpJHaDZLpWr
Mu5xdujtsW0iM3WIHimWf9naxeW8YgSVd881TOR07J06vFd6VH4GKvLDetvjyKqm
7wBpr5FGPJ/aHZo6HYLM5GxT9dYYwM+DyGm0OlZhbGVyaW8gRGkgU3RlZmFubyA8
dmFsZXJpb2Rpc3RlZmFub0B2YWxlcmlvZGlzdGVmYW5vLmNvbT6JAJUDBRBB4BHC
MNRtZnfvfo0BAUpRA/4+S6pceiktZvMImaGTN7Z87CEyIgawKtRX+URApzZabix9
UDpL80T7eSP5DaVLO41epcOog7wit+kkrToAs6vB7wknmB1bGhYuNIdLgVAiwTi7
XTBDGTSdVyXwDJ+H6+TgjDnx/JZPQJRXVptL6zwpbBA8EkSzxH86uInFT5cH6g==
=9YwH
—–END PGP PUBLIC KEY BLOCK—–


In Iran stanno dimostrando che il potere non è nelle mani dell’uno o dell’altro degli eletti, il potere è nelle mani della tecnologia e della conoscenza.

In Italia continuiamo ad essere in leggera controtendenza, mentre in Iran la gente muore.
47 Views

Iran: gli USA all’attacco – di Carlo Benedetti

Siamo già in guerra? Di certo c’è che la Nato ha chiesto alla Turchia di aprire sia il proprio spazio aereo che i confini di terra con l’Iran. E tutto sta a dimostrare che è iniziato il conto alla rovescia per l’attacco alla Repubblica islamica di Ahmadinejad. Teheran è in stato d’allerta e molti paesi stanno già lanciando l’allarme per quanto potrebbe accadere. Si muove, in primo luogo, la Russia. Con il Cremlino che teme che il governo di Ankara ceda alle pressioni americane. Perché in caso di assenso turco il Pentagono avrebbe la strada spianata per intraprendere un’azione militare nei confronti dell’Iran al fine di liquidarne gli obiettivi strategici, primi fra tutti quelli nucleari. Siamo sull’orlo del burrone – dice la Radio di Mosca – ricordando che a partire da questi momenti sarà sufficiente un ordine della Casa Bianca per consentire, nel giro di 24 ore, bombardamenti generali sull’Iran con l’utilizzo di portaerei, sommergibili e basi statunitensi dislocate nel Golfo Persico. Continua la lettura di “Iran: gli USA all’attacco – di Carlo Benedetti”
32 Views